martedì 5 dicembre 2000

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIII LEGISLATURA 

968ª SEDUTA PUBBLICA 

MARTEDÌ 5 Dicembre 2000 

Presidenza del vice presidente FISICHELLA,
indi del presidente MANCINO

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente FISICHELLA


 

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 20,31).

Si dia lettura del processo verbale. 

SERENA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta notturna del 15 novembre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. 
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Agnelli, Agostini, Angius, Barbieri, Bernasconi, Besso Cordero, Bo, Bobbio, Borroni, Brutti, Camo, Capaldi, Carella, D'Alessandro Prisco, De Luca Athos, De Martino Francesco, D'Urso, Duva, Fumagalli Carulli, Giovanelli, Lauria Michele, Leone, Loreto, Manconi, Ossicini, Passigli, Piloni, Rocchi, Smuraglia, Taviani, Zilio. 

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cioni, Contestabile, De Carolis, Diana Lino, Dolazza, Lauricella, Martelli, Migone, Pinggera, Provera, Rigo, Rizzi, Robol, Squarcialupi e Turini, per attività dell'Assemblea dell'Unione dell'Europa Occidentale; Bedin, Lo Curzio, Magnalbò, Manzella, Mignone e Mungari, per visita ufficiale nella Repubblica federale jugoslava; Besostri, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Castellani Carla, De Anna, Di Orio e Monteleone, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema sanitario; Maritati, per partecipare al IV Seminario sulle politiche dell'immigrazione dell'Unione europea; Bortolotto, per partecipare al dibattito parlamentare internazionale a Kyiv, sulla chiusura della centrale nucleare di Chernobyl; Tomassini, per partecipare al Forum interparlamentare europeo sulla popolazione e sullo sviluppo. 
Disegni di legge, richiesta di nuova deliberazione
da parte del Presidente della Repubblica
PRESIDENTE. Colleghi, il Presidente della Repubblica ha inviato la seguente lettera, che reca la data del 2 dicembre 2000: «Signori parlamentari, mi è stata sottoposta per la promulgazione la legge recante: "Norme in materia di organizzazione e di personale del settore sanitario". 

L'articolo 6, comma 2, della legge, nel testo risultante dalle modifiche apportate nel corso dell'iter parlamentare, prevede che gli accordi collettivi nazionali relativi al personale del comparto della sanità ed al personale sanitario a rapporto convenzionale, siano resi esecutivi con decreto del Presidente della Repubblica, entro il termine di trenta giorni dalla sottoscrizione, previo espletamento delle procedure di cui all'articolo 51 del decreto legislativo n. 29 del 1993 e successive modificazioni.
La disposizione in questione sembra porsi in contrasto con il processo di privatizzazione del rapporto di pubblico impiego, portato avanti dal legislatore nel corso degli ultimi anni.
Il percorso ebbe inizio con la legge 29 marzo 1983, n. 93 (legge quadro sul pubblico impiego), con la quale fu stabilito che l'organizzazione del lavoro e il rapporto di lavoro pubblico dovessero essere disciplinati in base ad accordi stipulati, per ciascun comparto di contrattazione collettiva, dalle delegazioni di parte pubblica con le organizzazioni sindacali.
Gli accordi erano quindi recepiti e resi esecutivi, entro sessanta giorni dalla loro sottoscrizione, con decreto del Presidente della Repubblica.
La predetta normativa, che aveva costituito la prima cesura nei confronti del vecchio ordinamento di natura pubblicistica, regolato in toto dalla legge, è stata poi superata dalla riforma strutturale della pubblica amministrazione, avvenuta con il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, che, tra gli elementi fondamentali del nuovo modulo organizzativo, ha previsto l'applicazione delle norme del diritto civile al comparto del pubblico impiego. Seguì, per logica conseguenza, l'attribuzione alla competenza del giudice ordinario del relativo contenzioso.
Pertanto, il procedimento di contrattazione collettiva, in applicazione dell'articolo 51 del decreto legislativo n. 29, si svolge tutto, fino alla sua conclusione con la firma delle parti contraenti, in una cornice completamente privatistica, che esclude interventi di organi dello Stato.
L'articolo 6, comma 2, della legge inviatami per la promulgazione, viceversa, vincolando l'esecutività dei contratti collettivi del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale all'emanazione di un decreto del Presidente della Repubblica, produce, da un lato, un arresto del processo di privatizzazione – assurto ormai quasi al rango di principio generale dell'ordinamento – e, dall'altro, si presta ad un rilievo di legittimità costituzionale, poiché crea una situazione di disparità nei confronti dei dipendenti pubblici inseriti negli altri comparti di contrattazione, che continuano ad essere soggetti alla disciplina di diritto privato.
Aggiungo che la norma in esame tiene completamente celata la sua propria ratio, in quanto è stata introdotta nel testo della legge per via di un emendamento di iniziativa parlamentare, messo ai voti ed approvato senza alcuna illustrazione, in assenza di dichiarazioni di voto e in mancanza di prese di posizione del Governo.
Ritengo che sia necessario fare chiarezza sul punto rilevato e procedere ad una più approfondita riflessione sulla portata della disposizione del secondo comma dell'articolo 6 della legge, anche sotto il profilo della sua compatibilità con il principio di uguaglianza stabilito dalla Costituzione.
Per i motivi esposti, ritengo necessario richiedere alle Camere, in base all'articolo 74, primo comma, della Costituzione, una nuova deliberazione sulla legge in materia di organizzazione e di personale del settore sanitario». 
f.to Carlo Azeglio CIAMPI 

controfirmato Giuliano AMATO
Detto messaggio (Doc. I, n. 4) sarà stampato, distribuito e trasmesso alle Commissioni competenti. 

Il predetto disegno di legge (già atto Senato n. 4732), ai sensi dell'articolo 136, comma 1, del Regolamento, dovrà iniziare il proprio iter alla Camera dei Deputati. 
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
e assegnazione
PRESIDENTE. Il Presidente della Camera dei deputati ha trasmesso il seguente disegno di legge: 

C.7431. – «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, recante interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonchè a favore delle zone della regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche di settembre ed ottobre 2000» (4835-B) (Approvato dal Senato della Repubblica e modificato dalla Camera dei deputati).
Detto disegno di legge è stato deferito, in sede referente, alla 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), previ pareri della 1ª, della 5ª e della 6ª Commissione. 

Le Commissioni sono autorizzate fin d'ora a convocarsi, onde consentire all'Assemblea di esaminare il decreto nella giornata di domani, salvo le diverse determinazioni che saranno assunte dalla Conferenza dei Capigruppo convocata domani stesso alle ore 9,30.
L'ordine del giorno delle sedute di domani è pertanto integrato con l'esame del predetto decreto.
Ulteriori comunicazioni della Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna 
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico. 

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 20,42).

Discussione congiunta e approvazione dei documenti:
( Doc. VIII, n. 9) Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 1998
( Doc. VIII, n. 10) Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei Documenti VIII, n. 9, e VIII, n. 10. 

La relazione è stata già stampata e distribuita.
Il relatore, senatore Coviello, ha chiesto di parlare per integrare la relazione scritta. Ne ha facoltà. 

COVIELLO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, senatori Questori, il bilancio in discussione riguarda l'ultimo esercizio finanziario della legislatura in corso. Il dibattito, dunque, ci da l'occasione, al di là delle analisi sulle poste finanziarie, per dare uno sguardo ai risultati del lavoro svolto nella gestione e nella modernizzazione dell'amministrazione del Senato. Essa è stata voluta e legata alla più complessa azione di riforma delle strutture finanziarie e burocratiche dello Stato intrapresa dai Governi di centro-sinistra. 

Orbene, onorevoli senatori, è a tutti ben noto che negli ultimi anni si è prodotto un profondo mutamento dello scenario economico con il completamento del difficile percorso di risanamento finanziario e con l'adesione del nostro Paese all'Unione monetaria europea. In questo periodo sono state fatte significative riforme, e quelle che ci hanno impegnato di più sono la definizione del nuovo assetto della pubblica amministrazione, la semplificazione del decentramento di funzioni amministrative e la nuova disciplina sulla regolamentazione dei mercati. Queste stesse norme hanno sollecitato il Senato a darsi un nuovo ruolo, maggiormente centrato sulle funzioni di indirizzo e di controllo, da associare anche al mutamento dello scenario politico-istituzionale che va sempre più in senso maggioritario e bipolare.
In quest'ultima fase stiamo completando importanti riforme: il federalismo, il progetto di revisione delle istituzioni dell'Unione europea e la nuova disciplina dell'organizzazione del Governo. Questi assetti saranno tutti attivi all'inizio della prossima legislatura e potranno determinare – come ben hanno evidenziato i Presidenti delle Commissioni nell'apposita riunione convocata per l'esame preventivo del bilancio del Senato – l'esistenza di un'ulteriore riflessione sulle caratteristiche del sistema istituzionale del Paese.
Il quadro normativo in evoluzione porta il collegamento sulle prospettive dell'amministrazione del Senato e l'adeguamento delle sue strutture per raccogliere le sfide poste dai mutamenti che si annunciano. È stato intrapreso nel corso della XIII legislatura – come hanno ben scritto gli onorevoli senatori questori – un cospicuo sforzo di cambiamento che ha riguardato tanto gli assetti organizzativi, quanto le procedure amministrative. L'azione di rinnovamento è stata finalizzata al miglioramento dell'Amministrazione e pertanto già si colloca su livelli di eccellenza grazie proprio all'attività e all'attenta gestione fatta in questi anni. Tra i punti più significativi del nuovo assetto, approvato dal Consiglio di Presidenza nel novembre 1999, in relazione al quale è stato poi conferito ai senatori Questori il mandato di predisporre le necessarie normative di attuazione, voglio evidenziare alcuni aspetti specifici. In primo luogo, l'individuazione delle aree funzionali, affidate ciascuna alla responsabilità di un vice segretario generale; il rafforzamento dei livelli dirigenziali e l'introduzione di elementi di moderna gerarchia basata sui rapporti di direzione; l'adozione di meccanismi di incentivazione al personale congiuntamente alla prevista separazione della progressione economico-giuridica degli incarichi. Si tratta, dunque, di un ambizioso progetto di riforma con chiare linee ispiratrici, condivisibile – questa è la mia opinione – proprio perché finalizzato alla valorizzazione delle funzioni di indirizzo e di controllo attraverso il rafforzamento delle strutture, all'attività di monitoraggio, di verifica e di valutazione dei risultati.
Consentitemi un solo riferimento più specifico, signor Presidente, onorevoli colleghi: l'organigramma approvato dal Consiglio di Presidenza ha giustamente riconosciuto l'autonomia dell'attività di documentazione, che farà capo al Servizio studi, mantenendo l'attività nell'ambito dell'area parlamentare proprio per valorizzarne il ruolo.
La mia opinione, già abbozzata lo scorso anno in occasione dell'approvazione del bilancio del Senato, è che la specificità dei servizi di documentazione meriti di essere salvaguardata e reimpostata, anche mediante il reclutamento di personale idoneo e il potenziamento delle strutture specializzate nell'analisi dei profili riguardanti i riflessi finanziari, l'impatto comunitario, la fattibilità amministrativa delle iniziative legislative, così come dovrebbero essere potenziate le sinergie e il raccordo funzionale con le strutture dell'altro ramo del Parlamento.
A titolo di esempio, quale prima sperimentazione utile, voglio solo ricordare... (Brusìo in Aula)

PRESIDENTE. Colleghi, vogliamo consentire al relatore di integrare la sua relazione scritta? 

Prosegua pure, senatore Coviello. 

COVIELLO, relatore. Voglio solo ricordare, come primo esempio positivo, l'iniziativa intrapresa per unificare la registrazione dei fondi speciali da parte delle due Commissioni bilancio che si sono avvalse, appunto, dei più moderni sistemi informatici. 

In questo senso, auspico anche il potenziamento del personale assegnato ai servizi di documentazione, soprattutto quello della carriera di concetto. In particolare, la costituzione di un nucleo di documentaristi incaricati dell'analisi degli effetti finanziari dei provvedimenti dovrebbe, quindi, consentire la formazione di specifiche professionalità capaci di un elevato livello di specializzazione nei singoli settori di spesa e di entrata.
Apprezzo poi l'idea, pure contenuta nella relazione dei senatori questori, di una maggiore apertura dell'Amministrazione al contesto internazionale: questa è necessaria per il processo di integrazione europea e per l'accresciuto ruolo politico del nostro Paese. Questa esigenza, dunque, dovrebbe essere soddisfatta prevedendo, ad esempio, forme di collaborazione con gli altri organismi, quali le istituzioni europee e le istituzioni internazionali.
Perciò valuto positivamente l'espletamento di concorsi per nuove assunzioni. Si è superato il lungo blocco del turn over che, certo, ha consentito di tenere sotto controllo la spesa complessiva per il personale (in tal senso, abbiamo apprezzato, negli anni passati, l'indicazione provenuta dall'Ufficio di Presidenza), ma ha penalizzato le prospettive di crescita qualitativa dell'Amministrazione.
Questa esperienza ci indica la necessità di garantire la continuità nell'indizione dei concorsi, per consentire all'Amministrazione di disporre di fasce di dipendenti omogenee, equilibratamente distribuite per anzianità.
Vanno anche perseguite, in parallelo, le nuove forme di utilizzo flessibile del personale, come viene precisato nella relazione dei senatori Questori, per garantire l'uso più efficiente delle risorse. Infine, ritengo che l'interscambiabilità del personale non debba compromettere un'adeguata specializzazione nel lavoro dei dipendenti.
A questo punto, mi sembra utile avanzare qualche osservazione sulla nuova articolazione organizzativa dell'Amministrazione, approvata dal Consiglio di Presidenza, per offrire, a chi ha il compito di attuarla in via sistematica, la possibilità di recuperare ciò che qui ci diciamo e di renderlo compatibile con il progetto che si sta attuando. 
Presidenza del presidente MANCINO
(Segue COVIELLO, relatore). La nuova organizzazione prevede l'istituzione, nell'ambito del Servizio qualità della legge, del nuovo Ufficio osservatorio sull'attuazione delle leggi, in risposta all'esigenza di costituire un supporto tecnico per il miglioramento qualitativo del sistema di produzione legislativa. Si è resa possibile, quindi, l'attività di monitoraggio sugli effetti e la valutazione dell'efficacia dei provvedimenti legislativi approvati dal Parlamento. 

In passato, questa esperienza è stata effettuata, in via sperimentale, con l'affidamento ad una società esterna di consulenze e di monitoraggio sugli effetti della cosiddetta legge Tremonti. L'incarico, tuttavia, è stato episodico e, pertanto, si è fermato a un lavoro che, se proseguito, avrebbe dato un'utile indicazione al legislatore del Senato. (Brusìo in Aula)

PRESIDENTE. La Commissione bilancio lavora incessantemente, consentite allora al Presidente di alleggerire la fatica!
COVIELLO, relatore. L'attenzione a tali profili rappresenta senza dubbio un elemento da valutare positivamente, ma occorre riflettere sull'opportunità in futuro di un coinvolgimento delle Commissioni conferente maggiore rilievo alla selezione dei temi ritenuti di particolare interesse e alla valutazione dei risultati degli approfondimenti svolti. 

Dovrebbe essere utile dunque tener conto dell'esperienza in tal senso del Parlamento francese, che ha istituito l'Ufficio parlamentare di valutazione delle politiche pubbliche, composto da delegazioni di entrambi i rami del Parlamento, al quale viene affidata la decisione sulla realizzazione di studi per la valutazione dell'impatto delle politiche pubbliche.
Nell'ambito dell'attuazione del progetto di riforma, è utile anche tener conto della recente normativa che ha disposto per tutta la pubblica amministrazione il riordino ed il potenziamento dei meccanismi e degli strumenti di monitoraggio e di valutazione dei costi, dei risultati e dei rendimenti delle attività svolte. L'applicazione di questo principio è estremamente importante nella nostra istituzione se si considera l'elevato grado di autonomia di cui godono le Amministrazioni parlamentari ed è pienamente condivisibile il fatto che nella nuova articolazione amministrativa del Senato si preveda l'istituzione di un nuovo Ufficio valutazione dell'azione amministrativa posto proprio alle dirette dipendenze del Segretario generale.
Un'attenzione sempre più particolare è stata data in passato al dibattito sull'organizzazione logistica degli spazi del Senato e questo è avvenuto anche nell'incontro avuto con i Presidenti delle Commissioni per esaminare in via preventiva il bilancio di previsione.
È senz'altro condivisibile la strategia portata avanti volta ad acquisire nuovi spazi e a riorganizzare le aree di lavoro dei senatori e dei Gruppi. Signor Presidente, onorevoli senatori, a questo punto devo osservare che, dato l'imminente termine della legislatura, si potrà solo razionalizzare l'utilizzo degli spazi ancora disponibili, anche per individuare la definitiva soluzione delle situazioni logistiche non ancora soddisfatte, così come è emerso nella riunione dei Presidenti delle Commissioni.
Signor Presidente, mi rivolgo a lei e ai senatori Questori,: anche su sollecitazione di alcuni colleghi Presidenti delle Commissioni, voglio richiamare l'esigenza di una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro delle Commissioni stesse, la cui centralità nel sistema di produzione legislativa mi sembra indiscutibile. Mi riferisco sia all'aspetto logistico che per alcune Commissioni presenta una indubbia inadeguatezza spaziale oltre che ambientale (come è stato riferito dal Presidente della Commissione sanità), sia al potenziamento della qualità dei servizi di ristoro durante le sedute, ulteriormente peggiorato negli ultimi tempi.
Resta ancora aperto il problema di un miglioramento generale del servizio di ristoro dei senatori, che va attentamente valutato anche a seguito dell'affidamento della gestione ad una società esterna. In particolare, è opportuno prevedere il miglioramento del servizio per consentire nei giorni di seduta la consumazione di pasti rapidi per quei senatori e per quel personale che spesso non hanno il tempo di recarsi a mensa.
A questo punto, signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo prendere atto con soddisfazione del completamento della sostituzione delle dotazioni informatiche e di altre apparecchiature che ha colmato la grave carenza che penalizzava l'operatività degli uffici e dei Gruppi.
Notiamo anche con soddisfazione l'istituzione dell'Ufficio stampa del Senato, più volte sollecitata ai fini di un migliore rapporto tra la società civile e la nostra istituzione. Apprezziamo il fatto che si è pervenuti alla fase operativa del progetto e devo sottolineare l'ulteriore sviluppo intervenuto anche per corrispondere all'esigenza di valorizzare l'attività delle Commissioni parlamentari.
Trascuro il riferimento ai conti interni del Senato e ad un'analisi più completa dei dati del progetto di bilancio per il 2000. Faccio solo un accenno al successo dell'azione di controllo della spesa, con l'impegno profuso dai senatori e dall'Ufficio di Presidenza per un uso efficiente delle risorse, che ha caratterizzato l'intera legislatura. Rinvio alla relazione scritta l'analisi dei dati, che può risultare utile ai colleghi.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, queste svelte osservazioni, frutto di una lettura molto rapida del bilancio del Senato per il concomitante impegno in Commissione bilancio dell'esame del disegno di legge finanziaria, cui si è aggiunto l'apporto qualificato, tuttavia preciso e puntuale dei Presidenti delle Commissioni nell'incontro per l'esame preventivo del bilancio, mi porta a chiedere all'Assemblea di esprimere un apprezzamento per il lavoro svolto dall'amministrazione del Senato, innanzitutto al Presidente del Senato, all'Ufficio di Presidenza, ai senatori Questori, al Segretario generale e ai suoi collaboratori, ma anche a tutto il personale che ha lavorato intensamente in questi anni.
Solo per concludere, Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere un pensiero di sintesi che esprime la mia personale opinione sull'esperienza condotta in cinque anni come relatore di questi provvedimenti. L'organizzazione del Senato, in termini sia di servizi collegiali resi ai senatori che di servizi resi ai singoli senatori e ai Presidenti delle Commissioni, è certamente più qualificata, più soddisfacente, più adeguata alle nostre esigenze di quanto fosse all'inizio della XIII legislatura. Il Senato, signor Presidente, è dunque già preparato alla riforma che si annuncia per la prossima legislatura. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, FI, AN e del senatore Gubert)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale congiunta. 

È iscritto a parlare il senatore Micele. Ne ha facoltà. 

MICELE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo dei Democratici di Sinistra esprime pieno consenso al progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000 e al rendiconto delle entrate e delle uscite per l'anno finanziario 1998, questa sera all'esame dell'Assemblea, e rivolge un vivo apprezzamento ed un sentito ringraziamento al collegio dei senatori Questori e al Consiglio di Presidenza, in primo luogo al Presidente Mancino, per l'attività, portata avanti con grande impegno, volta a realizzare un modello politico – organizzativo più adeguato alle strategie e ai compiti vecchi e nuovi imposti al Senato, da un lato, dai non sempre lineari processi di modernizzazione in atto nel nostro Paese e, dall'altro, dalla centralità delle istituzioni rappresentative. 

Non c'è dubbio, signor Presidente – lo sottolineava anche il senatore Coviello nella sua pregevole relazione – che la discussione di questa sera, anche perché avviene alla fine della legislatura, al di là dell'esame delle cifre riportate nei due documenti contabili al nostro esame sulle quali il mio Gruppo esprime una valutazione positiva, non può non rappresentare l'occasione per una riflessione più attenta e puntuale sulla vita interna del Senato, sul modo in cui questo ramo del Parlamento svolge le funzioni che gli derivano dalla Costituzione, sui tanti risultati positivi raggiunti e sui problemi ancora aperti nel funzionamento della nostra macchina amministrativa.
Il primo elemento che si rileva molto chiaramente dalla relazione dei Questori e dai documenti di bilancio alla nostra attenzione è proprio l'urgenza di mettere il Senato nelle condizioni di svolgere al meglio i propri compiti anche attraverso una politica di bilancio che sappia coniugare il perseguimento del contenimento e della qualificazione della spesa con la necessità di disporre di un'amministrazione sempre più innovativa e al tempo stesso efficiente e produttiva. Tutta l'attività di programmazione e di gestione dei senatori Questori appare ispirata a questo criterio, che noi condividiamo ed apprezziamo.
Di tutto ciò si trova conferma nelle poste di bilancio, che anche per l'anno 2000 si muovono lungo la linea di equilibrio e di rigore seguita negli anni precedenti. Anche per il 2000, infatti, si conferma la tendenza ad un aumento della spesa compatibile con le risorse disponibili, che non prevede ulteriori interventi della finanza statale, che rispetto ad essa si mantiene in termini certamente contenuti. Le spese complessive del Senato subiscono un aumento del 2,35 per cento (nella stessa misura aumentano le entrate), mantenendosi nel rapporto con il bilancio dello Stato sui livelli degli anni precedenti (0,069 nel 2000 rispetto allo 0,068 del 1999), così come abbastanza contenuto si dimostra anche l'aumento che si registra nel rapporto tra le entrate del bilancio dello Stato e la spesa per l'indennità parlamentare (15,85 per cento nel 2000, rispetto al 14,88 per cento nel 1999 e al 14,98 per cento nel 1998).
Ma certamente tra i dati più significativi dell'attività dei Questori vi è l'impegno, che noi consideriamo meritevole di una particolare sottolineatura, con cui si è perseguito l'obiettivo della riforma dell'amministrazione; una riforma alla quale si è lavorato molto e bene nel corso degli ultimi tre anni e che ora, con il via libera del Consiglio di Presidenza, può finalmente entrare nella fase attuativa. Quello che emerge dall'attività del Collegio dei Questori e anche dagli atti in discussione questa sera, su cui noi concordiamo sia nell'impostazione complessiva sia nei punti strategici, è un organico progetto di riforma dell'amministrazione basato su un modello organizzativo in grado di rispondere meglio alle esigenze dei parlamentari e dei cittadini e di raccogliere e vincere la sfida di dare nuovo slancio e più forte impulso alle istituzioni rappresentative.
Il mio Gruppo dichiara il proprio appoggio a questo progetto, senza riserva di sorta; ne condivide le linee ispiratrici e gli obiettivi, ne sollecita l'attuazione attraverso una programmazione attenta, che definisca le priorità, la gradualità, le modalità e i tempi della concreta applicazione. In particolare, riteniamo che la razionalizzazione dell'articolazione e dell'organizzazione amministrativa, così come ci viene proposta, con l'individuazione di tre macroaree affidate ciascuna alla responsabilità di un vice segretario generale, costituisca l'architrave di tutto il progetto, perché attraverso di essa si potrà avere un'utilizzazione più efficiente delle risorse, un più puntuale controllo dell'attuazione delle linee di indirizzo decise a livello politico, un rafforzamento dei livelli dirigenti.
Tutto ciò avrà anche effetti positivi sul miglioramento della produzione legislativa. È stato infatti giustamente osservato che in una realtà come quella attuale, caratterizzata dalla velocità, dalla tumultuosa mobilità dei fenomeni e degli scenari, il legislatore non possa pensare di limitarsi a regole fisse, valide una volta per tutte, ma debba essere pronto a verificarle, a migliorarle, ad adattarle e se necessario ad eliminarle. Una legislazione obsoleta, incapace di seguire l'evolversi dei fenomeni che intende regolare, rischia di diventare dannosa.
Anche a questa esigenza fornisce una risposta positiva il progetto di riforma, il quale, fra i servizi dell'area parlamentare legislativa, assegna un ruolo di grande importanza al Servizio per la redazione e la revisione dei testi legislativi, significativamente destinato a divenire, con la riforma, servizio per la qualità della legge, con l'attribuzione – secondo quanto si legge nella relazione sullo stato dell'amministrazione, approvata il 13 novembre ultimo scorso – delle nuove e rilevantissime funzioni relative alla fattibilità amministrativa delle leggi e all'osservatorio sull'attuazione delle leggi stesse. Le funzioni assegnate a questo servizio sono altamente qualificanti per un'amministrazione parlamentare. Della validità di esse abbiamo avuto una concreta dimostrazione in occasione del monitoraggio, effettuato in via sperimentale da una società esterna, dell'impatto delle misure fiscali agevolative contenute nell'articolo 3 della legge n. 489 del 1994, la cosiddetta legge Tremonti. Giustamente la relazione dei Questori sottolinea come queste funzioni non possono essere gestite da soggetti, pubblici o privati, esterni all'amministrazione, che non dispongono della legittimazione istituzionale, dell'imparzialità e della peculiare tecnicità in campo legislativo di cui è complessivamente in possesso la burocrazia del Senato.
Ed è anche nel quadro del progetto di riforma che va valutato, per le connessioni che certamente vi sono, l'avvio del nuovo sistema informativo, con il completamento del rifacimento dell'intero sistema informatico e il piano di adeguamento delle apparecchiature informatiche, che ha portato ad un rinnovo totale di tutte le stazioni di lavoro installate presso gli uffici dei senatori, dei Gruppi parlamentari e dell'amministrazione.
I progressi nel campo della comunicazione istituzionale, resi possibili dalle moderne tecnologie informatiche, ci consentono di disporre su Internet dei resoconti sommari e stenografici dell'Aula e dei resoconti sommari delle Commissioni il giorno successivo alla loro pubblicazione e di consultare in diretta, on line, per ora solo su Intranet i resoconti stenografici dell'Aula.
A questo processo si affianca l'impulso che è stato dato nel corso di quest'anno allo sviluppo della comunicazione all'esterno delle attività istituzionali attraverso il sito web e la costituzione di un comitato Internet che ha il compito di coordinamento e di raccordo dei vari uffici del Senato e di una redazione cui è affidato il compito di progettare e programmare un efficace ammodernamento e arricchimento del sito e di operare ai fini di una sua corretta gestione.
È stato già evidenziato, con argomentazioni convincenti, che nel processo di riforma dell'amministrazione del Senato un ruolo essenziale lo assume la politica del personale e la piena valorizzazione delle risorse di grande professionalità ed impegno di cui il Senato della Repubblica, per consolidata tradizione, dispone, risorse che dobbiamo saper motivare sempre più adeguatamente e stimolare verso nuovi traguardi nella consapevolezza che nessuna vera riforma può realizzarsi senza il contributo attivo, senza il protagonismo intelligente di coloro che di questa riforma saranno poi nello stesso tempo gli attori e i destinatari.
L'ampio consenso che ci risulta si sia realizzato tra il personale del Senato attorno al progetto di riforma è senza dubbio un segnale molto incoraggiante in questa direzione. D'altra parte, onorevoli colleghi, il rafforzamento dei livelli dirigenziali, il superamento del blocco del turn over, lo svolgimento delle carriere, gli aspetti retributivi, l'incentivazione delle responsabilità individuali, l'aggiornamento professionale, la rotazione degli incarichi, possono essere tutti strumenti da utilizzare efficacemente per la costruzione di un modello organizzativo del Senato basato sull'ottimizzazione delle risorse nel quale la peculiarità delle funzioni assegnate al suo corpo burocratico sia innestata su alti livelli di professionalità e di produttività dello stesso.
Credo che il Senato debba poi rivolgere ai senatori Questori un plauso per l'attività tesa a migliorare le condizioni di lavoro dei senatori e dei Gruppi parlamentari e in definitiva a rendere più agevole ed efficace l'attività parlamentare, sia attraverso una razionale organizzazione logistica, sia attraverso la messa a disposizione di strumenti conoscitivi adeguati, sia attraverso l'estensione e il miglioramento dei servizi offerti.
Un'ultima considerazione, signor Presidente, prima di concludere, riguarda il modo in cui noi rispondiamo all'esigenza sempre più incalzante di migliorare i nostri lavori in Aula e nelle Commissioni e di rendere più veloci ed efficaci le nostre decisioni. La risposta a questo problema, a nostro avviso, passa necessariamente per una rivisitazione del nostro Regolamento che, nella disciplina dell'attività dei Gruppi, dell'attività dell'Assemblea e del lavoro nelle Commissioni, sappia guardare con maggiore incisività e coerenza alle innovazioni conseguenti all'adozione di un sistema bipolare, sia pure imperfetto, comunque fondato sul confronto tra le coalizioni piuttosto che tra i singoli partiti.
Noi riteniamo che il momento attuale, quando la partita che stiamo giocando volge ormai al termine e la nuova non è ancora iniziata, possa essere quello più propizio per affrontare questo tema e introdurre significative modificazioni che, a prescindere dal ruolo di maggioranza o di opposizione che ciascuna coalizione si troverà a svolgere nella XIV legislatura, possano mettere questa nostra istituzione nelle condizioni di svolgere al meglio le sue funzioni.
Le modifiche già apportate al Regolamento sulla riduzione dell'intervallo di tempo occorrente tra una verifica del numero legale e la successiva e sulla improcedibilità, se non previo appoggio di 15 richiedenti, degli emendamenti con parere contrario della 5ª Commissione, ex articolo 81 della Costituzione, hanno certamente rappresentato un significativo primo passaggio e hanno apportato sensibili accelerazioni al nostro lavoro. I dati statistici lo dimostrano chiaramente. Tuttavia, siamo tutti consapevoli che ciò non basta. Adesso è tempo, questa almeno è la nostra opinione, di verificare se esistono le condizioni per andare oltre affrontando in modo più incisivo e determinante i problemi del numero legale, della fruizione di tempi maggiori da parte delle Commissioni permanenti, di una maggiore utilizzazione della sede deliberante delle Commissioni, dello sfoltimento assolutamente indispensabile del numero eccessivo delle tante Commissioni speciali che si sovrappongono a quelle permanenti finendo per compromettere seriamente il funzionamento e la qualità del lavoro di queste ultime. Il Gruppo Democratici di Sinistra dichiara sin d'ora la sua disponibilità ad affrontare con serenità e senza preconcetti questi aspetti del nostro Regolamento.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono queste le considerazioni e le valutazioni che ci portano ad esprimere convinto consenso alle proposte contenute nei documenti al nostro esame. (Applausi dal Gruppo DS)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lubrano di Ricco. Ne ha facoltà.
LUBRANO di RICCO. Signor Presidente, senatori Questori, onorevoli colleghi, la discussione del bilancio rappresenta un momento importante nella vita delle istituzioni e di questa istituzione in particolare che rappresenta, insieme all'altro ramo del Parlamento, il cuore della democrazia. È con questo spirito che noi partecipiamo alla discussione del bilancio, consapevoli come anche questo momento debba rappresentare per i cittadini l'affermazione dell'equilibrio della spesa, della correttezza, della trasparenza e, in primo luogo, del rispetto delle leggi e delle regole. 

Pesano su questa istituzione i compiti importanti che deve svolgere ed anche la consistenza delle sue funzioni, l'articolazione dei suoi uffici, il numero rilevante di coloro che in questa sede spendono il loro lavoro, sia di coloro che hanno ricevuto un mandato di rappresentanza sia dei funzionari e di tutti coloro che ricoprono incarichi amministrativi: una sorta di città nella città. È giusto che i cittadini guardino ad essa con rispetto, ma anche con rigore e con legittima aspettativa. Se per questa istituzione non è previsto un compito di controllo della Corte dei conti, così come la Costituzione ha voluto, ciò significa soltanto che essa deve autonomamente offrire le massime garanzie sul proprio funzionamento e sulla propria vita.
Per questo valutiamo con attenzione il resoconto che i Questori portano in quest'Aula, a loro grati per tale fatica. Ringraziamo i senatori Questori, innanzi tutto per il pregevole progetto del bilancio interno che ci hanno presentato questa sera.
È giusto che il Senato abbia deciso di intraprendere iniziative di natura anche diversa da quello che è il suo ruolo strettamente inteso; mi riferisco ad eventi culturali come l'imminente mostra di dipinti a Palazzo Giustiniani, che può rappresentare un momento positivo per i cittadini, ai quali abbiamo aperto le porte del Senato e della Camera per le visite periodiche: esse possono contribuire ad accostare tanti ai massimi livelli delle istituzioni e della democrazia, un modo anche questo per combattere quel disamore alla politica, quella voglia di qualunquismo che troppo spesso affligge il nostro Paese; esperienze da vivere e da coltivare insieme.
Ma è proprio perché siamo convinti che la nostra istituzione debba essere sempre capace di lavoro collettivo e di trasparenza, riteniamo necessaria e utile una maggiore chiarezza su tutti gli aspetti dell'amministrazione; così, signor Presidente, signori Questori e onorevoli colleghi, vorrei che ci fossero forniti particolari sull'istituzione di una commissione interna da parte dell'apparato amministrativo, che, a quanto risulta, si potrebbe definire «di accertamento» sulle modalità di concessione di appalti da parte dell'Ufficio tecnico. Vorremmo essere informati sull'attività di questa Commissione e sui risultati dei suoi lavori, anche in relazione ad eventuali profili di irregolarità.
Ringrazio infine il senatore Coviello per la sua pregevole relazione, che ha redatto con la sua ben nota alta competenza. (Applausi del senatore Coviello)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Piredda. Ne ha facoltà.
PIREDDA. Signor Presidente, siamo alla fine della legislatura e anche alla fine dell'anno, per cui è difficile discutere con argomentazioni valide il bilancio preventivo che viene messo in discussione nel mese di dicembre. Tuttavia, il Centro Cristiano Democratico ritiene di esprimere il proprio voto favorevole sia al rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 1998 sia al progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000. 

Anche il Centro Cristiano Democratico si unisce al plauso che è venuto da varie parti politiche nei confronti del Presidente, della Presidenza, del Collegio dei senatori Questori ed anche nei confronti dell'alto livello dei funzionari del Senato, che consentono ai senatori di lavorare con sufficiente assistenza e, quindi, anche con una certa tranquillità.
Non faccio osservazioni particolari se non in merito ad un fatto che mi ha colpito nella lettura della relazione dei senatori Questori. In essa si sottolinea che sono stati aumentati i servizi informatici, che è migliorata la possibilità per i singoli senatori, attraverso i personal computer portatili, di collegarsi direttamente alle agenzie di informazione ed alle reti Internet ed Intranet. Devo dire che i personal computer portatili che sono stati messi a disposizione – parlo del mio caso – sono un qualcosa di antidiluviano, nel senso che sono assolutamente inefficienti e non sono assolutamente comparabili agli eguali prodotti esistenti sul mercato. Nella stessa relazione è anche scritto che è stata prevista l'installazione di linee telefoniche ISDN presso le sedi dei membri del Consiglio di Presidenza ed i Presidenti di Commissioni parlamentari. È a tutti noi noto che le linee telefoniche ISDN sono un fatto di ordinaria amministrazione. Sono molto importanti perché raddoppiano la velocità della trasmissione e, quindi, dell'acquisizione dei dati.
Tornando al discorso sui personal computer portatili, fa meraviglia che quelli che abbiamo a disposizione hanno ancora il programma Windows 95 e non hanno nemmeno il programma Windows 98. Per chi ha la minima dimestichezza con tali strumenti sa che, con il programma Windows 95, il collegamento alla rete Internet è abbastanza difficoltoso.
Ho detto questo solo per fare una annotazione su uno dei passaggi della relazione dei senatori Questori. È evidente, dato il tempo nel quale discutiamo il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000, che si tratta di una osservazione puramente accademica. In sostanza, è certamente fuori luogo ipotizzare la dotazione ai senatori di personal computer di tipo palmare – per esempio – che consentirebbero a tutti noi di utilizzare il collegamento con la rete Internet e con tutti gli altri strumenti, compresi gli archivi di Camera e Senato, anche stando fisicamente in Aula.
Devo esprimere un apprezzamento per l'Ufficio studi, per il quale ne chiedo ovviamente anche un potenziamento. Infatti, l'Ufficio studi del Senato, peraltro eccellente, dovrebbe avere una maggiore capacità operativa per consentire ai singoli senatori di sviluppare con maggiore adeguatezza il proprio compito di membri dell'Assemblea legislativa della Repubblica italiana. 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Specchia. Ne ha facoltà.
SPECCHIA. Signor Presidente, colleghi, non ruberò molto tempo, ma ritengo doveroso ringraziare, a nome del Gruppo, i senatori Questori sia per la predisposizione dei documenti al nostro esame sia per il lavoro svolto in questo anno come nei cinque anni passati. 

Colgo anche l'occasione per ringraziare, sempre a nome del Gruppo, l'intera struttura del Senato, il Segretario Generale, i Vice Segretari, i collaboratori e tutto il personale. Noi senatori a volte ci lamentiamo perché vorremmo fare tante cose e vorremmo che tutto il personale del Senato ci aiutasse nella nostra azione, anche facendo miracoli. Tuttavia dobbiamo davvero riconoscere – e lo affermavamo anche poco fa nel corso della riunione del Consiglio di Presidenza – che il Senato, fatte le debite eccezioni che esistono ovunque, nella stragrande maggioranza dei casi ha un personale altamente qualificato, preparato, disponibile e impegnato. Questo ringraziamento da parte nostra era quindi doveroso.
Come affermavo poc'anzi, quest'anno più che esaminare il bilancio relativo ad un anno – e mi riferisco al documento al nostro esame – facciamo sostanzialmente il consuntivo di ciò che si è verificato in questi cinque anni.
Ritengo di dover esprimere a nome del Gruppo una valutazione positiva sul lavoro complessivamente svolto dall'Ufficio di Presidenza, egregiamente diretto dal presidente Mancino, e dai senatori Questori.
Infatti, proprio quest'anno sono stati portati a compimento – o quantomeno si è avviato un percorso di realizzazione concreta – importanti provvedimenti, a partire dalla riforma dell'amministrazione del Senato, vexata quaestio che già nelle due legislature precedenti si è cercato di affrontare pensando, proprio per partire nel modo giusto, anche all'ausilio di società di consulenza esterne e che finalmente quest'anno è stata affrontata con un'attività di consulenza e un lavoro che sta già dando i primi risultati.
Il Consiglio di Presidenza del Senato ha approvato le linee generali della riforma dell'amministrazione e stasera – volevo comunicarlo ai colleghi – si è occupato di questioni riguardanti il personale e la diversa ristrutturazione dei servizi. Questi ultimi dovranno essere mirati ad una maggiore funzionalità dell'istituzione Senato con riferimento al lavoro dei singoli parlamentari e dei Gruppi.
Abbiamo quindi questa importante novità che nei prossimi mesi, come nei prossimi anni, porterà all'attuazione di parti fondamentali della riforma e quindi avremo occasione di fare delle verifiche e di apportare, se necessario, eventuali modifiche.
D'altronde, non possiamo non prendere positivamente atto di un'altra novità, quella del potenziamento della rete informatica. Io sono uno di quei senatori – pochi – che si accostano con difficoltà a questi strumenti, che ritengo infernali, opere del demonio; mi rendo conto tuttavia che si tratta di strumenti importantissimi, oggi indispensabili.
Credo che tutti i colleghi siano d'accordo con me nel ritenere che in questi anni si siano fatti degli importanti passi in avanti. Certo si chiede di più, anche perché, come si dice, «l'appetito vien mangiando» ed è giusto che i senatori abbiano strumenti informatici sempre più moderni, sempre più sofisticati, sia per il lavoro che svolgono a Roma sia per quello che svolgono nel proprio collegio.
Devo aggiungere, ovviamente ciò vale per il futuro, che lo sforzo da parte di tutti (del nuovo Consiglio di Presidenza, dei nuovi senatori Questori e del Senato nel suo complesso) deve essere volto ad individuare altri servizi e altri strumenti per i senatori, perché questo è l'obiettivo che bisogna sempre perseguire. Bisogna cercare di dare al singolo senatore tutto ciò che è necessario, al di là dei quattrini che pur servono, affinchè egli assolva nel modo migliore al proprio mandato.
Pur prendendo atto che passi in avanti si sono fatti, ricordo che ancora ce ne sono da compiere, partendo, per esempio, da una questione elementare, come quella degli uffici dei senatori. Rispetto a qualche anno fa la situazione è oggi certamente migliorata e la stragrande maggioranza dei senatori ha uffici degni di questo nome, ma vi sono alcuni di noi che si trovano tuttora in condizioni di disagio. Bisogna dunque lavorare di più in questa direzione, pur prendendo atto che si è perfezionato il contratto di acquisto del Palazzo delle Cinque Lune e che si sono creati e ricavati nuovi uffici e nuovi spazi. Si è così venuti incontro ad alcune esigenze, ma altre devono ancora trovare una risposta concreta.
Non dobbiamo guardare solo ai senatori, ma anche ai Gruppi. In materia, se non vado errato, è stato presentato un ordine del giorno, che verrà poi illustrato dal nostro Capogruppo o da altri senatori; ma al di là di questo, come parlamentare che ha avuto esperienza come senatore Questore e oggi come senatore Segretario, mi rendo conto che oltre a dare più servizi, strumenti, personale e collaboratori ai singoli senatori, occorre garantire maggiori servizi, strumenti e anche maggiori risorse finanziarie ai Gruppi. E ciò non per fare un regalino o per dare un contentino, ma perché ritengo questa una esigenza vera, se davvero si vuol fare funzionare complessivamente meglio il Senato.
Vi sono poi tante altre questioni delle quali potremmo parlare, alcune delle quali attengono ad un livello anche diverso, come nel caso della funzionalità dell'Aula o delle Commissioni (la parte regolamentare dei nostri lavori). Certamente anche in questa direzione si può e si deve fare meglio.
Al momento noi riteniamo di rinnovare il nostro apprezzamento per il lavoro, in particolare, dei senatori Questori e di annunciare sin d'ora il nostro voto favorevole ai due provvedimenti in esame. (Applausi dal Gruppo AN e della senatrice Scopelliti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tabladini. Ne ha facoltà.
TABLADINI. Signor Presidente, sarò breve perché credo che altri colleghi del mio Gruppo desiderino intervenire. 

Debbo dire che sono abituato ad apprezzare il lavoro degli altri, proprio perché ritengo che fare le pulci, come si suol dire, sul lavoro che viene svolto dai colleghi è facile, ingeneroso e spesso indecoroso. Per cui, mi permetterò di elencare quanto di positivo ritengo sia stato fatto, mentre sfumerò – usiamo questo termine – alcuni aspetti che non ritengo del tutto soddisfacenti.
Ciò che è positivo – e mi fa piacere che sia stato citato anche da altri colleghi – è che c'è stata un'informatizzazione obiettivamente notevole (non lo si può nascondere) di questa Istituzione. Oggi anche una persona come me, con una ridotta capacità nell'uso del computer, pure riesce a svolgere il proprio compito di informazione, e in un decimo del tempo che impiegava prima. È chiaro che il nostro lavoro si svolge, o si dovrebbe svolgere, prevalentemente sull'informazione del pregresso; oggi tale informazione avviene con una velocità indiscutibile e ciò ci permette di compiere un lavoro più proficuo, più decoroso e maggiormente utile anche nei confronti dei cittadini che rappresentiamo. Da questo punto di vista non posso che ringraziare i senatori Questori che hanno promosso questo tipo di lavoro, anche perché per farlo bisognava avere un certo coraggio.
Queste istituzioni spesso si siedono sul pregresso, sul passato, giudicandolo anche con una punta di soddisfazione, mentre la tecnologia va avanti e bisogna avere il coraggio di inseguirla, di rincorrerla e addirittura, a volte, di essere i primi. I senatori Questori hanno capito che c'era un salto generazionale da fare in questa Istituzione e lo hanno fatto, con tutti i limiti purtroppo insiti in questa situazione, ivi compreso il dover cambiare la testa di oltre 320 persone che sono abituate, per l'età che hanno (anche se non voglio offendere nessuno), a consultare la rubrichetta, a seguire l'ordine alfabetico, insomma sono abituate a lavorare con sistemi che obiettivamente sono propri di situazioni che oserei definire di ordine storico.
Quindi, rivolgo un ringraziamento ai senatori Questori e naturalmente a chi ha collaborato con loro perché si addivenisse a questa nuova situazione.
C'è stato poi un lavoro dei senatori Questori e anche di un vice Presidente non privo di difficoltà nel muoversi attraverso le varie sigle sindacali esistenti all'interno di questa Istituzione. Non sono un esperto sindacalista, però ho masticato un po' di sindacalismo e qualcosa riesco a capire e a comprendere: riconosco che ci sono tipi di attività così differenti, lavori talmente diversificati, da richiedere sindacati che rappresentino singole categorie, però obiettivamente il numero di tali rappresentanze mi sembra un po' troppo elevato.
Ovviamente, ciò fa sì che, all'atto della sottoscrizione di un contratto e dell'esame di qualsivoglia proposta che potrebbe anche andar bene a tutti o che potrebbe riscontrare un atteggiamento positivo da parte di tutti, si verifichi invece un'obiettiva difficoltà.
Ciò nonostante, pur non condividendo l'impianto dell'ultimo contratto, oggi nella sede adeguata ho volutamente taciuto, estraniandomi ma ascoltando perché si tratta comunque di lavoro e non è nelle mie intenzioni contestare il lavoro degli altri che deve essere in ogni caso rispettato.
In occasione di alcuni concorsi indetti quest'anno per l'assunzione di nuovo personale, vi sono state delle polemiche – sollevate soprattutto dal sottoscritto – circa i titoli richiesti e, in particolare, la votazione di laurea conseguita per l'accesso ad una determinata carriera.
Si tratta, comunque, di polemiche sopite e, per quanto ho prima anticipato, questa sera mi soffermerò soltanto sugli aspetti positivi sorvolando su quelli negativi, giacchè, pur restando ferma la mia opinione, non voglio riaccendere alcuna polemica.
Vi è poi il problema irrisolto del personale dei Gruppi, in parte oggetto della famosa delibera e in altra parte no; si tratta di persone che svolgono esattamente gli stessi compiti ma che presentano caratteristiche completamente diverse: alcune sono protette altre no!
Mi viene in mente un filmato che ho visto recentemente (ogni tanto anche la televisione italiana riesce a trasmettere qualche programma utile) sull'America di oggi e, in particolare, su due persone che lavoravano fianco a fianco svolgendo la medesima attività, ma di cui l'una poteva permettersi il lusso di ammalarsi mentre l'altra non poteva farlo. Sono contrario al garantismo peloso ma anche alle discriminazioni altrettanto pelose. E poiché ritengo che la salute sia uno dei nostri beni primari, sono dell'avviso che fatti del genere non dovrebbero verificarsi negli Stati Uniti.
Chiedo pertanto che in questo ambito, che è diverso, si faccia tutto il possibile per risolvere l'annosa questione del cosiddetto personale dei Gruppi, sia di quello indicato in delibera sia di quello che non lo è. Non intendo con ciò chiedere che tutti siano oggetto della delibera; a mio avviso è il concetto stesso di delibera che deve sparire.
Qualcuno potrebbe sostenere che vi è un appiattimento verso il basso anziché verso l'alto. Io invece invito a studiare un meccanismo che garantisca alla pari il personale indicato nella delibera e quello nella stessa non contemplato, individuando una soluzione utile a entrambi i gruppi, perché si tratta di una suddivisione che sinceramente non mi piace.
Vi è poi un ultimo punto che non mi vede assolutamente d'accordo. È dall'anno di cui si sta ora discutendo che si parla dell'assunzione di tre giornalisti: tasto un po' particolare perché un giornalista è un giornalista e dovrebbe esserlo fino in fondo, così come uno storico dovrebbe essere effettivamente uno storico (senza con ciò sollevare polemiche) e, in quanto tale, dovrebbe prima documentarsi su tutti gli atti pregressi e poi esprimere una valutazione, senza inventare la storia seduta stante, perché in questo caso farebbe narrativa che è cosa ben diversa.
Ciò che mi lascia perplesso è la banalità della scusa con la quale si vuole giustificare l'assunzione di tre giornalisti all'interno del Senato. Signori miei, per dare visibilità al Senato non c'è bisogno di giornalisti: è necessario che il Senato non rappresenti lo studio notarile del Parlamento italiano. Il giorno in cui in questo ramo del Parlamento non saranno più inviati provvedimenti blindati ma si potrà discutere di disegni di legge in merito ai quali i senatori, di maggioranza e di opposizione, siano in grado di far approvare alcuni dei propri emendamenti con il conseguente rinvio alla Camera dei provvedimenti stessi, allora forse si darà visibilità al Senato, senza che si renda necessario assumere dei giornalisti.
Per carità, non sono certo tre giornalisti che possono creare problemi nel bilancio interno del Senato, ma obiettivamente la ragione che voi presentate per giustificare la loro assunzione proprio non regge. Datecene un'altra, che può esistere ma non può essere quella che ci avete fornito perché è una giustificazione che lascia assolutamente perplessi.
Come avete potuto notare ho sorvolato su alcuni aspetti relativamente ai quali avrei voluto svolgere un approfondimento più incisivo che non ho fatto. In particolare, mi riserverò di intervenire in merito agli accordi sindacali nel momento in cui questi saranno stati siglati da tutti, cioè allorquando il contratto sarà effettivamente tale.
Non posso che ringraziare i senatori Questori e l'intero Ufficio di Presidenza che si è prestato per consentire un sicuro salto di qualità nel settore tecnologico di questa struttura – intendo sottolinearlo anche dall'opposizione – che se fosse rimasta indietro difficilmente sarebbe riuscita a recuperare lo svantaggio. I senatori Questori hanno, per così dire, preso per i capelli all'ultimo momento una situazione che altrimenti si sarebbe incancrenita.
Noi siamo un partito di opposizione ma non possiamo mantenere un tale atteggiamento quando vengono realizzati obiettivi di reale utilità. Sono state poste sul piatto di un'ipotetica bilancia le virtù delle persone e in particolare quelle del Servizio studi del Senato, citato anche da altri colleghi, che si avvale di soggetti veramente preparati, la cui validità anch'io ho avuto modo di sperimentare. Dovrebbe essere svolta una sorta di propaganda in favore di questo Ufficio affinché i senatori se ne servano perché rappresenta un settore di effettiva utilità.
Dopo questa «sviolinata», concludo il mio intervento ringraziando quanti all'interno dell'Ufficio di Presidenza si sono prestati per realizzare questo cambio di qualità della nostra Istituzione. (Applausi dal Gruppo LFNP e del senatore Bettamio).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Novi. Ne ha facoltà.
NOVI. Signor Presidente, non possiamo non esprimere il nostro apprezzamento per il lavoro dei colleghi Questori e non possiamo non prendere atto che comunque nell'amministrazione del Senato, nella vita interna di questa Istituzione, si è registrato nella XIII legislatura un forte passo in avanti. Si è avviato, infatti, quel processo di modernizzazione degli uffici dell'Amministrazione che sostanzialmente era richiesto un po' da tutti i Gruppi. Il nostro pertanto non può essere che un apprezzamento ed un sostegno al lavoro dei colleghi Questori e al progetto di bilancio per l'anno 2000; ci rendiamo conto dell'opportunità di un approccio bipartisan e quindi non possiamo non esprimere questo tipo di orientamento. 

C'è stato senza dubbio, come già dicevo, un processo di modernizzazione nella vita del Senato; questo processo lo abbiamo registrato, e vogliamo sottolinearlo, soprattutto per quanto riguarda le nuove forme di utilizzo flessibile del personale. La flessibilità, in questo caso, è stata coniugata con la specializzazione e l'intercambiabilità ed il risultato di questo tipo di gestione degli uffici, del personale, delle altissime competenze – come tutti noi abbiamo potuto constatare nel corso di questi anni – è positivo in quanto tale acquisita flessibilità non ha compromesso un'adeguata specializzazione nel lavoro. Questo è un dato molto importante, perché sta a significare che i processi di modernizzazione e di flessibilità in realtà hanno migliorato la qualità di produzione dei servizi dell'Amministrazione nel suo complesso, senza farle perdere nello stesso tempo quella che era una specificità di altissima professionalità e specializzazione.
Abbiamo inoltre preso atto con soddisfazione di un potenziamento delle risorse umane assegnate ai servizi di documentazione, come pure di un altro dato positivo, quello del superamento del lungo blocco del turnover, che ha contribuito senza dubbio a tenere sotto controllo la spesa complessiva ma rischiava ad un certo punto – questo va riconosciuto – di limitare la crescita della qualità nella produzione dei servizi.
Portiamo avanti anche un'esigenza: quella di far sì che l'acquisizione di nuove professionalità, di nuovo personale, sia gestita, per quanto riguarda il lavoro di documentazione, in modo da migliorare la possibilità di lavoro dei singoli senatori.
In genere, per quanto riguarda l'amministrazione interna del Senato, anche in passato si è lamentata una eccessiva gestione verticistica degli uffici, dei servizi e della gestione del personale. Anche in questo campo abbiamo avuto, nel corso di questa legislatura, un'accorta e prudente modernizzazione delle gerarchie interne del Senato. Perché accorta e prudente? Perché se è giusto che la tradizione in settori così delicati dell'amministrazione si coniughi con la mobilità e con il cambiamento, la tradizione è tuttavia garanzia di professionalità, così come lo è la selezione, necessaria, dovuta, essenziale.
Le semplificazioni sul decentramento delle funzioni sono anch'esse da apprezzare. In realtà, i mutamenti intervenuti nelle funzioni di indirizzo e di controllo, che vanno anche collegati al mutamento dello scenario complessivo del sistema politico italiano, il quale ormai si avvia a diventare un sistema comunque bipolare, sono anch'essi necessari per far sì che l'Amministrazione risponda a queste nuove esigenze.
Signor Presidente, per quanto riguarda il Senato, abbiamo un problema, quello della limitata capacità di comunicazione dei livelli di produzione legislativa di questa Camera e dell'impatto che essi hanno sulla vita economica e sociale del Paese. L'istituzione dell'Ufficio stampa probabilmente arriva con un po' di ritardo, tuttavia esso, signor Presidente (anche in questo caso mi rivolgo ai colleghi senatori Questori), deve essere concepito come una capacità nostra di promuovere comunicazione e di coinvolgere l'interesse del sistema mediatico sul nostro lavoro.
La riforma dell'Amministrazione, dopo il via libera del Consiglio di Presidenza, sta entrando nella fase attuativa. Questa riforma era attesa ed era necessaria; l'abbiamo avviata, ora dobbiamo portarla a termine. L'attuale legislatura ormai va esaurendosi e spero – questo è un augurio che faccio a tutti i presenti – che gli amici senatori Questori (coloro che verranno a sostituirli oppure gli amici senatori Questori che continueranno a svolgere questa funzione e questo lavoro) possano completare l'opera intrapresa. (Applausi dal Gruppo FI)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Masullo. Ne ha facoltà.
MASULLO. Signor Presidente, senatori Questori, colleghi, ho deciso di prendere la parola sicuro che ciò di cui mi occuperò non susciterà il sorriso in un collegio così severo e autorevole come il Senato della Repubblica, dato che credo che alla severità e all'autorevolezza dei senatori corrisponda l'elevatezza della cultura. Il mio intervento riguarda precisamente un servizio del Senato che tra altri servizi pur essi coinvolti nelle funzioni della cultura lo è in modo potremmo dire specifico. Parlo della biblioteca, della cui commissione di vigilanza sono presidente ed è per questo motivo che ritengo appropriato, in questa occasione, prendere la parola. 

Innanzitutto, vorrei sottolineare alla Presidenza, ai senatori Questori e ai colleghi come la biblioteca, della quale tutti certamente non negano l'importanza, sia tuttavia sostanzialmente poco presa in considerazione, laddove la sua è una funzione non soltanto attualmente importante, ma carica di grandi potenzialità di sviluppo; di sviluppo proprio nella direzione delle funzioni istituzionali della politica.
Debbo dire che l'attenta sollecitudine del Presidente del Senato e la sensibilità operante del Segretario generale, nonché la sensibilità dei senatori Questori, hanno spesso soccorso la vita della biblioteca in alcuni suoi momenti di particolare difficoltà.
Debbo altresì dire che la vita della biblioteca in questa legislatura ha avuto un risveglio di fervore notevole: basti pensare al numero delle presenze nella biblioteca che non sono solo quelle dei senatori, ma anche quelle dei funzionari del Senato e del pubblico esterno, che ho ritenuto dovesse essere incoraggiato nell'utilizzazione di una biblioteca così preziosa come quella del Senato.
Notevole è stato l'incremento delle acquisizioni delle opere monografiche, così come si è stimolato il deposito delle opere che secondo legge debbono essere donate alla biblioteca.
È stato riorganizzato il funzionamento attraverso l'informatizzazione; è stato movimentato l'intero processo di introduzione e sistemazione dei libri; si è giunti all'organizzazione di veri e propri piccoli testi monografici su determinati argomenti di interesse legislativo e, soprattutto, è stato potenziato un settore in cui la nostra biblioteca è particolarmente apprezzata, vale a dire il settore della storia locale e della storia del diritto italiano.
Vi sono poi alcuni momenti particolarmente rilevanti, accanto all'ordinaria amministrazione della vita quotidiana della biblioteca; ne ricordo in particolare due: l'organizzazione nel 1999 di un seminario ad altissimo livello sui progetti e dibattiti di riforme costituzionali, dallo Statuto albertino fino alla nascita della Repubblica e, recentissima, l'acquisizione del fondo Vassalli, di proprietà dell'illustre giurista Filippo Vassalli, padre di Giuliano Vassalli, e donato dalla generosità di quest'ultimo. Del dono di questo fondo è stata fatta di recente una solenne presentazione nella sala Zuccari.
Signor Presidente, senatori Questori e colleghi tutti, credo che la biblioteca del Senato si trovi in questo momento in una particolare e singolare congiuntura articolata su tre punti di forza.
In primo luogo, come si sa, è in preparazione il trasferimento della biblioteca nel nuovo grande palazzo – una volta glorioso palazzo del Ministero della pubblica istruzione – nella piazza della Minerva, oggi completamente restaurato con una spesa che incide sul bilancio dello Stato per circa 100 miliardi, palazzo che nel ricevere la biblioteca dovrà consentire una completa ristrutturazione della sua organizzazione, dei suoi servizi, del suo rapporto con la biblioteca della Camera, dell'apertura alla fruizione pubblica.
A questo proposito, se un'unica notazione mi è consentito fare sul bilancio del Senato, non si notano poste stabilite per preparare questo processo che certamente non sarà senza oneri di notevole carico sulle finanze del Senato.
Il secondo aspetto, che rappresenta uno dei vertici di questo triangolo congiunturale che sto delineando, è costituito dalla riforma dell'amministrazione del Senato di cui pure qui si è parlato e su cui non mi soffermerò.
C'è poi un terzo punto costituito dall'attuale processo di trasformazione del rapporto tra politica, amministrazione e tecnica. In fondo, sempre più si va diffondendo nei grandi Paesi del mondo occidentale la consapevolezza che non è più possibile un processo di elaborazione politica, in particolare legislativa, senza che si instauri un rapporto nuovo tra il soggetto legislativo, l'amministrazione e la tecnica dell'informazione.
Da una parte, il corpo legislativo e l'amministrazione non possono più rappresentare due elementi separati, ognuno tendente, tutto sommato, a strappare qualcosa all'altro, né, d'altronde, si possono appiattire l'uno sull'altro; debbono, viceversa, riuscire a trovare una modalità di rapporto circolare, in cui ognuno progressivamente intensifichi la produttività della propria particolare mansione nel momento stesso e attraverso il rapporto con l'altro soggetto.
Ma questo rapporto tra soggetto politico e amministrazione può andare a regime in modo innovativo e proficuo se il sistema dell'informazione diventa centrale, divenendo il punto di connessione fra il momento della soggettività politica e quello dell'organizzazione amministrativa.
In altri termini, spesso pensiamo all'informazione come ad una tecnica. Certamente credo che nessun soggetto politico possa mai illudersi di deferire alla tecnica le decisioni che esso deve avere la capacità di assumere; si deve però sottolineare che nessun soggetto politico è oggi in grado di prendere decisioni responsabili senza il supporto della tecnica.
Questo naturalmente ci porta ad individuare un nuovo tipo di rapporto tra soggetto politico-legislativo, soggetto amministrativo-burocratico e tecnica dell'informazione. Se pensiamo, signor Presidente, alla dotazione di documenti e di testi per il lavoro quotidiano delle nostre Commissioni, spesso abbastanza limitata, se pensiamo alla dispersione delle riflessioni e delle analisi tra uffici studi di Ministeri e delle varie istanze istituzionali, Gabinetti dei Ministri e così di seguito, ci rendiamo conto di una paradossale situazione: nel momento in cui sembra che si moltiplichino i centri dell'informazione vengono meno le connessioni necessarie a rendere efficace sul piano produttivo questa molteplicità di centri e, dall'altro lato, il singolo parlamentare si trova, signor Presidente, sempre allo scoperto, privo di punti di riferimento precisi. Quante volte nelle Commissioni si sta per definire una determinata norma e si pensa ad una determinata legge che non si ricorda o che non si riesce a rintracciare perché non è disponibile il testo!
La riorganizzazione del lavoro di un'assemblea legislativa di tipo veramente nuovo è la riorganizzazione di queste tre grandi funzioni: la funzione politico-legislativa, la funzione amministrativa e la funzione tecnico-informativa.
Signor Presidente, quando parliamo della tecnica informativa non dobbiamo mai dimenticare che essa non si può ridurre alla tecnica informatica; questo è un equivoco nel quale cadono molti neofiti della modernità. In sostanza, la pura e semplice tecnica informatica è uno strumento di accrescimento della velocità dell'informazione, non uno strumento di documentazione primaria, perché quest'ultimo rimane la carta stampata e scritta, rimane il libro. Ecco perché in fondo la biblioteca, concepita in modo ammodernato, rappresenta nella prospettiva il vero grande centro della propulsione politico-legislativa.
Per quanto riguarda i libri, in sostanza le parole che si leggono sui computer sono come onde fugaci sul pelo dell'acqua, mentre le parole stampate nei libri sono come semi gettati nella terra che, anche se per molto tempo non riescono a mettere fuori i propri polloni, tuttavia sono lì pronti per essere utilizzati.
Ecco allora che dobbiamo pensare alla biblioteca non come ad una appendice quasi di lusso. Chi è che va in biblioteca? Il perdigiorno, colui il quale fa poco lavoro legislativo, colui il quale non è molto attento alle votazioni e si distrae nei silenzi della biblioteca.
Questa visione romantica e antimoderna della biblioteca è profondamente sbagliata ed inattuale. In prospettiva la biblioteca – del resto questo lo vediamo nelle grandi democrazie contemporanee – diventa il centro operante.
Signor Presidente, qualche volta, parlando della riforma universitaria, suggerivo che le strutture di una facoltà umanistica non fossero costituite dalle aule con la biblioteca situata in un angolo del palazzo; suggerivo invece che le strutture anche didattiche fossero la biblioteca stessa, la stanza dove il professore e gli allievi vanno, dove ci sono i libri per la loro ricerca e dove insieme compiono lo studio del libro, insieme elaborano le tecniche della filologia e quelle della ricostruzione storica. Questo è vero anche per il Parlamento, per le istituzioni legislative.
La biblioteca non dovrà essere più quella che è oggi: sarà un'altra cosa. Tuttavia, poiché avremo il nuovo palazzo fra circa tre anni, auguro a coloro che saranno in questa Camera parlamentare nella prossima legislatura di portare dentro di sé questa carica innovativa che non divide più il corpo politico dall'amministrazione, e che non divide più il corpo politico e l'amministrazione o gli uffici studi dalla biblioteca, ma, viceversa, fa della biblioteca il foyer di questa nostra attività.
D'altra parte, signor Presidente, dobbiamo anche ricordare che la biblioteca consente di fare quel che un valoroso funzionario del Senato, attualmente direttore della biblioteca, mi ha detto: in fondo oggi il lavoro dell'attività parlamentare è come quello che Gadamer, il grande filosofo ormai più che centenario, afferma, ossia l'attività di una ragione sociale. Signori miei, non c'è bisogno di ricorrere al nostro contemporaneo, seppur centenario e venerando Gadamer. Basti pensare – per fare un esempio nostrano – a quello che diceva un personaggio che ai federalisti dovrebbe essere molto caro. Mi riferisco a Carlo Cattaneo, il quale intitolò un suo libro alle menti associate. Questi sosteneva l'idea che in fondo, soprattutto in una società, in un mondo così complesso come il nostro, nessuna mente può lavorare separatamente dalle altre, ma occorrono gli strumenti attraverso i quali le menti si possano associare.
Signor Presidente, questa non è soltanto una condizione per la produttività collettiva, per la produttività sociale, per la produttività di questa ragione sociale, ma è anche la condizione per la libertà dell'individuo. Io povero parlamentare sono, infatti, molto meno libero se lasciato alla mia solitudine di cercatore più o meno improvvisato, fortunato o sfortunato, di notizie utili.
Ma sono molto più libero se riesco ad elaborare criticamente, dal mio punto di vista e nel confronto con gli altri, il mio pensiero sulla base di informazioni che, essendo circolate e coinvolgendo molteplici centri, sono per me veramente preziose.
In conclusione, signor Presidente, poiché siamo proprio al termine della legislatura, vorrei lasciare a coloro che verranno il messaggio che la biblioteca – visto che parliamo di biblioteche, ricordo quella di Alessandria, quella di Efeso, la biblioteca del Reichstag bruciata dai nazisti – è stata sempre il centro delle grandi stagioni culturali, che sono anche grandi stagioni politiche.
Custodire i libri, tenerli sempre sott'occhio, renderli disponibili, farli circolare il più possibile è l'unica vera fatica attraverso la quale a noi uomini, signor Presidente, ai quali la natura non ha dato la continuità – nessuno di noi ricorda tutto il passato; tante cose spariscono, restano solo pezzi del passato che ancora si saldano al presente, perché quello che manca all'uomo è precisamente la continuità, la durata – è consentito di costruirla. La natura non dà la durata, ma non è vero che natura non facit saltus. Natura facit saltus, perché la durata la costruiscono gli uomini con l'intelligenza; essa è il risultato della cultura, è quella che si incarna nell'opera che è il libro. È qui la durata.
In questo momento, nel quale la politica è fatta più delle parole che increspano le onde che non dei semi gettati nella terra, in cui la politica dice parole spesso senza senso, in cui si dicono parole che negano le parole che sono state dette il giorno prima, in cui si dicono parole che pretendono di ipotecare il futuro, senza che ci si assuma la responsabilità verso quello stesso futuro che si pretende di ipotecare, in questo momento, aiutare tutti gli uomini a costruire la durata significa aiutare anche la politica a ritrovare se stessa.
È questo l'augurio, signor Presidente, che rivolgo a coloro che verranno dopo di noi. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Masullo, per la riabilitazione del libro stampato e della biblioteca che lo custodisce. 

È iscritto a parlare il senatore Albertini. Ne ha facoltà. 

ALBERTINI. Signor Presidente, svolgerò soltanto brevi annotazioni. Sulla proposta di bilancio consuntivo 1999 e preventivo 2000, che stasera ci viene sottoposta, esprimo un giudizio complessivamente positivo e quindi preannuncio il mio voto favorevole. 

In questa occasione, trovandoci anche vicini alla conclusione della legislatura, credo sia giusto esprimere un giudizio che vada al di là dell'anno di attività riflesso nel preventivo 2000 e nel consuntivo 1999, per dare una valutazione sull'insieme delle attività che le strutture del Senato, e coloro che le hanno espresse sul piano operativo, a cominciare dai senatori Questori, hanno prodotto in questi ultimi cinque anni.
Io credo, e in ciò condivido le cose che molti altri colleghi hanno già detto in precedenza, che vi sia stato un miglioramento qualitativo importante nell'insieme dei servizi per i senatori che in questo periodo di tempo sono stati approntati. E questo in molteplici direzioni: nell'informatizzazione; negli acquisti immobiliari per gli uffici dei senatori e per altre dislocazioni delle attività del Senato; nei servizi di documentazione; nella qualità della biblioteca, che il collega Masullo ha magnificamente illustrato nell'intervento precedente. Sono punti di approdo di rilievo dai quali coloro che ci succederanno nella prossima legislatura potranno partire per ulteriori miglioramenti e per dare una risposta compiuta a spazi che ancora devono essere occupati.
In questi cinque anni – parlo soprattutto per l'esperienza nel Consiglio di Presidenza – ci siamo confrontati ripetutamente, in alcuni casi anche in modo serrato. Penso che questo confronto molto aperto sia stato complessivamente utile per la struttura del Senato e che anche da esso siano derivati quei risultati che oggi, tutti quanti insieme, stiamo apprezzando.
Credo che proprio attraverso questa modalità di lavoro l'Ufficio di Presidenza abbia corrisposto al mandato che l'Assemblea gli aveva conferito. Per questo voglio manifestare un apprezzamento – lo dico senza voler calcare la mano formalisticamente – vivissimo, reale, vero, che tributo al Presidente di questa Assemblea per come ha diretto i lavori dell'Aula e anche le attività del Consiglio di Presidenza.
Proprio oggi in quella sede abbiamo approvato un progetto di grande rilievo, che comprende: la riforma complessiva del Senato; la riforma del Regolamento (nuove procedure); la riforma delle carriere, con tutta una serie di punti molto rilevanti (maggiore responsabilità e autonomia ai dirigenti, valutazioni di merito connesse con il conferimento di determinate indennità ed incentivi). Tutte queste riforme aprono una strada qualitativamente nuova rispetto al modo di essere dell'amministrazione sino ad oggi, una strada che secondo me va imboccata, così come stiamo facendo, con coraggio. Capisco che possano esservi anche alcune preoccupazioni, ma questa è una strada, se vi sarà il concorso di tutte le componenti che hanno contribuito a definirla – e mi rivolgo anche e in particolare alle rappresentanze sindacali – che darà frutti copiosi e positivi per un modo di essere più avanzato e moderno di questa sede istituzionale.
Certo, lo abbiamo detto oggi e lo ripeto qui questa sera, vi è la necessità di una fase di sperimentazione che valuti attentamente i modi e i prodotti che questa via nuova che stiamo imboccando determinerà, non tanto per pensare di tornare indietro, quanto per apportare, se sarà necessario, quegli eventuali aggiustamenti che questa fase sperimentale ci potrà suggerire.
Oggi con quest'approvazione si determina il coronamento di un insieme di attività, di scelte, di decisioni che in questi cinque anni hanno veramente consentito di mutare per larga parte il modo d'essere di questa istituzione sia verso i senatori, sia verso il personale e le sue modalità di funzionamento interno, attraverso un processo di modernizzazione e d'informatizzazione molto avanzato. Per questo associo anche il mio apprezzamento all'attività di coloro che hanno portato avanti in prima persona queste iniziative: in primo luogo, ai colleghi Questori con i quali abbiamo discusso, credo in modo costruttivo, in questi anni giungendo a conclusioni apprezzabili, così come anche alla Rappresentanza del personale, che oltre ad essere composta dai Questori, è stata diretta in modo molto positivo dalla collega Salvato.
Ecco due o tre notazioni rapidissime su alcune questioni di merito. Ho già detto in Consiglio di Presidenza, e lo ripeto qui, che dobbiamo perseguire in tempi brevi l'acquisto dell'ex Hotel Bologna. Mi risulta che il prezzo stimato dell'immobile ci spinga ad attuarne al più presto l'acquisto, così com'era previsto nei patti che avevamo fatto con l'attuale proprietario, proprio perché ciò potrà determinare l'acquisizione da parte del Senato di un immobile il cui affitto, se si protraesse nel tempo, ci consentirebbe l'uso per alcuni anni, senza però poter acquisire nel contempo la proprietà; in tal modo non si dovrebbe corrispondere più un affitto che avevamo definito entro termini che ritengo accettabili.
I senatori Questori hanno poi dato risposte esaustive ad alcune osservazioni che avevo sollevato in sede di Consiglio di Presidenza sulle spese concernenti il cerimoniale relativamente alle missioni di rappresentanza, soprattutto all'estero.
Mi associo anch'io agli altri colleghi nel cogliere questa occasione per rivolgere un ringraziamento vivissimo al personale del Senato, a tutti i livelli, per la collaborazione qualificata che nella sua generalità ha profuso nel perseguimento delle finalità proprie di questa istituzione. Credo che nel momento in cui apriamo questa fase nuova nella struttura del Senato, introducendo questi criteri di valutazione collegati alla progressione delle carriere, gli incentivi e quant'altro, avremo una ulteriore occasione per poter verificare direttamente l'alta qualità che questo personale nella sua generalità sta esprimendo sul piano professionale e sul piano della propria attività quotidiana. (Applausi dal senatore Masullo)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Moro il quale, nel corso del suo intervento, illustrerà anche gli ordini del giorno dal n. 1 al n. 8. 

Ha facoltà di parlare il senatore Moro. 

MORO. Signor Presidente, non mi dilungherò nell'analisi del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno 2000 tenuto conto che ormai siamo giunti a dicembre; mi soffermerò, più che altro, su alcuni aspetti legati all'attività dei parlamentari. 

In tal senso ho presentato alcuni ordini del giorno che invito i senatori Questori a valutare onde venire incontro ad alcune esigenze che ho raccolto confrontandomi con i colleghi, certo del fatto che questa sia finalmente l'occasione buona per esprimere e valutare, anche attraverso un dibattito, le necessità che ho evidenziato, nell'auspicio che possano trovare accoglimento soprattutto per quanto concerne le attività parlamentari.
L'ordine del giorno n. 1 riguarda un aspetto sindacale collegato al trattamento dei dipendenti che lavorano presso l'ufficio postale interno al Senato, ed essendo abbastanza dettagliato si illustra da sé. Mi pare che i fatti descritti corrispondano alla verità, per cui confido nella possibilità di individuare una soluzione opportuna al problema da me sollevato.
L'ordine del giorno n. 2 riguarda l'orario di apertura degli uffici. Troppo spesso siamo invitati dai commessi a lasciare i nostri posti di lavoro perché alle 23 i Palazzi del Senato chiudono. Protrarre almeno di un'ora l'orario di apertura ci consentirebbe di esplicare al meglio le nostre attività, soprattutto potendo utilizzare gli strumenti informatici di cui il Senato ci ha dotati, utilizzo che presuppone una maggiore disponibilità di tempo per collegarsi ad Internet, ricevere la posta elettronica e scrivere. L'apertura alle 7 del mattino e il prolungamento di un'ora dell'orario di chiusura dei Palazzi nelle sere in cui è prevista la seduta di Assemblea credo siano richieste compatibili con le esigenze del personale e di noi senatori. D'altra parte, il sabato e la domenica gli uffici potrebbero essere tranquillamente chiusi, visto che di norma in questi giorni della settimana non si svolge alcuna attività parlamentare.
L'ordine del giorno n. 3 riguarda il servizio del ristorante riservato ai senatori. Come ho già fatto l'anno scorso, rinnovo la richiesta che a ciascun senatore sia data la possibilità di usufruire del ristorante interno anche per un numero limitato di ospiti, ovviamente a pagamento e nelle giornate di minore affluenza. In questo modo si darebbe anche il segnale all'esterno che il ristorante non costituisce un tabù o un qualcosa di misterioso. Molte volte accompagniamo alcuni concittadini in visita nei Palazzi del Senato e poi, improvvisamente, dinanzi ad alcune porte dobbiamo fermarci perché è interdetto l'accesso. Consentire l'accesso al ristorante nei termini indicati nel mio ordine del giorno consentirebbe a ciascuno di noi di far usufruire dei servizi offerti dal Senato anche ad un numero limitato di persone esterne.
L'ordine del giorno n. 4 ha per oggetto una necessità che si presenta soprattutto quando il Senato è convocato in sedute notturne. Purtroppo, il tempo che ci è concesso per consumare la cena è limitatissimo e talvolta la contemporanea presenza di numerosi deputati costringe qualcuno di noi a non cenare, essendo il ristorante completamente esaurito. Pertanto chiedo che solo in caso di sedute notturne sia prevista l'interdizione ai deputati di usufruire del ristorante riservato ai senatori.
Mi fermerei a questo punto perché i rimanenti ordini del giorno o saranno illustrati da altri colleghi o si illustrano da sé. La ringrazio. 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.
CASTELLI. Signor Presidente, il collega Tabladini è già intervenuto commentando le linee generali del progetto di bilancio interno del Senato al nostro esame. 

Vorrei soffermarmi su alcune questioni particolari, una delle quali è stata richiamata parecchie volte dai colleghi e concerne l'informatizzazione dei nostri uffici e la facoltà data a ciascun senatore di usufruire di Internet e di Intranet, tutti servizi assolutamente apprezzabili sui quali devo esprimere un giudizio sicuramente positivo.
Tra l'altro, noto un grande miglioramento del server; infatti, rispetto al momento di avvio del servizio oggi tutto funziona molto meglio, soprattutto da quando siamo stati dotati di nuovi computer.
Intendo avanzare una sola richiesta che credo possa essere interessante. Mi chiedo perché in tutto il Senato non esista una stampante a colori. Modestamente nel mio ufficio ne ho cinque o sei perché oggi l'acquisto di una stampante a colori comporta una spesa assolutamente esigua. Non so se il problema si pone anche per gli altri colleghi. A me spesso capita di dover preparare del materiale illustrativo per conferenze o convegni ma i miei collaboratori sostengono che in Senato non ci sono stampanti a colori.
Approfitto della presenza del Collegio dei senatori Questori nella sua interezza per avanzare questa richiesta. Certo, non pretendo che ogni senatore disponga di una stampante a colori, anche se ormai se ne vendono di buonissime per poche centinaia di migliaia di lire, ma sarebbe opportuno che ogni Gruppo ne avesse una o che comunque ne esistesse una in Senato, almeno in formato A3.
Per quanto riguarda i computer, vorrei sollevare una questione fondamentale in merito alla quale vorrei ricevere rassicurazioni, in quanto osservando il loro funzionamento nascono delle preoccupazioni. Il problema è quello della riservatezza. È vero che per accedere al computer si digita una password che l'utente può inventare ma l'esperienza comune ci ha permesso di constatare che quando a volte ci si trova in difficoltà si telefona alla sala macchine la quale interviene direttamente sul nostro computer che vediamo quindi lavorare da solo. Questo significa senza alcuna ombra di dubbio che dalla sala macchine è possibile accedere ai singoli computer e ciò fa nascere grandi perplessità sulla riservatezza di quanto si immette nei computer stessi.
Ricordo inoltre che addirittura per l'accesso alle e-mail la password viene fornita dal Senato stesso. Essendo io molto distratto, mi è capitato di dover chiedere agli uffici quale fosse la mia parola chiave. Questo dimostra che è possibile accedere alla nostra posta elettronica dall'esterno.
Tutto ciò comporta un gravissimo limite nell'utilizzo del computer perché credo che parecchi senatori abbiano del materiale riservato sul quale lavorare. Attualmente tale problema mi impedisce di usare il computer come vorrei; certo è che spesso si rinuncia ad elaborare molti documenti sui computer del Senato e magari ci si arrangia in maniera diversa.
In merito a tale questione vorrei ricevere una parola rassicurante anche se – ripeto – osservando dall'esterno come funziona oggi il sistema ritengo di poter avere la certezza che chiunque o quantomeno gli addetti al servizio possano tranquillamente introdursi nei nostri computer.
Vorrei poi soffermarmi sull'ordine del giorno n. 5 del senatore Moro il quale, con la presentazione dei suoi ordini del giorno, è diventato famoso e protagonista delle ultime agenzie di stampa.
Tali ordini del giorno mi sembrano di buon senso perché volti a rendere più vivibile questo luogo che anche lei, signor Presidente – mi consenta – contribuisce a rendere odioso con il continuo ricorso alle sedute notturne, le quali francamente, almeno per quanto mi riguarda, sono assolutamente defatiganti. Mi perdoni, signor Presidente, se glielo dico, ma la mia è una posizione nota, esternata più volte in diverse sedi. Se così deve essere, quantomeno si renda più vivibile questo luogo. Creiamo una sorta di dopolavoro senatoriale che credo non sarebbe male.
Ricordo che i deputati, che sono molto più giovani di noi e quindi teoricamente dovrebbero avere assai più energie ed essere molto più in salute, dispongono di una sauna, di un locale dove poter andare a fare una doccia, di servizi che noi senatori invece non abbiamo. Io credo che oggi poter disporre di un locale anche piccolo, ma minimamente attrezzato, dove poter scaricare attraverso un po' di attività fisica la tensione psicologica che si accumula non sia più un optional, né un qualcosa a cui guardare in maniera ironica, ma sia invece una necessità.
D'altro canto, i vostri padri – forse non i miei – dissero: «mens sana in corpore sano»: ma qui sul corpore sano proprio non ci siamo, vuoi per gli acciacchi della vecchiaia, vuoi per l'attività che facciamo, perché l'attività politica sicuramente non è di quelle che garantiscono la salute. Se ci fosse un luogo dove poter fare un minimo di esercizio fisico ne guadagnerebbero le nostre pance, le nostre guance cascanti, ne guadagnerebbe insomma il nostro aspetto fisico.
Si tratta, quindi, di un ordine del giorno che sto cercando di sdrammatizzare, ma che ritengo assolutamente fondamentale, anche alla luce di una filosofia che ormai nel 2000 contraddistingue le donne e gli uomini, quella cioè di poter mantenere anche un certo vigore nel corpo, e l'unico modo per farlo è l'esercizio fisico.
Qui in Senato, francamente, siamo veramente ben lontani da ciò. Ripeto, c'è un precedente – che se non è la palestra, è quanto meno un locale doccia, un locale dove si può fare una sauna – che alla Camera dei deputati esiste da moltissimi anni, mentre noi qui non abbiamo proprio niente: abbiamo il salone dei barbieri, che può essere anche un luogo di ritrovo, ma oltre a quello non c'è proprio nulla. Abbiamo la Biblioteca, richiamata dal senatore Masullo: devo dire con grande rincrescimento che io la frequento poco, ma le poche volte che ci vado non trovo mai nessuno e non credo di aver incontrato, quelle poche volte, nemmeno il senatore Masullo. Questo è un peccato, perché sappiamo tutti che la Biblioteca del Senato è molto bella, sappiamo tutti che ha un grande valore.
Diamoci però anche qualcosa di più, realizzando ciò che il senatore Moro ha cercato di sintetizzare in questi ordini del giorno, che mi pare le agenzie di stampa abbiano accolto in maniera magari un po' ironica e che invece secondo me contengono indicazioni serie perché quanto meno tentano un approccio verso il nostro lavoro – che certe volte è veramente faticoso, soprattutto dal punto di vista psicologico – un po' più gioioso, un po' più sorridente verso la vita.
In conclusione, auspico che tutti gli ordini del giorno presentati, che fra l'altro non comportano un onere pesantissimo per il Senato, possano essere accolti. (Applausi dal Gruppo LFNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gubert il quale, nel corso del suo intervento, illustrerà anche l'ordine del giorno n. 10. 

Il senatore Gubert ha facoltà di parlare. 

GUBERT. Signor Presidente, molto brevemente do atto, come molti colleghi che mi hanno preceduto, dei progressi che si sono compiuti in questa legislatura e della qualità del lavoro svolto dal personale del Senato, quindi non posso che ringraziare coloro che hanno provveduto in tale direzione. 

Ho sentito il senatore Micele vantare una maggiore speditezza nelle procedure decisionali. Signor Presidente, da parte mia devo rilevare, al contrario, come i tempi regolamentari per la discussione di un provvedimento siano riservati alle leggi per cui non servono, mentre per quanto riguarda i disegni di legge importanti, per i quali sarebbero necessari, sono previsti sempre tempi ristrettissimi. Questo denuncia una malattia: quanto meno, c'è un problema da affrontare, se cioè non valga la pena di sfoltire in qualche misura il tipo di provvedimenti che arriva in Aula. In proposito concordo con qualcuno che ha suggerito il ricorso all'esame in sede deliberante. C'è stato poi un eccesso nell'uso della delega.
Non concordo sul fatto che si riconosca un eccessivo ruolo ai Gruppi parlamentari: i Gruppi sono strutture che servono a potenziare il ruolo dei parlamentari e non, viceversa, il parlamentare deve essere lo strumento per affermare la potenza o la volontà di un Gruppo. Credo che tale riferimento vada mantenuto.
Concluse queste valutazioni generali, vorrei illustrare un brevissimo ordine del giorno che ho presentato, con il quale si sollecita la dotazione di una scheda fax, che pare sia riservata a pochi. Sinceramente, credo che si possano dotare tutti i computer degli uffici, come già quelli portatili, di questa scheda fax.
Se questo ordine del giorno verrà accolto, spero abbia una sorte migliore di quello accolto lo scorso anno, nel quale chiedevo una dotazione di cancelleria con libertà di scegliere il materiale, ma continuo a trovarmi con delle cartelle inutili con stampato «Senato della Repubblica», che non servono a contenere niente.
Aggiungo la mia firma, se il senatore Moro lo consente, all'ordine del giorno n. 2, in quanto più volte ho sollevato il problema degli orari. Credo che un'ora in più a disposizione sarebbe molto utile per poter lavorare. Forse voi direte: meno lavori, meglio è per noi! Ma comunque io mi trovo in difficoltà a dover abbandonare il Senato alle ore 23, quando invece sarei produttivo.
Restano due problemi aperti. Il primo è riferito all'ordine del giorno n. 11, che ho sottoscritto. Raccomanderei di mantenere il rapporto fiduciario del personale dei Gruppi, perché se creiamo una struttura tale per cui il dipendente è autonomo e garantito stabilmente, a prescindere dal rapporto fiduciario, ci carichiamo semplicemente di personale di cui poi non sappiamo cosa fare. Invece è utile una riorganizzazione complessiva e spero che i senatori Questori accettino l'impegno indicato in quell'ordine del giorno.
Infine, vi è un problema di cui altri colleghi non hanno parlato, ma ho notato che in alcune Nazioni europee si provvede in qualche modo in tal senso. È possibile che non si possa pensare ad una struttura residenziale temporanea per i senatori e per i deputati senza dover incrementare le rendite fondiarie dei proprietari di tutti questi tuguri che ci sono nel centro storico di Roma? A mio avviso, forse un pensierino in questa direzione si dovrebbe fare. Non ho presentato un ordine del giorno in proposito perché so che il problema non si risolve in questo modo, ma lo voglio porre alla vostra attenzione.
Preannuncio il voto favorevole ai due documenti presentati. 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tirelli. Ne ha facoltà.
TIRELLI. Signor Presidente, vorrei fare due osservazioni, una delle quali è all'origine di un ordine del giorno che abbiamo presentato in questa sede. 

La prima riguarda l'informatica. Dobbiamo riconoscere che c'è stato un deciso salto di qualità nell'informatica fissa – mi riferisco ai calcolatori presenti nei nostri uffici – con la dotazione di un software che (al di là della scheda di cui si è parlato, che non credo comporti un grosso costo) appare ampiamente sufficiente per permetterci di svolgere velocemente il nostro lavoro ed essere informati in tempi molto rapidi. Ma se è vero che c'è stato questo salto di qualità, non altrettanto è stato fatto per quanto riguarda i nostri calcolatori portatili che ormai – com'è stato rilevato dal senatore Piredda – sono di sicuro antidiluviani e non ci permettono un utilizzo rapido. Vedo che di fatto vengono impiegati poco, stante la difficoltà di adoperarli anche con i nuovi mezzi e con i nuovi collegamenti veloci disponibili sulle reti.
L'altra osservazione, che riguarda l'informazione, deriva da un rilievo che è stato fatto da alcuni cittadini, i quali non si lamentano, ma fanno presente che se è facile seguire i lavori della Camera dei deputati semplicemente attraverso l'utilizzo di una parabola e di un ricevitore digitale, così non accade per i lavori del Senato. Per questo motivo, vengono seguiti con mezzi tradizionali quando ci sono dei collegamenti attraverso le radio che trasmettono i lavori dell'Aula.
Non riesco a quantificare né le difficoltà né i costi connessi all'installazione di questo sistema di trasmissione. Mi è stato fatto rilevare che forse il numero degli utenti non giustificherebbe tale spesa, però, signor Presidente, noi dobbiamo guardare un po' più avanti. Considerata la velocità dell'evoluzione di questi mezzi di comunicazione, se non nell'anno 2001 di sicuro nel 2002 o nel 2003 questi mezzi verranno utilizzati da molti cittadini e sarebbe opportuno che questi ultimi potessero seguire anche i lavori di quest'Aula che, dal punto di vista della valenza, di sicuro non è inferiore alla Camera dei deputati.
Ho fatto queste osservazioni perché l'informazione e l'informatizzazione sono ormai assolutamente necessarie. Mi ha fatto piacere ascoltare il senatore Masullo nel suo appassionato intervento in difesa di un mondo più tradizionale a cui bisogna senz'altro prestare attenzione. Mi ha fatto piacere rivivere in un certo senso l'atmosfera dei banchi del liceo con quelle citazioni da «Pian dei Giullari» che a noi anziani fanno ricordare tempi in cui eravamo più giovani.
I ritmi però ormai sono cambiati, senatore Masullo – purtroppo, o per fortuna –, per quanto riguarda la velocità dell'informazione, e le biblioteche sono diventate multimediali. Anche nelle biblioteche dei più piccoli comuni si tende ormai a mettere da parte il libro e ad utilizzare dei mezzi che mettono l'informazione più velocemente a disposizione di più utenti.
Se da un lato sono d'accordo nel mantenere una biblioteca di tipo tradizionale – il senatore Masullo ha evocato atmosfere alla Umberto Eco tipiche di un famigerato e famoso romanzo da lui scritto – e nel mantenere effettivamente una testimonianza con il passato e un filo diretto con qualcosa che ci deve essere sempre di supporto per migliorare, è anche evidente che non dobbiamo perdere il contatto con il mondo giovanile perché, lo si voglia o no, saranno loro – i giovani di oggi – quelli con cui dovremo avere un continuo contatto, saranno loro coloro ai quali lasceremo il testimone. 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Napoli Roberto, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno nn. 12 e 13. Ne ha facoltà.
NAPOLI Roberto. Signor Presidente, per una volta condivido le richieste presentate dal senatore Tirelli. Credo che poter seguire grazie all'antenna parabolica le sedute della Camera e non quelle del Senato non possa che darci un certo dispiacere. Pertanto, mi auguro che questa opportunità possa al più presto essere garantita anche per il Senato. 

Abbiamo presentato due ordini del giorno firmati non solo dai Capigruppo di maggioranza ma anche da quelli dell'opposizione.
Nell'ordine del giorno n. 12 si pone un problema, richiamato anche da altri colleghi, relativo all'adeguamento dei contributi in favore dei Gruppi parlamentari. Ovviamente presentiamo una proposta modulare nel senso di sollecitare il Consiglio di Presidenza del Senato a ragionare su quella che è stata ed è l'attività che viene richiesta ai Gruppi: un'attività di consulenza, dell'ufficio studi, dell'ufficio legislativo e dell'ufficio economico. Indubbiamente sono aumentati i compiti che ci sono propri e a cui dobbiamo far fronte. Pertanto, ci sembra una sollecitazione giusta.
Con l'ordine del giorno n. 13 si pone un problema che parte da una vicenda attinente ai rapporti tra Gruppi parlamentari e rispettivi dipendenti. Riteniamo giusto aver sottoposto all'attenzione dell'Aula l'estensione di una norma di copertura assicurativa, peraltro già esistente per tutti i rischi connessi all'attività del parlamentare, anche a favore di chi, Presidente di un Gruppo, si trovi di fronte a vertenze di natura giudiziaria sul piano interno di un rapporto di lavoro. Chiediamo che venga garantito perlomeno ciò che noi in modo chiaro richiamiamo nell'ordine del giorno.
Pertanto, chiedo che l'Aula si esprima con un voto favorevole su entrambi gli ordini del giorno. 

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta. 

Ha facoltà di parlare il relatore, che invito anche a pronunziarsi sugli ordini del giorno presentati. 

COVIELLO, relatore. Signor Presidente, rinuncio alla mia replica. 

Intervengo solo per esprimere un apprezzamento rispetto all'unitaria posizione espressa da tutti i Gruppi che hanno voluto sottolineare il salto di qualità che ha fatto l'organizzazione del Senato.
I Gruppi hanno voluto dare atto ai signori Questori, al Consiglio di Presidenza, al Segretario generale e a tutti i dipendenti che questo è un punto di convergenza importante e non solo perché si è a fine legislatura. Eliminando tutte le polemiche che si registrano sempre su tali questioni, si è potuto riscontrare un punto di convergenza, il che ci fa essere soddisfatti per l'andamento del dibattito e per l'unitaria valutazione positiva del vostro lavoro.
Circa gli ordini del giorno, mi rimetto al parere dei Questori per quanto riguarda l'ordine del giorno n. 1, anche perché mi sembra che il questore Forcieri ci dovesse dare delle informazioni al riguardo.
Ritengo poi di dover sollecitare l'accettazione dell'ordine del giorno n. 2 e pertanto esprimo parere favorevole.
Mi rimetto ai senatori Questori per quanto riguarda gli ordini del giorni nn. 3 e 4; per quest'ultimo suggerisco comunque di modificare la formulazione «interdire l'accesso al ristorante ai deputati» con la seguente: «limitare l'accesso al ristorante ai deputati».
Lo svolgimento di attività sportive, di cui all'ordine del giorno n. 5, è, signor Presidente, un'aspirazione di noi giovani senatori. Sollecito pertanto l'approvazione di quest'ordine del giorno ed esprimo parere favorevole allo stesso. Credo sia necessario mantenere valide le nostre forze. Valutiamo quindi se nell'ambito delle dotazioni di spazi si può pensare anche a questo aspetto.
Esprimo inoltre parere favorevole all'ordine del giorno n. 6.
Esprimo invece parere contrario all'ordine del giorno n. 7 del collega Moro, perché ritengo che esista ancora uno stile che dobbiamo conservare. Per quanto riguarda l'estetica di noi parlamentari mi sento un po' conservatore.
Circa l'ordine del giorno n. 8, in materia di asili nido, mi rimetto ai senatori Questori.
Esprimo poi parere favorevole all'ordine del giorno n. 9, avendo però concordato con il senatore Elia alcune correzioni allo stesso. Nell'introduzione, proponiamo di non fare riferimento ad un «messaggio» ai Presidenti dei Gruppi parlamentari, bensì ad una «comunicazione». Per quanto riguarda poi la parte dispositiva, proponiamo di fare esclusivamente riferimento all'impegno di rivedere entro la fine della legislatura il sistema dei contributi ai Gruppi, dando certezza della corresponsione degli stessi da parte del Senato, eliminando quindi tutte le altre questioni indicate che possono creare più problemi per i Gruppi di quanti ne possano risolvere.
Esprimo parere favorevole all'ordine del giorno n. 10, presentato dal senatore Gubert.
Esprimo inoltre parere favorevole all'ordine del giorno n. 11, anche perché essendo firmato da tutti i Capigruppo registra una convergenza generale.
Esprimo parere favorevole anche agli ordini del giorno n. 12 e 13, illustrati dal senatore Napoli Roberto e firmati dai Presidenti di tutti i Gruppi; in particolare c'è bisogno di questa copertura assicurativa per i Gruppi essendosi riscontrati dei problemi.
Esprimo infine parere favorevole, ma solo previa verifica da parte dei senatori Questori, all'ordine del giorno n. 14. Chiedo cioè ai senatori Questori di studiare la fattibilità della richiesta del Gruppo Lega Nord in merito alla trasmissione televisiva mediante sistema digitale delle attività del Senato. Occorre cioè approntare uno studio per valutare la realizzabilità di tale progetto, verificandone anche gli aspetti finanziari. 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Questore Forcieri.
FORCIERI, senatore Questore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al termine di questo intenso e appassionato dibattito credo di poter esprimere soddisfazione per il contenuto dello stesso, per i contributi venuti dai colleghi senatori e per le parole di apprezzamento del lavoro fatto. 

Vorrei esprimere la mia soddisfazione anche per un altro motivo: questa discussione del bilancio interno di Palazzo Madama, come hanno già ricordato nei loro interventi altri colleghi che fanno parte del Consiglio di Presidenza, coincide con il giorno nel quale il Consiglio di Presidenza stesso ha approvato la riforma dell'Amministrazione del Senato.
Vorrei sottolineare questo aspetto perché a mio giudizio si tratta di un avvenimento di grande importanza, che corona lo sforzo portato avanti in questi anni da parte del Consiglio di Presidenza, del Collegio dei senatori Questori e della rappresentanza sindacale per fare dell'Amministrazione del Senato un'amministrazione più moderna, più efficiente, più al passo con i tempi e, in alcuni casi, già predisposta ad affrontare gli impegni e le sfide del futuro.
Vorrei ribadire tale aspetto, perché questa riforma giunge dopo circa trent'anni dall'ultima che ha caratterizzato l'attuale assetto dell'Amministrazione. Ho motivo di ritenere che rappresenterà una svolta notevole nella vita dell'Amministrazione stessa.
È una riforma che investe una serie di aspetti e l'Amministrazione nel suo complesso. Entrerà in vigore il 1º gennaio 2001 e naturalmente avrà una graduale applicazione, ma già gli aspetti che sono stati finora definiti credo siano tali da delineare profondi mutamenti nell'Amministrazione.
Innanzitutto, è stata superata un'organizzazione di tipo orizzontale e ne è stata introdotta una che possiamo definire di moderna gerarchia, con un moderno rapporto gerarchico che accresce le responsabilità di coloro che sono chiamati a dirigere i vari settori dell'Amministrazione. Si va dal Segretario generale, che rimane il capo dell'Amministrazione, ai vice segretari generali che dirigeranno le tre aree in cui l'Amministrazione stessa verrà divisa (l'area del settore legislativo, l'area del settore amministrativo e l'area degli affari esterni, ossia della proiezione esterna dell'Amministrazione, cui viene dato notevole impulso), ai direttori dei servizi, che avranno compiti di direzione dei servizi stessi, per calarsi in un sistema di moderna gerarchia – come ho già detto – che responsabilizza molto chi viene chiamato a ricoprire funzioni specifiche.
È una riforma che cambia completamente anche il modo di progressione di carriera e in parte anche gli stessi assetti retributivi dell'Amministrazione. Per quest'ultimo aspetto, viene superato il meccanismo dell'adeguamento automatico, che finora ha contraddistinto la progressione economica dei dipendenti dell'Amministrazione, sostituito da un sistema che prevede il recupero dell'inflazione registratasi nel Paese e un sistema di incentivi distribuiti sulla base di valutazioni e di selezioni annuali effettuate per tutto il personale dipendente. Allo stesso modo, le progressioni di carriera non saranno più automatiche, come è avvenuto fino ad oggi, ma si baseranno anch'esse su un sistema di valutazione annuale.
Si è completato poi un aspetto della riforma che era stato introdotto con la riforma delle pensioni. Come i colleghi ricordano, quando è stato riformato il sistema pensionistico dei dipendenti dell'Amministrazione si è teso ad eliminare quelle possibilità di accesso precoce al sistema pensionistico che caratterizzavano in qualche modo la situazione prima della riforma. Si è teso cioè a favorire il prolungamento della permanenza dei dipendenti nell'Amministrazione.
Con la riforma oggi approvata si consolida tale aspetto e si rafforza questo obiettivo. Infatti, non vi saranno più soltanto due gradi nelle carriere dei dipendenti e dei funzionari dell'Amministrazione, che in sostanza si esauriscono al ventitreesimo o al ventiseiesimo anno a seconda delle carriere stesse e delle situazioni, come tuttora avviene. La carriera avrà una progressione distinta in tre fasi e raggiungerà il suo apice al trentaseiesimo anno, con un forte incentivo alla permanenza nell'Amministrazione.
Si sono anche individuate forme di progressione di carriera «pulite» da tutta una serie di fattori che finora vi hanno inciso, come gli anni figurativi con riferimento alla laurea, al servizio militare, ad esperienze lavorative precedenti, con agevolazioni ed accelerazioni di carriera. Le prossime forme di progressione di carriera saranno pulite, uguali per tutti e si svolgeranno in un arco di tempo di trentasei anni di servizio effettivo. Credo siano caratteristiche che in qualche modo cambieranno la vita, l'attività e il modo di funzionare dell'Amministrazione.
In particolare vorrei sottolineare la creazione di nuovi servizi e uffici, come l'Ufficio degli affari generali e legali, che attualmente non esiste, e l'Ufficio stampa. In relazione a quest'ultimo, capisco le osservazioni che faceva il senatore Tabladini allorché ci chiedeva di fornire giustificazioni per l'istituzione di detto ufficio, ma non credo che la questione si debba porre in questi termini. Non si tratta di dare giustificazioni, ma di un'esigenza reale per un'Amministrazione come la nostra, che si è dotata di un Ufficio stampa, di cui abbiamo già anticipato l'entrata in funzione con un'ipotesi di selezione di personale a contratto e quindi non ancora pienamente inserito nel personale dipendente dell'amministrazione.
Altre novità riguardano l'Ufficio organizzazione, attualmente inesistente, l'Ufficio strategie dell'informatica, l'Ufficio per la valutazione dell'azione amministrativa (come ricordava il senatore Coviello nella sua pregevole relazione, di cui desidero ancora ringraziarlo), l'Ufficio per l'analisi dell'impatto degli atti in itinere, l'Osservatorio sull'attuazione degli atti normativi, l'Ufficio ricerche sulle questioni regionali e delle autonomie locali, l'Ufficio ricerche sulla legislazione comparata, l'Ufficio per l'informazione e l'aggiornamento professionale, anch'esso inesistente, l'Ufficio per le relazioni sindacali e quello per le relazioni interparlamentari e per le delegazioni parlamentari, l'Ufficio per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro, l'Ufficio dei presìdi sanitari, l'Ufficio relazioni esterne e Internet. Su quest'ultimo ci saranno a breve delle novità. Esso rappresenterà uno degli elementi di punta del Senato per aumentare la sua proiezione esterna e le sue capacità di interrelazione con il mondo esterno.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno n. 14, con cui si chiede di installare un sistema di trasmissione satellitare, a seguito di valutazioni sia economiche che di risultato, abbiamo appurato che non è di alcun interesse una proiezione di lavori parlamentari così come si svolgono, senza nessun tipo di elaborazione giornalistica e di comunicazione.
Inoltre, abbiamo constatato che il costo notevole per installare tale sistema non corrisponde ai risultati che esso produce. Al riguardo, le stesse valutazioni della Camera dei deputati non sono distanti da quelle che sto svolgendo. Comunque, stiamo approfondendo la questione e stiamo studiando anche la possibilità di un collegamento diretto attraverso i siti web e i sistemi informatici, generalmente più apprezzati. È in esame l'ipotesi, attraverso convenzioni, di selezionare e rendere più interessante e attraente questo tipo di comunicazione.
È stato istituito anche l'Ufficio dell'archivio storico, di cui abbiamo già anticipato la costituzione; nell'ambito della riorganizzazione dell'Ufficio studi, di cui è previsto il potenziamento, verrà istituita un'unità operativa che diventerà lo sportello di tutti i parlamentari per l'accesso alle informazioni e documentazioni che l'Ufficio studi dovrà essere sempre più in grado di fornire.
La riforma non prevede solo nuovi compiti, funzioni e responsabilità del personale, ma anche più adeguati sistemi di indennità e maggiori oneri per l'Amministrazione oltre a riconoscimenti, anche economici, nei confronti del personale stesso.
Si tratta di una riforma che prevede che di fronte a maggiori responsabilità vi sia la possibilità di ottenere maggiori riconoscimenti. Il successo di questa riforma passa attraverso la responsabilità di tutti coloro che avranno funzioni dirigenti ed è giusto che le responsabilità siano adeguatamente compensate. Ecco perché abbiamo previsto l'introduzione di un'indennità per chi svolge particolari funzioni.
Per quanto riguarda la riforma, credo quindi di poter dire che la soddisfazione deriva dal fatto che siamo riusciti a portare a termine un lavoro iniziato nel 1997: prima con l'individuazione, la mappatura e l'analisi della situazione esistente svolta in collaborazione con una società di consulenza esterna, poi con lo sforzo di elaborazione e di confronto con le organizzazioni sindacali, fino ad arrivare all'accordo della scorsa settimana e all'approvazione odierna da parte del Consiglio di Presidenza.
Non c'è stata, comunque, solo la riforma dell'Amministrazione. Nella relazione sono contenuti gli elementi di una sorta di consuntivo dell'attività dei Questori e del Consiglio di Presidenza in questi anni. Mi fa piacere che sia stato apprezzato da molti il rifacimento ed il potenziamento del sistema informativo: infatti, non ci siamo occupati soltanto della riforma dell'Amministrazione, ma abbiamo posto grande attenzione alle condizioni di lavoro dei singoli senatori, agli strumenti a loro disposizione, agli spazi e cosi via. Non credo che siamo riusciti a rispondere a tutte le esigenze. In particolare, per quanto riguarda gli spazi, vi sono ancora situazioni non soddisfacenti; credo però che le valutazioni vadano fatte tenendo conto della situazione di partenza e di quella di arrivo. Se pensiamo al 1996, possiamo rilevare che vi è stato un ampliamento notevole degli spazi a disposizione dei senatori. Tuttavia, essi non sono ancora sufficienti. Ecco perché non credo che in Senato esista oggi la possibilità di dedicare spazi ad attività fisiche e ginniche, ad asili nido o ad altre attività. Capisco le motivazioni alla base delle richieste e anche lo spirito con cui le stesse vengono avanzate, ma non credo che in questa fase ne sia possibile l'accoglimento. Vorrei avanzare un suggerimento: visto tutto questo slancio verso l'attività fisica per abbattere la pancetta e le guance cadenti (come ha detto il senatore Castelli), cominciamo ad usare meno gli ascensori e a fare di più le scale. (Applausi della senatrice Mazzuca Poggiolini). Poi, potremo venire incontro a queste esigenze. Tuttavia, al di là delle battute, prendo atto con soddisfazione dei riconoscimenti e dei notevoli miglioramenti rispetto alle situazioni preesistenti.
Dal senatore Piredda è stata lamentata la vetustà dei computer portatili. Gli stessi sono in dotazione dei senatori da tre anni, e quel modello allora era all'avanguardia. Adesso è superato, ma era stato previsto un leasing, un noleggio di queste attrezzature per tre anni. Il prossimo anno, quindi, si dovrà pensare alla loro sostituzione. Voglio solo ricordare al collega che ha sollevato questo problema che ciò che oggi le più grandi aziende stanno facendo e pubblicizzando noi lo abbiamo già realizzato tre anni fa, quando abbiamo messo i senatori in condizioni di collegarsi tramite computer, con una semplice connessione telefonica, da qualsiasi posto d'Italia, d'Europa, o del mondo, con il Senato, con le banche dati, con le agenzie di stampa, insomma di usufruire di quegli stessi servizi di cui avrebbe goduto in ufficio.
Vorrei anticipare qui un progetto su cui stiamo lavorando e che verrà inserito probabilmente nel bilancio 2001, cioè la firma elettronica e la certificazione attraverso sistemi informatici, in modo tale da consentire al senatore non soltanto di collegarsi e acquisire elementi e documentazioni da qualsiasi posto si trovi, ma anche di agire, di presentare documenti, emendamenti, disegni di legge con una certificazione elettronica personale. Penso che il sistema potrebbe entrare in funzione a titolo sperimentale nei primi mesi del prossimo anno.
Per quanto riguarda le questioni sollevate, mi limiterò a rispondere agli aspetti critici prendendo atto con soddisfazione dei giudizi positivi che sono stati espressi. Vorrei informare il senatore Castelli che è già possibile in Senato utilizzare nel Servizio documentazione e stampa una stampante a colori in grado di rispondere alle esigenze e che proprio oggi è stato definito, per l'uso di questo strumento da parte dei senatori e dei Gruppi, un disciplinare che verrà comunicato quanto prima.
Sono d'accordo su alcune questioni trattate negli ordini del giorno presentati, ad esempio quella sollevata dal senatore Gubert con riferimento alla scheda-fax e alla cancelleria: vedremo di liberalizzare anche in questo ambito, benché, senatore Gubert (mi consenta la battuta), lei voglia la cancelleria libera e la residenza coatta. Liberalizziamo entrambe, diamo la possibilità a ciascun senatore di poter scegliere il modo e le sedi di residenza a Roma secondo le proprie caratteristiche, necessità e aspettative.
Ringrazio il Presidente del Senato per il contributo e il sostegno che ha sempre dato all'attività dei senatori Questori. Lo dico in modo non formale ma convinto: anche il processo di riforma, con tutte le difficoltà incontrate nei rapporti con le organizzazioni sindacali e le resistenze che ci sono state, poi superate positivamente dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni stesse, è potuto andare avanti proprio grazie all'appoggio convinto, serio e costante del Presidente del Senato, al quale anche a nome degli altri colleghi devo un sincero ringraziamento.
Un ringraziamento va al Segretario generale per il contributo e l'attività di sostegno che ha sempre fornito e un ringraziamento ai dipendenti dell'Amministrazione per l'impegno dimostrato. Ci sono stati momenti di tensione, anche duri, anche difficili, ma credo che alla fine ci si sia compresi, si sia capito che gli sforzi che volevamo fare per introdurre miglioramenti nell'Amministrazione non partivano da valutazioni negative, critiche, demolitrici delle capacità e delle potenzialità dell'Amministrazione, ma erano diretti proprio a poterci consentire di sfruttare al meglio le potenzialità che ci sono e che sono veramente notevoli.
In modo particolare, vorrei ringraziare i colleghi senatori per il sostegno e la fiducia che hanno sempre dimostrato per la nostra attività, fiducia e sostegno che – mi sento di poterlo dire con assoluta tranquillità d'animo – in ogni momento abbiamo cercato di meritarci. Quello che mi auguro e che voglio sperare è di esserci riusciti. (Applausi)

PRESIDENTE. Senatore Forcieri, la invito ora a pronunziarsi sugli ordini del giorno presentati.
FORCIERI, senatore Questore. Signor Presidente, riteniamo di non poter accogliere l'ordine del giorno n. 1, avendo già precisato che i redditi di cui parla il senatore Moro sono assimilati a quelli da lavoro dipendente, mentre l'indennità che noi corrispondiamo non rientra in tale tipologia; essa infatti grava esclusivamente sui redditi da lavoro dipendente di cui all'articolo 46, comma 1, del richiamato testo unico. 

L'interpretazione secondo cui non si deve assoggettare a ritenuta detta indennità è stata confermata da una risposta che la Ragioneria generale dello Stato ha dato a un quesito da noi avanzato nel febbraio 1998, nonché dalla circolare n. 29 del 27 maggio 1998, emanata dall'INPDAP. Ribadisco, pertanto, che l'ordine del giorno n. 1 non può essere accolto.
La richiesta di orario oggetto dell'ordine del giorno n. 2 è da considerarsi, in qualche modo, superata, in quanto già ora, nei giorni in cui vi è seduta, è prevista un'apertura dei Palazzi sino alle ore 23, con la disposizione che la chiusura sia procrastinata oltre tale orario anche quando un solo parlamentare sia presente in ufficio. Ne consegue che in presenza di un'esigenza reale nessuno chiude il portone e caccia i senatori che stanno lavorando.
Non mi convince invece la chiusura totale dei Palazzi il sabato. Attualmente restano aperti mezza giornata e credo sia giusto continuare a seguire questo orario. Quindi, invito il senatore Moro a ritirare l'ordine del giorno n. 2, considerando in qualche modo già attuato quanto da lui richiesto.
Non è invece assolutamente accettabile la proposta di permettere agli ospiti di accedere al ristorante riservato ai senatori, in quanto si tratterebbe di una scelta non gestibile. Esprimiamo, dunque, parere contrario sull'ordine del giorno n. 3.
Per quanto concerne l'interdizione dell'accesso al ristorante ai deputati, rilevo innanzitutto una certa contraddizione tra l'ordine del giorno n. 4 e quello precedentemente esaminato, anche se si tratta di una contraddizione concettuale... 

MORO. No!
FORCIERI, senatore Questore. ... anche se si fa riferimento ad orari diversi. Ma non dico questo. Impedire l'accesso al ristorante ai deputati creerebbe comunque un'enorme difficoltà, dal momento che esiste un principio di reciprocità con i senatori, i quali, anche se magari non ne usufruiscono, possono comunque tranquillamente accedere in qualsiasi