CHI CERCA TROVA ?

Secondo le anticipazioni del nostro direttore, questo numero della fanza dovrebbe essere in gran parte dedicato agli inevitabili disservizi ed alle lamentele di tutti coloro che vorrebbero poter ascoltare questo o quel titolo e che invece non lo trovano disponibile al circolo.

Ecco, vorrei accodarmi anche io al gruppo, ma ampliando il discorso ai dischi che non si possono ascoltare non tanto perché non disponibili, ma proprio perché ormai irreperibili; dischi magari usciti già all’epoca in poche copie e mai ristampati su cd, oppure usciti magari per piccole etichette poi scomparse, ma non solo, dischi che la bieca legge sui diritti d’autore, o sarebbe meglio dire sui diritti delle case discografiche, visto che gli autori una volta uscito il disco non hanno più voce in capitolo, ci continua a negare.

Chi vi scrive, come già altre volte detto, ha sempre odiato l’odioso commercio che c’è spesso dietro a tanti titoli di difficile reperibilità, eppure anche io mi sono piegato talvolta a frequentare le mostre del disco e simili pur di trovare titoli altrimenti irreperibili, ho speso fior di soldoni pur di mettere le mani su qualche titolo che da tanto agognavo.

La lista che segue è molto sommaria, dettata dal gusto personale, buttata giù per di più a memoria, e perciò quanto mai suscettibile di cambiamenti e soprattutto aggiunte.

Vorrei limitare questo mio articolo al solo campo italiano, perassurdo infatti è in campo nazionale che latitano tantissimi titoli che stuzzicano la mia curiosità; all’estero tante benemerite etichette (leggi Rhino, Edel, ecc) si sono degnate di acquistare e rendere di nuovo disponibili tantissime cose , da noi invece, dove la cultura musicale non si sa nemmeno cosa sia, quando va bene si trova questa o quella raccolta di un autore assemblata a caso, in genere senza una minima nota di accompagnamento. Quando va bene, dicevo, perché quando va male zero assoluto.

Prendete un personaggio del calibro di Piero Ciampi: provate ad andare a cercare i suoi dischi: un paio di ristampe, si,ci sono, qualche vecchia raccolta mal fatta anche, una a dire il vero anche ottima con le prime cose uscita grazie alla On Sale di Italo Gnocchi, per il resto niente, nemmeno a pagare oro. Magari trovate tributi, concerti in suo onore, ma gli originali no, eppure sono dischi importantissimi per la storia della musica in Italia; niente.

Altro esempio: Luigi Tenco. Quante raccolte saranno uscite a lui dedicate ? Ma costerebbe tanto ristampare, magari in economica, tutti gli lp originali senza mischiare a caso i titoli?

Questi sono forse i nomi più eclatanti, sono artisti sul cui valore nessuno mi sembra possa sindacare, il catalogo è in mano a multinazionali… allora perché non si devono trovare i dischi ? Spiegatemelo, ammesso che ci sia un motivo logico.. o forse debbo pensare che dette case discografiche sono in mano a gente che di musica capisce poco o niente ?

Altro esempio: ditemi perché il secondo di Branduardi (“La luna”) non si deve trovare e tutto il resto della sua discografia si?

Non parliamo poi di tanti autori cosiddetti minori e che spesso lo sono solo perché nessuno riesce a sentire le loro cose.

Partendo dagli anni ’60 quanti nomi, quanti dischi sarebbe curioso e utile andare a riscoprire… pensiamo ad esempio a tutto il periodo del “bit italiano” pieno di chicche, con tante curiose covers di pezzi inglesi e americani; se si vuol reperire qualcosa bisogna andare a riscovare la mega raccolta (tra l’altro anch’essa ormai irreperibile) curata anni fa da Red Ronnie o qualche titolo della solita benemerita On Sale. Non si è ancora riuscito a ristampare su cd un gran disco come l’unico lp pubblicato dai Corvi !

Spostandosi sulla musica d’autore di qualche decennio, intorno ai ’70 per l’esattezza, qualcuno ricorda ad esempio nomi tipo Gianfranco Manfredi, Mauro Pelosi o Renzo Zenobi ? All’epoca eppure furono tutti autori di importanti dischi che varrebbe la pena resuscitare.

Manfredi, ormai convertitoa scrittore e fumettista, fu uno dei fondatori dell’etichetta “Ultima Spiaggia”, che pubblicò all’epoca signori dischi; egli stesso lasciò traccia di se con canzoni che fotografavano alla perfezione, spesso in modo molto ironico, i temi sociali e politici di quel periodo molto effervescente (tanto per usare un eufemismo). Andando a girellare per siti e bancarelle si riesce ancora scovare il vinile di qualche suo titolo, tipo gli indispensabili “Ma non è una malattia”, “Zombi di tutto il mondo unitevi” o il seguente “Biberon”. Se volete reperire una delle 500 copie uscite all’epoca del debutto del 1972 “La crisi” fatevi però anticipare un bel prestito dalla vostra banca, sempre che poi lo troviate….

Pelosi prediligeva invece atmosfere più personali e cupe, quasi sempre accompagnate da una visone delle cose quanto mai pessimistica. Alcuni titoli di sue canzoni già inquadrano alla perfezione il tutto: “Cosa aspetti ad andar via” o “Vent’anni di galera” ad esempio, fino ad arrivare a “Paura” e “Suicidio”. Eppure secondo me soprattutto i suoi primi due dischi “La stagione per morire” del 1972 ed il seguente “Al mercato degli uomini piccoli” dell’anno seguente meriterebbero di essere riscoperti, perché se si supera questa cappa angosciosa del buono c’era. Se proprio non riuscite a farne a meno comunque sappiate che in Corea (non so bene se in quella del nord o del sud) questi due titoli sono stati ristampati anche su cd. Perché in Corea si ed in Italia no? Un altro dei misteri dell’industria discografica !

Zenobi, invece, anch’esso immerso in tematiche personali, fu capace di scrivere bellissime canzoni permeate da fine poesia, andate a rileggervi sul precedente numero l’articolo a lui dedicato in occasione dell’uscita di una sua recente raccolta, tipico esempio di come fanno le cose i nostri discografici. Se mettete il cd nel lettore noterete un pazzesco dislivello tra il volume dei singoli pezzi, per cui va a finire che dovete continuamente agire appunto con il livello del volume; sentirete però anche di come sia un delitto non riportare a galla ad esempio il disco d’esordio, “A Silvia” del 1975, o i seguenti “Chiari di luna”e “Danze”, vista la bellezza dei pezzi che nella raccolta sono riportati. Le canzoni che comunquetraggono maggior beneficio dal digitale sono però in assoluto quelle di “Bandierine”, disco del 1978 in cui Ennio Morricone curò tutti gli arrangiamenti e le orchestrazioni, che almeno nell’edizione in vinile che ho io finivano per impastare un po’ tutto il suono con gravi ripercussioni sulla riuscita generale dell’intero lavoro ed invece su cd esaltano da una parte le composizioni di Zenobi e dall’altra portano a galla anche la bellezza degli arrangiamenti stessi curati appunto del maestro Morricone.

Aprendo una parentesi, di Zenobi mi piacerebbe poter ascoltare anche il nuovo disco che nessuno però si degna di fargli incidere. In un recente incontro con lui ho avuto modo di ascoltare in anteprima i suoi nuovi pezzi e vi posso assicurare che si tratta di signore canzoni, meglio del novanta per cento della spazzatura che regolarmente viene edita, con testi al solito poetici e personalissimi, pieni di magnifiche immagini; eppure niente, nessunosembra degnarsi. Perché ?

E personaggi come Ernesto Bassignano, Enrico Nascimbeni, Giorgio La Neve, Enzo Maolucci, Corrado Sannucci, siete mai riusciti ad ascoltarli ? Trovate bei dischi come “Ma…” o “Moby Dick” (Bassignano), o “Maracaibo” (Nascimbeni), se ci riuscite.

E gli anni ’80 ? Li ricordate gli anni ’80 con la riscopertadella psichedelica o del grezzo suono garage ?

Nomi degni ce ne sono a bizzeffe: Not Moving, Sick Rose, Party Kidz, Steeplejack e così via, oppure gruppi più vicini a certi suoni elettronici come Gaznevada e Neon o anche più commercialmente validi come i Krisma. Anche tutte queste eppure splendide cose sono ormai irrimediabilmente introvabili.

Qualcuno potrebbe obiettare che in fondo la gran parte dei nomi apparsi in questo articolo sono davvero personaggi minori della scena nazionale; in parte può anche esser vero, anche se dipende chiaramente dai punti di vista. Andate allora a leggervi la lista dei 100 dischi più importanti usciti in Italia apparsa in un recente numero di “Mucchio Extra”, ebbene, un buon trenta per cento dei titoli è ormai anche qui fuori catalogo. Allora?

Beh, finiamola qui, tanto sarebbe un rincorrersi senza fine. I tanti perché sollevati in questo articolo solo i signori discografici ce li potrebbero chiarire, sempre che fossero capaci di abbozzare un discorso serio e costruttivo, senza rincorrere i soliti fantasmi della pirateria, degli mp3 e dell’Iva alta. Non fateci ridere, non nascondetevi dietro un dito, se non si riesce a creare una cultura musicale degna di tale nome non ci si può poi lamentare se la gente si allontana dall’oggetto disco.

Oggi tutti i nomi fin qui detti, probabilmente non avrebbero mai accesso al mercato discografico, per assurdo infatti, nell’epoca in cui in fondo tutti ci possiamo produrre un disco in casa o quasi, la visibilità del prodotto finito è paurosamente diminuita;ormai si producono solo i big lessi e rilessi o nomi fasulli, guardando solo tette, culi e fotogenia e tralasciando il lato prettamente artistico.

Affinché questo articolo non resti fine a se stesso, ma serva a stimolare la curiosità e la conoscenza di questi personaggi, vorrei invitare tutti coloro che fossero in possesso di qualcuno dei titoli e degli autori sopra citati a farsi vivi, contribuendo così alla circolazione di tante perle altrimenti destinate a restare forse per sempre nascoste.

IZIMBRA

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