DIECI DISCHI DA ASSAPORARE LENTAMENTE

TOM WAITS – RAIN DOGS (1985)
Lo zio Tom al suo massimo; con i suoi cani randagi ci porta a giro per le strade di New York tra atmosfere fumose da jazz club e  bassifondi popolati dai suoi eroi perdenti.

SUICIDE – SUICIDE (1977)
Già il sangue rappreso della copertina non promette niente di buono. Ed infatti ci aspetta un viaggio sconvolgente contro ogni logica ed ogni normalità. Gelidi ritmi urbani accompagnano un cantato straziante ed a tratti quasi insopportabile per il tono e soprattutto per quello che ci dice. Se riuscirete ad arrivare salvi alla fine avrete conosciuto il vero “dark side” della vita.

THE VELVET UNDERGROUND – THE VELVET UNDERGROUND & NICO (1967)
Il disco che ha fatto diventare il rock “adulto”. Tra il dolce suono di una viola e le sferzate di chitarra elettrica ancora una umanità sporca, brutta e cattiva ma a modo suo anche romantica.

BOB DYLAN – BLOOD ON THE TRACKS (1975)
Forse non il disco più importante di Dylan, ma sicuramente uno dei più emozionanti. Pieno di struggenti e malinconici stati d’animo che si riversano in una manciata di capolavori che ogni volta colpiscono immancabilmente il cuore.

LEONARD COHEN – GREATEST HITS (1975)
Ho scelto questo disco solo perchè è quello che mi ha fatto scoprire le poesie fatte canzone di Cohen, ma ogni suo disco, prima e dopo questa raccolta, è da conoscere assolutamente. Ancora più poetico di Dylan; non vi basta?

TALKING HEADS – REMAIN IN LIGHT (1980)
Un disco seminale per la musica anni ’80 e non solo. Funky ed Africa,  rock e world, tecnologia e tribalismo. Il tutto shakerato sotto l’occhio vigile di Brian Eno.

JOHN COLTRANE – A LOVE SUPREME (1964)
Se pensate che non si possa scrivere musica con l’anima, questo è il disco che vi smentirà. Mai forse le note hanno volato così in alto, mai la musica ha colpito così in profondità. Ancor oggi di una bellezza accecante.

MILES DAVIS – ’58 SESSIONS (1991)
Indeciso tra “Kind of Blue” o “Bitches Brews”, alla fine ho optato per queste vecchie sessioni del 1958, in cui la musica è maggiormente fruibile e “leggera”, se con Davis si può usare questo termine, ma in cui già si trovano tutti i germi di tanti futuri capolavori.

VINICIO CAPOSSELA – OVUNQUE PROTEGGI (2006)
Tra i diversi dischi che si potrebbero citare di musica italiana ho scelto quello che per ultimo, in ordine di tempo, mi ha più entusiasmato. Un disco a più strati, che ha bisogno di ripetuti ascolti per essere capito ed apprezzato a fondo. Un grande pazzo disco, antiradiofonico, anti i-pod ed anti mp3. Insomma, un disco di Capossela: e questo già dice tutto…

RY COODER – PARADISE AND LUNCH (1974)
Per terminare un disco godibile ma non per questo banale; magistralmente suonato ed arrangiato da questo studioso e virtuoso della chitarra che, disco dopo disco, ha ripassato tanti generi della musica a stelle e strisce.
 

IZIMBRA

Maggio 2006