SENATO DELLA REPUBBLICA
XIII LEGISLATURA
968ª SEDUTA PUBBLICA
MARTEDÌ 5 Dicembre 2000
Presidenza del vice presidente FISICHELLA,
indi del presidente MANCINO
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente FISICHELLA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 20,31).
Si dia lettura del processo verbale.
SERENA, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta notturna del 15 novembre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è
approvato.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Agnelli, Agostini, Angius,
Barbieri, Bernasconi, Besso Cordero, Bo, Bobbio, Borroni, Brutti, Camo,
Capaldi, Carella, D'Alessandro Prisco, De Luca Athos, De Martino Francesco,
D'Urso, Duva, Fumagalli Carulli, Giovanelli, Lauria Michele, Leone, Loreto,
Manconi, Ossicini, Passigli, Piloni, Rocchi, Smuraglia, Taviani, Zilio.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cioni, Contestabile,
De Carolis, Diana Lino, Dolazza, Lauricella, Martelli, Migone, Pinggera,
Provera, Rigo, Rizzi, Robol, Squarcialupi e Turini, per attività
dell'Assemblea dell'Unione dell'Europa Occidentale; Bedin, Lo Curzio, Magnalbò,
Manzella, Mignone e Mungari, per visita ufficiale nella Repubblica federale
jugoslava; Besostri, per attività dell'Assemblea parlamentare del
Consiglio d'Europa; Castellani Carla, De Anna, Di Orio e Monteleone, per
attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema
sanitario; Maritati, per partecipare al IV Seminario sulle politiche dell'immigrazione
dell'Unione europea; Bortolotto, per partecipare al dibattito parlamentare
internazionale a Kyiv, sulla chiusura della centrale nucleare di Chernobyl;
Tomassini, per partecipare al Forum interparlamentare europeo sulla popolazione
e sullo sviluppo.
Disegni di legge, richiesta di nuova deliberazione
da parte del Presidente della Repubblica
PRESIDENTE. Colleghi, il Presidente della Repubblica ha inviato la
seguente lettera, che reca la data del 2 dicembre 2000: «Signori
parlamentari, mi è stata sottoposta per la promulgazione la legge
recante: "Norme in materia di organizzazione e di personale del settore
sanitario".
L'articolo 6, comma 2, della legge, nel testo risultante dalle modifiche
apportate nel corso dell'iter parlamentare, prevede che gli accordi
collettivi nazionali relativi al personale del comparto della sanità
ed al personale sanitario a rapporto convenzionale, siano resi esecutivi
con decreto del Presidente della Repubblica, entro il termine di trenta
giorni dalla sottoscrizione, previo espletamento delle procedure di cui
all'articolo 51 del decreto legislativo n. 29 del 1993 e successive modificazioni.
La disposizione in questione sembra porsi in contrasto con il processo
di privatizzazione del rapporto di pubblico impiego, portato avanti dal
legislatore nel corso degli ultimi anni.
Il percorso ebbe inizio con la legge 29 marzo 1983, n. 93 (legge quadro
sul pubblico impiego), con la quale fu stabilito che l'organizzazione del
lavoro e il rapporto di lavoro pubblico dovessero essere disciplinati in
base ad accordi stipulati, per ciascun comparto di contrattazione collettiva,
dalle delegazioni di parte pubblica con le organizzazioni sindacali.
Gli accordi erano quindi recepiti e resi esecutivi, entro sessanta
giorni dalla loro sottoscrizione, con decreto del Presidente della Repubblica.
La predetta normativa, che aveva costituito la prima cesura nei confronti
del vecchio ordinamento di natura pubblicistica, regolato in toto
dalla legge, è stata poi superata dalla riforma strutturale della
pubblica amministrazione, avvenuta con il decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, che, tra gli elementi fondamentali del nuovo modulo organizzativo,
ha previsto l'applicazione delle norme del diritto civile al comparto del
pubblico impiego. Seguì, per logica conseguenza, l'attribuzione
alla competenza del giudice ordinario del relativo contenzioso.
Pertanto, il procedimento di contrattazione collettiva, in applicazione
dell'articolo 51 del decreto legislativo n. 29, si svolge tutto, fino alla
sua conclusione con la firma delle parti contraenti, in una cornice completamente
privatistica, che esclude interventi di organi dello Stato.
L'articolo 6, comma 2, della legge inviatami per la promulgazione,
viceversa, vincolando l'esecutività dei contratti collettivi del
personale dipendente del Servizio sanitario nazionale all'emanazione di
un decreto del Presidente della Repubblica, produce, da un lato, un arresto
del processo di privatizzazione assurto ormai quasi al rango di principio
generale dell'ordinamento e, dall'altro, si presta ad un rilievo di legittimità
costituzionale, poiché crea una situazione di disparità nei
confronti dei dipendenti pubblici inseriti negli altri comparti di contrattazione,
che continuano ad essere soggetti alla disciplina di diritto privato.
Aggiungo che la norma in esame tiene completamente celata la sua propria
ratio, in quanto è stata introdotta nel testo della legge
per via di un emendamento di iniziativa parlamentare, messo ai voti ed
approvato senza alcuna illustrazione, in assenza di dichiarazioni di voto
e in mancanza di prese di posizione del Governo.
Ritengo che sia necessario fare chiarezza sul punto rilevato e procedere
ad una più approfondita riflessione sulla portata della disposizione
del secondo comma dell'articolo 6 della legge, anche sotto il profilo della
sua compatibilità con il principio di uguaglianza stabilito dalla
Costituzione.
Per i motivi esposti, ritengo necessario richiedere alle Camere, in
base all'articolo 74, primo comma, della Costituzione, una nuova deliberazione
sulla legge in materia di organizzazione e di personale del settore sanitario».
f.to Carlo Azeglio CIAMPI
controfirmato Giuliano AMATO
Detto messaggio (Doc. I, n. 4) sarà stampato, distribuito
e trasmesso alle Commissioni competenti.
Il predetto disegno di legge (già atto Senato n. 4732), ai sensi
dell'articolo 136, comma 1, del Regolamento, dovrà iniziare il proprio
iter alla Camera dei Deputati.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
e assegnazione
PRESIDENTE. Il Presidente della Camera dei deputati ha trasmesso il
seguente disegno di legge:
C.7431. «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge
12 ottobre 2000, n. 279, recante interventi urgenti per le aree a rischio
idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonchè
a favore delle zone della regione Calabria danneggiate dalle calamità
idrogeologiche di settembre ed ottobre 2000» (4835-B) (Approvato
dal Senato della Repubblica e modificato dalla Camera dei deputati).
Detto disegno di legge è stato deferito, in sede referente,
alla 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali),
previ pareri della 1ª, della 5ª e della 6ª Commissione.
Le Commissioni sono autorizzate fin d'ora a convocarsi, onde consentire
all'Assemblea di esaminare il decreto nella giornata di domani, salvo le
diverse determinazioni che saranno assunte dalla Conferenza dei Capigruppo
convocata domani stesso alle ore 9,30.
L'ordine del giorno delle sedute di domani è pertanto integrato
con l'esame del predetto decreto.
Ulteriori comunicazioni della Presidenza saranno pubblicate nell'allegato
B al Resoconto della seduta odierna
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere
effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso
previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 20,42).
Discussione congiunta e approvazione dei documenti:
( Doc. VIII, n. 9) Rendiconto delle entrate e delle spese
del Senato per l'anno finanziario 1998
( Doc. VIII, n. 10) Progetto di bilancio interno del Senato
per l'anno finanziario 2000
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei Documenti
VIII, n. 9, e VIII, n. 10.
La relazione è stata già stampata e distribuita.
Il relatore, senatore Coviello, ha chiesto di parlare per integrare
la relazione scritta. Ne ha facoltà.
COVIELLO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, senatori
Questori, il bilancio in discussione riguarda l'ultimo esercizio finanziario
della legislatura in corso. Il dibattito, dunque, ci da l'occasione, al
di là delle analisi sulle poste finanziarie, per dare uno sguardo
ai risultati del lavoro svolto nella gestione e nella modernizzazione dell'amministrazione
del Senato. Essa è stata voluta e legata alla più complessa
azione di riforma delle strutture finanziarie e burocratiche dello Stato
intrapresa dai Governi di centro-sinistra.
Orbene, onorevoli senatori, è a tutti ben noto che negli ultimi
anni si è prodotto un profondo mutamento dello scenario economico
con il completamento del difficile percorso di risanamento finanziario
e con l'adesione del nostro Paese all'Unione monetaria europea. In questo
periodo sono state fatte significative riforme, e quelle che ci hanno impegnato
di più sono la definizione del nuovo assetto della pubblica amministrazione,
la semplificazione del decentramento di funzioni amministrative e la nuova
disciplina sulla regolamentazione dei mercati. Queste stesse norme hanno
sollecitato il Senato a darsi un nuovo ruolo, maggiormente centrato sulle
funzioni di indirizzo e di controllo, da associare anche al mutamento dello
scenario politico-istituzionale che va sempre più in senso maggioritario
e bipolare.
In quest'ultima fase stiamo completando importanti riforme: il federalismo,
il progetto di revisione delle istituzioni dell'Unione europea e la nuova
disciplina dell'organizzazione del Governo. Questi assetti saranno tutti
attivi all'inizio della prossima legislatura e potranno determinare come
ben hanno evidenziato i Presidenti delle Commissioni nell'apposita riunione
convocata per l'esame preventivo del bilancio del Senato l'esistenza
di un'ulteriore riflessione sulle caratteristiche del sistema istituzionale
del Paese.
Il quadro normativo in evoluzione porta il collegamento sulle prospettive
dell'amministrazione del Senato e l'adeguamento delle sue strutture per
raccogliere le sfide poste dai mutamenti che si annunciano. È stato
intrapreso nel corso della XIII legislatura come hanno ben scritto gli
onorevoli senatori questori un cospicuo sforzo di cambiamento che ha
riguardato tanto gli assetti organizzativi, quanto le procedure amministrative.
L'azione di rinnovamento è stata finalizzata al miglioramento dell'Amministrazione
e pertanto già si colloca su livelli di eccellenza grazie proprio
all'attività e all'attenta gestione fatta in questi anni. Tra i
punti più significativi del nuovo assetto, approvato dal Consiglio
di Presidenza nel novembre 1999, in relazione al quale è stato poi
conferito ai senatori Questori il mandato di predisporre le necessarie
normative di attuazione, voglio evidenziare alcuni aspetti specifici. In
primo luogo, l'individuazione delle aree funzionali, affidate ciascuna
alla responsabilità di un vice segretario generale; il rafforzamento
dei livelli dirigenziali e l'introduzione di elementi di moderna gerarchia
basata sui rapporti di direzione; l'adozione di meccanismi di incentivazione
al personale congiuntamente alla prevista separazione della progressione
economico-giuridica degli incarichi. Si tratta, dunque, di un ambizioso
progetto di riforma con chiare linee ispiratrici, condivisibile questa
è la mia opinione proprio perché finalizzato alla valorizzazione
delle funzioni di indirizzo e di controllo attraverso il rafforzamento
delle strutture, all'attività di monitoraggio, di verifica e di
valutazione dei risultati.
Consentitemi un solo riferimento più specifico, signor Presidente,
onorevoli colleghi: l'organigramma approvato dal Consiglio di Presidenza
ha giustamente riconosciuto l'autonomia dell'attività di documentazione,
che farà capo al Servizio studi, mantenendo l'attività nell'ambito
dell'area parlamentare proprio per valorizzarne il ruolo.
La mia opinione, già abbozzata lo scorso anno in occasione dell'approvazione
del bilancio del Senato, è che la specificità dei servizi
di documentazione meriti di essere salvaguardata e reimpostata, anche mediante
il reclutamento di personale idoneo e il potenziamento delle strutture
specializzate nell'analisi dei profili riguardanti i riflessi finanziari,
l'impatto comunitario, la fattibilità amministrativa delle iniziative
legislative, così come dovrebbero essere potenziate le sinergie
e il raccordo funzionale con le strutture dell'altro ramo del Parlamento.
A titolo di esempio, quale prima sperimentazione utile, voglio solo
ricordare... (Brusìo in Aula).
PRESIDENTE. Colleghi, vogliamo consentire al relatore di integrare la
sua relazione scritta?
Prosegua pure, senatore Coviello.
COVIELLO, relatore. Voglio solo ricordare, come primo esempio
positivo, l'iniziativa intrapresa per unificare la registrazione dei fondi
speciali da parte delle due Commissioni bilancio che si sono avvalse, appunto,
dei più moderni sistemi informatici.
In questo senso, auspico anche il potenziamento del personale assegnato
ai servizi di documentazione, soprattutto quello della carriera di concetto.
In particolare, la costituzione di un nucleo di documentaristi incaricati
dell'analisi degli effetti finanziari dei provvedimenti dovrebbe, quindi,
consentire la formazione di specifiche professionalità capaci di
un elevato livello di specializzazione nei singoli settori di spesa e di
entrata.
Apprezzo poi l'idea, pure contenuta nella relazione dei senatori questori,
di una maggiore apertura dell'Amministrazione al contesto internazionale:
questa è necessaria per il processo di integrazione europea e per
l'accresciuto ruolo politico del nostro Paese. Questa esigenza, dunque,
dovrebbe essere soddisfatta prevedendo, ad esempio, forme di collaborazione
con gli altri organismi, quali le istituzioni europee e le istituzioni
internazionali.
Perciò valuto positivamente l'espletamento di concorsi per nuove
assunzioni. Si è superato il lungo blocco del turn over che,
certo, ha consentito di tenere sotto controllo la spesa complessiva per
il personale (in tal senso, abbiamo apprezzato, negli anni passati, l'indicazione
provenuta dall'Ufficio di Presidenza), ma ha penalizzato le prospettive
di crescita qualitativa dell'Amministrazione.
Questa esperienza ci indica la necessità di garantire la continuità
nell'indizione dei concorsi, per consentire all'Amministrazione di disporre
di fasce di dipendenti omogenee, equilibratamente distribuite per anzianità.
Vanno anche perseguite, in parallelo, le nuove forme di utilizzo flessibile
del personale, come viene precisato nella relazione dei senatori Questori,
per garantire l'uso più efficiente delle risorse. Infine, ritengo
che l'interscambiabilità del personale non debba compromettere un'adeguata
specializzazione nel lavoro dei dipendenti.
A questo punto, mi sembra utile avanzare qualche osservazione sulla
nuova articolazione organizzativa dell'Amministrazione, approvata dal Consiglio
di Presidenza, per offrire, a chi ha il compito di attuarla in via sistematica,
la possibilità di recuperare ciò che qui ci diciamo e di
renderlo compatibile con il progetto che si sta attuando.
Presidenza del presidente MANCINO
(Segue COVIELLO, relatore). La nuova organizzazione prevede
l'istituzione, nell'ambito del Servizio qualità della legge, del
nuovo Ufficio osservatorio sull'attuazione delle leggi, in risposta all'esigenza
di costituire un supporto tecnico per il miglioramento qualitativo del
sistema di produzione legislativa. Si è resa possibile, quindi,
l'attività di monitoraggio sugli effetti e la valutazione dell'efficacia
dei provvedimenti legislativi approvati dal Parlamento.
In passato, questa esperienza è stata effettuata, in via sperimentale,
con l'affidamento ad una società esterna di consulenze e di monitoraggio
sugli effetti della cosiddetta legge Tremonti. L'incarico, tuttavia, è
stato episodico e, pertanto, si è fermato a un lavoro che, se proseguito,
avrebbe dato un'utile indicazione al legislatore del Senato. (Brusìo
in Aula).
PRESIDENTE. La Commissione bilancio lavora incessantemente, consentite
allora al Presidente di alleggerire la fatica!
COVIELLO, relatore. L'attenzione a tali profili rappresenta
senza dubbio un elemento da valutare positivamente, ma occorre riflettere
sull'opportunità in futuro di un coinvolgimento delle Commissioni
conferente maggiore rilievo alla selezione dei temi ritenuti di particolare
interesse e alla valutazione dei risultati degli approfondimenti svolti.
Dovrebbe essere utile dunque tener conto dell'esperienza in tal senso
del Parlamento francese, che ha istituito l'Ufficio parlamentare di valutazione
delle politiche pubbliche, composto da delegazioni di entrambi i rami del
Parlamento, al quale viene affidata la decisione sulla realizzazione di
studi per la valutazione dell'impatto delle politiche pubbliche.
Nell'ambito dell'attuazione del progetto di riforma, è utile
anche tener conto della recente normativa che ha disposto per tutta la
pubblica amministrazione il riordino ed il potenziamento dei meccanismi
e degli strumenti di monitoraggio e di valutazione dei costi, dei risultati
e dei rendimenti delle attività svolte. L'applicazione di questo
principio è estremamente importante nella nostra istituzione se
si considera l'elevato grado di autonomia di cui godono le Amministrazioni
parlamentari ed è pienamente condivisibile il fatto che nella nuova
articolazione amministrativa del Senato si preveda l'istituzione di un
nuovo Ufficio valutazione dell'azione amministrativa posto proprio alle
dirette dipendenze del Segretario generale.
Un'attenzione sempre più particolare è stata data in
passato al dibattito sull'organizzazione logistica degli spazi del Senato
e questo è avvenuto anche nell'incontro avuto con i Presidenti delle
Commissioni per esaminare in via preventiva il bilancio di previsione.
È senz'altro condivisibile la strategia portata avanti volta
ad acquisire nuovi spazi e a riorganizzare le aree di lavoro dei senatori
e dei Gruppi. Signor Presidente, onorevoli senatori, a questo punto devo
osservare che, dato l'imminente termine della legislatura, si potrà
solo razionalizzare l'utilizzo degli spazi ancora disponibili, anche per
individuare la definitiva soluzione delle situazioni logistiche non ancora
soddisfatte, così come è emerso nella riunione dei Presidenti
delle Commissioni.
Signor Presidente, mi rivolgo a lei e ai senatori Questori,: anche
su sollecitazione di alcuni colleghi Presidenti delle Commissioni, voglio
richiamare l'esigenza di una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro
delle Commissioni stesse, la cui centralità nel sistema di produzione
legislativa mi sembra indiscutibile. Mi riferisco sia all'aspetto logistico
che per alcune Commissioni presenta una indubbia inadeguatezza spaziale
oltre che ambientale (come è stato riferito dal Presidente della
Commissione sanità), sia al potenziamento della qualità dei
servizi di ristoro durante le sedute, ulteriormente peggiorato negli ultimi
tempi.
Resta ancora aperto il problema di un miglioramento generale del servizio
di ristoro dei senatori, che va attentamente valutato anche a seguito dell'affidamento
della gestione ad una società esterna. In particolare, è
opportuno prevedere il miglioramento del servizio per consentire nei giorni
di seduta la consumazione di pasti rapidi per quei senatori e per quel
personale che spesso non hanno il tempo di recarsi a mensa.
A questo punto, signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo prendere
atto con soddisfazione del completamento della sostituzione delle dotazioni
informatiche e di altre apparecchiature che ha colmato la grave carenza
che penalizzava l'operatività degli uffici e dei Gruppi.
Notiamo anche con soddisfazione l'istituzione dell'Ufficio stampa del
Senato, più volte sollecitata ai fini di un migliore rapporto tra
la società civile e la nostra istituzione. Apprezziamo il fatto
che si è pervenuti alla fase operativa del progetto e devo sottolineare
l'ulteriore sviluppo intervenuto anche per corrispondere all'esigenza di
valorizzare l'attività delle Commissioni parlamentari.
Trascuro il riferimento ai conti interni del Senato e ad un'analisi
più completa dei dati del progetto di bilancio per il 2000. Faccio
solo un accenno al successo dell'azione di controllo della spesa, con l'impegno
profuso dai senatori e dall'Ufficio di Presidenza per un uso efficiente
delle risorse, che ha caratterizzato l'intera legislatura. Rinvio alla
relazione scritta l'analisi dei dati, che può risultare utile ai
colleghi.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, queste svelte osservazioni,
frutto di una lettura molto rapida del bilancio del Senato per il concomitante
impegno in Commissione bilancio dell'esame del disegno di legge finanziaria,
cui si è aggiunto l'apporto qualificato, tuttavia preciso e puntuale
dei Presidenti delle Commissioni nell'incontro per l'esame preventivo del
bilancio, mi porta a chiedere all'Assemblea di esprimere un apprezzamento
per il lavoro svolto dall'amministrazione del Senato, innanzitutto al Presidente
del Senato, all'Ufficio di Presidenza, ai senatori Questori, al Segretario
generale e ai suoi collaboratori, ma anche a tutto il personale che ha
lavorato intensamente in questi anni.
Solo per concludere, Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
esprimere un pensiero di sintesi che esprime la mia personale opinione
sull'esperienza condotta in cinque anni come relatore di questi provvedimenti.
L'organizzazione del Senato, in termini sia di servizi collegiali resi
ai senatori che di servizi resi ai singoli senatori e ai Presidenti delle
Commissioni, è certamente più qualificata, più soddisfacente,
più adeguata alle nostre esigenze di quanto fosse all'inizio della
XIII legislatura. Il Senato, signor Presidente, è dunque già
preparato alla riforma che si annuncia per la prossima legislatura. (Applausi
dai Gruppi DS, PPI, FI, AN e del senatore Gubert).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale congiunta.
È iscritto a parlare il senatore Micele. Ne ha facoltà.
MICELE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo dei Democratici
di Sinistra esprime pieno consenso al progetto di bilancio interno del
Senato per l'anno finanziario 2000 e al rendiconto delle entrate e delle
uscite per l'anno finanziario 1998, questa sera all'esame dell'Assemblea,
e rivolge un vivo apprezzamento ed un sentito ringraziamento al collegio
dei senatori Questori e al Consiglio di Presidenza, in primo luogo al Presidente
Mancino, per l'attività, portata avanti con grande impegno, volta
a realizzare un modello politico organizzativo più adeguato alle
strategie e ai compiti vecchi e nuovi imposti al Senato, da un lato, dai
non sempre lineari processi di modernizzazione in atto nel nostro Paese
e, dall'altro, dalla centralità delle istituzioni rappresentative.
Non c'è dubbio, signor Presidente lo sottolineava anche il
senatore Coviello nella sua pregevole relazione che la discussione di
questa sera, anche perché avviene alla fine della legislatura, al
di là dell'esame delle cifre riportate nei due documenti contabili
al nostro esame sulle quali il mio Gruppo esprime una valutazione positiva,
non può non rappresentare l'occasione per una riflessione più
attenta e puntuale sulla vita interna del Senato, sul modo in cui questo
ramo del Parlamento svolge le funzioni che gli derivano dalla Costituzione,
sui tanti risultati positivi raggiunti e sui problemi ancora aperti nel
funzionamento della nostra macchina amministrativa.
Il primo elemento che si rileva molto chiaramente dalla relazione dei
Questori e dai documenti di bilancio alla nostra attenzione è proprio
l'urgenza di mettere il Senato nelle condizioni di svolgere al meglio i
propri compiti anche attraverso una politica di bilancio che sappia coniugare
il perseguimento del contenimento e della qualificazione della spesa con
la necessità di disporre di un'amministrazione sempre più
innovativa e al tempo stesso efficiente e produttiva. Tutta l'attività
di programmazione e di gestione dei senatori Questori appare ispirata a
questo criterio, che noi condividiamo ed apprezziamo.
Di tutto ciò si trova conferma nelle poste di bilancio, che
anche per l'anno 2000 si muovono lungo la linea di equilibrio e di rigore
seguita negli anni precedenti. Anche per il 2000, infatti, si conferma
la tendenza ad un aumento della spesa compatibile con le risorse disponibili,
che non prevede ulteriori interventi della finanza statale, che rispetto
ad essa si mantiene in termini certamente contenuti. Le spese complessive
del Senato subiscono un aumento del 2,35 per cento (nella stessa misura
aumentano le entrate), mantenendosi nel rapporto con il bilancio dello
Stato sui livelli degli anni precedenti (0,069 nel 2000 rispetto allo 0,068
del 1999), così come abbastanza contenuto si dimostra anche l'aumento
che si registra nel rapporto tra le entrate del bilancio dello Stato e
la spesa per l'indennità parlamentare (15,85 per cento nel 2000,
rispetto al 14,88 per cento nel 1999 e al 14,98 per cento nel 1998).
Ma certamente tra i dati più significativi dell'attività
dei Questori vi è l'impegno, che noi consideriamo meritevole di
una particolare sottolineatura, con cui si è perseguito l'obiettivo
della riforma dell'amministrazione; una riforma alla quale si è
lavorato molto e bene nel corso degli ultimi tre anni e che ora, con il
via libera del Consiglio di Presidenza, può finalmente entrare nella
fase attuativa. Quello che emerge dall'attività del Collegio dei
Questori e anche dagli atti in discussione questa sera, su cui noi concordiamo
sia nell'impostazione complessiva sia nei punti strategici, è un
organico progetto di riforma dell'amministrazione basato su un modello
organizzativo in grado di rispondere meglio alle esigenze dei parlamentari
e dei cittadini e di raccogliere e vincere la sfida di dare nuovo slancio
e più forte impulso alle istituzioni rappresentative.
Il mio Gruppo dichiara il proprio appoggio a questo progetto, senza
riserva di sorta; ne condivide le linee ispiratrici e gli obiettivi, ne
sollecita l'attuazione attraverso una programmazione attenta, che definisca
le priorità, la gradualità, le modalità e i tempi
della concreta applicazione. In particolare, riteniamo che la razionalizzazione
dell'articolazione e dell'organizzazione amministrativa, così come
ci viene proposta, con l'individuazione di tre macroaree affidate ciascuna
alla responsabilità di un vice segretario generale, costituisca
l'architrave di tutto il progetto, perché attraverso di essa si
potrà avere un'utilizzazione più efficiente delle risorse,
un più puntuale controllo dell'attuazione delle linee di indirizzo
decise a livello politico, un rafforzamento dei livelli dirigenti.
Tutto ciò avrà anche effetti positivi sul miglioramento
della produzione legislativa. È stato infatti giustamente osservato
che in una realtà come quella attuale, caratterizzata dalla velocità,
dalla tumultuosa mobilità dei fenomeni e degli scenari, il legislatore
non possa pensare di limitarsi a regole fisse, valide una volta per tutte,
ma debba essere pronto a verificarle, a migliorarle, ad adattarle e se
necessario ad eliminarle. Una legislazione obsoleta, incapace di seguire
l'evolversi dei fenomeni che intende regolare, rischia di diventare dannosa.
Anche a questa esigenza fornisce una risposta positiva il progetto
di riforma, il quale, fra i servizi dell'area parlamentare legislativa,
assegna un ruolo di grande importanza al Servizio per la redazione e la
revisione dei testi legislativi, significativamente destinato a divenire,
con la riforma, servizio per la qualità della legge, con l'attribuzione
secondo quanto si legge nella relazione sullo stato dell'amministrazione,
approvata il 13 novembre ultimo scorso delle nuove e rilevantissime funzioni
relative alla fattibilità amministrativa delle leggi e all'osservatorio
sull'attuazione delle leggi stesse. Le funzioni assegnate a questo servizio
sono altamente qualificanti per un'amministrazione parlamentare. Della
validità di esse abbiamo avuto una concreta dimostrazione in occasione
del monitoraggio, effettuato in via sperimentale da una società
esterna, dell'impatto delle misure fiscali agevolative contenute nell'articolo
3 della legge n. 489 del 1994, la cosiddetta legge Tremonti. Giustamente
la relazione dei Questori sottolinea come queste funzioni non possono essere
gestite da soggetti, pubblici o privati, esterni all'amministrazione, che
non dispongono della legittimazione istituzionale, dell'imparzialità
e della peculiare tecnicità in campo legislativo di cui è
complessivamente in possesso la burocrazia del Senato.
Ed è anche nel quadro del progetto di riforma che va valutato,
per le connessioni che certamente vi sono, l'avvio del nuovo sistema informativo,
con il completamento del rifacimento dell'intero sistema informatico e
il piano di adeguamento delle apparecchiature informatiche, che ha portato
ad un rinnovo totale di tutte le stazioni di lavoro installate presso gli
uffici dei senatori, dei Gruppi parlamentari e dell'amministrazione.
I progressi nel campo della comunicazione istituzionale, resi possibili
dalle moderne tecnologie informatiche, ci consentono di disporre su Internet
dei resoconti sommari e stenografici dell'Aula e dei resoconti sommari
delle Commissioni il giorno successivo alla loro pubblicazione e di consultare
in diretta, on line, per ora solo su Intranet i resoconti stenografici
dell'Aula.
A questo processo si affianca l'impulso che è stato dato nel
corso di quest'anno allo sviluppo della comunicazione all'esterno delle
attività istituzionali attraverso il sito web e la costituzione
di un comitato Internet che ha il compito di coordinamento e di raccordo
dei vari uffici del Senato e di una redazione cui è affidato il
compito di progettare e programmare un efficace ammodernamento e arricchimento
del sito e di operare ai fini di una sua corretta gestione.
È stato già evidenziato, con argomentazioni convincenti,
che nel processo di riforma dell'amministrazione del Senato un ruolo essenziale
lo assume la politica del personale e la piena valorizzazione delle risorse
di grande professionalità ed impegno di cui il Senato della Repubblica,
per consolidata tradizione, dispone, risorse che dobbiamo saper motivare
sempre più adeguatamente e stimolare verso nuovi traguardi nella
consapevolezza che nessuna vera riforma può realizzarsi senza il
contributo attivo, senza il protagonismo intelligente di coloro che di
questa riforma saranno poi nello stesso tempo gli attori e i destinatari.
L'ampio consenso che ci risulta si sia realizzato tra il personale
del Senato attorno al progetto di riforma è senza dubbio un segnale
molto incoraggiante in questa direzione. D'altra parte, onorevoli colleghi,
il rafforzamento dei livelli dirigenziali, il superamento del blocco del
turn over, lo svolgimento delle carriere, gli aspetti retributivi,
l'incentivazione delle responsabilità individuali, l'aggiornamento
professionale, la rotazione degli incarichi, possono essere tutti strumenti
da utilizzare efficacemente per la costruzione di un modello organizzativo
del Senato basato sull'ottimizzazione delle risorse nel quale la peculiarità
delle funzioni assegnate al suo corpo burocratico sia innestata su alti
livelli di professionalità e di produttività dello stesso.
Credo che il Senato debba poi rivolgere ai senatori Questori un plauso
per l'attività tesa a migliorare le condizioni di lavoro dei senatori
e dei Gruppi parlamentari e in definitiva a rendere più agevole
ed efficace l'attività parlamentare, sia attraverso una razionale
organizzazione logistica, sia attraverso la messa a disposizione di strumenti
conoscitivi adeguati, sia attraverso l'estensione e il miglioramento dei
servizi offerti.
Un'ultima considerazione, signor Presidente, prima di concludere, riguarda
il modo in cui noi rispondiamo all'esigenza sempre più incalzante
di migliorare i nostri lavori in Aula e nelle Commissioni e di rendere
più veloci ed efficaci le nostre decisioni. La risposta a questo
problema, a nostro avviso, passa necessariamente per una rivisitazione
del nostro Regolamento che, nella disciplina dell'attività dei Gruppi,
dell'attività dell'Assemblea e del lavoro nelle Commissioni, sappia
guardare con maggiore incisività e coerenza alle innovazioni conseguenti
all'adozione di un sistema bipolare, sia pure imperfetto, comunque fondato
sul confronto tra le coalizioni piuttosto che tra i singoli partiti.
Noi riteniamo che il momento attuale, quando la partita che stiamo
giocando volge ormai al termine e la nuova non è ancora iniziata,
possa essere quello più propizio per affrontare questo tema e introdurre
significative modificazioni che, a prescindere dal ruolo di maggioranza
o di opposizione che ciascuna coalizione si troverà a svolgere nella
XIV legislatura, possano mettere questa nostra istituzione nelle condizioni
di svolgere al meglio le sue funzioni.
Le modifiche già apportate al Regolamento sulla riduzione dell'intervallo
di tempo occorrente tra una verifica del numero legale e la successiva
e sulla improcedibilità, se non previo appoggio di 15 richiedenti,
degli emendamenti con parere contrario della 5ª Commissione, ex
articolo 81 della Costituzione, hanno certamente rappresentato un significativo
primo passaggio e hanno apportato sensibili accelerazioni al nostro lavoro.
I dati statistici lo dimostrano chiaramente. Tuttavia, siamo tutti consapevoli
che ciò non basta. Adesso è tempo, questa almeno è
la nostra opinione, di verificare se esistono le condizioni per andare
oltre affrontando in modo più incisivo e determinante i problemi
del numero legale, della fruizione di tempi maggiori da parte delle Commissioni
permanenti, di una maggiore utilizzazione della sede deliberante delle
Commissioni, dello sfoltimento assolutamente indispensabile del numero
eccessivo delle tante Commissioni speciali che si sovrappongono a quelle
permanenti finendo per compromettere seriamente il funzionamento e la qualità
del lavoro di queste ultime. Il Gruppo Democratici di Sinistra dichiara
sin d'ora la sua disponibilità ad affrontare con serenità
e senza preconcetti questi aspetti del nostro Regolamento.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono queste le considerazioni
e le valutazioni che ci portano ad esprimere convinto consenso alle proposte
contenute nei documenti al nostro esame. (Applausi dal Gruppo DS).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lubrano di Ricco.
Ne ha facoltà.
LUBRANO di RICCO. Signor Presidente, senatori Questori, onorevoli colleghi,
la discussione del bilancio rappresenta un momento importante nella vita
delle istituzioni e di questa istituzione in particolare che rappresenta,
insieme all'altro ramo del Parlamento, il cuore della democrazia. È
con questo spirito che noi partecipiamo alla discussione del bilancio,
consapevoli come anche questo momento debba rappresentare per i cittadini
l'affermazione dell'equilibrio della spesa, della correttezza, della trasparenza
e, in primo luogo, del rispetto delle leggi e delle regole.
Pesano su questa istituzione i compiti importanti che deve svolgere
ed anche la consistenza delle sue funzioni, l'articolazione dei suoi uffici,
il numero rilevante di coloro che in questa sede spendono il loro lavoro,
sia di coloro che hanno ricevuto un mandato di rappresentanza sia dei funzionari
e di tutti coloro che ricoprono incarichi amministrativi: una sorta di
città nella città. È giusto che i cittadini guardino
ad essa con rispetto, ma anche con rigore e con legittima aspettativa.
Se per questa istituzione non è previsto un compito di controllo
della Corte dei conti, così come la Costituzione ha voluto, ciò
significa soltanto che essa deve autonomamente offrire le massime garanzie
sul proprio funzionamento e sulla propria vita.
Per questo valutiamo con attenzione il resoconto che i Questori portano
in quest'Aula, a loro grati per tale fatica. Ringraziamo i senatori Questori,
innanzi tutto per il pregevole progetto del bilancio interno che ci hanno
presentato questa sera.
È giusto che il Senato abbia deciso di intraprendere iniziative
di natura anche diversa da quello che è il suo ruolo strettamente
inteso; mi riferisco ad eventi culturali come l'imminente mostra di dipinti
a Palazzo Giustiniani, che può rappresentare un momento positivo
per i cittadini, ai quali abbiamo aperto le porte del Senato e della Camera
per le visite periodiche: esse possono contribuire ad accostare tanti ai
massimi livelli delle istituzioni e della democrazia, un modo anche questo
per combattere quel disamore alla politica, quella voglia di qualunquismo
che troppo spesso affligge il nostro Paese; esperienze da vivere e da coltivare
insieme.
Ma è proprio perché siamo convinti che la nostra istituzione
debba essere sempre capace di lavoro collettivo e di trasparenza, riteniamo
necessaria e utile una maggiore chiarezza su tutti gli aspetti dell'amministrazione;
così, signor Presidente, signori Questori e onorevoli colleghi,
vorrei che ci fossero forniti particolari sull'istituzione di una commissione
interna da parte dell'apparato amministrativo, che, a quanto risulta, si
potrebbe definire «di accertamento» sulle modalità di
concessione di appalti da parte dell'Ufficio tecnico. Vorremmo essere informati
sull'attività di questa Commissione e sui risultati dei suoi lavori,
anche in relazione ad eventuali profili di irregolarità.
Ringrazio infine il senatore Coviello per la sua pregevole relazione,
che ha redatto con la sua ben nota alta competenza. (Applausi del senatore
Coviello).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Piredda. Ne ha facoltà.
PIREDDA. Signor Presidente, siamo alla fine della legislatura e anche
alla fine dell'anno, per cui è difficile discutere con argomentazioni
valide il bilancio preventivo che viene messo in discussione nel mese di
dicembre. Tuttavia, il Centro Cristiano Democratico ritiene di esprimere
il proprio voto favorevole sia al rendiconto delle entrate e delle spese
del Senato per l'anno finanziario 1998 sia al progetto di bilancio interno
del Senato per l'anno finanziario 2000.
Anche il Centro Cristiano Democratico si unisce al plauso che è
venuto da varie parti politiche nei confronti del Presidente, della Presidenza,
del Collegio dei senatori Questori ed anche nei confronti dell'alto livello
dei funzionari del Senato, che consentono ai senatori di lavorare con sufficiente
assistenza e, quindi, anche con una certa tranquillità.
Non faccio osservazioni particolari se non in merito ad un fatto che
mi ha colpito nella lettura della relazione dei senatori Questori. In essa
si sottolinea che sono stati aumentati i servizi informatici, che è
migliorata la possibilità per i singoli senatori, attraverso i personal
computer portatili, di collegarsi direttamente alle agenzie di informazione
ed alle reti Internet ed Intranet. Devo dire che i personal computer
portatili che sono stati messi a disposizione parlo del mio caso sono
un qualcosa di antidiluviano, nel senso che sono assolutamente inefficienti
e non sono assolutamente comparabili agli eguali prodotti esistenti sul
mercato. Nella stessa relazione è anche scritto che è stata
prevista l'installazione di linee telefoniche ISDN presso le sedi dei membri
del Consiglio di Presidenza ed i Presidenti di Commissioni parlamentari.
È a tutti noi noto che le linee telefoniche ISDN sono un fatto di
ordinaria amministrazione. Sono molto importanti perché raddoppiano
la velocità della trasmissione e, quindi, dell'acquisizione dei
dati.
Tornando al discorso sui personal computer portatili, fa meraviglia
che quelli che abbiamo a disposizione hanno ancora il programma Windows
95 e non hanno nemmeno il programma Windows 98. Per chi ha la
minima dimestichezza con tali strumenti sa che, con il programma Windows
95, il collegamento alla rete Internet è abbastanza difficoltoso.
Ho detto questo solo per fare una annotazione su uno dei passaggi della
relazione dei senatori Questori. È evidente, dato il tempo nel quale
discutiamo il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario
2000, che si tratta di una osservazione puramente accademica. In sostanza,
è certamente fuori luogo ipotizzare la dotazione ai senatori di
personal computer di tipo palmare per esempio che consentirebbero
a tutti noi di utilizzare il collegamento con la rete Internet e con tutti
gli altri strumenti, compresi gli archivi di Camera e Senato, anche stando
fisicamente in Aula.
Devo esprimere un apprezzamento per l'Ufficio studi, per il quale ne
chiedo ovviamente anche un potenziamento. Infatti, l'Ufficio studi del
Senato, peraltro eccellente, dovrebbe avere una maggiore capacità
operativa per consentire ai singoli senatori di sviluppare con maggiore
adeguatezza il proprio compito di membri dell'Assemblea legislativa della
Repubblica italiana.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Specchia. Ne ha
facoltà.
SPECCHIA. Signor Presidente, colleghi, non ruberò molto tempo,
ma ritengo doveroso ringraziare, a nome del Gruppo, i senatori Questori
sia per la predisposizione dei documenti al nostro esame sia per il lavoro
svolto in questo anno come nei cinque anni passati.
Colgo anche l'occasione per ringraziare, sempre a nome del Gruppo, l'intera
struttura del Senato, il Segretario Generale, i Vice Segretari, i collaboratori
e tutto il personale. Noi senatori a volte ci lamentiamo perché
vorremmo fare tante cose e vorremmo che tutto il personale del Senato ci
aiutasse nella nostra azione, anche facendo miracoli. Tuttavia dobbiamo
davvero riconoscere e lo affermavamo anche poco fa nel corso della riunione
del Consiglio di Presidenza che il Senato, fatte le debite eccezioni
che esistono ovunque, nella stragrande maggioranza dei casi ha un personale
altamente qualificato, preparato, disponibile e impegnato. Questo ringraziamento
da parte nostra era quindi doveroso.
Come affermavo poc'anzi, quest'anno più che esaminare il bilancio
relativo ad un anno e mi riferisco al documento al nostro esame facciamo
sostanzialmente il consuntivo di ciò che si è verificato
in questi cinque anni.
Ritengo di dover esprimere a nome del Gruppo una valutazione positiva
sul lavoro complessivamente svolto dall'Ufficio di Presidenza, egregiamente
diretto dal presidente Mancino, e dai senatori Questori.
Infatti, proprio quest'anno sono stati portati a compimento o quantomeno
si è avviato un percorso di realizzazione concreta importanti
provvedimenti, a partire dalla riforma dell'amministrazione del Senato,
vexata quaestio che già nelle due legislature precedenti
si è cercato di affrontare pensando, proprio per partire nel modo
giusto, anche all'ausilio di società di consulenza esterne e che
finalmente quest'anno è stata affrontata con un'attività
di consulenza e un lavoro che sta già dando i primi risultati.
Il Consiglio di Presidenza del Senato ha approvato le linee generali
della riforma dell'amministrazione e stasera volevo comunicarlo ai colleghi
si è occupato di questioni riguardanti il personale e la diversa
ristrutturazione dei servizi. Questi ultimi dovranno essere mirati ad una
maggiore funzionalità dell'istituzione Senato con riferimento al
lavoro dei singoli parlamentari e dei Gruppi.
Abbiamo quindi questa importante novità che nei prossimi mesi,
come nei prossimi anni, porterà all'attuazione di parti fondamentali
della riforma e quindi avremo occasione di fare delle verifiche e di apportare,
se necessario, eventuali modifiche.
D'altronde, non possiamo non prendere positivamente atto di un'altra
novità, quella del potenziamento della rete informatica. Io sono
uno di quei senatori pochi che si accostano con difficoltà a
questi strumenti, che ritengo infernali, opere del demonio; mi rendo conto
tuttavia che si tratta di strumenti importantissimi, oggi indispensabili.
Credo che tutti i colleghi siano d'accordo con me nel ritenere che
in questi anni si siano fatti degli importanti passi in avanti. Certo si
chiede di più, anche perché, come si dice, «l'appetito
vien mangiando» ed è giusto che i senatori abbiano strumenti
informatici sempre più moderni, sempre più sofisticati, sia
per il lavoro che svolgono a Roma sia per quello che svolgono nel proprio
collegio.
Devo aggiungere, ovviamente ciò vale per il futuro, che lo sforzo
da parte di tutti (del nuovo Consiglio di Presidenza, dei nuovi senatori
Questori e del Senato nel suo complesso) deve essere volto ad individuare
altri servizi e altri strumenti per i senatori, perché questo è
l'obiettivo che bisogna sempre perseguire. Bisogna cercare di dare al singolo
senatore tutto ciò che è necessario, al di là dei
quattrini che pur servono, affinchè egli assolva nel modo migliore
al proprio mandato.
Pur prendendo atto che passi in avanti si sono fatti, ricordo che ancora
ce ne sono da compiere, partendo, per esempio, da una questione elementare,
come quella degli uffici dei senatori. Rispetto a qualche anno fa la situazione
è oggi certamente migliorata e la stragrande maggioranza dei senatori
ha uffici degni di questo nome, ma vi sono alcuni di noi che si trovano
tuttora in condizioni di disagio. Bisogna dunque lavorare di più
in questa direzione, pur prendendo atto che si è perfezionato il
contratto di acquisto del Palazzo delle Cinque Lune e che si sono creati
e ricavati nuovi uffici e nuovi spazi. Si è così venuti incontro
ad alcune esigenze, ma altre devono ancora trovare una risposta concreta.
Non dobbiamo guardare solo ai senatori, ma anche ai Gruppi. In materia,
se non vado errato, è stato presentato un ordine del giorno, che
verrà poi illustrato dal nostro Capogruppo o da altri senatori;
ma al di là di questo, come parlamentare che ha avuto esperienza
come senatore Questore e oggi come senatore Segretario, mi rendo conto
che oltre a dare più servizi, strumenti, personale e collaboratori
ai singoli senatori, occorre garantire maggiori servizi, strumenti e anche
maggiori risorse finanziarie ai Gruppi. E ciò non per fare un regalino
o per dare un contentino, ma perché ritengo questa una esigenza
vera, se davvero si vuol fare funzionare complessivamente meglio il Senato.
Vi sono poi tante altre questioni delle quali potremmo parlare, alcune
delle quali attengono ad un livello anche diverso, come nel caso della
funzionalità dell'Aula o delle Commissioni (la parte regolamentare
dei nostri lavori). Certamente anche in questa direzione si può
e si deve fare meglio.
Al momento noi riteniamo di rinnovare il nostro apprezzamento per il
lavoro, in particolare, dei senatori Questori e di annunciare sin d'ora
il nostro voto favorevole ai due provvedimenti in esame. (Applausi dal
Gruppo AN e della senatrice Scopelliti).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tabladini. Ne ha
facoltà.
TABLADINI. Signor Presidente, sarò breve perché credo
che altri colleghi del mio Gruppo desiderino intervenire.
Debbo dire che sono abituato ad apprezzare il lavoro degli altri, proprio
perché ritengo che fare le pulci, come si suol dire, sul lavoro
che viene svolto dai colleghi è facile, ingeneroso e spesso indecoroso.
Per cui, mi permetterò di elencare quanto di positivo ritengo sia
stato fatto, mentre sfumerò usiamo questo termine alcuni aspetti
che non ritengo del tutto soddisfacenti.
Ciò che è positivo e mi fa piacere che sia stato citato
anche da altri colleghi è che c'è stata un'informatizzazione
obiettivamente notevole (non lo si può nascondere) di questa Istituzione.
Oggi anche una persona come me, con una ridotta capacità nell'uso
del computer, pure riesce a svolgere il proprio compito di informazione,
e in un decimo del tempo che impiegava prima. È chiaro che il nostro
lavoro si svolge, o si dovrebbe svolgere, prevalentemente sull'informazione
del pregresso; oggi tale informazione avviene con una velocità indiscutibile
e ciò ci permette di compiere un lavoro più proficuo, più
decoroso e maggiormente utile anche nei confronti dei cittadini che rappresentiamo.
Da questo punto di vista non posso che ringraziare i senatori Questori
che hanno promosso questo tipo di lavoro, anche perché per farlo
bisognava avere un certo coraggio.
Queste istituzioni spesso si siedono sul pregresso, sul passato, giudicandolo
anche con una punta di soddisfazione, mentre la tecnologia va avanti e
bisogna avere il coraggio di inseguirla, di rincorrerla e addirittura,
a volte, di essere i primi. I senatori Questori hanno capito che c'era
un salto generazionale da fare in questa Istituzione e lo hanno fatto,
con tutti i limiti purtroppo insiti in questa situazione, ivi compreso
il dover cambiare la testa di oltre 320 persone che sono abituate, per
l'età che hanno (anche se non voglio offendere nessuno), a consultare
la rubrichetta, a seguire l'ordine alfabetico, insomma sono abituate a
lavorare con sistemi che obiettivamente sono propri di situazioni che oserei
definire di ordine storico.
Quindi, rivolgo un ringraziamento ai senatori Questori e naturalmente
a chi ha collaborato con loro perché si addivenisse a questa nuova
situazione.
C'è stato poi un lavoro dei senatori Questori e anche di un
vice Presidente non privo di difficoltà nel muoversi attraverso
le varie sigle sindacali esistenti all'interno di questa Istituzione. Non
sono un esperto sindacalista, però ho masticato un po' di sindacalismo
e qualcosa riesco a capire e a comprendere: riconosco che ci sono tipi
di attività così differenti, lavori talmente diversificati,
da richiedere sindacati che rappresentino singole categorie, però
obiettivamente il numero di tali rappresentanze mi sembra un po' troppo
elevato.
Ovviamente, ciò fa sì che, all'atto della sottoscrizione
di un contratto e dell'esame di qualsivoglia proposta che potrebbe anche
andar bene a tutti o che potrebbe riscontrare un atteggiamento positivo
da parte di tutti, si verifichi invece un'obiettiva difficoltà.
Ciò nonostante, pur non condividendo l'impianto dell'ultimo
contratto, oggi nella sede adeguata ho volutamente taciuto, estraniandomi
ma ascoltando perché si tratta comunque di lavoro e non è
nelle mie intenzioni contestare il lavoro degli altri che deve essere in
ogni caso rispettato.
In occasione di alcuni concorsi indetti quest'anno per l'assunzione
di nuovo personale, vi sono state delle polemiche sollevate soprattutto
dal sottoscritto circa i titoli richiesti e, in particolare, la votazione
di laurea conseguita per l'accesso ad una determinata carriera.
Si tratta, comunque, di polemiche sopite e, per quanto ho prima anticipato,
questa sera mi soffermerò soltanto sugli aspetti positivi sorvolando
su quelli negativi, giacchè, pur restando ferma la mia opinione,
non voglio riaccendere alcuna polemica.
Vi è poi il problema irrisolto del personale dei Gruppi, in
parte oggetto della famosa delibera e in altra parte no; si tratta di persone
che svolgono esattamente gli stessi compiti ma che presentano caratteristiche
completamente diverse: alcune sono protette altre no!
Mi viene in mente un filmato che ho visto recentemente (ogni tanto
anche la televisione italiana riesce a trasmettere qualche programma utile)
sull'America di oggi e, in particolare, su due persone che lavoravano fianco
a fianco svolgendo la medesima attività, ma di cui l'una poteva
permettersi il lusso di ammalarsi mentre l'altra non poteva farlo. Sono
contrario al garantismo peloso ma anche alle discriminazioni altrettanto
pelose. E poiché ritengo che la salute sia uno dei nostri beni primari,
sono dell'avviso che fatti del genere non dovrebbero verificarsi negli
Stati Uniti.
Chiedo pertanto che in questo ambito, che è diverso, si faccia
tutto il possibile per risolvere l'annosa questione del cosiddetto personale
dei Gruppi, sia di quello indicato in delibera sia di quello che non lo
è. Non intendo con ciò chiedere che tutti siano oggetto della
delibera; a mio avviso è il concetto stesso di delibera che deve
sparire.
Qualcuno potrebbe sostenere che vi è un appiattimento verso
il basso anziché verso l'alto. Io invece invito a studiare un meccanismo
che garantisca alla pari il personale indicato nella delibera e quello
nella stessa non contemplato, individuando una soluzione utile a entrambi
i gruppi, perché si tratta di una suddivisione che sinceramente
non mi piace.
Vi è poi un ultimo punto che non mi vede assolutamente d'accordo.
È dall'anno di cui si sta ora discutendo che si parla dell'assunzione
di tre giornalisti: tasto un po' particolare perché un giornalista
è un giornalista e dovrebbe esserlo fino in fondo, così come
uno storico dovrebbe essere effettivamente uno storico (senza con ciò
sollevare polemiche) e, in quanto tale, dovrebbe prima documentarsi su
tutti gli atti pregressi e poi esprimere una valutazione, senza inventare
la storia seduta stante, perché in questo caso farebbe narrativa
che è cosa ben diversa.
Ciò che mi lascia perplesso è la banalità della
scusa con la quale si vuole giustificare l'assunzione di tre giornalisti
all'interno del Senato. Signori miei, per dare visibilità al Senato
non c'è bisogno di giornalisti: è necessario che il Senato
non rappresenti lo studio notarile del Parlamento italiano. Il giorno in
cui in questo ramo del Parlamento non saranno più inviati provvedimenti
blindati ma si potrà discutere di disegni di legge in merito ai
quali i senatori, di maggioranza e di opposizione, siano in grado di far
approvare alcuni dei propri emendamenti con il conseguente rinvio alla
Camera dei provvedimenti stessi, allora forse si darà visibilità
al Senato, senza che si renda necessario assumere dei giornalisti.
Per carità, non sono certo tre giornalisti che possono creare
problemi nel bilancio interno del Senato, ma obiettivamente la ragione
che voi presentate per giustificare la loro assunzione proprio non regge.
Datecene un'altra, che può esistere ma non può essere quella
che ci avete fornito perché è una giustificazione che lascia
assolutamente perplessi.
Come avete potuto notare ho sorvolato su alcuni aspetti relativamente
ai quali avrei voluto svolgere un approfondimento più incisivo che
non ho fatto. In particolare, mi riserverò di intervenire in merito
agli accordi sindacali nel momento in cui questi saranno stati siglati
da tutti, cioè allorquando il contratto sarà effettivamente
tale.
Non posso che ringraziare i senatori Questori e l'intero Ufficio di
Presidenza che si è prestato per consentire un sicuro salto di qualità
nel settore tecnologico di questa struttura intendo sottolinearlo anche
dall'opposizione che se fosse rimasta indietro difficilmente sarebbe
riuscita a recuperare lo svantaggio. I senatori Questori hanno, per così
dire, preso per i capelli all'ultimo momento una situazione che altrimenti
si sarebbe incancrenita.
Noi siamo un partito di opposizione ma non possiamo mantenere un tale
atteggiamento quando vengono realizzati obiettivi di reale utilità.
Sono state poste sul piatto di un'ipotetica bilancia le virtù delle
persone e in particolare quelle del Servizio studi del Senato, citato anche
da altri colleghi, che si avvale di soggetti veramente preparati, la cui
validità anch'io ho avuto modo di sperimentare. Dovrebbe essere
svolta una sorta di propaganda in favore di questo Ufficio affinché
i senatori se ne servano perché rappresenta un settore di effettiva
utilità.
Dopo questa «sviolinata», concludo il mio intervento ringraziando
quanti all'interno dell'Ufficio di Presidenza si sono prestati per realizzare
questo cambio di qualità della nostra Istituzione. (Applausi
dal Gruppo LFNP e del senatore Bettamio).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Novi. Ne ha facoltà.
NOVI. Signor Presidente, non possiamo non esprimere il nostro apprezzamento
per il lavoro dei colleghi Questori e non possiamo non prendere atto che
comunque nell'amministrazione del Senato, nella vita interna di questa
Istituzione, si è registrato nella XIII legislatura un forte passo
in avanti. Si è avviato, infatti, quel processo di modernizzazione
degli uffici dell'Amministrazione che sostanzialmente era richiesto un
po' da tutti i Gruppi. Il nostro pertanto non può essere che un
apprezzamento ed un sostegno al lavoro dei colleghi Questori e al progetto
di bilancio per l'anno 2000; ci rendiamo conto dell'opportunità
di un approccio bipartisan e quindi non possiamo non esprimere questo
tipo di orientamento.
C'è stato senza dubbio, come già dicevo, un processo di
modernizzazione nella vita del Senato; questo processo lo abbiamo registrato,
e vogliamo sottolinearlo, soprattutto per quanto riguarda le nuove forme
di utilizzo flessibile del personale. La flessibilità, in questo
caso, è stata coniugata con la specializzazione e l'intercambiabilità
ed il risultato di questo tipo di gestione degli uffici, del personale,
delle altissime competenze come tutti noi abbiamo potuto constatare nel
corso di questi anni è positivo in quanto tale acquisita flessibilità
non ha compromesso un'adeguata specializzazione nel lavoro. Questo è
un dato molto importante, perché sta a significare che i processi
di modernizzazione e di flessibilità in realtà hanno migliorato
la qualità di produzione dei servizi dell'Amministrazione nel suo
complesso, senza farle perdere nello stesso tempo quella che era una specificità
di altissima professionalità e specializzazione.
Abbiamo inoltre preso atto con soddisfazione di un potenziamento delle
risorse umane assegnate ai servizi di documentazione, come pure di un altro
dato positivo, quello del superamento del lungo blocco del turnover,
che ha contribuito senza dubbio a tenere sotto controllo la spesa complessiva
ma rischiava ad un certo punto questo va riconosciuto di limitare la
crescita della qualità nella produzione dei servizi.
Portiamo avanti anche un'esigenza: quella di far sì che l'acquisizione
di nuove professionalità, di nuovo personale, sia gestita, per quanto
riguarda il lavoro di documentazione, in modo da migliorare la possibilità
di lavoro dei singoli senatori.
In genere, per quanto riguarda l'amministrazione interna del Senato,
anche in passato si è lamentata una eccessiva gestione verticistica
degli uffici, dei servizi e della gestione del personale. Anche in questo
campo abbiamo avuto, nel corso di questa legislatura, un'accorta e prudente
modernizzazione delle gerarchie interne del Senato. Perché accorta
e prudente? Perché se è giusto che la tradizione in settori
così delicati dell'amministrazione si coniughi con la mobilità
e con il cambiamento, la tradizione è tuttavia garanzia di professionalità,
così come lo è la selezione, necessaria, dovuta, essenziale.
Le semplificazioni sul decentramento delle funzioni sono anch'esse
da apprezzare. In realtà, i mutamenti intervenuti nelle funzioni
di indirizzo e di controllo, che vanno anche collegati al mutamento dello
scenario complessivo del sistema politico italiano, il quale ormai si avvia
a diventare un sistema comunque bipolare, sono anch'essi necessari per
far sì che l'Amministrazione risponda a queste nuove esigenze.
Signor Presidente, per quanto riguarda il Senato, abbiamo un problema,
quello della limitata capacità di comunicazione dei livelli di produzione
legislativa di questa Camera e dell'impatto che essi hanno sulla vita economica
e sociale del Paese. L'istituzione dell'Ufficio stampa probabilmente arriva
con un po' di ritardo, tuttavia esso, signor Presidente (anche in questo
caso mi rivolgo ai colleghi senatori Questori), deve essere concepito come
una capacità nostra di promuovere comunicazione e di coinvolgere
l'interesse del sistema mediatico sul nostro lavoro.
La riforma dell'Amministrazione, dopo il via libera del Consiglio di
Presidenza, sta entrando nella fase attuativa. Questa riforma era attesa
ed era necessaria; l'abbiamo avviata, ora dobbiamo portarla a termine.
L'attuale legislatura ormai va esaurendosi e spero questo è un
augurio che faccio a tutti i presenti che gli amici senatori Questori
(coloro che verranno a sostituirli oppure gli amici senatori Questori che
continueranno a svolgere questa funzione e questo lavoro) possano completare
l'opera intrapresa. (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Masullo. Ne ha facoltà.
MASULLO. Signor Presidente, senatori Questori, colleghi, ho deciso
di prendere la parola sicuro che ciò di cui mi occuperò non
susciterà il sorriso in un collegio così severo e autorevole
come il Senato della Repubblica, dato che credo che alla severità
e all'autorevolezza dei senatori corrisponda l'elevatezza della cultura.
Il mio intervento riguarda precisamente un servizio del Senato che tra
altri servizi pur essi coinvolti nelle funzioni della cultura lo è
in modo potremmo dire specifico. Parlo della biblioteca, della cui commissione
di vigilanza sono presidente ed è per questo motivo che ritengo
appropriato, in questa occasione, prendere la parola.
Innanzitutto, vorrei sottolineare alla Presidenza, ai senatori Questori
e ai colleghi come la biblioteca, della quale tutti certamente non negano
l'importanza, sia tuttavia sostanzialmente poco presa in considerazione,
laddove la sua è una funzione non soltanto attualmente importante,
ma carica di grandi potenzialità di sviluppo; di sviluppo proprio
nella direzione delle funzioni istituzionali della politica.
Debbo dire che l'attenta sollecitudine del Presidente del Senato e
la sensibilità operante del Segretario generale, nonché la
sensibilità dei senatori Questori, hanno spesso soccorso la vita
della biblioteca in alcuni suoi momenti di particolare difficoltà.
Debbo altresì dire che la vita della biblioteca in questa legislatura
ha avuto un risveglio di fervore notevole: basti pensare al numero delle
presenze nella biblioteca che non sono solo quelle dei senatori, ma anche
quelle dei funzionari del Senato e del pubblico esterno, che ho ritenuto
dovesse essere incoraggiato nell'utilizzazione di una biblioteca così
preziosa come quella del Senato.
Notevole è stato l'incremento delle acquisizioni delle opere
monografiche, così come si è stimolato il deposito delle
opere che secondo legge debbono essere donate alla biblioteca.
È stato riorganizzato il funzionamento attraverso l'informatizzazione;
è stato movimentato l'intero processo di introduzione e sistemazione
dei libri; si è giunti all'organizzazione di veri e propri piccoli
testi monografici su determinati argomenti di interesse legislativo e,
soprattutto, è stato potenziato un settore in cui la nostra biblioteca
è particolarmente apprezzata, vale a dire il settore della storia
locale e della storia del diritto italiano.
Vi sono poi alcuni momenti particolarmente rilevanti, accanto all'ordinaria
amministrazione della vita quotidiana della biblioteca; ne ricordo in particolare
due: l'organizzazione nel 1999 di un seminario ad altissimo livello sui
progetti e dibattiti di riforme costituzionali, dallo Statuto albertino
fino alla nascita della Repubblica e, recentissima, l'acquisizione del
fondo Vassalli, di proprietà dell'illustre giurista Filippo Vassalli,
padre di Giuliano Vassalli, e donato dalla generosità di quest'ultimo.
Del dono di questo fondo è stata fatta di recente una solenne presentazione
nella sala Zuccari.
Signor Presidente, senatori Questori e colleghi tutti, credo che la
biblioteca del Senato si trovi in questo momento in una particolare e singolare
congiuntura articolata su tre punti di forza.
In primo luogo, come si sa, è in preparazione il trasferimento
della biblioteca nel nuovo grande palazzo una volta glorioso palazzo
del Ministero della pubblica istruzione nella piazza della Minerva, oggi
completamente restaurato con una spesa che incide sul bilancio dello Stato
per circa 100 miliardi, palazzo che nel ricevere la biblioteca dovrà
consentire una completa ristrutturazione della sua organizzazione, dei
suoi servizi, del suo rapporto con la biblioteca della Camera, dell'apertura
alla fruizione pubblica.
A questo proposito, se un'unica notazione mi è consentito fare
sul bilancio del Senato, non si notano poste stabilite per preparare questo
processo che certamente non sarà senza oneri di notevole carico
sulle finanze del Senato.
Il secondo aspetto, che rappresenta uno dei vertici di questo triangolo
congiunturale che sto delineando, è costituito dalla riforma dell'amministrazione
del Senato di cui pure qui si è parlato e su cui non mi soffermerò.
C'è poi un terzo punto costituito dall'attuale processo di trasformazione
del rapporto tra politica, amministrazione e tecnica. In fondo, sempre
più si va diffondendo nei grandi Paesi del mondo occidentale la
consapevolezza che non è più possibile un processo di elaborazione
politica, in particolare legislativa, senza che si instauri un rapporto
nuovo tra il soggetto legislativo, l'amministrazione e la tecnica dell'informazione.
Da una parte, il corpo legislativo e l'amministrazione non possono
più rappresentare due elementi separati, ognuno tendente, tutto
sommato, a strappare qualcosa all'altro, né, d'altronde, si possono
appiattire l'uno sull'altro; debbono, viceversa, riuscire a trovare una
modalità di rapporto circolare, in cui ognuno progressivamente intensifichi
la produttività della propria particolare mansione nel momento stesso
e attraverso il rapporto con l'altro soggetto.
Ma questo rapporto tra soggetto politico e amministrazione può
andare a regime in modo innovativo e proficuo se il sistema dell'informazione
diventa centrale, divenendo il punto di connessione fra il momento della
soggettività politica e quello dell'organizzazione amministrativa.
In altri termini, spesso pensiamo all'informazione come ad una tecnica.
Certamente credo che nessun soggetto politico possa mai illudersi di deferire
alla tecnica le decisioni che esso deve avere la capacità di assumere;
si deve però sottolineare che nessun soggetto politico è
oggi in grado di prendere decisioni responsabili senza il supporto della
tecnica.
Questo naturalmente ci porta ad individuare un nuovo tipo di rapporto
tra soggetto politico-legislativo, soggetto amministrativo-burocratico
e tecnica dell'informazione. Se pensiamo, signor Presidente, alla dotazione
di documenti e di testi per il lavoro quotidiano delle nostre Commissioni,
spesso abbastanza limitata, se pensiamo alla dispersione delle riflessioni
e delle analisi tra uffici studi di Ministeri e delle varie istanze istituzionali,
Gabinetti dei Ministri e così di seguito, ci rendiamo conto di una
paradossale situazione: nel momento in cui sembra che si moltiplichino
i centri dell'informazione vengono meno le connessioni necessarie a rendere
efficace sul piano produttivo questa molteplicità di centri e, dall'altro
lato, il singolo parlamentare si trova, signor Presidente, sempre allo
scoperto, privo di punti di riferimento precisi. Quante volte nelle Commissioni
si sta per definire una determinata norma e si pensa ad una determinata
legge che non si ricorda o che non si riesce a rintracciare perché
non è disponibile il testo!
La riorganizzazione del lavoro di un'assemblea legislativa di tipo
veramente nuovo è la riorganizzazione di queste tre grandi funzioni:
la funzione politico-legislativa, la funzione amministrativa e la funzione
tecnico-informativa.
Signor Presidente, quando parliamo della tecnica informativa non dobbiamo
mai dimenticare che essa non si può ridurre alla tecnica informatica;
questo è un equivoco nel quale cadono molti neofiti della modernità.
In sostanza, la pura e semplice tecnica informatica è uno strumento
di accrescimento della velocità dell'informazione, non uno strumento
di documentazione primaria, perché quest'ultimo rimane la carta
stampata e scritta, rimane il libro. Ecco perché in fondo la biblioteca,
concepita in modo ammodernato, rappresenta nella prospettiva il vero grande
centro della propulsione politico-legislativa.
Per quanto riguarda i libri, in sostanza le parole che si leggono sui
computer sono come onde fugaci sul pelo dell'acqua, mentre le parole
stampate nei libri sono come semi gettati nella terra che, anche se per
molto tempo non riescono a mettere fuori i propri polloni, tuttavia sono
lì pronti per essere utilizzati.
Ecco allora che dobbiamo pensare alla biblioteca non come ad una appendice
quasi di lusso. Chi è che va in biblioteca? Il perdigiorno, colui
il quale fa poco lavoro legislativo, colui il quale non è molto
attento alle votazioni e si distrae nei silenzi della biblioteca.
Questa visione romantica e antimoderna della biblioteca è profondamente
sbagliata ed inattuale. In prospettiva la biblioteca del resto questo
lo vediamo nelle grandi democrazie contemporanee diventa il centro operante.
Signor Presidente, qualche volta, parlando della riforma universitaria,
suggerivo che le strutture di una facoltà umanistica non fossero
costituite dalle aule con la biblioteca situata in un angolo del palazzo;
suggerivo invece che le strutture anche didattiche fossero la biblioteca
stessa, la stanza dove il professore e gli allievi vanno, dove ci sono
i libri per la loro ricerca e dove insieme compiono lo studio del libro,
insieme elaborano le tecniche della filologia e quelle della ricostruzione
storica. Questo è vero anche per il Parlamento, per le istituzioni
legislative.
La biblioteca non dovrà essere più quella che è
oggi: sarà un'altra cosa. Tuttavia, poiché avremo il nuovo
palazzo fra circa tre anni, auguro a coloro che saranno in questa Camera
parlamentare nella prossima legislatura di portare dentro di sé
questa carica innovativa che non divide più il corpo politico dall'amministrazione,
e che non divide più il corpo politico e l'amministrazione o gli
uffici studi dalla biblioteca, ma, viceversa, fa della biblioteca il foyer
di questa nostra attività.
D'altra parte, signor Presidente, dobbiamo anche ricordare che la biblioteca
consente di fare quel che un valoroso funzionario del Senato, attualmente
direttore della biblioteca, mi ha detto: in fondo oggi il lavoro dell'attività
parlamentare è come quello che Gadamer, il grande filosofo ormai
più che centenario, afferma, ossia l'attività di una ragione
sociale. Signori miei, non c'è bisogno di ricorrere al nostro contemporaneo,
seppur centenario e venerando Gadamer. Basti pensare per fare un esempio
nostrano a quello che diceva un personaggio che ai federalisti dovrebbe
essere molto caro. Mi riferisco a Carlo Cattaneo, il quale intitolò
un suo libro alle menti associate. Questi sosteneva l'idea che in fondo,
soprattutto in una società, in un mondo così complesso come
il nostro, nessuna mente può lavorare separatamente dalle altre,
ma occorrono gli strumenti attraverso i quali le menti si possano associare.
Signor Presidente, questa non è soltanto una condizione per
la produttività collettiva, per la produttività sociale,
per la produttività di questa ragione sociale, ma è anche
la condizione per la libertà dell'individuo. Io povero parlamentare
sono, infatti, molto meno libero se lasciato alla mia solitudine di cercatore
più o meno improvvisato, fortunato o sfortunato, di notizie utili.
Ma sono molto più libero se riesco ad elaborare criticamente,
dal mio punto di vista e nel confronto con gli altri, il mio pensiero sulla
base di informazioni che, essendo circolate e coinvolgendo molteplici centri,
sono per me veramente preziose.
In conclusione, signor Presidente, poiché siamo proprio al termine
della legislatura, vorrei lasciare a coloro che verranno il messaggio che
la biblioteca visto che parliamo di biblioteche, ricordo quella di Alessandria,
quella di Efeso, la biblioteca del Reichstag bruciata dai nazisti è
stata sempre il centro delle grandi stagioni culturali, che sono anche
grandi stagioni politiche.
Custodire i libri, tenerli sempre sott'occhio, renderli disponibili,
farli circolare il più possibile è l'unica vera fatica attraverso
la quale a noi uomini, signor Presidente, ai quali la natura non ha dato
la continuità nessuno di noi ricorda tutto il passato; tante cose
spariscono, restano solo pezzi del passato che ancora si saldano al presente,
perché quello che manca all'uomo è precisamente la continuità,
la durata è consentito di costruirla. La natura non dà
la durata, ma non è vero che natura non facit saltus. Natura
facit saltus, perché la durata la costruiscono gli uomini con
l'intelligenza; essa è il risultato della cultura, è quella
che si incarna nell'opera che è il libro. È qui la durata.
In questo momento, nel quale la politica è fatta più
delle parole che increspano le onde che non dei semi gettati nella terra,
in cui la politica dice parole spesso senza senso, in cui si dicono parole
che negano le parole che sono state dette il giorno prima, in cui si dicono
parole che pretendono di ipotecare il futuro, senza che ci si assuma la
responsabilità verso quello stesso futuro che si pretende di ipotecare,
in questo momento, aiutare tutti gli uomini a costruire la durata significa
aiutare anche la politica a ritrovare se stessa.
È questo l'augurio, signor Presidente, che rivolgo a coloro
che verranno dopo di noi. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Masullo, per la riabilitazione del
libro stampato e della biblioteca che lo custodisce.
È iscritto a parlare il senatore Albertini. Ne ha facoltà.
ALBERTINI. Signor Presidente, svolgerò soltanto brevi annotazioni.
Sulla proposta di bilancio consuntivo 1999 e preventivo 2000, che stasera
ci viene sottoposta, esprimo un giudizio complessivamente positivo e quindi
preannuncio il mio voto favorevole.
In questa occasione, trovandoci anche vicini alla conclusione della
legislatura, credo sia giusto esprimere un giudizio che vada al di là
dell'anno di attività riflesso nel preventivo 2000 e nel consuntivo
1999, per dare una valutazione sull'insieme delle attività che le
strutture del Senato, e coloro che le hanno espresse sul piano operativo,
a cominciare dai senatori Questori, hanno prodotto in questi ultimi cinque
anni.
Io credo, e in ciò condivido le cose che molti altri colleghi
hanno già detto in precedenza, che vi sia stato un miglioramento
qualitativo importante nell'insieme dei servizi per i senatori che in questo
periodo di tempo sono stati approntati. E questo in molteplici direzioni:
nell'informatizzazione; negli acquisti immobiliari per gli uffici dei senatori
e per altre dislocazioni delle attività del Senato; nei servizi
di documentazione; nella qualità della biblioteca, che il collega
Masullo ha magnificamente illustrato nell'intervento precedente. Sono punti
di approdo di rilievo dai quali coloro che ci succederanno nella prossima
legislatura potranno partire per ulteriori miglioramenti e per dare una
risposta compiuta a spazi che ancora devono essere occupati.
In questi cinque anni parlo soprattutto per l'esperienza nel Consiglio
di Presidenza ci siamo confrontati ripetutamente, in alcuni casi anche
in modo serrato. Penso che questo confronto molto aperto sia stato complessivamente
utile per la struttura del Senato e che anche da esso siano derivati quei
risultati che oggi, tutti quanti insieme, stiamo apprezzando.
Credo che proprio attraverso questa modalità di lavoro l'Ufficio
di Presidenza abbia corrisposto al mandato che l'Assemblea gli aveva conferito.
Per questo voglio manifestare un apprezzamento lo dico senza voler calcare
la mano formalisticamente vivissimo, reale, vero, che tributo al Presidente
di questa Assemblea per come ha diretto i lavori dell'Aula e anche le attività
del Consiglio di Presidenza.
Proprio oggi in quella sede abbiamo approvato un progetto di grande
rilievo, che comprende: la riforma complessiva del Senato; la riforma del
Regolamento (nuove procedure); la riforma delle carriere, con tutta una
serie di punti molto rilevanti (maggiore responsabilità e autonomia
ai dirigenti, valutazioni di merito connesse con il conferimento di determinate
indennità ed incentivi). Tutte queste riforme aprono una strada
qualitativamente nuova rispetto al modo di essere dell'amministrazione
sino ad oggi, una strada che secondo me va imboccata, così come
stiamo facendo, con coraggio. Capisco che possano esservi anche alcune
preoccupazioni, ma questa è una strada, se vi sarà il concorso
di tutte le componenti che hanno contribuito a definirla e mi rivolgo
anche e in particolare alle rappresentanze sindacali che darà
frutti copiosi e positivi per un modo di essere più avanzato e moderno
di questa sede istituzionale.
Certo, lo abbiamo detto oggi e lo ripeto qui questa sera, vi è
la necessità di una fase di sperimentazione che valuti attentamente
i modi e i prodotti che questa via nuova che stiamo imboccando determinerà,
non tanto per pensare di tornare indietro, quanto per apportare, se sarà
necessario, quegli eventuali aggiustamenti che questa fase sperimentale
ci potrà suggerire.
Oggi con quest'approvazione si determina il coronamento di un insieme
di attività, di scelte, di decisioni che in questi cinque anni hanno
veramente consentito di mutare per larga parte il modo d'essere di questa
istituzione sia verso i senatori, sia verso il personale e le sue modalità
di funzionamento interno, attraverso un processo di modernizzazione e d'informatizzazione
molto avanzato. Per questo associo anche il mio apprezzamento all'attività
di coloro che hanno portato avanti in prima persona queste iniziative:
in primo luogo, ai colleghi Questori con i quali abbiamo discusso, credo
in modo costruttivo, in questi anni giungendo a conclusioni apprezzabili,
così come anche alla Rappresentanza del personale, che oltre ad
essere composta dai Questori, è stata diretta in modo molto positivo
dalla collega Salvato.
Ecco due o tre notazioni rapidissime su alcune questioni di merito.
Ho già detto in Consiglio di Presidenza, e lo ripeto qui, che dobbiamo
perseguire in tempi brevi l'acquisto dell'ex Hotel Bologna. Mi risulta
che il prezzo stimato dell'immobile ci spinga ad attuarne al più
presto l'acquisto, così com'era previsto nei patti che avevamo fatto
con l'attuale proprietario, proprio perché ciò potrà
determinare l'acquisizione da parte del Senato di un immobile il cui affitto,
se si protraesse nel tempo, ci consentirebbe l'uso per alcuni anni, senza
però poter acquisire nel contempo la proprietà; in tal modo
non si dovrebbe corrispondere più un affitto che avevamo definito
entro termini che ritengo accettabili.
I senatori Questori hanno poi dato risposte esaustive ad alcune osservazioni
che avevo sollevato in sede di Consiglio di Presidenza sulle spese concernenti
il cerimoniale relativamente alle missioni di rappresentanza, soprattutto
all'estero.
Mi associo anch'io agli altri colleghi nel cogliere questa occasione
per rivolgere un ringraziamento vivissimo al personale del Senato, a tutti
i livelli, per la collaborazione qualificata che nella sua generalità
ha profuso nel perseguimento delle finalità proprie di questa istituzione.
Credo che nel momento in cui apriamo questa fase nuova nella struttura
del Senato, introducendo questi criteri di valutazione collegati alla progressione
delle carriere, gli incentivi e quant'altro, avremo una ulteriore occasione
per poter verificare direttamente l'alta qualità che questo personale
nella sua generalità sta esprimendo sul piano professionale e sul
piano della propria attività quotidiana. (Applausi dal senatore
Masullo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Moro il quale, nel
corso del suo intervento, illustrerà anche gli ordini del giorno
dal n. 1 al n. 8.
Ha facoltà di parlare il senatore Moro.
MORO. Signor Presidente, non mi dilungherò nell'analisi del progetto
di bilancio interno del Senato per l'anno 2000 tenuto conto che ormai siamo
giunti a dicembre; mi soffermerò, più che altro, su alcuni
aspetti legati all'attività dei parlamentari.
In tal senso ho presentato alcuni ordini del giorno che invito i senatori
Questori a valutare onde venire incontro ad alcune esigenze che ho raccolto
confrontandomi con i colleghi, certo del fatto che questa sia finalmente
l'occasione buona per esprimere e valutare, anche attraverso un dibattito,
le necessità che ho evidenziato, nell'auspicio che possano trovare
accoglimento soprattutto per quanto concerne le attività parlamentari.
L'ordine del giorno n. 1 riguarda un aspetto sindacale collegato al
trattamento dei dipendenti che lavorano presso l'ufficio postale interno
al Senato, ed essendo abbastanza dettagliato si illustra da sé.
Mi pare che i fatti descritti corrispondano alla verità, per cui
confido nella possibilità di individuare una soluzione opportuna
al problema da me sollevato.
L'ordine del giorno n. 2 riguarda l'orario di apertura degli uffici.
Troppo spesso siamo invitati dai commessi a lasciare i nostri posti di
lavoro perché alle 23 i Palazzi del Senato chiudono. Protrarre almeno
di un'ora l'orario di apertura ci consentirebbe di esplicare al meglio
le nostre attività, soprattutto potendo utilizzare gli strumenti
informatici di cui il Senato ci ha dotati, utilizzo che presuppone una
maggiore disponibilità di tempo per collegarsi ad Internet, ricevere
la posta elettronica e scrivere. L'apertura alle 7 del mattino e il prolungamento
di un'ora dell'orario di chiusura dei Palazzi nelle sere in cui è
prevista la seduta di Assemblea credo siano richieste compatibili con le
esigenze del personale e di noi senatori. D'altra parte, il sabato e la
domenica gli uffici potrebbero essere tranquillamente chiusi, visto che
di norma in questi giorni della settimana non si svolge alcuna attività
parlamentare.
L'ordine del giorno n. 3 riguarda il servizio del ristorante riservato
ai senatori. Come ho già fatto l'anno scorso, rinnovo la richiesta
che a ciascun senatore sia data la possibilità di usufruire del
ristorante interno anche per un numero limitato di ospiti, ovviamente a
pagamento e nelle giornate di minore affluenza. In questo modo si darebbe
anche il segnale all'esterno che il ristorante non costituisce un tabù
o un qualcosa di misterioso. Molte volte accompagniamo alcuni concittadini
in visita nei Palazzi del Senato e poi, improvvisamente, dinanzi ad alcune
porte dobbiamo fermarci perché è interdetto l'accesso. Consentire
l'accesso al ristorante nei termini indicati nel mio ordine del giorno
consentirebbe a ciascuno di noi di far usufruire dei servizi offerti dal
Senato anche ad un numero limitato di persone esterne.
L'ordine del giorno n. 4 ha per oggetto una necessità che si
presenta soprattutto quando il Senato è convocato in sedute notturne.
Purtroppo, il tempo che ci è concesso per consumare la cena è
limitatissimo e talvolta la contemporanea presenza di numerosi deputati
costringe qualcuno di noi a non cenare, essendo il ristorante completamente
esaurito. Pertanto chiedo che solo in caso di sedute notturne sia prevista
l'interdizione ai deputati di usufruire del ristorante riservato ai senatori.
Mi fermerei a questo punto perché i rimanenti ordini del giorno
o saranno illustrati da altri colleghi o si illustrano da sé. La
ringrazio.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha
facoltà.
CASTELLI. Signor Presidente, il collega Tabladini è già
intervenuto commentando le linee generali del progetto di bilancio interno
del Senato al nostro esame.
Vorrei soffermarmi su alcune questioni particolari, una delle quali
è stata richiamata parecchie volte dai colleghi e concerne l'informatizzazione
dei nostri uffici e la facoltà data a ciascun senatore di usufruire
di Internet e di Intranet, tutti servizi assolutamente apprezzabili sui
quali devo esprimere un giudizio sicuramente positivo.
Tra l'altro, noto un grande miglioramento del server; infatti,
rispetto al momento di avvio del servizio oggi tutto funziona molto meglio,
soprattutto da quando siamo stati dotati di nuovi computer.
Intendo avanzare una sola richiesta che credo possa essere interessante.
Mi chiedo perché in tutto il Senato non esista una stampante a colori.
Modestamente nel mio ufficio ne ho cinque o sei perché oggi l'acquisto
di una stampante a colori comporta una spesa assolutamente esigua. Non
so se il problema si pone anche per gli altri colleghi. A me spesso capita
di dover preparare del materiale illustrativo per conferenze o convegni
ma i miei collaboratori sostengono che in Senato non ci sono stampanti
a colori.
Approfitto della presenza del Collegio dei senatori Questori nella
sua interezza per avanzare questa richiesta. Certo, non pretendo che ogni
senatore disponga di una stampante a colori, anche se ormai se ne vendono
di buonissime per poche centinaia di migliaia di lire, ma sarebbe opportuno
che ogni Gruppo ne avesse una o che comunque ne esistesse una in Senato,
almeno in formato A3.
Per quanto riguarda i computer, vorrei sollevare una questione
fondamentale in merito alla quale vorrei ricevere rassicurazioni, in quanto
osservando il loro funzionamento nascono delle preoccupazioni. Il problema
è quello della riservatezza. È vero che per accedere al computer
si digita una password che l'utente può inventare ma l'esperienza
comune ci ha permesso di constatare che quando a volte ci si trova in difficoltà
si telefona alla sala macchine la quale interviene direttamente sul nostro
computer che vediamo quindi lavorare da solo. Questo significa senza
alcuna ombra di dubbio che dalla sala macchine è possibile accedere
ai singoli computer e ciò fa nascere grandi perplessità
sulla riservatezza di quanto si immette nei computer stessi.
Ricordo inoltre che addirittura per l'accesso alle e-mail la
password viene fornita dal Senato stesso. Essendo io molto distratto,
mi è capitato di dover chiedere agli uffici quale fosse la mia parola
chiave. Questo dimostra che è possibile accedere alla nostra posta
elettronica dall'esterno.
Tutto ciò comporta un gravissimo limite nell'utilizzo del computer
perché credo che parecchi senatori abbiano del materiale riservato
sul quale lavorare. Attualmente tale problema mi impedisce di usare il
computer come vorrei; certo è che spesso si rinuncia ad elaborare
molti documenti sui computer del Senato e magari ci si arrangia
in maniera diversa.
In merito a tale questione vorrei ricevere una parola rassicurante
anche se ripeto osservando dall'esterno come funziona oggi il sistema
ritengo di poter avere la certezza che chiunque o quantomeno gli addetti
al servizio possano tranquillamente introdursi nei nostri computer.
Vorrei poi soffermarmi sull'ordine del giorno n. 5 del senatore Moro
il quale, con la presentazione dei suoi ordini del giorno, è diventato
famoso e protagonista delle ultime agenzie di stampa.
Tali ordini del giorno mi sembrano di buon senso perché volti
a rendere più vivibile questo luogo che anche lei, signor Presidente
mi consenta contribuisce a rendere odioso con il continuo ricorso alle
sedute notturne, le quali francamente, almeno per quanto mi riguarda, sono
assolutamente defatiganti. Mi perdoni, signor Presidente, se glielo dico,
ma la mia è una posizione nota, esternata più volte in diverse
sedi. Se così deve essere, quantomeno si renda più vivibile
questo luogo. Creiamo una sorta di dopolavoro senatoriale che credo non
sarebbe male.
Ricordo che i deputati, che sono molto più giovani di noi e
quindi teoricamente dovrebbero avere assai più energie ed essere
molto più in salute, dispongono di una sauna, di un locale dove
poter andare a fare una doccia, di servizi che noi senatori invece non
abbiamo. Io credo che oggi poter disporre di un locale anche piccolo, ma
minimamente attrezzato, dove poter scaricare attraverso un po' di attività
fisica la tensione psicologica che si accumula non sia più un optional,
né un qualcosa a cui guardare in maniera ironica, ma sia invece
una necessità.
D'altro canto, i vostri padri forse non i miei dissero: «mens
sana in corpore sano»: ma qui sul corpore sano proprio
non ci siamo, vuoi per gli acciacchi della vecchiaia, vuoi per l'attività
che facciamo, perché l'attività politica sicuramente non
è di quelle che garantiscono la salute. Se ci fosse un luogo dove
poter fare un minimo di esercizio fisico ne guadagnerebbero le nostre pance,
le nostre guance cascanti, ne guadagnerebbe insomma il nostro aspetto fisico.
Si tratta, quindi, di un ordine del giorno che sto cercando di sdrammatizzare,
ma che ritengo assolutamente fondamentale, anche alla luce di una filosofia
che ormai nel 2000 contraddistingue le donne e gli uomini, quella cioè
di poter mantenere anche un certo vigore nel corpo, e l'unico modo per
farlo è l'esercizio fisico.
Qui in Senato, francamente, siamo veramente ben lontani da ciò.
Ripeto, c'è un precedente che se non è la palestra, è
quanto meno un locale doccia, un locale dove si può fare una sauna
che alla Camera dei deputati esiste da moltissimi anni, mentre noi qui
non abbiamo proprio niente: abbiamo il salone dei barbieri, che può
essere anche un luogo di ritrovo, ma oltre a quello non c'è proprio
nulla. Abbiamo la Biblioteca, richiamata dal senatore Masullo: devo dire
con grande rincrescimento che io la frequento poco, ma le poche volte che
ci vado non trovo mai nessuno e non credo di aver incontrato, quelle poche
volte, nemmeno il senatore Masullo. Questo è un peccato, perché
sappiamo tutti che la Biblioteca del Senato è molto bella, sappiamo
tutti che ha un grande valore.
Diamoci però anche qualcosa di più, realizzando ciò
che il senatore Moro ha cercato di sintetizzare in questi ordini del giorno,
che mi pare le agenzie di stampa abbiano accolto in maniera magari un po'
ironica e che invece secondo me contengono indicazioni serie perché
quanto meno tentano un approccio verso il nostro lavoro che certe volte
è veramente faticoso, soprattutto dal punto di vista psicologico
un po' più gioioso, un po' più sorridente verso la vita.
In conclusione, auspico che tutti gli ordini del giorno presentati,
che fra l'altro non comportano un onere pesantissimo per il Senato, possano
essere accolti. (Applausi dal Gruppo LFNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gubert il quale,
nel corso del suo intervento, illustrerà anche l'ordine del giorno
n. 10.
Il senatore Gubert ha facoltà di parlare.
GUBERT. Signor Presidente, molto brevemente do atto, come molti colleghi
che mi hanno preceduto, dei progressi che si sono compiuti in questa legislatura
e della qualità del lavoro svolto dal personale del Senato, quindi
non posso che ringraziare coloro che hanno provveduto in tale direzione.
Ho sentito il senatore Micele vantare una maggiore speditezza nelle
procedure decisionali. Signor Presidente, da parte mia devo rilevare, al
contrario, come i tempi regolamentari per la discussione di un provvedimento
siano riservati alle leggi per cui non servono, mentre per quanto riguarda
i disegni di legge importanti, per i quali sarebbero necessari, sono previsti
sempre tempi ristrettissimi. Questo denuncia una malattia: quanto meno,
c'è un problema da affrontare, se cioè non valga la pena
di sfoltire in qualche misura il tipo di provvedimenti che arriva in Aula.
In proposito concordo con qualcuno che ha suggerito il ricorso all'esame
in sede deliberante. C'è stato poi un eccesso nell'uso della delega.
Non concordo sul fatto che si riconosca un eccessivo ruolo ai Gruppi
parlamentari: i Gruppi sono strutture che servono a potenziare il ruolo
dei parlamentari e non, viceversa, il parlamentare deve essere lo strumento
per affermare la potenza o la volontà di un Gruppo. Credo che tale
riferimento vada mantenuto.
Concluse queste valutazioni generali, vorrei illustrare un brevissimo
ordine del giorno che ho presentato, con il quale si sollecita la dotazione
di una scheda fax, che pare sia riservata a pochi. Sinceramente,
credo che si possano dotare tutti i computer degli uffici, come
già quelli portatili, di questa scheda fax.
Se questo ordine del giorno verrà accolto, spero abbia una sorte
migliore di quello accolto lo scorso anno, nel quale chiedevo una dotazione
di cancelleria con libertà di scegliere il materiale, ma continuo
a trovarmi con delle cartelle inutili con stampato «Senato della
Repubblica», che non servono a contenere niente.
Aggiungo la mia firma, se il senatore Moro lo consente, all'ordine
del giorno n. 2, in quanto più volte ho sollevato il problema degli
orari. Credo che un'ora in più a disposizione sarebbe molto utile
per poter lavorare. Forse voi direte: meno lavori, meglio è per
noi! Ma comunque io mi trovo in difficoltà a dover abbandonare il
Senato alle ore 23, quando invece sarei produttivo.
Restano due problemi aperti. Il primo è riferito all'ordine
del giorno n. 11, che ho sottoscritto. Raccomanderei di mantenere il rapporto
fiduciario del personale dei Gruppi, perché se creiamo una struttura
tale per cui il dipendente è autonomo e garantito stabilmente, a
prescindere dal rapporto fiduciario, ci carichiamo semplicemente di personale
di cui poi non sappiamo cosa fare. Invece è utile una riorganizzazione
complessiva e spero che i senatori Questori accettino l'impegno indicato
in quell'ordine del giorno.
Infine, vi è un problema di cui altri colleghi non hanno parlato,
ma ho notato che in alcune Nazioni europee si provvede in qualche modo
in tal senso. È possibile che non si possa pensare ad una struttura
residenziale temporanea per i senatori e per i deputati senza dover incrementare
le rendite fondiarie dei proprietari di tutti questi tuguri che ci sono
nel centro storico di Roma? A mio avviso, forse un pensierino in questa
direzione si dovrebbe fare. Non ho presentato un ordine del giorno in proposito
perché so che il problema non si risolve in questo modo, ma lo voglio
porre alla vostra attenzione.
Preannuncio il voto favorevole ai due documenti presentati.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tirelli. Ne ha facoltà.
TIRELLI. Signor Presidente, vorrei fare due osservazioni, una delle
quali è all'origine di un ordine del giorno che abbiamo presentato
in questa sede.
La prima riguarda l'informatica. Dobbiamo riconoscere che c'è
stato un deciso salto di qualità nell'informatica fissa mi riferisco
ai calcolatori presenti nei nostri uffici con la dotazione di un software
che (al di là della scheda di cui si è parlato, che non
credo comporti un grosso costo) appare ampiamente sufficiente per permetterci
di svolgere velocemente il nostro lavoro ed essere informati in tempi molto
rapidi. Ma se è vero che c'è stato questo salto di qualità,
non altrettanto è stato fatto per quanto riguarda i nostri calcolatori
portatili che ormai com'è stato rilevato dal senatore Piredda
sono di sicuro antidiluviani e non ci permettono un utilizzo rapido.
Vedo che di fatto vengono impiegati poco, stante la difficoltà di
adoperarli anche con i nuovi mezzi e con i nuovi collegamenti veloci disponibili
sulle reti.
L'altra osservazione, che riguarda l'informazione, deriva da un rilievo
che è stato fatto da alcuni cittadini, i quali non si lamentano,
ma fanno presente che se è facile seguire i lavori della Camera
dei deputati semplicemente attraverso l'utilizzo di una parabola e di un
ricevitore digitale, così non accade per i lavori del Senato. Per
questo motivo, vengono seguiti con mezzi tradizionali quando ci sono dei
collegamenti attraverso le radio che trasmettono i lavori dell'Aula.
Non riesco a quantificare né le difficoltà né
i costi connessi all'installazione di questo sistema di trasmissione. Mi
è stato fatto rilevare che forse il numero degli utenti non giustificherebbe
tale spesa, però, signor Presidente, noi dobbiamo guardare un po'
più avanti. Considerata la velocità dell'evoluzione di questi
mezzi di comunicazione, se non nell'anno 2001 di sicuro nel 2002 o nel
2003 questi mezzi verranno utilizzati da molti cittadini e sarebbe opportuno
che questi ultimi potessero seguire anche i lavori di quest'Aula che, dal
punto di vista della valenza, di sicuro non è inferiore alla Camera
dei deputati.
Ho fatto queste osservazioni perché l'informazione e l'informatizzazione
sono ormai assolutamente necessarie. Mi ha fatto piacere ascoltare il senatore
Masullo nel suo appassionato intervento in difesa di un mondo più
tradizionale a cui bisogna senz'altro prestare attenzione. Mi ha fatto
piacere rivivere in un certo senso l'atmosfera dei banchi del liceo con
quelle citazioni da «Pian dei Giullari» che a noi anziani fanno
ricordare tempi in cui eravamo più giovani.
I ritmi però ormai sono cambiati, senatore Masullo purtroppo,
o per fortuna , per quanto riguarda la velocità dell'informazione,
e le biblioteche sono diventate multimediali. Anche nelle biblioteche dei
più piccoli comuni si tende ormai a mettere da parte il libro e
ad utilizzare dei mezzi che mettono l'informazione più velocemente
a disposizione di più utenti.
Se da un lato sono d'accordo nel mantenere una biblioteca di tipo tradizionale
il senatore Masullo ha evocato atmosfere alla Umberto Eco tipiche di
un famigerato e famoso romanzo da lui scritto e nel mantenere effettivamente
una testimonianza con il passato e un filo diretto con qualcosa che ci
deve essere sempre di supporto per migliorare, è anche evidente
che non dobbiamo perdere il contatto con il mondo giovanile perché,
lo si voglia o no, saranno loro i giovani di oggi quelli con cui dovremo
avere un continuo contatto, saranno loro coloro ai quali lasceremo il testimone.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Napoli Roberto,
il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini
del giorno nn. 12 e 13. Ne ha facoltà.
NAPOLI Roberto. Signor Presidente, per una volta condivido le richieste
presentate dal senatore Tirelli. Credo che poter seguire grazie all'antenna
parabolica le sedute della Camera e non quelle del Senato non possa che
darci un certo dispiacere. Pertanto, mi auguro che questa opportunità
possa al più presto essere garantita anche per il Senato.
Abbiamo presentato due ordini del giorno firmati non solo dai Capigruppo
di maggioranza ma anche da quelli dell'opposizione.
Nell'ordine del giorno n. 12 si pone un problema, richiamato anche
da altri colleghi, relativo all'adeguamento dei contributi in favore dei
Gruppi parlamentari. Ovviamente presentiamo una proposta modulare nel senso
di sollecitare il Consiglio di Presidenza del Senato a ragionare su quella
che è stata ed è l'attività che viene richiesta ai
Gruppi: un'attività di consulenza, dell'ufficio studi, dell'ufficio
legislativo e dell'ufficio economico. Indubbiamente sono aumentati i compiti
che ci sono propri e a cui dobbiamo far fronte. Pertanto, ci sembra una
sollecitazione giusta.
Con l'ordine del giorno n. 13 si pone un problema che parte da una
vicenda attinente ai rapporti tra Gruppi parlamentari e rispettivi dipendenti.
Riteniamo giusto aver sottoposto all'attenzione dell'Aula l'estensione
di una norma di copertura assicurativa, peraltro già esistente per
tutti i rischi connessi all'attività del parlamentare, anche a favore
di chi, Presidente di un Gruppo, si trovi di fronte a vertenze di natura
giudiziaria sul piano interno di un rapporto di lavoro. Chiediamo che venga
garantito perlomeno ciò che noi in modo chiaro richiamiamo nell'ordine
del giorno.
Pertanto, chiedo che l'Aula si esprima con un voto favorevole su entrambi
gli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta.
Ha facoltà di parlare il relatore, che invito anche a pronunziarsi
sugli ordini del giorno presentati.
COVIELLO, relatore. Signor Presidente, rinuncio alla mia replica.
Intervengo solo per esprimere un apprezzamento rispetto all'unitaria
posizione espressa da tutti i Gruppi che hanno voluto sottolineare il salto
di qualità che ha fatto l'organizzazione del Senato.
I Gruppi hanno voluto dare atto ai signori Questori, al Consiglio di
Presidenza, al Segretario generale e a tutti i dipendenti che questo è
un punto di convergenza importante e non solo perché si è
a fine legislatura. Eliminando tutte le polemiche che si registrano sempre
su tali questioni, si è potuto riscontrare un punto di convergenza,
il che ci fa essere soddisfatti per l'andamento del dibattito e per l'unitaria
valutazione positiva del vostro lavoro.
Circa gli ordini del giorno, mi rimetto al parere dei Questori per
quanto riguarda l'ordine del giorno n. 1, anche perché mi sembra
che il questore Forcieri ci dovesse dare delle informazioni al riguardo.
Ritengo poi di dover sollecitare l'accettazione dell'ordine del giorno
n. 2 e pertanto esprimo parere favorevole.
Mi rimetto ai senatori Questori per quanto riguarda gli ordini del
giorni nn. 3 e 4; per quest'ultimo suggerisco comunque di modificare la
formulazione «interdire l'accesso al ristorante ai deputati»
con la seguente: «limitare l'accesso al ristorante ai deputati».
Lo svolgimento di attività sportive, di cui all'ordine del giorno
n. 5, è, signor Presidente, un'aspirazione di noi giovani senatori.
Sollecito pertanto l'approvazione di quest'ordine del giorno ed esprimo
parere favorevole allo stesso. Credo sia necessario mantenere valide le
nostre forze. Valutiamo quindi se nell'ambito delle dotazioni di spazi
si può pensare anche a questo aspetto.
Esprimo inoltre parere favorevole all'ordine del giorno n. 6.
Esprimo invece parere contrario all'ordine del giorno n. 7 del collega
Moro, perché ritengo che esista ancora uno stile che dobbiamo conservare.
Per quanto riguarda l'estetica di noi parlamentari mi sento un po' conservatore.
Circa l'ordine del giorno n. 8, in materia di asili nido, mi rimetto
ai senatori Questori.
Esprimo poi parere favorevole all'ordine del giorno n. 9, avendo però
concordato con il senatore Elia alcune correzioni allo stesso. Nell'introduzione,
proponiamo di non fare riferimento ad un «messaggio» ai Presidenti
dei Gruppi parlamentari, bensì ad una «comunicazione».
Per quanto riguarda poi la parte dispositiva, proponiamo di fare esclusivamente
riferimento all'impegno di rivedere entro la fine della legislatura il
sistema dei contributi ai Gruppi, dando certezza della corresponsione degli
stessi da parte del Senato, eliminando quindi tutte le altre questioni
indicate che possono creare più problemi per i Gruppi di quanti
ne possano risolvere.
Esprimo parere favorevole all'ordine del giorno n. 10, presentato dal
senatore Gubert.
Esprimo inoltre parere favorevole all'ordine del giorno n. 11, anche
perché essendo firmato da tutti i Capigruppo registra una convergenza
generale.
Esprimo parere favorevole anche agli ordini del giorno n. 12 e 13,
illustrati dal senatore Napoli Roberto e firmati dai Presidenti di tutti
i Gruppi; in particolare c'è bisogno di questa copertura assicurativa
per i Gruppi essendosi riscontrati dei problemi.
Esprimo infine parere favorevole, ma solo previa verifica da parte
dei senatori Questori, all'ordine del giorno n. 14. Chiedo cioè
ai senatori Questori di studiare la fattibilità della richiesta
del Gruppo Lega Nord in merito alla trasmissione televisiva mediante sistema
digitale delle attività del Senato. Occorre cioè approntare
uno studio per valutare la realizzabilità di tale progetto, verificandone
anche gli aspetti finanziari.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Questore Forcieri.
FORCIERI, senatore Questore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
al termine di questo intenso e appassionato dibattito credo di poter esprimere
soddisfazione per il contenuto dello stesso, per i contributi venuti dai
colleghi senatori e per le parole di apprezzamento del lavoro fatto.
Vorrei esprimere la mia soddisfazione anche per un altro motivo: questa
discussione del bilancio interno di Palazzo Madama, come hanno già
ricordato nei loro interventi altri colleghi che fanno parte del Consiglio
di Presidenza, coincide con il giorno nel quale il Consiglio di Presidenza
stesso ha approvato la riforma dell'Amministrazione del Senato.
Vorrei sottolineare questo aspetto perché a mio giudizio si
tratta di un avvenimento di grande importanza, che corona lo sforzo portato
avanti in questi anni da parte del Consiglio di Presidenza, del Collegio
dei senatori Questori e della rappresentanza sindacale per fare dell'Amministrazione
del Senato un'amministrazione più moderna, più efficiente,
più al passo con i tempi e, in alcuni casi, già predisposta
ad affrontare gli impegni e le sfide del futuro.
Vorrei ribadire tale aspetto, perché questa riforma giunge dopo
circa trent'anni dall'ultima che ha caratterizzato l'attuale assetto dell'Amministrazione.
Ho motivo di ritenere che rappresenterà una svolta notevole nella
vita dell'Amministrazione stessa.
È una riforma che investe una serie di aspetti e l'Amministrazione
nel suo complesso. Entrerà in vigore il 1º gennaio 2001 e naturalmente
avrà una graduale applicazione, ma già gli aspetti che sono
stati finora definiti credo siano tali da delineare profondi mutamenti
nell'Amministrazione.
Innanzitutto, è stata superata un'organizzazione di tipo orizzontale
e ne è stata introdotta una che possiamo definire di moderna gerarchia,
con un moderno rapporto gerarchico che accresce le responsabilità
di coloro che sono chiamati a dirigere i vari settori dell'Amministrazione.
Si va dal Segretario generale, che rimane il capo dell'Amministrazione,
ai vice segretari generali che dirigeranno le tre aree in cui l'Amministrazione
stessa verrà divisa (l'area del settore legislativo, l'area del
settore amministrativo e l'area degli affari esterni, ossia della proiezione
esterna dell'Amministrazione, cui viene dato notevole impulso), ai direttori
dei servizi, che avranno compiti di direzione dei servizi stessi, per calarsi
in un sistema di moderna gerarchia come ho già detto che responsabilizza
molto chi viene chiamato a ricoprire funzioni specifiche.
È una riforma che cambia completamente anche il modo di progressione
di carriera e in parte anche gli stessi assetti retributivi dell'Amministrazione.
Per quest'ultimo aspetto, viene superato il meccanismo dell'adeguamento
automatico, che finora ha contraddistinto la progressione economica dei
dipendenti dell'Amministrazione, sostituito da un sistema che prevede il
recupero dell'inflazione registratasi nel Paese e un sistema di incentivi
distribuiti sulla base di valutazioni e di selezioni annuali effettuate
per tutto il personale dipendente. Allo stesso modo, le progressioni di
carriera non saranno più automatiche, come è avvenuto fino
ad oggi, ma si baseranno anch'esse su un sistema di valutazione annuale.
Si è completato poi un aspetto della riforma che era stato introdotto
con la riforma delle pensioni. Come i colleghi ricordano, quando è
stato riformato il sistema pensionistico dei dipendenti dell'Amministrazione
si è teso ad eliminare quelle possibilità di accesso precoce
al sistema pensionistico che caratterizzavano in qualche modo la situazione
prima della riforma. Si è teso cioè a favorire il prolungamento
della permanenza dei dipendenti nell'Amministrazione.
Con la riforma oggi approvata si consolida tale aspetto e si rafforza
questo obiettivo. Infatti, non vi saranno più soltanto due gradi
nelle carriere dei dipendenti e dei funzionari dell'Amministrazione, che
in sostanza si esauriscono al ventitreesimo o al ventiseiesimo anno a seconda
delle carriere stesse e delle situazioni, come tuttora avviene. La carriera
avrà una progressione distinta in tre fasi e raggiungerà
il suo apice al trentaseiesimo anno, con un forte incentivo alla permanenza
nell'Amministrazione.
Si sono anche individuate forme di progressione di carriera «pulite»
da tutta una serie di fattori che finora vi hanno inciso, come gli anni
figurativi con riferimento alla laurea, al servizio militare, ad esperienze
lavorative precedenti, con agevolazioni ed accelerazioni di carriera. Le
prossime forme di progressione di carriera saranno pulite, uguali per tutti
e si svolgeranno in un arco di tempo di trentasei anni di servizio effettivo.
Credo siano caratteristiche che in qualche modo cambieranno la vita, l'attività
e il modo di funzionare dell'Amministrazione.
In particolare vorrei sottolineare la creazione di nuovi servizi e
uffici, come l'Ufficio degli affari generali e legali, che attualmente
non esiste, e l'Ufficio stampa. In relazione a quest'ultimo, capisco le
osservazioni che faceva il senatore Tabladini allorché ci chiedeva
di fornire giustificazioni per l'istituzione di detto ufficio, ma non credo
che la questione si debba porre in questi termini. Non si tratta di dare
giustificazioni, ma di un'esigenza reale per un'Amministrazione come la
nostra, che si è dotata di un Ufficio stampa, di cui abbiamo già
anticipato l'entrata in funzione con un'ipotesi di selezione di personale
a contratto e quindi non ancora pienamente inserito nel personale dipendente
dell'amministrazione.
Altre novità riguardano l'Ufficio organizzazione, attualmente
inesistente, l'Ufficio strategie dell'informatica, l'Ufficio per la valutazione
dell'azione amministrativa (come ricordava il senatore Coviello nella sua
pregevole relazione, di cui desidero ancora ringraziarlo), l'Ufficio per
l'analisi dell'impatto degli atti in itinere, l'Osservatorio sull'attuazione
degli atti normativi, l'Ufficio ricerche sulle questioni regionali e delle
autonomie locali, l'Ufficio ricerche sulla legislazione comparata, l'Ufficio
per l'informazione e l'aggiornamento professionale, anch'esso inesistente,
l'Ufficio per le relazioni sindacali e quello per le relazioni interparlamentari
e per le delegazioni parlamentari, l'Ufficio per la prevenzione e la sicurezza
sul lavoro, l'Ufficio dei presìdi sanitari, l'Ufficio relazioni
esterne e Internet. Su quest'ultimo ci saranno a breve delle novità.
Esso rappresenterà uno degli elementi di punta del Senato per aumentare
la sua proiezione esterna e le sue capacità di interrelazione con
il mondo esterno.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno n. 14, con cui si chiede di
installare un sistema di trasmissione satellitare, a seguito di valutazioni
sia economiche che di risultato, abbiamo appurato che non è di alcun
interesse una proiezione di lavori parlamentari così come si svolgono,
senza nessun tipo di elaborazione giornalistica e di comunicazione.
Inoltre, abbiamo constatato che il costo notevole per installare tale
sistema non corrisponde ai risultati che esso produce. Al riguardo, le
stesse valutazioni della Camera dei deputati non sono distanti da quelle
che sto svolgendo. Comunque, stiamo approfondendo la questione e stiamo
studiando anche la possibilità di un collegamento diretto attraverso
i siti web e i sistemi informatici, generalmente più apprezzati.
È in esame l'ipotesi, attraverso convenzioni, di selezionare e rendere
più interessante e attraente questo tipo di comunicazione.
È stato istituito anche l'Ufficio dell'archivio storico, di
cui abbiamo già anticipato la costituzione; nell'ambito della riorganizzazione
dell'Ufficio studi, di cui è previsto il potenziamento, verrà
istituita un'unità operativa che diventerà lo sportello di
tutti i parlamentari per l'accesso alle informazioni e documentazioni che
l'Ufficio studi dovrà essere sempre più in grado di fornire.
La riforma non prevede solo nuovi compiti, funzioni e responsabilità
del personale, ma anche più adeguati sistemi di indennità
e maggiori oneri per l'Amministrazione oltre a riconoscimenti, anche economici,
nei confronti del personale stesso.
Si tratta di una riforma che prevede che di fronte a maggiori responsabilità
vi sia la possibilità di ottenere maggiori riconoscimenti. Il successo
di questa riforma passa attraverso la responsabilità di tutti coloro
che avranno funzioni dirigenti ed è giusto che le responsabilità
siano adeguatamente compensate. Ecco perché abbiamo previsto l'introduzione
di un'indennità per chi svolge particolari funzioni.
Per quanto riguarda la riforma, credo quindi di poter dire che la soddisfazione
deriva dal fatto che siamo riusciti a portare a termine un lavoro iniziato
nel 1997: prima con l'individuazione, la mappatura e l'analisi della situazione
esistente svolta in collaborazione con una società di consulenza
esterna, poi con lo sforzo di elaborazione e di confronto con le organizzazioni
sindacali, fino ad arrivare all'accordo della scorsa settimana e all'approvazione
odierna da parte del Consiglio di Presidenza.
Non c'è stata, comunque, solo la riforma dell'Amministrazione.
Nella relazione sono contenuti gli elementi di una sorta di consuntivo
dell'attività dei Questori e del Consiglio di Presidenza in questi
anni. Mi fa piacere che sia stato apprezzato da molti il rifacimento ed
il potenziamento del sistema informativo: infatti, non ci siamo occupati
soltanto della riforma dell'Amministrazione, ma abbiamo posto grande attenzione
alle condizioni di lavoro dei singoli senatori, agli strumenti a loro disposizione,
agli spazi e cosi via. Non credo che siamo riusciti a rispondere a tutte
le esigenze. In particolare, per quanto riguarda gli spazi, vi sono ancora
situazioni non soddisfacenti; credo però che le valutazioni vadano
fatte tenendo conto della situazione di partenza e di quella di arrivo.
Se pensiamo al 1996, possiamo rilevare che vi è stato un ampliamento
notevole degli spazi a disposizione dei senatori. Tuttavia, essi non sono
ancora sufficienti. Ecco perché non credo che in Senato esista oggi
la possibilità di dedicare spazi ad attività fisiche e ginniche,
ad asili nido o ad altre attività. Capisco le motivazioni alla base
delle richieste e anche lo spirito con cui le stesse vengono avanzate,
ma non credo che in questa fase ne sia possibile l'accoglimento. Vorrei
avanzare un suggerimento: visto tutto questo slancio verso l'attività
fisica per abbattere la pancetta e le guance cadenti (come ha detto il
senatore Castelli), cominciamo ad usare meno gli ascensori e a fare di
più le scale. (Applausi della senatrice Mazzuca Poggiolini).
Poi, potremo venire incontro a queste esigenze. Tuttavia, al di là
delle battute, prendo atto con soddisfazione dei riconoscimenti e dei notevoli
miglioramenti rispetto alle situazioni preesistenti.
Dal senatore Piredda è stata lamentata la vetustà dei
computer portatili. Gli stessi sono in dotazione dei senatori da
tre anni, e quel modello allora era all'avanguardia. Adesso è superato,
ma era stato previsto un leasing, un noleggio di queste attrezzature
per tre anni. Il prossimo anno, quindi, si dovrà pensare alla loro
sostituzione. Voglio solo ricordare al collega che ha sollevato questo
problema che ciò che oggi le più grandi aziende stanno facendo
e pubblicizzando noi lo abbiamo già realizzato tre anni fa, quando
abbiamo messo i senatori in condizioni di collegarsi tramite computer,
con una semplice connessione telefonica, da qualsiasi posto d'Italia, d'Europa,
o del mondo, con il Senato, con le banche dati, con le agenzie di stampa,
insomma di usufruire di quegli stessi servizi di cui avrebbe goduto in
ufficio.
Vorrei anticipare qui un progetto su cui stiamo lavorando e che verrà
inserito probabilmente nel bilancio 2001, cioè la firma elettronica
e la certificazione attraverso sistemi informatici, in modo tale da consentire
al senatore non soltanto di collegarsi e acquisire elementi e documentazioni
da qualsiasi posto si trovi, ma anche di agire, di presentare documenti,
emendamenti, disegni di legge con una certificazione elettronica personale.
Penso che il sistema potrebbe entrare in funzione a titolo sperimentale
nei primi mesi del prossimo anno.
Per quanto riguarda le questioni sollevate, mi limiterò a rispondere
agli aspetti critici prendendo atto con soddisfazione dei giudizi positivi
che sono stati espressi. Vorrei informare il senatore Castelli che è
già possibile in Senato utilizzare nel Servizio documentazione e
stampa una stampante a colori in grado di rispondere alle esigenze e che
proprio oggi è stato definito, per l'uso di questo strumento da
parte dei senatori e dei Gruppi, un disciplinare che verrà comunicato
quanto prima.
Sono d'accordo su alcune questioni trattate negli ordini del giorno
presentati, ad esempio quella sollevata dal senatore Gubert con riferimento
alla scheda-fax e alla cancelleria: vedremo di liberalizzare anche in questo
ambito, benché, senatore Gubert (mi consenta la battuta), lei voglia
la cancelleria libera e la residenza coatta. Liberalizziamo entrambe, diamo
la possibilità a ciascun senatore di poter scegliere il modo e le
sedi di residenza a Roma secondo le proprie caratteristiche, necessità
e aspettative.
Ringrazio il Presidente del Senato per il contributo e il sostegno
che ha sempre dato all'attività dei senatori Questori. Lo dico in
modo non formale ma convinto: anche il processo di riforma, con tutte le
difficoltà incontrate nei rapporti con le organizzazioni sindacali
e le resistenze che ci sono state, poi superate positivamente dalla stragrande
maggioranza delle organizzazioni stesse, è potuto andare avanti
proprio grazie all'appoggio convinto, serio e costante del Presidente del
Senato, al quale anche a nome degli altri colleghi devo un sincero ringraziamento.
Un ringraziamento va al Segretario generale per il contributo e l'attività
di sostegno che ha sempre fornito e un ringraziamento ai dipendenti dell'Amministrazione
per l'impegno dimostrato. Ci sono stati momenti di tensione, anche duri,
anche difficili, ma credo che alla fine ci si sia compresi, si sia capito
che gli sforzi che volevamo fare per introdurre miglioramenti nell'Amministrazione
non partivano da valutazioni negative, critiche, demolitrici delle capacità
e delle potenzialità dell'Amministrazione, ma erano diretti proprio
a poterci consentire di sfruttare al meglio le potenzialità che
ci sono e che sono veramente notevoli.
In modo particolare, vorrei ringraziare i colleghi senatori per il
sostegno e la fiducia che hanno sempre dimostrato per la nostra attività,
fiducia e sostegno che mi sento di poterlo dire con assoluta tranquillità
d'animo in ogni momento abbiamo cercato di meritarci. Quello che mi auguro
e che voglio sperare è di esserci riusciti. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Forcieri, la invito ora a pronunziarsi sugli ordini
del giorno presentati.
FORCIERI, senatore Questore. Signor Presidente, riteniamo di
non poter accogliere l'ordine del giorno n. 1, avendo già precisato
che i redditi di cui parla il senatore Moro sono assimilati a quelli da
lavoro dipendente, mentre l'indennità che noi corrispondiamo non
rientra in tale tipologia; essa infatti grava esclusivamente sui redditi
da lavoro dipendente di cui all'articolo 46, comma 1, del richiamato testo
unico.
L'interpretazione secondo cui non si deve assoggettare a ritenuta detta
indennità è stata confermata da una risposta che la Ragioneria
generale dello Stato ha dato a un quesito da noi avanzato nel febbraio
1998, nonché dalla circolare n. 29 del 27 maggio 1998, emanata dall'INPDAP.
Ribadisco, pertanto, che l'ordine del giorno n. 1 non può essere
accolto.
La richiesta di orario oggetto dell'ordine del giorno n. 2 è
da considerarsi, in qualche modo, superata, in quanto già ora, nei
giorni in cui vi è seduta, è prevista un'apertura dei Palazzi
sino alle ore 23, con la disposizione che la chiusura sia procrastinata
oltre tale orario anche quando un solo parlamentare sia presente in ufficio.
Ne consegue che in presenza di un'esigenza reale nessuno chiude il portone
e caccia i senatori che stanno lavorando.
Non mi convince invece la chiusura totale dei Palazzi il sabato. Attualmente
restano aperti mezza giornata e credo sia giusto continuare a seguire questo
orario. Quindi, invito il senatore Moro a ritirare l'ordine del giorno
n. 2, considerando in qualche modo già attuato quanto da lui richiesto.
Non è invece assolutamente accettabile la proposta di permettere
agli ospiti di accedere al ristorante riservato ai senatori, in quanto
si tratterebbe di una scelta non gestibile. Esprimiamo, dunque, parere
contrario sull'ordine del giorno n. 3.
Per quanto concerne l'interdizione dell'accesso al ristorante ai deputati,
rilevo innanzitutto una certa contraddizione tra l'ordine del giorno n.
4 e quello precedentemente esaminato, anche se si tratta di una contraddizione
concettuale...
MORO. No!
FORCIERI, senatore Questore. ... anche se si fa riferimento
ad orari diversi. Ma non dico questo. Impedire l'accesso al ristorante
ai deputati creerebbe comunque un'enorme difficoltà, dal momento
che esiste un principio di reciprocità con i senatori, i quali,
anche se magari non ne usufruiscono, possono comunque tranquillamente accedere
in qualsiasi momento al ristorante della Camera. Al momento, abbiamo invitato
i deputati (devo dire, tra l'altro, che i più assidui frequentatori
sono proprio tra i colleghi del Gruppo della Lega), nei momenti di punta
e di maggior presenza per le sedute, a non aggravare, se possibile, la
situazione con la loro presenza. Abbiamo inoltre dato disposizione che,
in ogni caso, il servizio sia svolto prima nei confronti dei senatori presenti,
onde privilegiarli. Ad ogni modo, impedire ai deputati di accedere al ristorante
del Senato non ci sembra molto conveniente.
Per quanto riguarda l'impegno fisico oggetto dell'ordine del giorno
n. 5, mi sono già espresso. In questo momento non siamo in condizioni
di accogliere la richiesta avanzata, mentre siamo favorevoli all'ordine
del giorno n. 6. Al riguardo, faccio presente che negli ultimi bandi di
concorso si è tenuto conto della richiesta avanzata, che ci vede,
comunque, favorevoli. Una considerazione negativa vale anche per l'ordine
del giorno n. 8, che riguarda gli asili nido, come ho già in precedenza
precisato.
Per quanto concerne l'ordine del giorno n. 7, sull'eleganza maschile,
ritengo che lo «stile Senato» debba essere mantenuto, alla
luce anche dell'evoluzione della moda. Lo stile giacca e cravatta ci contraddistingue
e lo manterremo! (Applausi dal Gruppo UDEUR).
Ho ascoltato le proposte di modifica avanzate dal relatore in merito
all'ordine del giorno n. 9 presentato dal senatore Elia e credo che, se
modificato in tal senso, sia possibile accoglierlo.
Esprimo poi parere favorevole sull'ordine del giorno n. 10, augurandogli
una miglior fine rispetto ai precedenti, e spero che, insieme all'ordine
del giorno n. 9, possa trovare un riscontro positivo.
Esprimo inoltre parere favorevole sull'ordine del giorno n. 11, in
merito al quale aggiungo alcune considerazioni. Infatti, l'ordine del giorno
«impegna i senatori Questori ad individuare entro la fine della legislatura,
di concerto con i Presidenti dei Gruppi parlamentari, un pacchetto organico
di proposta da sottoporre ai competenti organi che, ponendo a base la stipulazione
di un contratto unico collettivo di lavoro, raggiunga l'obiettivo di garantire
una base omogenea di trattamento giuridico ed economico per il personale
in servizio presso i vari Gruppi parlamentari».
Vorrei però sottolineare in questa sede che, per quanto mi riguarda,
condivido le osservazioni espresse da alcuni colleghi. È infatti
indispensabile il rapporto di fiducia dei Gruppi che non bisogna irrigidire
più di tanto. Esamineremo poi la questione di concerto con i Presidenti
dei Gruppi parlamentari con i quali riusciremo a formulare questo tipo
di proposta.
Mi trovo poi a dover esprimere un parere non conforme a quello del
relatore sull'ordine del giorno n. 12 perché nel dispositivo si
sollecita il Consiglio di Presidenza del Senato della Repubblica a deliberare
un incremento del 50 per cento dei contributi ai Gruppi.
NAPOLI Roberto. È modulato.
FORCIERI, senatore Questore. È modulato finché
vuole ma per noi è insopportabile.
Cosa diversa sarebbe accogliere l'ordine del giorno come raccomandazione
che solleciti a tener conto degli aumenti valutando quindi un incremento
dei contributi ai Gruppi.
NAPOLI Roberto. Posso condividere questa sua posizione.
FORCIERI, senatore Questore. Pertanto, se l'ordine del giorno
può essere accolto come raccomandazione generica a tener conto e
a verificare, allora posso rendere il mio parere conforme a quello espresso
dal relatore.
Esprimo poi parere favorevole sull'ordine del giorno n. 13, nel quale
colgo una singolarità. Infatti, è firmato da molti Presidenti
dei Gruppi parlamentari che raccomandano a loro stessi l'attivazione di
un sistema di copertura assicurativa per far fronte all'evenienza di spese
legali per i casi richiamati nel testo. Mi fa piacere questa autoraccomandazione.
Condividiamo particolarmente questa impostazione e vigileremo affinché
quanto richiesto venga attuato.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno n. 14, relativo alla pubblicità
dei lavori, mi sono già espresso. Valuteremo la questione, che accolgo
in questi termini, come ho già dichiarato nel mio precedente intervento.
PRESIDENTE. Senatore Moro, come si esprime in merito alle richieste
avanzate dal senatore Forcieri?
MORO. Signor Presidente, ritiro l'ordine del giorno n. 1, mentre insisto
per la votazione dell'ordine del giorno n. 2, dal momento che ha ricevuto
il parere favorevole del relatore, anche se i senatori Questori si sono
espressi in senso contrario.
COVIELLO, relatore. Il senatore Questore ha dichiarato che,
tutto sommato, quanto chiesto nell'ordine del giorno di fatto già
avviene.
PRESIDENTE. Il senatore Questore ritiene superato l'ordine del giorno
n. 2 con la precisazione da lui espressa.
MORO. Allora, signor Presidente, lo ritiro.
Insisto invece per la votazione dell'ordine del giorno n. 3, in merito
al quale il relatore ha dichiarato di volersi rimettere ai Questori.
COVIELLO, relatore. Io ho espresso parere contrario.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno n. 3, presentato dal
senatore Moro.
Non è approvato.
Anche sull'ordine del giorno n. 4 il relatore e il senatore Questore
hanno espresso parere contrario. Lo ritira?
MORO. Mi sembra di aver capito dalle parole del senatore Questore che
nei casi descritti dall'ordine del giorno è già previsto
un diritto di precedenza dei senatori per l'accesso al ristorante. Pertanto,
lo ritiro.
PRESIDENTE. Per la verità, è una precedenza molto difficile
da realizzarsi.
L'ordine del giorno n. 4 è pertanto ritirato.
Senatore Forcieri, riguardo all'ordine del giorno n. 5, perché
non lo accoglie come raccomandazione? Successivamente ci si potrà
adoperare, si potrà vedere di trovare il modo di ottemperare a tale
richiesta.
FORCIERI, senatore Questore. Signor Presidente, prendo atto del
suo invito. Accolgo pertanto l'ordine del giorno n. 5 come raccomandazione.
PRESIDENTE. Senatore Moro, insiste per la votazione?
MORO. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Poiché l'ordine del giorno n. 6, presentato dal
senatore Moro, è stato accolto dai senatori Questori, non verrà
posto in votazione.
Senatore Moro, insiste per la votazione dell'ordine del giorno n. 7?
MORO. Sono costretto a ritirarlo, signor Presidente, vista la contrarietà
espressa su di esso.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno n. 8 sono state manifestate delle
perplessità.
MANIERI, senatrice Questore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANIERI, senatrice Questore. Signor Presidente, accogliamo l'ordine
del giorno come raccomandazione. La Commissione per le pari opportunità
si sta già occupando della questione.
PRESIDENTE. Senatore Moro, insiste per la votazione?
MORO. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal relatore e dai senatori Questori,
gli ordini del giorno n. 9 (Nuovo testo), n. 10 e n. 11 non verranno posti
in votazione.
L'ordine del giorno n. 12 (Nuovo testo), presentato dal senatore Napoli
Roberto e da altri senatori, nel testo modificato, è stato accolto
come raccomandazione. Poiché i presentatori non insistono, esso
non verrà posto in votazione.
Essendo stato accolto dai senatori Questori, l'ordine del giorno n.
13 non verrà posto in votazione. Ricordo che l'ordine del giorno
n. 14 (Nuovo testo) è stato accolto come raccomandazione e che i
presentatori non insistono per la votazione.
Prima di passare alla votazione del rendiconto delle entrate e delle
spese del Senato per l'anno finanziario 1998 e del progetto di bilancio
interno del Senato per l'anno finanziario 2000, desidero ringraziare il
presidente Coviello e la Commissione bilancio, così come il collegio
dei Questori. C'è da sottolineare un certo ritardo, dovuto essenzialmente
ad una ragione: la trattativa con la Rappresentanza del personale non è
stata facile, né di breve durata; c'è stato bisogno di incontri
continui e di un tempo che ha superato anche le aspettative. Si voleva
presentare in Aula, nel momento in cui veniva approvata la nuova pianta
organica, la nuova regolamentazione del rapporto di dipendenza del personale
insieme con il bilancio per l'anno 1999. Il senatore Forcieri ha dato conto
delle modifiche: si tratta di un rovesciamento di impianto, di una novità
fondamentale introdotta appunto con l'approvazione della nuova pianta organica
e della nuova regolamentazione del rapporto di pubblico impiego, perché
da una posizione di automatismo siamo passati ad un'attività di
risultato, il che moltiplica l'impegno, soprattutto del vertice dell'Amministrazione,
in un rapporto diverso che si riconduce a livelli professionali molto accentuati.
Desidero ringraziare il personale tutto, dal più giovane al
più anziano; desidero ringraziare il Segretario generale, la Segreteria
generale, così come il collegio dei Questori ed il Consiglio di
Presidenza nel suo complesso. Un ringraziamento particolare, se mi consentite,
rivolgo, per la difficile attività d'Aula, ai quattro vice presidenti
che si assumono di volta in volta la responsabilità della direzione.
Passiamo alla votazione finale.
CARPINELLI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARPINELLI. Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo
dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo e chiedo di poter consegnare agli Uffici
il testo del mio intervento affinché venga allegato agli atti.
PRESIDENTE. Sarà fatto, senatore Carpinelli.
Metto ai voti il rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per
l'anno finanziario 1998 (Doc. VIII, n. 9).
È approvato.
Metto ai voti il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno
finanziario 2000 (Doc. VIII, n. 10).
È approvato.
Onorevoli colleghi, comunico che, come già annunciato, vi sarà
un'integrazione dell'ordine del giorno delle sedute di domani con l'esame
del decreto-legge sulle aree a rischio idrogeologico, che è stato
approvato con modificazioni dall'altro ramo del Parlamento.
Ricordo inoltre che la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
è già stata data comunicazione agli interessati avrà
luogo domani mattina alle ore 9,30.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a dare annunzio delle mozioni,
delle interpellanze e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
SERENA, segretario, dà annunzio delle mozioni, delle interpellanze
e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza, che sono pubblicate nell'allegato
B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 6 dicembre 2000
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì
6 dicembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda
alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
I. Votazione finale, dalla sede redigente ai sensi dell'articolo 53,
comma 3, penultimo periodo, del Regolamento dei disegni di legge:
MANIERI ed altri. Modifica della disciplina dell'adozione e dell'affidamento
dei minori (130-bis).
MAZZUCA POGGIOLINI ed altri. Nuova disciplina delle adozioni
(160-bis).
BRUNO GANERI ed altri. Modifica della disciplina dell'adozione
e dell'affidamento dei minori; norme per la campagna informativa per la
promozione dell'affidamento dei minori (445-bis).
BUCCIERO ed altri. Riforma dell'articolo 6 della legge 4 maggio
1983, n. 184, in materia di adozione, con abolizione del limite massimo
di età tra adottanti e adottando e definizione normativa della preferenza
per l'indivisibilità dei fratelli adottandi (852).
SALVATO ed altri. Nuove disposizioni in materia di adozioni (1697-bis).
MAZZUCA POGGIOLINI. Modifiche alla legge n. 184 del 1983 per
l'introduzione dell'adozione integrativa (1895).
CARUSO Antonino ed altri. Modifica dell'articolo 6 della legge
4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione dei minori (3128).
SERENA. Modifiche ed integrazioni alla legge 4 maggio 1983, n.
184, in materia di adozione (3228).
Disposizioni in tema di età dei genitori idonei all'adozione
(4648).
(Relazione orale).
II. Discussione dei disegni di legge:
1. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 ottobre
2000, n. 279, recante interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico
molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore
delle zone della regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche
di settembre ed ottobre 2000 (4835-B) (Approvato dal Senato e modificato
dalla Camera dei deputati).
2. Istituzione del servizio civile nazionale (4408).
COVIELLO. Istituzione del servizio civile alternativo nel settore
agricolo, in sostituzione del servizio militare di leva (329).
BEDIN. Istituzione del servizio civile nazionale (1015).
NAVA ed altri. Norme per l'istituzione del servizio civile nazionale
(1165).
AGOSTINI ed altri. Istituzione del Servizio civile nazionale
(1382).
Istituzione del servizio civile nazionale (2118).
RESCAGLIO e VERALDI. Istituzione del Servizio civile volontario
per donne e uomini (4244).
SEMENZATO. Aumento della dotazione finanziaria del Fondo nazionale
per il servizio civile degli obiettori di coscienza.(4286).
SEMENZATO ed altri. Istituzione del servizio civile volontario
di ragazze e ragazzi (4388).
(Relazione orale).
3. Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici,
magnetici ed elettromagnetici (4273).
DE CAROLIS e DUVA. Normativa nazionale in materia di prevenzione
dell'inquinamento da onde elettromagnetiche generate da impianti fissi
per telefonia mobile e per emittenza radiotelevisiva (2149).
RIPAMONTI ed altri. Norme per la prevenzione dei danni alla salute
e all'ambiente prodotti da inquinamento elettromagnetico (2687).
CÒ ed altri. Legge quadro sull'inquinamento elettromagnetico
(3071).
SPECCHIA ed altri. Disposizioni per la progettazione, l'installazione,
l'uso e la diffusione commerciale di apparecchiature elettriche e per telecomunicazioni
generanti sorgenti di radiazioni non ionizzanti (4147).
BONATESTA. Legge quadro sull'inquinamento elettromagnetico (4188).
SEMENZATO. Obbligo di segnalazione dei rischi alla salute derivanti
dai campi elettromagnetici emessi dagli apparati di telefonia cellulare
(4315).
(Relazione orale).
III. Discussione di mozioni sulle biotecnologie.
La seduta è tolta (ore 23,33).
Licenziato per la composizione e la stampa dal Servizio dei Resoconti
parlamentari alle ore 2,30 del giorno 6-12-2000
Allegato A
Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato
per l'anno finanziario 1998 ( Doc. VIII, n. 9)
Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000
( Doc. VIII, n. 10)
ORDINI DEL GIORNO
9. Doc. VIII, n. 10. 1
Moro
Ritirato
Il Senato,
premesso che:
l'Amministrazione del Senato provvede mensilmente ad erogare a tutti
i dipendenti postelegrafonici, emolumenti a titolo di indennità,
con carattere fisso e continuativo, per tutti quegli adempimenti atipici
e non di istituto che per prassi costante vengono svolti dal personale
delle P.T., caratterizzati da orari prolungati connessi all'attività
dell'Aula e delle Commissioni;
detta indennità è corrisposta da numerosi anni, però
su di essa non vengono effettuati gli adempimenti previsti dalla legge:
nello specifico sulle somme corrisposte non figurano i contributi previdenziali
e assistenziali. Ciò, evidentemente, comporta notevoli danni economici,
non solo per quanto attiene all'entità della futura pensione, ma
anche dal punto di vista della mancata riduzione dell'imponibile IRPEF,
nonché di una decurtazione del TFR;
detta inadempienza appare ingiustificabile e illegittima visto che
l'indennità di cui si parla rientra tra i redditi assimilati a quelli
di lavoro dipendente e perciò soggetti ad imposta ex articolo 47
del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sottoposti
per dettato della medesima legge (art. 48-bis) alle disposizioni
previste dal precedente articolo 48, articolo che si applica anche al calcolo
dei contributi di previdenza e assistenza, così come previsto dall'articolo
6 del decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 314 per la determinazione
del reddito da lavoro dipendente ai fini contributivi,
considerato inoltre che:
al personale postelegrafonico in servizio presso altri organi costituzionali
viene erogata la stessa indennità, per i medesimi motivi e detto
emolumento è assoggettato regolarmente alla trattenuta per il fondo
IPOST (Istituto Postelegrafonici),
impegna il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori, per quanto
di loro competenza, ad emanare apposita normativa affinché venga
applicata la trattenuta IPOST sull'indennità dei dipendenti postelegrafonici
del Senato, tuttora in servizio, al fine di sanare un'illegittimità
e uniformare il trattamento previdenziale dei dipendenti delle P.T. (Poste
e Telegrafi) del Senato a quello dei colleghi di altri organi costituzionali.
9. Doc. VIII, n. 10. 2
Moro
Ritirato
Il Senato,
premesso che:
il lavoro dei senatori si caratterizza per una particolare concentrazione
dell'attività nei giorni centrali della settimana;
soprattutto i senatori non residenti a Roma hanno una particolare necessità
di trattenersi, spesso fino a tarda ora, nei loro studi,
impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto
di loro competenza, a prevedere l'apertura dei Palazzi del Senato con il
seguente orario:
dal lunedì al giovedì dalle 7.00 alle 24.00, il venerdì
orario ridotto, il sabato e la domenica chiusura.
9. Doc. VIII, n. 10. 3
Moro
Respinto
Il Senato,
premesso che:
i tempi ristretti dei lavori parlamentari tra Aula e Commissioni spesso
non consentono ai senatori di avere molto tempo a disposizione per consumare
i pasti nei comuni ristoranti in compagnia dei propri ospiti,
impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto
di loro competenza, a far sì che il giovedì, giorno di minore
afflusso, anche gli ospiti possano accedere nel ristorante riservato ai
senatori, fino a un massimo di dieci ospiti l'anno per senatore, dietro
prenotazione e a pagamento.
9. Doc. VIII, n. 10. 4
Moro
Ritirato
Il Senato,
premesso che:
le sedute dell'Aula particolarmente prolungate e le notturne comportano
una notevole concentrazione ed afflusso di senatori al ristorante a loro
riservato,
impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per
quanto di loro competenza, ad interdire, solo in questi casi, l'accesso
al ristorante ai deputati.
9. Doc. VIII, n. 10. 5
Moro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
i tempi di svolgimento dell'attività parlamentare spesso non
consentono di svolgere una corretta attività sportiva con la dovuta
continuità;
è di fondamentale importanza per il mantenimento del giusto equilibrio
psico-fisico della persona la pratica costante di un'attività sportiva,
impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto
di loro competenza, a destinare idonei spazi, all'interno dei Palazzi del
Senato, da attrezzare per la pratica sportiva e il «fitness»
(palestra, sala pesi e macchine, docce, sauna, bagno turco ecc.).
In tali strutture potranno accedere in giorni, orari e turni diversificati
sia i senatori che i dipendÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿenti
del Senato e dei Gruppi parlamentari. Ovviamente il servizio è a
pagamento.
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione.
9. Doc. VIII, n. 10. 6
Moro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
nei recenti concorsi per le assunzioni al Senato, i bandi riportavano
requisiti per la partecipazione eccessivamente restrittivi, soprattutto
per quanto riguarda l'età, in contrasto con le normative più
recenti che hanno addirittura abolito questo tipo di requisito per l'accesso
agli uffici pubblici,
impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per
quanto di loro competenza, ad evitare, in futuro, di emanare bandi di concorso
con limiti e requisiti eccessivamente penalizzanti, in quanto la preparazione
e la competenza dei candidati non dipendono dall'età, ma vanno accertati
attraverso l'espletamento delle singole prove.
(*) Accolto dai senatori Questori.
9. Doc. VIII, n. 10. 7
Moro
Ritirato
Il Senato,
premesso che:
i canoni dell'eleganza maschile negli ultimi anni si sono notevolmente
evoluti e modificati;
la cravatta non è più vista come accessorio indispensabile
di distinzione e buon gusto nel vestire;
anche l'istituzione del Senato dovrebbe, per quanto è possibile,
adeguarsi al mutare delle convenzioni e delle mode,
impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto
di loro competenza, ad emanare le opportune disposizioni affinché,
almeno nei giorni di assenza dei lavori d'Aula e delle Commissioni, la
cravatta non sia più ritenuta indispensabile per accedere ai Palazzi
del Senato.
In caso di lavori essa è obbligatoria solo per l'accesso a Palazzo
Madama. Ciò sarebbe quanto mai auspicabile nella stagione estiva.
9. Doc. VIII, n. 10. 8
Moro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
è nota la carenza e la difficoltà di accesso agli asili
nido a Roma;
spesso l'impossibilità di trovare persone adeguate e qualificate
alle quali affidare i propri figli piccoli, è una delle maggiori
cause di assenza dal lavoro delle madri;
impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto
di loro competenza, ad istituire, all'interno del Senato, appositi ed adeguati
spazi da adibire ad asilo nido, con personale specializzato.
Ovviamente il servizio è a pagamento.
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione.
9. Doc. VIII, n. 10. 9
Elia, Castellani Pierluigi
V. nuovo testo
Il Senato,
vista la deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 58 del 1993 e
sue successive modifiche e integrazioni, relativa al personale dipendente
dei Gruppi Parlamentari;
rilevato che i contributi finanziari del Senato ai Gruppi, destinati
a garantire la stabilità del posto di lavoro del personale suddetto
non sono stati più rivalutati dal Collegio dei Senatori Questori
dal 1º gennaio 1998;
che il Presidente del Senato, nel messaggio ai Presidenti dei Gruppi
Parlamentari del 3 luglio 2000, ha sottolineato che i predetti contributi
non possono essere destinati a «perseguire finalità estranee
a quelle per le quali sono stati istituiti»;
vista la deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 119 del 1999,
con la quale veniva dato mandato al Collegio dei Questori di riordinare
la disciplina in materia di contribuzioni ai Gruppi parlamentari,
impegna il Collegio dei Questori:
a rivedere, entro il 31 gennaio 2001, il sistema dei contributi ai
Gruppi, prevedendo il rimborso ai Gruppi medesimi del costo effettivo di
ogni dipendente con la contestuale introduzione di un limite massimo di
rimborso collegato al profilo professionale e all'anzianità di ciascun
lavoratore.
9. Doc. VIII, n. 10. 9 (Nuovo testo)
Elia, Castellani Pierluigi
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
vista la deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 58 del 1993 e
sue successive modifiche e integrazioni, relativa al personale dipendente
dei Gruppi Parlamentari;
rilevato che i contributi finanziari del Senato ai Gruppi, destinati
a garantire la stabilità del posto di lavoro del personale suddetto
non sono stati più rivalutati dal Collegio dei Senatori Questori
dal 1º gennaio 1998;
che il Presidente del Senato, nelle comunicazioni ai Presidenti dei
Gruppi Parlamentari del 3 luglio 2000, ha sottolineato che i predetti contributi
non possono essere destinati a «perseguire finalità estranee
a quelle per le quali sono stati istituiti»;
vista la deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 119 del 1999,
con la quale veniva dato mandato al Collegio dei Questori di riordinare
la disciplina in materia di contribuzioni ai Gruppi parlamentari,
impegna il Collegio dei Questori:
a rivedere, entro la fine della legislatura, il sistema dei contributi
ai Gruppi, dando certezza dei contributi stessi da parte del Senato.
(*) Accolto dai senatori Questori.
9. Doc. VIII, n. 10. 10
Gubert
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza a dotare
i computer degli uffici dei senatori delle schede e dei collegamenti necessari
per poter inviare documenti via fax direttamente dai computer stessi, contribuendo
con ciò anche all'efficienza e alla riservatezza della trasmissione
di documenti.
(*) Accolto dai senatori Questori.
9. Doc. VIII, n. 10. 11
La Loggia, Mantica, Bosi, Castelli, Gubert, Martelli, Elia, Micele,
Marini, Pettinato, Manzi, Fiorillo, Nava
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
ritenuto che il problema del personale in servizio presso i Gruppi parlamentari
debba ricevere un'adeguata soluzione che, mantenendo ferma la distinzione
tra l'Amministrazione e i Gruppi stessi e salvaguardando il rapporto fiduciario
tra Gruppi e personale in servizio presso i Gruppi stessi, dia opportuna
soddisfazione alle esigenze di trasparenza e garanzia del rapporto di lavoro
di tale personale,
impegna:
i senatori Questori ad individuare entro la fine della legislatura,
di concerto con i Presidenti dei Gruppi parlamentari, un pacchetto organico
di proposta da sottoporre ai competenti organi che, ponendo a base la stipulazione
di un contratto unico collettivo di lavoro, raggiunga l'obiettivo di garantire
una base omogenea di trattamento giuridico ed economico per il personale
in servizio presso i vari Gruppi parlamentari.
(*) Accolto dai senatori Questori.
9. Doc. VIII, n. 10. 12
Napoli Roberto, Folloni, Elia, Iuliano, La Loggia, Micele, Tarolli
V. nuovo testo
Il Senato,
preso atto dell'incremento che hanno registrato gli oneri sostenuti
per gli adempimenti necessari allo svolgimento di compiti di istituto da
parte dei Gruppi;
valutato il carattere essenziale che riveste il buon funzionamento dei
Gruppi ai fini del buon andamento della complessiva attività istituzionale
del Senato;
preso altresì atto della inadeguatezza degli attuali livelli
delle contribuzioni previste dalle vigenti Deliberazioni del Consiglio
di Presidenza adottate in attuazione dell'articolo 16 del Regolamento del
Senato in favore dei Gruppi parlamentare.
sollecita, il Consiglio di Presidenza del Senato a deliberare un incremento
del 50 per cento dei contributi: a) «ordinario», di
cui alla deliberazione Consiglio di Presidenza 18 dicembre 1958, s.n.,
e successive modificazioni; b) «aggiuntivo alle Presidenze
dei Gruppi», di cui alla deliberazione Consiglio di Presidenza 19
luglio 1984, s.n., e successive modificazioni; c) «speciale
per spese di consulenza», di cui alla deliberazione del Consiglio
di Presidenza 29 marzo 1977, s.n., e successive modificazioni; d)
per «attività di supporto a favore dei Senatori», di
cui alla deliberazione del Consiglio di Presidenza 3 agosto 1995, n. 71,
e successive modificazioni.
9. Doc. VIII, n. 10. 12 (Nuovo testo)
Napoli Roberto, Folloni, Elia, Iuliano, La Loggia, Micele, Tarolli
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
preso atto dell'incremento che hanno registrato gli oneri sostenuti
per gli adempimenti necessari allo svolgimento di compiti di istituto da
parte dei Gruppi;
valutato il carattere essenziale che riveste il buon funzionamento dei
Gruppi ai fini del buon andamento della complessiva attività istituzionale
del Senato;
preso altresì atto della inadeguatezza degli attuali livelli
delle contribuzioni previste dalle vigenti Deliberazioni del Consiglio
di Presidenza adottate in attuazione dell'articolo 16 del regolamento del
Senato in favore dei Gruppi parlamentare.
sollecita, il Consiglio di Presidenza del Senato a verificare ipotesi
di incremento dei contributi: a) «ordinario», di cui
alla deliberazione Consiglio di Presidenza 18 dicembre 1958, s.n., e successive
modificazioni; b) «aggiuntivo alle Presidenze dei Gruppi»,
di cui alla deliberazione Consiglio di Presidenza 19 luglio 1984, s.n.,
e successive modificazioni; c) «speciale per spese di consulenza»,
di cui alla deliberazione del Consiglio di Presidenza 29 marzo 1977, s.n.,
e successive modificazioni; d) per «attività di supporto
a favore dei Senatori», di cui alla deliberazione del Consiglio di
Presidenza 3 agosto 1995, n. 71, e successive modificazioni.
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione.
9. Doc. VIII, n. 10. 13
Napoli Roberto, La Loggia, Mantica, Iuliano, Micele, Elia, Tarolli
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
considerata l'eventualità della insorgenza di conflitti di lavoro
tra Gruppi parlamentari e rispettivi dipendenti;
considerato che, al verificarsi di tali circostanze, il Gruppo parlamentare
può trovarsi esposto a spese legali non previste, e che potrebbero
raggiungere anche livelli di notevole portata;
tenuto conto altresì che a sostenere tali spese potrebbero essere
chiamati anche i legali rappresentanti di Gruppi estinti, i quali, peraltro,
potrebbero anche non ricoprire più la veste di parlamentare;
considerato inoltre che i contributi ordinario, aggiuntivo alle Presidenze
dei Gruppi, speciale per spese di consulenza, nonché per attività
di supporto a favore dei Senatori, sono finalizzati ad obiettivi funzionali
ben definiti sicché l'impiego di parte di essi per finalità
non previste potrebbe compromettere il proficuo svolgimento dei compiti
di istituto assolti dai Gruppi,
raccomanda ai Presidenti dei Gruppi parlamentari l'attivazione di un
sistema di copertura assicurativa per far fronte alla evenienza di spese
legali per i casi sopra richiamati.
(*) Accolto dai senatori Questori.
9. Doc. VIII, n. 10. 14 (Nuovo testo)
Castelli, Stiffoni, Tirelli, Peruzzotti, Moro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
considerato che le sedute della Camera dei deputati possono essere seguite
in diretta dai cittadini attraverso la trasmissione con sistema digitale
satellitare,
impegna i senatori Questori ad attivarsi, previa verifica della
fattibilità finanziaria, affinché anche il Senato sia
dotato di tali sistemi di trasmissione.
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione con l'integrazione
evidenziata.
Allegato B
Dichiarazione di voto finale del senatore Carpinelli
sui Docc. VIII nn. 9 e 10
Signor Presidenti, colleghi, il Gruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo
voterà a favore dei documenti VIII e IX relativi al «Rendiconto
delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 1998»
ed al «Progetto di Bilancio interno del Senato per l'anno finanziario
2000», esprimendo, al tempo stesso, apprezzamento per il lavoro svolto
dai Senatori Questori nell'Ufficio di Presidenza, da tutti i loro collaboratori
e da tutti i dipendenti del Senato. L'approvazione dei bilanci consuntivi
e preventivi non può connotarsi come un atto rituale, un atto dovuto
che si limita a registrare una situazione contabile di fatto derivante
da una serie di rigidità degli uffici e dei servizi che si sono
sedimentate nel tempo.
Dobbiamo, invece, tenere presente che il bilancio è comunque
uno strumento di governo dell'istituzione Senato che, come insieme di Senatori
rappresentanti del popolo ed apparato burocratico-amministrativo, rappresenta
uno dei pilastri fondamentali del nostro sistema democratico e della nostra
Repubblica parlamentare.
Ma un sistema democratico basato sulla centralità del Parlamento
funziona solo a condizione che le regole che governano tale istituzione
siano profondamente e convintamente condivise da tutti in un comune sentire.
Al contrario, in questi ultimi anni, è stata forte la sensazione
di un tentativo organico di delegittimare l'istituzione parlamentare con
la preoccupante conseguenza che solo poco più della metà
dei cittadini italiani continua ad avere una fiducia senza riserve nella
funzione e nell'azione del Parlamento stesso.
Non credo sia un buon esempio di costruttività legislativa il
continuo ricorso alla richiesta di numero legale, né l'uso pervicace
di legittimi strumenti regolamentari per porre in atto uno strisciante
ostruzionismo su ogni provvedimento. Ma tant'è: il nostro Regolamento,
come del resto la nostra Costituzione, trovano la loro funzionalità
in un sistema parlamentare basato su partiti che avevano una loro matrice
comune nella Resistenza, nell'antifascismo, nella difesa della libertà
contro l'autoritarismo.
Oggi siedono in Parlamento partiti e forze politiche che hanno un senso
affievolito di quella matrice, che hanno culture diverse e che intendono
l'azione politica anche in termini di «spallate istituzionali».
Per questo, paradossalmente, il Regolamento del Senato non garantisce
le maggioranze, non garantisce quella «dittatura della maggioranza»
che è necessaria in democrazia, se si vuol dare risposte concrete
e in tempi accettabili a quelli che sono i bisogni dei cittadini.
Le modifiche al Regolamento del Senato recentemente approvate, pur
positive non sono risultate risolutive proprio perché non si sono
realizzate in un contesto riformatore più ampio.
C'è una ragione in questo. La legislatura che volge alla fine
doveva essere la legislatura delle riforme, riforme condivise che avrebbero
dovuto disegnare l'Italia del futuro. L'aver fallito in questo campo, e
non per colpa della maggioranza, il non aver messo in campo regole nuove
necessarie in un sistema politico-istituzionale che sta cambiando, è
una delle cause delle presenti incertezze, di un impalpabile malessere
che attraversa la società italiana.
Il nostro sistema istituzionale democratico è saldo, ma vedo
rischi di imbarbarimento della vita politica e vedo rischi di spinte populiste
ed irrazionali che si muovono all'esterno ed a volte contro le istituzioni.
Malgrado ciò il Paese sta riacquistando stima e fiducia in se
stesso, abbiamo il dovere anche da qui, anche da questa Aula parlamentare,
di alimentare questa tendenza. Dobbiamo essere in grado di reggere la sfida
della modernizzazione, la sfida che il futuro ci obbliga ad affrontare
senza per questo perdere di vista quelli che sono i principi fondanti della
nostra democrazia, che nel Parlamento debbono trovare il loro momento più
alto nello sviluppo di una dialettica politica che deve svolgersi nel rispetto
delle regole.
Fa piacere, in proposito, notare che il primo punto affrontato dalla
Relazione dei Senatori Questori riguarda la riforma degli assetti organizzativi
dell'Amministrazione dei Senato finalizzata a rendere sempre più
efficace ed efficiente l'azione di questo ramo del Parlamento. Voglio leggere
tutta la relazione e lo spirito che la informa, con questo taglio innovativo
e, con la consapevolezza che solo battendo la strada del riformismo democratico
potremo appieno svolgere i compiti che il popolo italiano ci ha affidato,
ribadisco il voto favorevole sui documenti di bilancio sottoposti alla
nostra attenzione.
Senatore Carpinelli Commissione parlamentare d'inchiesta
sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari,
trasmissione di documenti
Il Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno
della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, con lettera
in data 29 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della
legge 1º ottobre 1996, n. 509, la Relazione approvata nella seduta
del 29 novembre 2000 sullo stato della criminalità nella città
di Catania (Doc. XXIII, n. 48).
Detto documento sarà stampato e distribuito.
Commissione speciale in materia d'infanzia,
presentazione del testo degli articoli
La Commissione speciale in materia d'infanzia, in data 29 novembre
2000, ha presentato il testo degli articoli, approvato in sede redigente
dalla Commissione stessa, per i disegni di legge: Manieri ed altri. «Modifica
della disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori» (130-bis)
(Stralcio degli articoli da 1 a 13 e dell'articolo 18 del disegno di
legge n. 130, deliberato dall'Assemblea nella seduta del 26 febbraio 1998);
Mazzuca Poggiolini ed altri. «Nuova disciplina delle adozioni»
(160-bis) (Stralcio degli articoli da 1 a 39 e da 60 a 74 del
disegno di legge n. 160, deliberato dall'Assemblea nella seduta del 26
febbraio 1998); Bruno Ganeri ed altri. «Modifica della disciplina
dell'adozione e dell'affidamento dei minori; norme per la campagna informativa
e per la promozione dell'affidamento dei minori» (445-bis)
(Stralcio degli articoli da 1 a 12 e da 22 a 24 del disegno di legge
n. 445, deliberato dall'Assemblea nella seduta del 26 febbraio 1998);
Bucciero ed altri. «Riforma dell'articolo 6 della legge 4 maggio
1983, n. 184, in materia di adozione, con abolizione del limite massimo
di età tra adottanti e adottando e definizione normativa della preferenza
per l'invisibilità di fratelli adottandi» (852); Salvato ed
altri. «Nuove disposizioni in materia di adozioni» (1697-bis)
(Stralcio degli articoli da 1 a 8 e da 18 a 20, dell'articolo 21 (eccetto
il capoverso 8-quater del comma 1) e degli articoli 22 e 23 del disegno
di legge n. 1697, deliberato dall'Assemblea il 26 febbraio 1998); Mazzuca
Poggiolini. «Modifiche alla legge n. 184 del 1983 per l'introduzione
dell'adozione integrativa» (1895); Caruso Antonino ed altri. «Modifica
dell'articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione
dei minori» (3128); Serena. «Modifiche e integrazioni alla
legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione» (3228); «Disposizioni
in tema di età dei genitori idonei all'adozione» (4648), nonché
sulla petizione n. 564.
Domande di autorizzazione a procedere in giudizio,
trasmissione e deferimento
Il procuratore militare della Repubblica presso il tribunale militare
di Padova, con lettera in data 24 novembre 2000, pervenuta il successivo
30 novembre, ha trasmesso la domanda di autorizzazione a procedere nei
confronti del Colonnello Pappalardo per il reato di vilipendio delle Assemblee
legislative (Doc. IV, n. 6).
Tale documento è stato deferito all'esame della Giunta delle
elezioni e delle immunità parlamentari.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Presidente del Consiglio dei Ministri
(Governo Amato-II)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 ottobre
2000, n. 295, recante disposizioni urgenti a sostegno del processo di stabilizzazione
e sviluppo della Repubblica Federale di Jugoslavia (4903)
(presentato in data 29/11/00)
C.7376 approvato dalla Camera dei Deputati;
Ministro Affari Esteri
(Governo Prodi-I)
Concessione di un contributo all'Istituto internazionale di diritto
per lo sviluppo (IDLI), con sede in Roma (3384-B)
(presentato in data 01/12/00)
S.3384 approvato da 3º Aff. esteri; C.5273 approvato con modificazioni
dalla Camera dei Deputati;
Ministro Interno
(Governo D'Alema-I)
Modifiche al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, concernenti
disposizioni sanzionatorie contro le immigrazioni clandestine in transito
(4904)
(presentato in data 01/12/00)
C.5506 approvato dalla Camera dei Deputati;
Ministro Affari Esteri
(Governo Amato-II)
Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Rotterdam sulla procedura
del consenso informato a priori per alcuni prodotti chimici e pesticidi
pericolosi nel commercio internazionale, con allegati, fatta a Rotterdam
il 10 settembre 1998 (4905)
(presentato in data 01/12/00)
Dep. RUZZANTE Piero, ALVETI Giuseppe, ATTILI Antonio, BARTOLICH Adria,
BASSO Marcello, BATTAGLIA Augusto, BIANCHI Giovanni, BIRICOTTI Anna Maria,
BRUNALE Giovanni, CAMOIRANO Maura, CAPITELLI Piera, CARLI Carlo, CARUANO
Giovanni, CENNAMO Aldo, CESETTI Fabrizio, CHIAVACCI Francesca, CHIUSOLI
Franco, CORDONI Elena Emma, DEBIASIO CALIMANI Luisa, DEDONI Antonina, DI
BISCEGLIE Antonio, DUCA Eugenio, GERARDINI Franco, GIACCO Luigi, GIANNOTTI
Vasco, GIARDIELLO Michele, GRIGNAFFINI Giovanna, INNOCENTI Renzo, IZZO
Franca, LABATE Grazia Luciana, LORENZETTI Maria Rita, LUCIDI Marcella,
LUMIA Giuseppe, MANCINA Claudia, MARIANI Paola, NOVELLI Diego, PANATTONI
Giorgio, PENNA Renzo, POMPILI Massimo, RICCI Michele, ROMANO CARRATELLI
Domenico, ROSSIELLO Giuseppe, RUBINO Paolo, RUFFINO Elvio, SCANTAMBURLO
Dino, SCIACCA Roberto, SCRIVANI Osvaldo, SIGNORINO Elsa Giuseppina, SCHMID
Sandro, SPINI Valdo, STELLUTI Carlo, VIGNALI Adriano, VIGNI Fabrizio
Abrogazione dell'articolo 3 della legge 31 maggio 1975, n. 191, in materia
di arruolamento dei minorenni (4902)
(presentato in data 29/11/00)
C.6460 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.6416, C.5998);
Sen. DE CAROLIS Stelio, RIGO Mario, DUVA Antonio, OCCHIPINTI Mario,
PAPINI Andrea, MELONI Franco Costantino, CARUSO Luigi, FIORILLO Bianca
Maria
Legge quadro sul settore fieristico (1375-B)
(presentato in data 01/12/00)
S.1375 approvato in testo unificato da 10º Industria (TU con
S.2204, S.2129, S.1775); C.5051 approvato con modificazioni dalla Camera
dei Deputati (assorbe C.4692, C.2786, C.2573, C.2006, C.1730, C.337);
Dep. PROCACCI Annamaria
Divieto di impiego di animali in combattimenti (4906)
c59-792-4694-5706-6583-6591-7109-7116-bis
(presentato in data 04/12/00)
Derivante da stralcio art. 4, 6, 8, 10, 11, 12 del DDL C.1784
C.59-BIS approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati
(TU con C.6583, C.6591, C.5706, C.4694, C.792, C.7109, C.7116);
Dep. CALDEROLI Roberto
Disciplina della professione di odontoiatra (2653-B)
(presentato in data 05/12/00)
C.72 approvato in testo unificato da 12º Aff. sociali (TU con
C.1945, C.1362, C.1111, C.427); S.2653 approvato in testo unificato da
12º Sanità (TU con S.2246, S.1145, S.252, S.123); C.72-B approvato
definitivamente, non ancora pubblicato dalla Camera dei Deputati;
Sen. RECCIA Filippo, SPECCHIA Giuseppe, CUSIMANO Vito
Sanatoria degli abusi edilizi nei territori dei Comuni sprovvisti, da
sempre, di piano regolatore generale (4900)
(presentato in data 29/11/00)
Sen. RECCIA Filippo, SPECCHIA Giuseppe, CUSIMANO Vito
Soppressione dei diritti di uso civico, delle trazzere demaniali e dei
commissariati per la liquidazione degli usi civici (4901)
(presentato in data 29/11/00)
Sen. PASTORE Andrea
Sospensione di termini in caso di malattia o infortunio di libero professionista
(4907)
(presentato in data 04/12/00)
Sen. MANCA Vincenzo Ruggero
Inclusione delle indennità connesse con l'impiego operativo nella
base di calcolo dell'indennità di buonuscita dovuta, alla fine del
servizio, agli appartenenti alle Forze armate ed alle Forze di polizia
(4908)
(presentato in data 04/12/00)
Sen. BONATESTA Michele, PALOMBO Mario
Norme per la liquidazione al personale delle Forze dell'ordine dell'indennità
pensionsabile di cui all'articolo 43 della legge 1º aprile 1981, n.
121 (4909)
(presentato in data 04/12/00)
Sen. PEDRIZZI Riccardo, BONATESTA Michele, MAGLIOCCHETTI Bruno, BATTAGLIA
Antonio, RAGNO Salvatore, MEDURI Renato
Norme sulla obiezione di coscienza dei farmacisti per la vendita della
cosiddetta «pillola del giorno dopo» (4910)
(presentato in data 05/12/00)
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
3ª Commissione permanente Aff. esteri
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 ottobre
2000, n. 295, recante disposizioni urgenti a sostegno del processo di stabilizzazione
e sviluppo della Repubblica Federale di Jugoslavia (4903)
previ pareri delle Commissioni 1º Aff. cost., 5º Bilancio;
È stato inoltre deferito alla 1º Commissione permanente, ai
sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.
C.7376 approvato dalla Camera dei Deputati;
(assegnato in data 30/11/00)
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. CAMBER Giulio
Facoltà di dichiarazione di nascita al comune di residenza della
madre in luogo di quello sede della struttura in cui avviene il parto (4882)
previ pareri delle Commissioni 1º Aff. cost., 12º Sanità
(assegnato in data 05/12/00)
12ª Commissione permanente Sanità
Sen. GAMBINI Sergio ed altri
Utilizzo dei defibrillatori semiautomatici (DAE) da parte di personale
non sanitario (4873)
previ pareri delle Commissioni 1º Aff. cost., 5º Bilancio,
Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 05/12/00)
13ª Commissione permanente Ambiente
Sen. LUBRANO DI RICCO Giovanni
Istituzione dei servizi di vigilanza ambientale (4774)
previ pareri delle Commissioni 1º Aff. cost., 5º Bilancio,
6º Finanze, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 05/12/00)
Disegni di legge e petizioni, presentazione di relazioni
A nome della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente,
beni ambientali), in data 28 novembre 2000, il senatore Parola ha presentato
una relazione unica sui seguenti disegni di legge: «Disposizioni
per la repressione dell'abusivismo edilizio nelle aree soggette a vincoli
di tutela e modifiche alla legge 28 febbraio 1985, n. 47» (4337);
Specchia ed altri. «Sanatoria delle opere abusive completate entro
il 31 dicembre 1995» (1817); Napoli Roberto ed altri. «Riapertura
del termine per la presentazione delle domande di concessione in sanatoria
limitatamente ai direttori dei lavori» (2462); Veraldi. «Proroga
del termine per il pagamento dell'oblazione al condono di violazioni edilizie»
(2769); Veraldi. «Ulteriore proroga del termine di cui all'articolo
39, comma 11, di cui alla legge 23 dicembre 1994, n. 724, in materia di
condono edilizio» (3415); Specchia ed altri. «Proroga del
termine di cui all'articolo 39, comma 11, della legge 23 dicembre 1994,
n. 724, in materia di condono edilizio» (3472), nonché sulla
petizione n. 653.
Governo, richieste di parere su documenti
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 24
novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della legge 21 dicembre
1999, n. 526, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto
legislativo di attuazione della direttiva 98/5/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio, relativa a misure dirette a facilitare l'esercizio permanente
della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in
cui è stata acquisita la qualifica professionale (792).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del
Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 30 novembre
2000, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), che dovrà
esprimere il proprio parere entro il 9 gennaio 2001. La Giunta per gli
affari delle Comunità europee, ai sensi dell'articolo 144, comma
3, del Regolamento, potrà formulare le proprie osservazioni alla
Commissione di merito in tempo utile affinché questa possa esprimere
il parere entro il termine assegnato.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 24
novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della legge
30 novembre 1998, n. 419, la richiesta di parere parlamentare sullo schema
di decreto legislativo recante «Disposizioni integrative e correttive
al decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230, recante il riordino della
medicina penitenziaria» (793).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis
del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 30 novembre
2000, alla 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità), che
dovrà esprimere il proprio parere entro il 20 dicembre 2000. La
2ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni
alla Commissione di merito in tempo utile affinché questa possa
esprimere il parere entro il termine assegnato.
Il Ministro dei trasporti e della navigazione, con lettera in data 17
novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2 della legge 15 giugno
1984, n. 245, la richiesta di parere parlamentare sul «Piano generale
dei trasporti e della logistica» (n. 794).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis
del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 30 novembre
2000, alla 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni),
che dovrà esprimere il proprio parere entro il 20 dicembre 2000.
La 13ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni
alla Commissione di merito in tempo utile affinché questa possa
esprimere il parere entro il termine assegnato.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 28
novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16 della legge 27 luglio
2000, n. 212, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto
legislativo recante disposizioni in materia di statuto dei diritti dei
contribuenti (n. 795).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis
del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 30 novembre
2000, alla 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro), che dovrà
esprimere il proprio parere entro il 20 dicembre 2000.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 29
novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 20, comma 8, della
legge 15 marzo 1997, n. 59, la richiesta di parere parlamentare sullo schema
di regolamento per la semplificazione dei procedimenti per la concessione
di contributi per la realizzazione di progetti pilota nel settore agroalimentare
in Paesi non appartenenti all'Unione europea (n. 796).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis
del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 1º
dicembre 2000, alla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio,
turismo), che dovrà esprimere il proprio parere entro il 31 dicembre
2000.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 29
novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell'articolo 13, comma 2, della
legge 15 marzo 1997, n. 59, la richiesta di parere parlamentare sullo schema
di regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia (n. 797).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis
del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 1º
dicembre 2000, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), che dovrà
esprimere il proprio parere entro il 31 dicembre 2000. La 5ª Commissione
permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione
di merito in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere
entro il termine assegnato.
Il Ministro dei trasporti e della navigazione, con lettera in data 30
novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 35, della legge 17
maggio 1999, n. 144, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di
decreto interministeriale concernente la trasformazione dell'Ente Nazionale
per l'Assistenza al volo in società per azioni (n. 798).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis
del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 4 dicembre
2000, alla 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni)
che dovrà esprimere il proprio parere entro il 24 dicembre 2000.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 4
dicembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 20 della legge 15 marzo
1997, n. 59, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di regolamento
concernente la disciplina delle vendite sottocosto (n. 799).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis
del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 4 dicembre
2000, alla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo),
che dovrà esprimere il proprio parere entro il 3 gennaio 2001.
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici
Il Ministro dei trasporti e della navigazione ha inviato, ai sensi
dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, le richieste di parere
parlamentare sulle proposte di nomina:
del dottor Francesco Nerli a Presidente dell'Autorità portuale
di Napoli (n. 161);
dell'avvocato Fulvio Bonavitacola a Presidente dell'Autorità
portuale di Salerno (n. 162).
Ai sensi dell'articolo 139-bis del Regolamento, tali richieste
sono state deferite, in data 30 novembre 2000, alla 8ª Commissione
permanente (Lavori pubblici, comunicazioni).
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, con lettere
in data 29 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 30, penultimo
comma, della legge 20 marzo 1975, n. 70, le relazioni corredate del bilancio
preventivo e consuntivo per l'esercizio finanziario 1998, nonché
dalla pianta organica vigente concernenti l'attività svolta dai
seguenti enti pubblici nell'anno 1999:
Ente Nazionale per il turismo (ENIT);
Istituto Nazionale per le conserve alimentari.
Le suddette documentazioni saranno inviate alla 10ª Commissione
permanente.
Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, con lettera
in data 24 novembre 2000, ha trasmesso copia del Libro Bianco dal titolo
«Velocità, semplicità, sviluppo. Politiche per l'innovazione
e le imprese nuove», approvato dal Consiglio dei ministri nella riunione
del 23 novembre 2000.
Detto documento sarà trasmesso alla 5ª e alla 10ª
Commissione permanente.
Con lettere in data 28 e 30 novembre 2000, il Ministro dell'interno,
in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti
del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli
comunali di Bovegno (Brescia), Martirano (Catanzaro), Lubriano (Viterbo),
Castrolibero (Cosenza), Gavi (Alessandria), Maierato (Vibo Valentia), Gravere
(Torino), Rocca Priora (Roma).
Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica,
con lettera in data 27 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo
22, comma 10, della legge 23 dicembre 1999, n. 489, copia del decreto ministeriale
n. 91338 del 22 novembre 2000, con il quale sono state apportate variazioni
compensative tra capitoli di diverse unità previsionali di base
inserite nello stato di previsione del Ministero della difesa, per l'anno
finanziario 2000.
Tali comunicazioni saranno deferite alla 4ª e alla 5ª Commissione
permanente.
Il Presidente della Commissione di garanzia per l'attuazione della
legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, con lettera in data
28 novembre 2000, ha inviato, in applicazione dell'articolo 13, comma 1,
lettera n), della legge 12 giugno 1990, n. 146, come innovata dalla
legge 11 aprile 2000, n. 83, copia del verbale n. 398 della seduta plenaria
della Commissione stessa avvenuta in data 19 ottobre 2000.
Il suddetto verbale sarà trasmesso alla 11ª Commissione
permanente.
In data 29 novembre 2000, sono pervenute al Senato le relazioni sullo
stato di attuazione delle leggi pluriennali di spesa presentate dalle Amministrazioni
interessate ed il relativo quadro riassuntivo predisposto dal Ministero
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (Doc.
XIII, n. 5-bis).
Detto documento che, ai sensi dell'articolo 15 della legge 5 agosto
1978, n. 468, come modificato dall'articolo 9 della legge 23 agosto 1988,
n. 362, costituisce un allegato alla «Relazione previsionale e programmatica
per l'anno 2000» (Doc. XIII, n. 5), già annunciata
all'Assemblea nelle sedute del 3 ottobre 2000 (la I sezione) e del 25 ottobre
2000 (la II sezione) sarà trasmessa alla 5ª Commissione permanente.
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 1º dicembre
2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 6, lettera c),
della legge 26 febbraio 1987, n. 49, la relazione sull'attuazione della
politica di cooperazione allo sviluppo per l'anno 1999 (Doc. LV,
n. 5).
Detti documenti sono stati inviati alle Commissioni permanenti 3ª,
5ª e 6ª.
Autorità per le garanzie nelle comunicazioni,
trasmissione di documenti
Il Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 9, della legge 31 luglio
1997, n. 249, l'integrazione al piano per una rete della società
concessionaria del servizio radiotelevisivo pubblico che non può
avvalersi di risorse pubblicitarie.
Tale richiesta è deferita dal Presidente della Camera dei deputati,
d'intesa con il Presidente del Senato, alla Commissione parlamentare per
l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, che dovrà
esprimere il prescritto parere entro il 30 gennaio 2001.
Mozioni
MONTELEONE, MACERATINI, CUSIMANO, MANTICA, PEDRIZZI, PACE, MARRI, BATTAGLIA,
BORNACIN, CURTO, DEMASI, PALOMBO, BASINI, BEVILACQUA, BONATESTA, BOSELLO,
BUCCIERO, CARUSO Antonino, CASTELLANI Carla, COLLINO, COZZOLINO, DANIELI,
DE CORATO, FISICHELLA, FLORINO, MAGGI, MAGLIOCCHETTI, MAGNALBÒ,
MEDURI, MULAS, PASQUALI, PELLICINI, PONTONE, RAGNO, RECCIA, SERENA, SERVELLO,
SILIQUINI, SPECCHIA, TURINI, VALENTINO, ZAMBRINO, SELLA DI MONTELUCE, CARUSO
Luigi, FIRRARELLO, LAURO, MANFREDI, LAURIA Baldassare, TOMASSINI, PORCARI,
BALDINI, GRECO, COSTA, BRUNI, VALLETTA, LAVAGNINI, ROBOL, CONTESTABILE,
MINARDO, VERALDI, DIANA Lino, CIRAMI, GERMANÀ, NOVI, PIANETTA, PETTINATO.
- Il Senato,
premesso:
che in data 12 ottobre 1999 era stata presentata la mozione 1-00445,
firmata da ben 85 senatori, della quale lo scrivente senatore Monteleone
era primo firmatario e che a tutt'oggi non risulta sia mai stata calendarizzata
in Aula;
che nella città di Imola (Bologna) la giunta comunale ha previsto
ormai da anni un progetto integrato di ridefinizione urbanistica ed architettonica
del centro storico, noto come «Sistema delle tre piazze», ed
ha indetto un concorso ad hoc il cui bando, all'articolo 2, sotto
la voce «scopo del concorso» predeterminava l'ambito di progettazione
della piazza principale escludendo esplicitamente il Monumento ai caduti;
che nel suddetto progetto è invece stato previsto e deliberato
lo spostamento del Monumento ai caduti dalla piazza principale della città,
dove ora si trova per espresso desiderio delle famiglie dei caduti che
lo hanno fortemente voluto nonché pagato, ad una zona più
periferica destinata a parcheggio;
che lo spostamento del monumento è già stato preceduto
dall'inopportuna quanto offensiva rimozione delle targhe commemorative
dei nomi dei caduti che prima vi erano posizionate a ridosso;
che, in considerazione dello sconcerto che perdura ormai da tempo in
molti cittadini nonché di notizie riportate dalla stampa, confermate
poi da un comunicato stampa rilasciato a suo tempo dal segretario comunale,
secondo le quali ci sarebbero state delle irregolarità nella apertura
delle buste, alcuni consiglieri comunali presentavano un esposto alla procura
della Repubblica presso il tribunale di Bologna;
che in data 28 novembre 1996 l'onorevole Filippo Berselli presentava
alla Camera dei deputati l'interrogazione 4-05683 al competente Ministro
per la funzione pubblica, dalla quale si evince che i concreti problemi
che affliggono la città di Imola sono ben altri e non certo lo spostamento
del Monumento ai caduti, che tra l'altro implica un notevole dispendio
di denaro pubblico;
atteso che la data dello spostamento del Monumento appare ormai imminente
e che gli stanziamenti per questo scopo sono previsti dalla delibera n.
335 del 3 agosto 2000 del comune di Imola e suddivisi in tre stralci di
cui i primi due negli anni 2001-2002 ed il cui costo globale ammonta a
circa 6 miliardi di lire,
impegna il Governo ad attivarsi affinché il comune di Imola
si prenda un'adeguata pausa di riflessione e riveda la predetta delibera
che impegna una così ingente cifra in una operazione assai malvista
da gran parte dei cittadini imolesi, e comunque ad attivarsi per evitare
che il suddetto Monumento venga smontato per poi chissà quando essere
rimontato, rischiando così di rovinare un'opera ritenuta da illustri
architetti e cultori d'arte, anche internazionali, di assoluto valore monumentale,
non dimenticando che l'artista autore dell'opera può vantare la
realizzazione dei bassorilievi dell'Altare della patria e di altre opere
in campo nazionale ed internazionale.
(1-00612)
CASTELLI, WILDE, PERUZZOTTI, MORO, STIFFONI, ANTOLINI, BRIGNONE, TIRELLI,
PROVERA, LEONI. Il Senato,
premesso:
che presso la 10ª Commissione permanente è da tempo in
calendario l'approvazione del disegno di legge n. 4280 recante «Delega
al Governo per il recepimento della direttiva n. 98/44/CE sulla protezione
giuridica delle invenzioni biotecnologiche»;
che l'emanazione della summenzionata direttiva ha creato grande imbarazzo
sia nell'opinione pubblica che nelle diverse forze politiche nazionali
ed europee;
che il ricorso alla Corte di giustizia europea, sottoscritto anche
dall'Italia, presentato per evitare l'applicazione della direttiva n. 98/44/CE
è stato, seppur per motivi tecnico-giuridici, rigettato dalla Corte
stessa; tale determinazione ha dunque concesso un sostanziale via libera
a una direttiva tanto discutibile quanto eticamente inaccettabile;
che la genetica, associata alle tecnologie informatiche, rappresenta
il nuovo grande business mondiale ed è quindi facile appetito
dei grandi gruppi di potere che utilizzano la globalizzazione dei mercati
come fonte di ricchezza e di sfruttamento;
che l'assegnazione di un valore commerciale alla vita, sia essa di
origine animale che vegetale, oltre a risultare eticamente improponibile,
rappresenta anche la premessa per la creazione di un nuovo tipo di sfruttamento
economico rivolto in particolare ai paesi poveri ed in via di sviluppo
che, ad oggi, non dispongono di adeguati strumenti di tutela delle proprie
risorse genetiche;
considerato:
che le perplessità in campo etico e giuridico sopra riportate
si sono amplificate a causa della concessione da parte dell'EPO (European
patent office) di un brevetto su materiale genetico umano;
che l'EPO non rappresenta direttamente gli uffici della Commissione
ed è quindi privo di vigilanza istituzionale; tale mancanza di collegamento
fra EPO e Commissione rappresenta, di conseguenza, un gravissimo limite
per tutti i paesi membri che, come è noto, sono sottoposti a fortissime
pressioni internazionali miranti a smantellare il nostro sistema di garanzie
sociali ed ambientali, nonché i valori etici e culturali che caratterizzano
i diversi popoli europei;
che la concessione di brevetti su materiale genetico ha creato forte
allarmismo nel mondo scientifico e della ricerca, che potrebbero essere
fortemente limitati nella propria libera attività a causa della
creazione di veri e propri «monopoli» genetici;
considerato inoltre che la tutela della vita, a partire dalla tutela
del patrimonio genetico proprio, non si può esprimere solamente
attraverso il rispetto della vita umana, ma garantendo eguali diritti e
dignità anche agli animali e ai vegetali, i quali formano con l'uomo
un patrimonio che non può e non deve in alcun modo trovare padroni
o sfruttatori,
impegna il Governo:
a non recepire la direttiva comunitaria n. 98/44/CE così come
formulata, promuovendo altresì una Conferenza europea che rivaluti
con attenzione la delicata materia della brevettabilità di parti
o di derivati di materiale genetico umano, animale e vegetale;
ad attivarsi presso i competenti organismi europei ed internazionali
affinchè vengano ricercate delle alternative e meno vincolanti forme
di «garanzia» per i soggetti che intendono tutelare le proprietà
intellettuali inerenti materiale genetico;
a promuovere idonee iniziative in sede comunitaria affinchè
gli organismi deputati alla concessione dei brevetti a livello europeo
rientrino, in tutto o in parte, nella sfera delle competenze istituzionali
proprie della Commissione e del Parlamento europeo;
a sostenere, presso l'Unione europea, la nascita di una iniziativa
su scala mondiale che preveda la tutela assoluta del patrimonio genetico
umano, animale e vegetale, rifiutando ogni tipo di proprietà esclusiva
per la materia vivente.
(1-00613)
CASTELLI, WILDE, PERUZZOTTI, MORO, STIFFONI, ANTOLINI, BRIGNONE, TIRELLI,
PROVERA, LEONI. Il Senato,
premesso:
che l'introduzione in agricoltura degli organismi geneticamente modificati
(OGM) ha sollevato grosse perplessità e notevoli dubbi nell'opinione
pubblica;
che tali perplessità sono state espresse anche da molti scienziati
che definiscono ancora incerte sull'organismo umano le conseguenze a lungo
termine della diffusione di OGM;
che si sono già verificati casi di allergie nelle persone riconducibili
all'ingresso di sostanze modificate geneticamente nel ciclo alimentare
o direttamente sugli animali;
che le sperimentazioni effettuate in campo hanno dimostrato che alcune
tossine derivanti da OGM possono essere estremamente dannose per l'ecosistema;
che l'Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito il principio
della cautela sulle sostanze potenzialmente pericolose raccomandando, in
caso di incertezza, la non adozione di tali sostanze;
che lo sviluppo di un'agricoltura con uniformità genetica nelle
colture distruggerebbe gran parte della biodiversità terrestre;
inoltre porterebbe ad una pericolosa dipendenza per tutte le filiere produttive
nei confronti di pochi detentori di brevetti dotati di una grande forza
economica;
che per rendere ancor più remunerativi i brevetti si sta procedendo
alla sterilizzazione dei semi delle piante, con gravi ripercussioni sui
paesi poveri dove spesso si vive grazie a sistemi agricoli di sussistenza;
considerato:
che in Europa il nostro paese è secondo solo alla Francia per
quantità di concessioni di colture di OGM a titolo «sperimentale»;
che il Parlamento ha il dovere di impegnarsi a valorizzare l'economia
del settore agricolo, a migliorarne la competitività e a promuovere
la qualità delle sue produzioni, secondo le nuove strategie comunitarie
di Agenda 2000;
che il Governo ha l'obbligo morale e giuridico di informare correttamente
i cittadini sui rischi derivanti dall'introduzione di OGM nella alimentazione
umana e animale;
che i nuovi regolamenti comunitari sull'etichettatura degli alimenti
transgenici appaiono di difficile applicazione, nonché troppo superficiali
rispetto alla necessaria tracciabilità di tutta la filiera produttiva,
impegna il Governo affinché in ossequio al «principio
di precauzione»:
venga avviata una moratoria di almeno cinque anni sulle coltivazioni
sperimentali di OGM e su eventuali allevamenti con sperimentazioni genetiche
sugli animali;
non vengano concesse nuove autorizzazioni all'immissione in commercio
di prodotti contenenti OGM per un periodo di almeno cinque anni;
si chieda all'Unione europea di impegnarsi per la valorizzazione delle
produzioni biologiche e tipiche e della biodiversità alimentare,
promuovendo l'obbligo di non utilizzo di OGM nei prodotti certificati DOP,
IGP, DOC, DOCG, IGT e per eventuali altre denominazioni che legano un alimento
alle tradizioni del proprio territorio di origine;
si adoperi nelle sedi opportune affinché siano rivisti i regolamenti
comunitari sull'etichettatura dei cibi transgenici, promuovendo l'introduzione
dell'obbligo della tracciabilità su tutta la filiera produttiva
e distributiva;
si creino le condizioni tecniche e culturali nelle università
e nei centri di sperimentazione, in collaborazione con gli enti locali,
per avviare modelli di agricolture e allevamenti con metodi indenni da
OGM, con il recupero di colture e razze caratteristiche;
si rafforzi adeguatamente la capacità di ricerca pubblica nel
campo delle manipolazioni genetiche per esercitare funzioni di controllo
e di giudizio indipendenti da interessi privati.
(1-00614)
ELIA, MONTICONE, GIARETTA, VERALDI, CASTELLANI Pierluigi, ZILIO, MONTAGNINO,
FOLLIERI, RESCAGLIO. Il Senato,
premesso:
che l'Italia, unitamente agli altri Stati membri del Consiglio d'Europa,
ha sottoscritto la Convenzione di Oviedo del 4 aprile 1997 per la protezione
dei diritti dell'uomo e della dignità dell'essere umano riguardo
all'applicazione della biologia e della medicina, nonché il Protocollo
addizionale del 12 gennaio 1998, n. 168, sul divieto di clonazione di esseri
umani;
che tali accordi internazionali rivestono fondamentale importanza in
quanto stabiliscono le frontiere che la scienza non deve oltrepassare nel
campo delle manipolazioni genetiche dell'uomo;
che in data 24 ottobre 2000 è stato presentato in Senato ad
iniziativa del Gruppo del PPI, un disegno di legge (atto Senato n. 4852)
per la ratifica e l'esecuzione della Convenzione di Oviedo e del relativo
Protocollo addizionale, al fine di rendere finalmente operanti nella sfera
dell'ordinamento interno italiano le norme dei predetti accordi,
impegna il Governo ad appoggiare in sede parlamentare la ratifica della
Convenzione e del Protocollo suddetti e ad adottare sollecitamente i decreti
legislativi occorrenti per la loro attuazione.
(1-00615) Interpellanze
DIANA Lino. Ai Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato,
del lavoro e della previdenza sociale e del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica. Premesso che:
come più volte rilevato in precedenti interpellanze, la situazione
economica della provincia di Frosinone va rapidamente peggiorando, a causa
soprattutto della crisi nel settore industriale a seguito della fuoriuscita
del territorio provinciale dal regime degli sgravi contributivi decretato
dal Governo Berlusconi nell'agosto del 1994;
in questi giorni si profila un nuovo durissimo colpo ai livelli occupazionali
nel settore industriale: la Videocolor spa di Anagni, facente parte della
multinazionale francese Thomson, infatti, ha invitato le organizzazioni
sindacali ad un incontro per poter discutere le prestazioni operative dello
stabilimento e le misure di produttività da realizzare;
tale iniziativa prelude necessariamente ad una gravissima riduzione
della forza lavoro nello stabilimento di Anagni, in una zona già
reiteratamente colpita da fenomeni di riduzione occupazionale,
si chiede di conoscere:
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare per convocare
i rappresentanti dell'azienda e dei lavoratori sì da tentare ogni
sforzo per la salvaguardia dei livelli occupazionali;
in occasione della approvazione della legge finanziaria 2001, quale
atteggiamento intendano assumere in ordine alle proposte emendative della
stessa dirette a convogliare nella provincia di Frosinone risorse idonee
a migliorarne il tessuto industriale attraverso la realizzazione, l'adeguamento
ed il miglioramento delle infrastrutture al servizio dell'attività
produttiva, in modo da rendere il territorio più competitivo e quindi
più appetibile per gli investimenti.
(2-01185)
FIGURELLI, ANGIUS, ELIA, DE LUCA Athos, MARINO, RUSSO SPENA, FALOMI,
D'ALESSANDRO PRISCO, LOMBARDI SATRIANI, CALVI, BRUNO GANERI, AYALA, MELE,
DIANA Lorenzo, PELELLA, BONFIETTI, PAGANO, BERTONI, VISERTA COSTANTINI,
DE ZULUETA, NIEDDU, LAURICELLA, BARRILE, MONTAGNINO. Ai Ministri della
giustizia, per la solidarietà sociale e dell'interno e per il coordinamento
della protezione civile. Per conoscere:
le valutazioni del Ministri sulla udienza preliminare del processo a
carico di Salvatore Tamburello, Pietro e Salvatore Grasso, Teodoro Rizzuto,
Angelo Di Peri, Antonino Mercurio e Maria Caracappa, da cui ha trovato
in gran parte conferma il pericolo grave denunciato nell'interpellanza
2-01183 del 28 novembre 2000: che i minori vittime di violenze sessuali
nel quartiere Albergheria di Palermo potessero vedersi privati dei loro
diritti di «parti offese» ad essere tutelati nei loro interessi
materiali e morali, e che potesse verificarsi una obiettiva condizione
di «abbandono» proprio da parte di istituzioni preposte a tutelare
questi bambini di fronte alle situazioni di «abbandono» familiare
(nella udienza, infatti, si sono costituiti parte civile il comune di Palermo,
l'Associazione Santa Chiara, l'assessore pro-tempore del comune
di Palermo alle attività per la persona, la famiglia, e la comunità,
dottor Giuseppe Bruno, nominato dal Tribunale per i minorenni «tutore
provvisorio» dei minori M.Z, P:LN, S:L:N, G.P, V.P, G.V, A.V, N.V,
A.V, C.V, Cr.V, D.V, mentre, ad eccezione di una madre esercente la patria
potestà sul minore E.T, nessun genitore si è presentato e
costituito parte cvile, probabilmente a causa di quella che gli interpellanti
avevano già denunciato come «la forza delle omertà
e delle intimidazioni sulle famiglie» dei bambini offesi);
se oltre gli accertamenti già richiesti nella citata interpellanza
2-01183 anche su «ogni eventuale ritardo, difficoltà, o non
adeguata attenzione, che all'interno degli uffici giudiziari possa compromettere
i diritti dei minori alla propria difesa», i Ministri non ritengano
di dover verificare anche:
1) perché per alcuni minori la costituzione di parte civile
nel processo ha visto protagonista un «tutore provvisorio»
nominato dal Tribunale per i minorenni quale il citato assessore comunale
di Palermo, mentre gli altri minori «parti offese» non tutelati
dalle loro famiglie, assenti all'udienza, non hanno trovato tutori e sono
restati «bambini-senza»;
2) perché il presidente del Tribunale per i minorenni, e/o,
in extremis, lo stesso Pubblico ministero, non hanno, di fronte al manifesto
«abbandono» dei minori da parte delle loro famiglie, provveduto
ad indicare al giudice dei «curatori speciali», e abbiano così
rinunziato ad usare gli idonei strumenti loro offerti dal codice di procedura
penale (articolo 77, comma 2 ed ultimo comma);
3) perché una stasi sembra essere seguita dopo il forte impulso
che la Procura della Repubblica di Palermo ha saputo dare alla ricerca
di verità e giustizia sulle violenze ai bambini (con i positivi
risultati del processo contro Rosario Firemi più 10 la cosiddetta
«operazione solletico» concluso anche in secondo grado con
condanna di tutti gli imputati), e una carenza sembra essersi manifestata
nelle indispensabili sinergie tra i soggetti istituzionali che dovrebbero
concorrere a tutelare i minori, come, per esempio, quella evidente proprio
nel processo in corso a proposito del «conflitto di interessi»
manifesto tra i minori citati nella interpellanza 2-01183 e il loro padre
(mentre il Pubblico ministero, nel rigettare l'istanza degli «affidatari»
per la loro nomina a «curatori speciali» dei minori A.V e A.V,
ha scritto del loro padre che egli «secondo gli accertamenti svolti
da questo Ufficio non ha mai, a differenza della moglie, preso parte, nemmeno
in forma omissiva, agli abusi posti in essere contro la sua prole e che
anzi, una volta emersi i fatti di reato, tale genitore non ha esitato a
collaborare con l'autorità giudiziaria al fine dell'accertamento
dei fatti», il Tribunale per i minorenni, dopo i due decreti con
cui aveva posto il divieto di incontri e di contatti telefonici tra i minori
e i loro genitori, ha deciso la sospensione dalla patria potestà
non solo della madre, Maria Caracappa (ancora in stato di detenzione con
l'accusa di aver indotto e costretto i propri figli a compiere e a subire
gli abusi sessuali da parte degli altri coimputati), ma anche del padre,
motivando, tra l'altro, «che la gravità e la reiterazione
nel tempo dei fatti ascritti alla madre, nonché il fatto che alcuni
dei minori abbiano accusato anche il padre di aver partecipato alle violenze,
costituiscono un grave sintomo dell'incapacità del padre di tutelare
i figli nel proprio stesso ambito familiare»;
se non ritengano i Ministri che la condizione umana, l'organizzazione
della vita civile, e la legalità, rischino nel quartiere dell'Albergheria
di subire un altro colpo, qualora, per i «bambini-senza» ancora
non rappresentati nel processo, o non si accolga l'istanza della parrocchia
Santa Chiara ad essere ammessa quale «tutore» dei minori parti
offese, o il Presidente del Tribunale e il Pubblico ministero continuino
a non esercitare gli strumenti loro riconosciuti dal Codice di procedura;
quali iniziative intendano i Ministri promuovere affinchè sia
fatta verità sulle ragioni della mancata partecipazione all'udienza
delle famiglie dei bambini parti offese e della loro mancata costituzione
di parte civile, e sia individuata e perseguita ogni intimidazione che
possa essere stata loro rivolta.
(2-01186) Interrogazioni
SARTO. Ai Ministri della difesa e per i beni e le attività
culturali. Premesso:
che la Consap ha pubblicato inopinatamente un avviso di vendita in cui
sono inseriti Forte Sirtori a Spinea (Venezia), il cui prezzo è
stato stimato in 860 milioni di lire, e Forte Alberoni, stimato 4 miliardi
e 194 milioni di lire;
che il prossimo 11 dicembre scade il termine entro cui presentare offerte
per l'acquisto dei due forti;
che il prezzo stimato risulta in ogni caso eccessivo, trattandosi di
immobili vincolati, e non sono mai stati esplicitati i criteri di stima;
che il comune di Spinea ha chiesto di acquisire Forte Sirtori, ma ad
un prezzo inferiore a quello stimato dalla Consap e che tenga conto delle
finalità pubbliche, culturali e sociali dell'utilizzazione da parte
dell'ente locale;
che se il Forte fosse venduto a privati se ne comprometterebbe la fruizione
pubblica e ne sarebbero messe a rischio le valenze architettoniche ed ambientali;
che la messa in vendita contrasta con quanto assicurato dal Ministro
della difesa il 20 ottobre 2000 nel corso della sua visita a Venezia, allorquando
aveva garantito che nessun bene del Campo trincerato di Mestre sarebbe
stato venduto prima di un approfondito confronto con gli enti locali interessati
ad un riutilizzo sociale e culturale di queste strutture;
che tale assicurazione del Ministro è stata fatta tenendo conto
del regolamento già emanato che limita e regola la vendita del patrimonio
demaniale di interesse storico-artistico; di quanto approvato al Senato
nel disegno di legge collegato alla finanziaria sulla valorizzazione degli
immobili demaniali ove si conferma l'applicazione di detto regolamento
anche all'elenco degli immobili affidati alla Consap e la possibilità
di applicare ai medesimi l'attribuzione gratuita del 51 per cento agli
enti locali con la formazione di società miste; di quanto ancora
disposto nella legge finanziaria per il 2001, già approvata alla
Camera dei deputati, che prevede l'eventuale riduzione del prezzo di stima
in sede di Conferenza dei servizi, tenendo conto degli scopi pubblici,
sociali e culturali degli enti locali richiedenti;
che si è saputo della possibile presenza di ordigni esplosivi
nel Forte Sirtori solo in seguito all'emanazione di un bando per lo sminamento,
quando invece il Forte è stato dato in gestione provvisoria al comune
di Spinea senza avvertire di tali gravi rischi;
considerato che la dismissione di tali beni non può avvenire
se non dietro esplicito e formale consenso del Ministero per i beni e le
attività culturali trattandosi di beni vincolati,
si chiede di sapere:
come mai il prezzo di stima sia così alto e se abbia veramente
tenuto conto dei vincoli di carattere storico-artistico delle fortificazioni;
come mai non sia stato avvisato il comune di Spinea, che ha avuto in
gestione temporanea Forte Sirtori, della presenza di ordigni esplosivi,
rivelata solo con l'emanazione del bando per lo sminamento;
se il Ministro per i beni e le attività culturali intenda intervenire
subito per impedire l'alienazione a privati del Forte Sirtori, tenendo
conto dell'interesse storico-artistico dell'immobile in oggetto, della
sua conservazione e del mantenimento nel tempo della pubblica fruizione;
se il Ministro della difesa intenda sospendere con urgenza la procedura
della vendita, essendo in particolare stato richiesto Forte Sirtori dal
comune di Spinea e avendo il Governo inserito nella legge finanziaria per
il 2001 l'articolo sopracitato che in particolare rinvia alla Conferenza
dei servizi con gli enti locali che richiedano l'immobile.
(3-04162)
MORO. Al Ministro della giustizia. Premesso che:
il giorno 29 novembre 2000 presso l'hotel «Ergife» di Roma
doveva tenersi il concorso di cui al decreto del direttore generale in
data 10 dicembre 1999 per 200 posti di notaio;
nel maggio del 2000 si tenevano le prove di preselezione e successivamente
era fissata la data per le prove scritte, stabilita per la fine di settembre
2000;
nella Gazzetta Ufficiale del 5 settembre 2000 le prove scritte
erano rinviate al 29-30 novembre e 1º dicembre 2000;
il rinvio della data d'effettuazione delle prove era conseguente al
corposo numero di ricorsi pendenti avanti la magistratura di tutta Italia;
l'intervento della magistratura amministrativa intervento che negli
ultimi due anni ha avuto un incremento esponenziale dopo il ricorso alla
medesima da parte di alcuni candidati anche figli di membri del Consiglio
nazionale del notariato ha, di fatto, condizionato il celere svolgimento
del concorso;
il Consiglio di Stato nella serata del 28 novembre 2000 deliberava
l'esclusione di circa 60 candidati a seguito dell'esame dei ricorsi;
l'afflusso dei candidati nella sede predisposta avveniva a partire
dalle ore 8,00 del giorno 29 novembre 2000 senza che a quell'ora si fosse
a conoscenza dei provvedimenti di esclusione;
la commissione d'esame, peraltro conoscendo in via informale le decisioni
del Consiglio di Stato, prima ammetteva tutti i concorrenti e poi, sulla
base di carente documentazione, pretendeva l'espulsione dei ricorrenti
per i quali il Consiglio di Stato si era pronunciato il giorno precedente,
revocando le sospensive concesse dai TAR;
la situazione sfuggiva di mano alla commissione con problemi di ordine
pubblico ed alle ore 16,45 veniva data comunicazione ai candidati del rinvio
del concorso;
la decisione ha provocato, naturalmente, uno stato di tensione maggiore
di quello che aveva caratterizzato tutta la giornata soprattutto per quanti
fin dal giorno precedente erano convenuti regolarmente a Roma da ogni parte
del territorio nazionale per sostenere le prove d'esame;
la spesa media che i candidati hanno sopportato si aggira attorno ai
2 milioni di lire tenendo conto sia del viaggi che dei pernottamenti a
Roma per tutto il periodo di durata delle prove (fino a venerdì
1º dicembre) e che in pratica risultano sprecati;
a questo punto si renderà necessaria una nuova convocazione
con ulteriore avviso nella Gazzetta Ufficiale;
ai disagi sopra descritti si sommano quelli già rappresentati
con l'interrogazione 4-21131 in data 8 novembre 2000 a firma dello scrivente
e di altri senatori,
l'interrogante chiede di sapere:
per quale motivo alla commissione esaminatrice non sia stato dato tutto
il supporto necessario per deliberare compiutamente e celermente in merito
all'ammissione od esclusione dei candidati ricorrenti, in considerazione
che era a tutti nota l'adunanza del Consiglio di Stato del 28 novembre
2000;
se si intenda rispettare una volta per tutte il disposto delle leggi
6 agosto 1926, n. 365, e 16 febbraio 1913, n. 89, quest'ultima modificata
dalla legge 26 luglio 1995, n. 328, ed effettuare almeno una volta all'anno
il concorso per notaio;
quali iniziative si intenda intraprendere per punire chi di competenza
per la sistematica e dolosa violazione di tale legge;
se si intenda bandire, come disposto dalle leggi citate, entro il corrente
anno, un nuovo concorso;
se, alla luce di quanto accaduto, si intenda quanto meno sbloccare
con effetto immediato la situazione di stallo venutasi a creare nel precedente
concorso (anche lì la magistratura amministrativa è stata
chiamata ad intervenire da alcuni candidati, sempre sulla base dei precedenti
sopra citati), formando la graduatoria quanto meno parziale per candidati
idonei e non ricorrenti, che hanno sostenuto le prove orali nel lontano
giugno di quest'anno e che hanno diritto di iniziare a lavorare;
se quindi alla (apparente) libera professione di notaio sia data facoltà
agli aspiranti di accedere effettivamente, senza invece constatare (con
piacere di quelli in esercizio) il sistematico calo del numero degli iscritti
a ruolo (ed il loro conseguente aumento di reddito);
se quanto esposto nelle premesse corrisponda al vero e se il Ministro
in indirizzo sia stato tempestivamente informato dell'accaduto;
se non ritenga di riferire immediatamente in Aula quali provvedimenti
urgenti abbia assunto affinché venga definitivamente concluso il
concorso del 1999 entro il corrente anno e disposta l'assegnazione delle
sedi ai vincitori;
se vi siano responsabilità in merito all'accaduto e se siano
stati assunti i provvedimenti conseguenti;
se non sia il caso di provvedere al rimborso delle spese sostenute
dai candidati provenienti da fuori la città di Roma al fine di evitare
sin da ora l'insorgere di un contenzioso per il recupero di quanto speso;
se in tale occasione potrà essere data risposta all'interrogazione
4-21131 del giorno 8 novembre 2000.
(3-04163)
VEDOVATO, CADDEO, MONTAGNA, PIATTI, SARACCO. Al Ministro degli
affari esteri. Premesso che:
lo scorso 9 ottobre il Consiglio dei ministri (affari generali) ha accolto
favorevolmente la proposta della Commissione europea di modifica del regolamento
2820/98 che accorda, a partire dal prossimo anno, la franchigia doganale
senza limitazioni quantitative ai prodotti originari dei Paesi meno avanzati
(PAM) nell'ambito dello schema di preferenze generalizzate, incaricando
il Comitato dei rappresentanti permanenti di «istruire il fascicolo
inclusi i suoi aspetti più sensibili»;
il riso figura tra le 677 linee tariffarie interessate da questo provvedimento
e una prima sommaria valutazione dei servizi della commissione ha stimato
in circa un milione di tonnellate il possibile aumento delle importazioni
per effetto di tale concessione: è evidente come l'avverarsi di
tale previsione significherebbe la distruzione della risicoltura italiana
con gravissime conseguenze anche per il territorio interessato;
a questo occorre aggiungere le seguenti considerazioni evidenziate
con forza dai risicoltori italiani:
la potenziale pericolosità derivante dalla sproporzione esistente
tra i due mercati in termini di potenziale produttivo: dai dati FAO si
può stimare per i PAM una produzione di circa 60 milioni di tonnellate
di risone contro i 2,6 dell'Unione europea;
i notevoli rischi di deviazione conseguenti alla scelta di utilizzare
il regolamento SPG (Sistema di preferenze generalizzate) come supporto
legislativo per improprie triangolazioni. Le regole del cumulo regionale
di origine di questo regolamento consentono infatti ad altri paesi, e non
solo ai Paesi meno avanzati, di beneficiare di tale concessione. Tra questi
vi sono, ad esempio, la Thailandia, l'India, il Pakistan e le Filippine,
grandi produttori ed esportatori di riso. Al contrario i PAM risultano
importatori netti per circa 1,5-2 milioni di tonnellate di risone (dati
FAO); l'attuale assenza di scambi commerciali (che si vorrebbe correggere
con la proposta in oggetto) può quindi essere imputata, per quanto
riguarda il riso, non tanto a livello di protezione comunitaria, quanto
all'attuale assenza di prodotto da esportare. Risulta altrettanto evidente
che a trarre vantaggio da queste agevolazioni non sarebbero i PAM ma i
paesi grandi produttori che beneficerebbero del cumulo regionale di origine;
l'eliminazione dei dazi viene concessa senza richiedere ai paesi beneficiari
alcun impegno per quanto riguarda le questioni connesse al rispetto di
misure sanitarie e fitosanitarie, alla protezione dei consumatori e alla
tutela ambientale e della salute degli operatori;
l'inserimento del riso nell'elenco di tali prodotti avviene in un momento
in cui il settore è in fase di riforma e sta cercando nuove regole
che possano ripristinare condizioni di equilibrio di un mercato diventato
critico proprio a causa delle continue agevolazioni tariffarie concesse;
per queste ragioni i risicoltori hanno ribadito l'assoluta necessità
di escludere il riso dall'elenco di cui al regolamento COM (2000) 561 e,
in subordine, la necessità di sospendere con effetto immediato l'approvazione
di tale atto fino a che non verrà fatta chiarezza sulle problematiche
sopra esposte,
si chiede di conoscere quali urgenti provvedimenti il Governo intenda
adottare per evitare le gravi conseguenze derivanti alla risicoltura italiana
dalla proposta di modificazione del Regolamento CE 2820/98 di abbattimento
dei dazi d'importazione.
(3-04164)
CURTO. Ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della protezione
civile e delle finanze. Premesso che:
con precedenti atti ispettivi l'interrogante aveva posto il problema
delle infiltrazioni della mafia cinese all'interno del circuito economico
nazionale e degli effetti devastanti procurati e procurandi ad alcuni specifici
settori quali il commercio e il tessile caratterizzati dall'uso strutturale
del sistema delle vendite sottocosto, il primo, e dalla proliferazione
di laboratori illegali il secondo;
i due aspetti sarebbero intrinsecamente collegati in quanto nei laboratori
illegali sarebbero prodotti beni mediante la trasformazione di materie
prime di dubbia provenienza e l'utilizzo di lavoratori e lavoratrici totalmente
privi di qualsiasi tutela contrattuale;
tale stato di fatto consentirebbe l'immissione sul mercato di merce
offerta ad un prezzo di vendita nettamente inferiore al costo sopportato
dalle imprese operanti nella legalità, consentendo così una
violenta distorsione del mercato con riflessi molto negativi sull'intero
sistema;
la «sede centrale» di tale inquietante organizzazione economica
graviterebbe, per quanto riguarda il commercio, presso alcuni specifici
esercizi gestiti a Roma nell'area adiacente la stazione Termini da equivochi
gruppi cinesi, esercizi da cui si movimenterebbero giornalmente impressionanti
quantità di merci e, consequenzialmente, altrettanto impressionanti
volumi d'affari; mentre, per ciò che concerne la produzione, la
«sede centrale» insisterebbe soprattutto in Puglia con forti
radicamenti nelle provincie di Brindisi e di Taranto,
l'interrogante chiede di conoscere:
se il Ministro del lavoro non ritenga di dover adottare le misure più
idonee per contrastare efficacemente lo stato di strutturale illegalità
in cui operano i gruppi cinesi nel settore tessile;
se il Ministro delle finanze abbia adottato idonei strumenti per contrastare
l'enorme evasione fiscale degli esercizi commerciali gestiti dalle organizzazioni
cinesi e, nel caso ciò non sia avvenuto, quali iniziative intenda
assumere al riguardo;
se il Ministro dell'interno non ritenga di dover coordinare le azioni
più opportune per verificare se intorno all'illegalità che
contraddistingue quanto denunciato col presente atto ispettivo non vi sia
un progetto facente capo alla pericolosissima triade cinese;
se il Ministro dell'interno non ritenga infine di dover sciogliere
l'inquietante nodo della discordanza tra l'esiguo numero dei cinesi regolarmente
registrati nel nostro paese e quello, ben più alto, effettivamente
presente sul territorio nazionale.
(3-04165)
CAPALDI. Al Ministro della sanità. Premesso che:
con delibera del 1º agosto 2000 la giunta regionale del Lazio prendeva
atto dell'intesa per l'acquisto del complesso ospedaliero del San Raffaele
e impegnava la regione Lazio per 75 miliardi di lire a valere sulla quota
assegnata con delibera del CIPE n. 52/98, e prendeva altresì atto
dell'accordo di programma per il settore di investimenti, ex articolo
20 della legge n. 67 del 1988 seconda fase che prevedeva una disponibilità
per gli ospedali viterbesi (Viterbo, Civita Castellana, Tarquinia, Montefiascone,
Acquapendente e Ronciglione) di circa 70 miliardi di lire e rinviava altresì
le modifiche ed integrazioni al programma degli investimenti in funzione
di garantire le risorse necessarie all'acquisto del complesso ospedaliero
del San Raffaele e «a quelle che derivano dalle nuove scelte strategiche
della nuova giunta regionale»;
la direzione del dipartimento sanità della regione Lazio soltanto
con nota pervenuta alla ASL di Viterbo il 13 novembre 2000 comunicava il
recepimento dell'accordo di programma da parte della giunta regionale del
Lazio evidenziando una possibile rimodulazione dei finanziamenti e chiedendo
la progettazione esecutiva per due giorni dopo;
la direzione generale dell'ASL di Viterbo aveva più volte sollecitato
tale formale comunicazione;
la direzione generale della ASL di Viterbo in data 20 novembre 2000
ha risposto alla regione Lazio che le 48 ore concesse per elaborare la
progettazione esecutiva, che senza l'autorizzazione regionale non poteva
essere affidata perché priva di copertura finanziaria, non erano
sufficienti e comunicava la disponibilità ad arrivare alla progettazione
esecutiva entro il 20 dicembre 2000, avendo la stessa direzione generale
attivato tutte le procedure possibili in carenza della copertura finanziaria;
con lettera del 29 novembre 2000 la direzione del dipartimento sanità
della regione Lazio sottolinea che «appare evidente che il ritardo
nella comunicazione dell'avvenuto recepimento dell'accordo di programma
non può essere posto a motivo della rimodulazione degli interventi
previsti dalla ASL di Viterbo che comunque sarà effettuata»;
tenuto conto che:
appare evidente la volontà della giunta regionale del Lazio
di penalizzare l'intero sistema ospedaliero della provincia di Viterbo
che oltre il danno intende aggiungere la beffa cercando di accreditare
un'omissione della direzione generale dell'ASL di Viterbo rea di non aver
affidato e consegnato i progetti esecutivi delle opere da realizzare in
48 ore;
l'intendimento della giunta regionale impedirebbe il definitivo decollo
dell'ospedale provinciale di Belcolle, la messa a norma degli ospedali
di Montefiascone e Ronciglione, la ristrutturazione necessaria degli ospedali
di Tarquinia, Civita Castellana e Acquapendente, creando nel Viterbese
un vero e proprio «buco» per la sanità ospedaliera,
in evidente contrasto con la dotazione base prevista dalla normativa vigente;
gli interventi previsti sono stati approvati dalla Conferenza dei sindaci
della provincia di Viterbo in attività di programmazione;
i sindaci della provincia di Viterbo, inaugurando da parte della nuova
giunta regionale del Lazio una singola procedura antidemocratica, non sono
stati minimamente coinvolti nelle ulteriori e dissennate decisioni della
giunta regionale del Lazio;
il federalismo non può e non deve significare un nuovo centralismo
regionale che esautora e svuota il ruolo istituzionale dei comuni e delle
province;
l'articolo 5 dell'accordo di programma prevede la possibilità
di apportare variazioni al programma degli investimenti ma tali variazioni
non possono entrare in contrasto con la nota del Ministero della sanità
n. 5065 del 20 ottobre 1999 che specifica obiettivi, modalità e
termini per la realizzazione degli investimenti sanitari,
l'interrogante chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non
intenda immediatamente attivarsi per verificare la rimodulazione in atto
negli investimenti sanitari della regione Lazio onde garantire il mantenimento
di una complessiva rete ospedaliera nella provincia di Viterbo che secondo
i principi enunciati dalla giunta regionale del Lazio rischia di essere
smantellata.
(3-04166)
CURTO. Al Ministro della sanità. Premesso che:
gli organi di informazione hanno dato notizia della «scomparsa»
di ben 500 cani da un canile privato, ubicato sulla strada statale n. 7
lungo la direttrice Brindisi-Mesagne;
secondo alcune dichiarazioni attribuite al proprietario del canile
non sarebbe questa la prima volta in cui sarebbero accaduti fatti simili;
il medesimo proprietario avrebbe avanzato alcune ipotesi circa le finalità
legate all'episodio e, fra queste, quelle di una sottrazione dei cani utilizzati
poi per sfamare altri animali di proprietà di alcuni circhi e, infine,
quelle legate al settore della vivisezione;
se queste ipotesi sono giustamente da considerare inquietanti, non
lo sono di meno quelle legate ad alcune «coincidenze» quali
la scomparsa di un numero assolutamente eccezionale di cani all'indomani
di una polemica sorta per ultima all'interno del consiglio comunale di
Brindisi (ma di cui si è discusso a margine di molti altri consigli
comunali della provincia) relativa alle modalità e alle procedure
di controllo del numero di cani effettivamente presenti in quel canile
ai fini del pagamento delle rette da parte dei comuni utilizzatori del
predetto canile,
l'interrogante chiede di conoscere:
se non si ritenga di fare luce sull'episodio quanto più tempestivamente
possibile, in quanto molti altri ingiustificabili ritardi sarebbero stati
riscontrati tra il momento in cui è avvenuto il fatto e quello in
cui lo stesso sarebbe stato portato alla pubblica attenzione;
se non si ritenga di dover approfondire i risvolti poco chiari che
avrebbero determinato nel passato altri simili episodi;
se non si ritenga di dover verificare la conformità della struttura
in questione sotto i diversi profili imposti dalla normativa vigente, ivi
compresa la diversa attenzione prestata alla tutela dei cani rispetto a
quella ben più incisiva prestata agli animali di allevamento.
(3-04167)
SCOPELLITI, CARUSO Antonino, GRECO, SENESE, SALVATO, VIGEVANI, PETTINATO,
LUBRANO di RICCO. Al Presidente del Consiglio. Premesso che:
il signor Bita Panajot, un immigrato albanese, responsabile della morte
del piccolo Alessandro Conti, è stato condannato, in appello, alla
pena di due anni di reclusione;
relativamente all'iter investigativo e giudiziario della vicenda
appare evidente che:
a) le forze dell'ordine hanno in tempi brevissimi individuato
e arrestato il signor Panajot;
b) la magistratura ha svolto il processo in tempi rapidi, nel
pieno rispetto dei diritti delle parti, e nel giro di un solo anno è
pervenuta alla sentenza (in Corte d'Appello!);
c) non risultano anomalie nello svolgimento del procedimento,
nessuno ha mai denunciato irregolarità o violazioni nel corso del
processo;
d) la sentenza è stata eseguita e il condannato ha espiato
la sua pena;
il signor Panajot è attualmente libero, dopo avere scontato
otto mesi di reclusione, a norma di legge, così come, a norma di
legge, è ritornato in possesso della sua patente, dopo una sospensione
di un anno, senza che nessuno avanzasse proposta di espulsione;
tale notizia è stata presentata dalla stampa e dagli organi
di informazione con un clamore e con una enfasi assolutamente sproporzionate,
provocando ovviamente la reazione della madre del piccolo Alessandro, la
vittima dell'incidente, che ha espresso con forza il suo comprensibile
dolore e indignazione nel vedere il responsabile della morte di suo figlio
in stato di libertà;
fra le altre reazioni alle comprensibili e amare espressioni della
signora Conti vanno segnalate quella del Ministro dell'interno che ha immediatamente
richiesto l'espulsione di Panajot (trascurando che tale provvedimento è
ineseguibile per il fatto che nei confronti di Panajot è aperto
un procedimento per sfruttamento della prostituzione), e quella del Ministro
della giustizia;
suscitano in particolare perplessità il comportamento e la reazione
del ministro Fassino: se, infatti, le richieste e le proposte avanzate
dalla mamma di Alessandro sono umanamente comprensibili e giustificate,
non può dirsi altrettanto quando un Ministro della Repubblica le
accoglie e le fa proprie, prescindendo dal suo ruolo istituzionale e politico,
e in aperta violazione di principi costituzionali,
si chiede di sapere:
come giudica la decisione del Ministro della giustizia di richiedere
gli atti del processo alla Corte di appello di Roma;
se non ritenga che tale decisione possa essere letta come violazione
dell'autonomia della magistratura e del principio della divisione dei poteri;
quali siano comunque le specifiche ragioni di fatto e di diritto per
le quali il Ministro abbia ritenuto opportuno richiedere gli atti di un
processo la cui regolarità formale non è mai stata messa
in dubbio; ed anzi è stata implicitamente riconosciuta in una equilibrata
dichiarazione pubblica dalla dottoressa Elisabetta Cesqui, vicecapo di
gabinetto del Guardasigilli;
se non ritenga invece che tale decisione rischi di apparire motivata
dalla necessità di soddisfare e rabbonire le esigenze di coloro
che speculano sul dolore e sulla legittima disperazione di persone così
duramente colpite, e che il comportamento del Ministro, in questa occasione,
rischi di avallare l'aberrante principio enfaticamente enunciato dall'autorevole
conduttore della trasmissione televisiva «Porta a Porta», che
ha probabilmente inanellato un ennesimo record di consensi a buon mercato
secondo il quale i magistrati, nell'emettere le sentenze, devono tener
conto della sensibilità dell'opinione pubblica;
se non ritenga che questa vicenda vada ad intaccare il già precario
sistema penale italiano, gettando il seme di un nuovo e drammatico percorso
di giustizia di piazza.
(3-04168) Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PETTINATO, CORTIANA. Al Ministro dell'industria, del commercio
e dell'artigianato. Premesso che:
il professor Carlo Bastiani di Reggello (Firenze) ha acquistato ad un'asta
dell'Enel, nel 1992, una ex cabina elettrica situata nel comune di Prato
in via Ferrucci, per l'importo di lire 20 milioni di lire, che è
stata a sua volta ristrutturata a civile abitazione con regolare concessione
edilizia;
a lavori di ristrutturazione quasi ultimati un ex vicino, il signor
Andrea Bigini, rivendicava un pezzo di proprietà di quella ex cabina
elettrica e intentava una causa per riaverne il possesso avvalendosi di
un documento nel quale si affermava che un piccolo stanzino, al di là
dell'ex cabina, era di sua proprietà;
il pretore di Prato dava ragione al signor Biagini in quanto ritenuto
coproprietario della ex cabina elettrica cosicché il Bastiani veniva
costretto a risarcirgli i danni,
si chiede di sapere:
come mai l'Enel abbia venduto all'asta un immobile di cui non era completamente
proprietario;
se l'Enel abbia provveduto a risarcire il professor Bastiani e quali
iniziative intenda assumere nel futuro affinché episodi del genere
non si ripetano.
(4-21449)
SERENA. Ai Ministri delle finanze e della sanità.
Premesso che il comune di Vittorio Veneto (Treviso) ha approvato in data
29 settembre 2000, con delibera n. 78, la seguente mozione:
«Considerato che:
nonostante sia certamente necessaria una corretta prassi sanitaria
durante l'organizzazione di tutte le manifestazioni enogastronomiche che
si svolgono nel nostro territorio, le associazioni senza fini di lucro
e le pro loco non possono per questo essere equiparate alla ristorazione
privata, poiché a fronte delle normative del settore risulta di
fatto impraticabile ogni e qualsiasi attività di ristorazione se
non condotta in forma professionale e con grande dispendio di risorse ed
energie;
dal 1º aprile dell'anno 2000 sono in vigore le pesanti sanzioni
(pena fino a 4 anni e multa fino a 40 milioni di lire) di cui al decreto
legislativo n. 155 del 1997 in materia di "Igiene dei prodotti alimentari"
e valutato che tale norma risulta di fatto limitativa per lo svolgimento
delle normali attività organizzative da associazioni che operano
a favore della cittadinanza senza fini di lucro e nel più completo
spirito di servizio, determinando pertanto la scomparsa delle manifestazioni
legate alla valorizzazione delle produzioni tipiche e causando già
da subito una drastica limitazione delle iniziative solidaristiche e del
volontariato, penalizzando così tutte le attività collaterali
per la promozione del territorio;
inoltre l'attività di formazione dei dirigenti di pro loco e
di associazioni senza fini di lucro, comunque svolta con la massima puntualità,
non potrà dare applicazione a quanto previsto dalle nuove normative
a motivo della loro stessa complessità oltre che determinare ulteriori
costi aggiuntivi;
accertato, inoltre, che in materia fiscale l'articolo 25 della legge
13 maggio 1999, "Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione
e federalismo fiscale", e la successiva circolare del Ministero delle finanze
n. 43/E dell'8 marzo 2000, hanno, di fatto, confermato la limitata attenzione
del legislatore in materia di associazioni senza scopo di lucro e di pro
loco, limitando la piena applicazione del comma 1 del suddetto articolo
unicamente alle sole società sportive;
rilevato quanto disposto del comma 1 del citato articolo 25 che recita:
"non concorrono a formare il reddito imponibile se percepiti in via occasionale
e saltuaria, e comunque per un numero non superiore a due eventi per anno
e per un importo non superiore al limite annuo fissato con decreto del
Ministro delle finanze (lire 100 milioni):
proventi realizzati dalle società nello svolgimento delle attività
commerciali connesse agli scopi istituzionali;
proventi realizzati per il tramite di raccolte fondi effettuate con
qualsiasi modalità";
ritenuto, pertanto, che quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 25
della suddetta legge n. 133 del 1999, possa trovare specifica applicazione
anche a favore delle pro loco come già disposto dalla legge n. 62
del 1992 che disponeva: "alle associazioni senza fine di lucro e alle associazioni
pro loco si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla
legge 16 dicembre 1991, n. 398, a favore delle società sportive";
ribadito che l'applicazione di tali attuali normative (per finalità
igienico-sanitaria e fiscale) rischia di frenare l'attività di volontariato
che con grande spirito di dedizione, sacrificio ed altruismo, spesso in
sinergia e collaborazione con Istituzioni ed enti pubblici quali i comuni
e le comunità montane, nel più disinteressato servizio, ha
dato e può ancora dare molto con notevoli risultati a favore della
cittadinanza nel settore della promozione della cultura locale, delle tradizioni,
delle produzioni tipiche e del turismo del territorio in cui operano,
si invitano le Signorie loro a voler valutare, secondo le proprie competenze,
l'attivazione di opportune iniziative atte a disporre nuove normative,
in termini igienico-sanitari e fiscali, al fine di consentire reali e concreti
snellimenti a favore delle pro loco e delle associazioni di volontariato
in genere, nel pieno rispetto del diritto costituzionale della libertà
di associazione»,
l'interrogante chiede di sapere quali provvedimenti si intenda assumere
in merito a quanto sopra esposto.
(4-21450)
COZZOLINO. Al Ministro delle comunicazioni. Premesso:
che le Poste spa, con una decisione unilaterale e senza alcuna concertazione
con le forze sindacali, avrebbe soppresso il servizio notturno telegrafico
di Napoli e che i telegrammi dal 20 novembre 2000 sarebbero stati accettati
a mezzo del 186 da Roma o da Milano facendo slittare il recapito di questi
ultimi di cinque giorni;
che tale decisione determinerebbe la perdita di posti di lavoro con
conseguente aggravamento della disoccupazione sul territorio;
che il servizio telefonico di Napoli come quello di Roma e di Milano
è comunque sotto organico pur considerando la diminuita mole di
lavoro delle ore notturne,
si chiede di sapere per quale motivo si sia voluto portare il servizio
notturno da Napoli a Roma o a Milano e non viceversa, atteso che, in un
recente passato, sempre a Napoli, sono stati soppressi già centinaia
di posti di lavoro nel settore finanziario con lo smembramento del comparto
CCSB (lavorazione conti correnti) e di altri settori; lo scrivente rappresenta
che simili trasferimenti di servizi necessari, da Napoli al Nord, incidono
particolarmente in un momento in cui, da ogni parte, si rileva la necessità
di dare maggiore sostegno all'imprenditoria meridionale, per promuovere
un necessario sviluppo del settore economico ed un conseguente aumento
di addetti al lavoro.
(4-21451)
ROBOL. Ai Ministri della sanità e delle politiche agricole
e forestali. Premesso:
che le crisi recenti sulla «mucca pazza» in Gran Bretagna,
in Francia e in altri paesi d'Europa pongono la questione della sicurezza
sanitaria dell'alimentazione;
che in questo contesto, va rilevato come, secondo quanto la scienza
ha potuto accertare:
i mezzi per testare gli animali viventi ancora non esistono;
sul mercato ci sono solo test post mortem sugli animali;
questi test non sono efficaci se non su animali con malattia conclamata;
il periodo d'incubazione può variare dai 5 ai 10 anni sia nell'animale
che nell'uomo:
nessun paese può pretendere seriamente di essere indenne da
questa malattia, fintanto che i test non saranno ampiamente diffusi,
si chiede di sapere.
quale sia la posizione del Governo sulla questione della diffusione
dei test;
quali disposizioni siano state adottate per assicurare la sicurezza
sanitaria della carne destinata al consumo;
quali mezzi finanziari siano messi al servizio degli scienziati e della
ricerca;
inoltre, se prima che l'Agenzia europea per la sicurezza sanitaria
degli alimenti divenga realtà non sia opportuno che équipe
italiane collaborino con équipe francesi e tedesche al fine
di contribuire più efficacemente alla sconfitta di questa malattia.
(4-21452)
SELLA DI MONTELUCE. Al Ministro delle finanze. Premesso:
che l'articolo 9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, attribuisce
al Ministero delle finanze, sentito il Ministro del tesoro, del bilancio
e della programmazione economica, il potere di sospendere o differire,
con proprio decreto, il termine per l'adempimento degli obblighi tributari
a favore dei contribuenti interessati da eventi eccezionali ed imprevedibili;
che sulla base di tale legge, nonché dell'articolo 1 del decreto
del 16 novembre 2000 del Ministero delle finanze e dell'ordinanza n. 3095
del 23 novembre 2000 del Ministero dell'interno sono stati sospesi fino
al 16 dicembre 2000 i termini relativi agli adempimenti ed ai versamenti
tributari a favore dei soggetti colpiti dagli eventi alluvionali nei territori
danneggiati dagli eventi alluvionali e dai dissesti idrogeologici del mese
di novembre 2000, inclusa la regione Piemonte;
che tale dizione è equivoca, in quanto non si comprende se la
sospensione interessi tutti coloro che hanno subito danni durante le calamità
di novembre o, indifferentemente, i cittadini residenti in Piemonte;
che il 30 novembre 2000, ultimo giorno disponibile per il pagamento
delle tasse suddette, tale decreto non è stato accessibile né
tramite la stampa, in sciopero, né sul sito del Ministero delle
finanze, sulla home page o alla pagina www.finanze.it/xcomunicnotiz.htm
dei comunicati stampa,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra descritto;
se il Ministro in indirizzo intenda chiarire con urgenza se il decreto
si applichi ai soggetti che abbiano subìto danni o all'intero territorio
delle regioni danneggiate;
se, nel ripetersi di circostanze analoghe, il Ministro non ritenga
di divulgare con maggiore anticipo notizie più precise attraverso
il sito Internet delle Finanze.
(4-21453)
MARRI, BEVILACQUA. Al Ministro per i beni e le attività
culturali. Premesso:
che in data 22 luglio 2000, la Federazione pugilistica italiana, in
ottemperanza a quanto disposto dal decreto legislativo n. 242 del 1999,
celebrava l'assemblea per l'approvazione dello statuto federale che, secondo
il disposto di cui all'articolo 7 dello statuto del CONI, doveva ottenere
il visto di conformità della giunta esecutiva del CONI;
che, prevedendo la possibilità di richiesta di emendamenti da
parte dell'ente di controllo, l'assemblea della Federazione pugilistica,
nell'approvare lo statuto, dava delega al presidente, avvocato Gianni Grisolla,
perché provvedesse ad apportarvi le eventuali modifiche richieste
senza la necessità di riconvocare l'assemblea;
che in data 1º agosto 2000 la Federazione pugilistica trasmetteva
al CONI lo statuto federale e questi, in data 8 settembre, lo restituiva
con il riconoscimento di conformità condizionato ad alcune integrazioni
ed emendamenti chiaramente espressi ed enunciati;
che in data 31 agosto 2000, il presidente indiceva l'assemblea elettiva
per il rinnovo delle cariche per il 16 dicembre 2000, ordinando nel contempo
la convocazione dalle assemblee regionali il cui svolgimento, come da statuto,
deve precedere quella nazionale;
che allorché le assemblee erano state indette ed era ormai scaduto
il termine per la presentazione delle candidature, in data 14 ottobre 2000,
con circolare n. 43, veniva inoltrata una comunicazione a tutte le società
d'Italia da parte del presidente federale con cui si annunciava il rinvio
a data da destinarsi di tutte le assemblee, con le seguenti, testuali motivazioni:
«Lo statuto della nostra federazione, approvato dall'assemblea del
22 luglio scorso ed inviato al CONI, è stato oggetto di integrazioni
ed emendamenti. Il nuovo testo, nella stesura adeguata agli emendamenti
da parte dello scrivente che era stato all'uopo delegato dall'assemblea
con apposito atto deliberativo, è stato inviato al CONI per l'iter
procedurale previsto ai fini dell'ottenimento della «dichiarazione
di conformità» che equivale ad approvazione. Poiché
l'iter procedurale non si è ancora esaurito, non è
possibile tecnicamente rispettare i termini statutari per lo svolgimento
delle assemblee regionali. Conseguentemente, anche l'assemblea nazionale,
già indetta per il 16 dicembre 2000, non potrà aver luogo
e sarà indetta in altra data»;
che in realtà il testo delle modifiche statutarie è stato
inviato al CONI solo il 16 ottobre 2000, cioè due giorni dopo il
rinvio delle assemblee,
gli interroganti chiedono di sapere se si ritenga che la prassi seguita
sia conforme alle disposizioni di legge e quali iniziative conseguenti
abbia adottato il CONI per salvaguardare i diritti degli associati alla
Federazione pugilistica italiana.
(4-21454)
GERMANÀ, ASCIUTTI. Al Ministro della pubblica istruzione.
Premesso che:
la legge 16 giugno 1998, n. 191, (Modifiche ed integrazioni alle leggi
15 marzo 1997, n. 59, e 15 maggio 1997, n. 127, nonché norme in
materia di formazione del personale dipendente e di lavoro a distanza nelle
pubbliche amministrazioni. Disposizioni in materia scolastica) e la legge
8 marzo 1999, n. 50, (Delegificazione e testi unici di norme concernenti
procedimenti amministrativi Legge di semplificazione 1998) riflettono
un esplicito intento del legislatore di riformare l'organizzazione e il
funzionamento della pubblica amministrazione, particolarmente attraverso
la razionalizzazione e la valorizzazione del complesso di professionalità
e di competenze differenziate del proprio personale dipendente;
la legge 30 dicembre 1971, n. 1204 (Tutela delle lavoratrici madri)
in particolare all'articolo 7, la legge 5 febbraio 1992, n. 104, (legge-quadro
per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate)
in particolare agli articoli 17 e 33 e la legge 12 marzo 1999, n. 68, (Norme
per il diritto al lavoro dei disabili) assicurando anche a soggetti disagiati
le condizioni idonee ad esplicare pure in ambito lavorativo e formativo
le proprie attitudini personali costituiscono un significativo esempio
di civiltà giuridica da difendere e promuovere;
considerato inoltre che i diritti dei lavoratori della pubblica amministrazione
sono già garantiti costituzionalmente attraverso una serie di disposizioni
(articoli 1, 2, 3, 4, 37, 38, 97, 98 della Costituzione),
si chiede di conoscere:
per quale ragione mentre nel nostro paese è in atto un periodo
di transizione per la riforma della pubblica amministrazione che deve passare
ineludibilmente attraverso un processo di qualificazione del personale
dipendente il Ministro della pubblica istruzione non mostri adeguata
responsabilità politica mancando di favorire una piena ed efficace
partecipazione ai corsi di formazione destinati al personale dell'Amministrazione
centrale del Ministero; è assolutamente evidente, infatti, come
non soltanto non si sia provveduto a razionalizzare con il coinvolgimento
del «City Manager» gli orari dei mezzi messi a disposizione
dall'amministrazione allo scopo di facilitare il raggiungimento della sede
dei corsi, ma cosa più importante non sono state tenute in alcuna
considerazione quelle situazioni di disagio che per legge dovrebbero
essere alleviate che colpiscono taluni dipendenti interessati alla partecipazione
a tali corsi di formazione; al fine di garantire la parità di trattamento
per queste particolari categorie di personale, dall'Ufficio relazioni con
il pubblico del Ministero è stato opportunamente proposto in data
23 novembre 2000 che venga attivato un corso straordinario eventualmente
residenziale articolato su 7-8 giorni con orario massimo di 5 ore giornaliere;
affinché la pubblica amministrazione possa con adeguata professionalità
rispondere agli interessi, motivazioni e aspettative della società,
se il Ministro della pubblica istruzione sia disposto ad accogliere le
legittime richieste del personale oppure in che modo intenda provvedere
affinché coloro che usufruiscono dei benefici previsti nelle leggi
nn. 1204 del 1971 o 104 del 1992 e coloro che svolgono orario part time
o ancora hanno una prole di età bassa e senza alcuna assistenza,
nonché i dipendenti a cui l'amministrazione ha concesso per particolari
motivazioni di articolare la settimana lavorativa su sei giorni anziché
regolarmente su cinque, possano effettivamente partecipare con profitto
ai suindicati corsi di formazione.
(4-21455)
BOCO. Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per
i beni e le attività culturali e della giustizia. Premesso
che:
il «Circolo di Cultura Musicale e Arti Multimediali Sing Sing»
di Siena è stato fondato nel 1994, sulle ceneri di una ditta omonima
che svolgeva un servizio fortemente diffuso fino a quei tempi, cioè
il noleggio di CD. Questa ditta chiudeva per una ripetuta azione giudiziaria
dettata da una crescente pressione in riferimento ad una legislazione appunto
che andava a dare una norma su un campo fino ad allora non descritto dalle
leggi perché sostanzialmente nuovo;
il prestito di un supporto musicale da parte di una ditta, fino ad
allora non era di fatto contemplato dalle norme civili (licenze comunali
eccetera) e neppure in quelle penali dato che la legge sul diritto d'autore
del 1941 non contemplava queste ipotesi rese possibili dalla invenzione
del compact disc. Pertanto le numerose ditte che operavano in quel
senso in Italia lo facevano anche e soprattutto con la formula «quello
che non è vietato è consentito»;
il Circolo Sing Sing nacque dalla volontà di un gruppo di persone
che credevano nella possibilità di dare un servizio configurato
nella suddivisione dei costi di gestione per la compera di supporti musicali
e multimediali destinati ad un uso comune fra i soci iscritti. Le attività
del Circolo in questione sono promosse e organizzate da un consiglio direttivo
che segue un incarico abbastanza preciso e dei risultati di merito deve
dar spiegazione nelle assemblee;
i risultati sui servizi sono sotto gli occhi di tutti e vengono comunicati
capillarmente ai soci grazie alla spedizione presso la residenza di ogni
iscritto della pubblicazione periodica denominata «Singolari Significati»
oltre che del sito web che contiene tutte le informazioni in tempo
reale (htpp://www.singsing.org);
attraverso questi strumenti di comunicazione, vengono da sempre convocate
le assemblee nei tempi previsti e con grande evidenza (anche di copertina)
vengono annunciate le adunanze esponendo con altrettanta chiarezza i temi
delle impellenti decisioni da prendere. Grazie a ciò vengono impartite
le direttive generali sulla conduzione didattica ed economica che il Circolo
deve tenere durante quell'esercizio sociale;
la carica principale di responsabilità è occupata dal
presidente che ha la firma per disporre su tutti i contratti e pagamenti
che il Circolo opera con fornitori di beni e servizi oltre che con gli
uffici della pubblica amministrazione comunale/statale;
i servizi ai soci (ad oggi nel numero progressivo di 7.400 circa),
sono stati sempre malvisti dai commercianti del disco e dalle stesse case
discografiche e questo ha causato una continua pressione su quasi tutti
gli organi giudiziari affinché potessero in qualche modo interrompere
l'operare dell'associazione;
nel 1996 un intervento della Guardia di finanza di Siena diede luogo
ad un sequestro nelle due sedi del Circolo ma in seguito il tribunale della
libertà di Siena restituì tutti i CD al Circolo. Per questi
fatti vi sarà un'udienza in tribunale a Siena il prossimo 16 novembre;
nel 1999 un'azione della Guardia di finanza di Arezzo ebbe a fare un
sequestro nuovo causando ancora una volta il sigillo delle due sedi. Con
un'importante sentenza il tribunale di Arezzo riconobbe illegittimo quel
sequestro e a tale brillante sentenza ebbe a reagire opponendosi il pubblico
ministero che propose la questione alla Suprema Corte di cassazione con
un ricorso;
la Corte di Roma interpellata, il 9 dicembre 1999, nulla mutò
nella decisione di Arezzo che indicava a chiare lettere la riscontrata
fedeltà al proprio statuto che questa associazione dimostrava di
rispettare nelle proprie attività istituzionali e a nulla valse
la lunga requisitoria che l'avvocato della SIAE fece per convincere la
Corte di cassazione che il Circolo Sing Sing andava fermato;
ciò nonostante, di li a pochi mesi, nello scorso 3 aprile un
nuovo pesante atto di accusa, questa volta però non sotto un profilo
penale come fino ad allora accaduto ma sotto il profilo civile, cioè
insistendo sull'ipotesi del danno che l'associazione causerebbe agli interessi
delle principali multinazionali e di una decina di artisti multimiliardari
(Madonna, Eric Clapton, Springsteen, Morisette ed altri di quel calibro);
le accuse sono paragonabili per certi aspetti a quelle rivolte al famoso
caso Napster a causa di questo sono stati sequestrati 10.000 CD circa,
dalla sede di Siena assimilandoli ad un valore di 100.000.000 che preventivamente,
il tribunale di Siena accordava di consegnare alla parte terza che conservasse
in attesa della causa in tribunale: l'Istituto vendite giudiziarie dove
tuttora si trovano i CD. Tutto questo avveniva comunque nella evidente
discutibilità della procedura di attuazione in cui i beni sequestrati
venivano trasferiti senza il rilascio di una doverosa descrizione di quello
che viene sequestrato e senza un rispetto delle norme di «confezionamento»
e «conservazione» dei beni sequestrati oltre ad una eclatante
ignoranza sul numero preciso dei beni sequestrati (oltre che della loro
mancante descrizione prevista per legge);
in seguito poi si sono svolte le schermaglie giuridiche in tribunale
che hanno comunque potuto aggiungere un grosso strato di informazioni sulle
attività e modalità di servizi che il Circolo offre agli
associati grazie alla abbondante documentazione fornita dalla difesa. La
stessa medesima cosa: quello di consegnare all'ascolto CD in sede o a casa,
è stata descritta come la massima nefandezza da un lato (accusa)
e la cosa più normale che un «vasto gruppo di acquisto»
può fare dall'altro (difesa);
per meglio capire nella pratica come avviene l'utilizzo delle risorse
che il Circolo offre ai soci si pensi sostanzialmente ad una biblioteca
musicale alla quale i soci possono attingere chiedendo di poter ascoltare,
in sede oppure a casa i dischi,
si chiede sapere:
se non si intenda attivare iniziative volte a verificare i fatti sopra
esposti;
quale sia il giudizio in merito dei Ministri in indirizzo;
se non si ritenga di attivare interventi volti ad agevolare le iniziative
dell'associazione.
(4-21456)
MILIO. Al Ministro degli affari esteri. Premesso che:
il Ministro della giustizia giapponese ha dichiarato, come risulta da
notizie di stampa, che il 30 novembre 2000 il Giappone ha giustiziato tre
persone;
il Ministro della giustizia ha annunciato solo l'avvenuta esecuzione,
non i nomi dei tre giustiziati resi noti da gruppi umanitari; le tre persone
sono Kiyotaka Fujiwara, 52 anni, un serial killer, Tasakhi Miyawaki,
57 anni, condannato per omicidio, così come Kunikalso Oishi, 66
anni;
il Giappone praticava una moratoria di fatto delle esecuzioni dal 1989
che è stata interrotta nel 1993; da allora sono state giustiziate
39 persone;
quelle avvenute il 30 novembre sono le prime esecuzioni di quest'anno
e le prime sotto la nuova presidenza di Yashiro Mori, eletto in aprile;
il Giappone è l'unico paese industrializzato dopo gli USA a
praticare ancora la pena di morte;
vi sono attualmente 55 persone nel braccio della morte secondo i dati
forniti dal rapporto di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte nel mondo;
è urgente che l'Unione europea rilanci la campagna per la moratoria
delle esecuzioni e per l'abolizione della pena di morte presso l'ONU,
si chiede di sapere quali azioni il Governo italiano intenda intraprendere
per sostenere l'adozione in Giappone di una moratoria delle esecuzioni
capitali in vista dell'abolizione della pena di morte e come intenda operare
affinché l'Unione europea rilanci all'ONU la campagna per la moratoria
delle esecuzioni capitali.
(4-21457)
CAMBER. Al Ministro degli affari esteri. Premesso che:
l'Unione italiana (UI), organismo della minoranza etnica di lingua italiana
residente in Istria (Slovenia e Croazia) é un'associazione privata
di cittadini, senza personalità giuridica, non ancora riconosciuta
né dalla Croazia né dalla Slovenia.
l'UI, a seguito delle varie convenzioni stipulate tra il Ministero
degli affari esteri, l'Università popolare di Trieste (UPT) e l'UI
stessa, nonché in ottemperanza alla legge n. 19 del 1991 e successive
proroghe, modifiche ed integrazioni, ha registrato a proprio nome in questi
anni la proprietà di vari immobili sia in Slovenia che Croazia,
destinati all'uso della comunità o delle istituzioni culturali di
lingua italiana;
tali immobili sono stati acquistati utilizzando fondi statali italiani
corrisposti all'UI attraverso l'UPT;
di fatto tali immobili sono patrimonio dell'UI, che ne fanno, in Croazia,
un soggetto economico rilevante;
addirittura, in Slovenia, stante la normativa colà vigente,
la proprietà degli immobili suddetti spetta «solo a undici
persone», cioè i soci fondatori dell'UI nell'Istria slovena;
l'articolo 8 dello statuto della UI permette alla stessa anche l'esercizio
di attività commerciali, con tutti i rischi connessi: in una malaugurata
ipotesi di fallimento di tale attività «commerciale»,
semmai avviata, verrebbe messo a repentaglio il patrimonio immobiliare
acquistato con i soldi pubblici italiani per essere destinato alle attività
della comunità nazionale italiana colà residente;
tali ipotesi potrebbero essere scongiurate accatastando i beni immobili
in capo a un soggetto giuridico che risponda alle norme italiane e che
non possa in futuro né distrarre la destinazione di tali beni né
rischiare le procedure concorsuali. Verrebbe altresì sanata l'irrituale
situazione che vede, grazie alla legge slovena, i beni immobili dell'UI
dell'Istria slovena quali proprietà dei soli soci fondatori,
si chiede di sapere:
quali iniziative si intenda adottare per salvaguardare e tutelare gli
investimenti realizzati con fondi pubblici italiani a favore dell'UI in
Slovenia e Croazia;
attraverso quali strumenti sia in atto la vigilanza da parte italiana
sulla conduzione di questi beni e sul rispetto delle finalità cui
essi sono destinati;
quali provvedimenti possano essere adottati in sede di rifinanziamento
della legge n. 19 del 1991 (ora n. 89 del 1998), apportando le opportune
modifiche quanto a modalità di utilizzazione dei fondi stanziati.
(4-21458)
CAMBER. Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della
protezione civile. Premesso che:
già con precedenti interrogazioni lo scrivente ha evidenziato
il grave problema, ben noto, dell'immigrazione clandestina attraverso il
confine tra Italia e Slovenia, che ha assunto proporzioni preoccupanti
anche in relazione alle diverse nazionalità dei clandestini, che
evidentemente vengono portati in Italia da un'organizzazione malavitosa
operante su scala mondiale;
nelle medesime interrogazioni si segnalava la cronica mancanza di risorse
umane e di mezzi a disposizione delle forze di polizia, che quindi riescono
a contrastare, con notevole spirito di sacrificio, solo in parte l'immigrazione
clandestina;
un utile supporto all'attività di vigilanza e repressione dell'immigrazione
clandestina verrebbe dalla disponibilità di un elicottero attrezzato
anche per il volo notturno dotato di visori a raggi infrarossi e tecnologie
avanzate tali da consentire l'individuazione dei clandestini in qualsiasi
situazione;
consterebbe che tale mezzo sia stato già richiesto dalle forze
di polizia (polizia di Stato, carabinieri, Guardia di finanza) che allo
scopo avrebbero indetto una riunione dei vertici locali per predisporre
il miglior coordinamento dei reparti volo per l'utilizzo di un elicottero,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che la riunione suddetta non ha avuto alcun
esito in quanto sono emerse divergenze legate ai periodi di controllo da
assegnare a ciascuna forza di polizia;
quali provvedimenti urgenti si intenda assumere affinché alla
volontà verbale di contrastare l'immigrazione clandestina, espressa
in tutte le occasioni, facciano seguito azioni concrete di adeguamento
delle risorse umane e dei mezzi necessari e con il contributo di tutte
le forze impiegate.
(4-21459)
CAMBER. Al Ministro delle politiche agricole e forestali.
Premesso che:
nel comune di Ceggia (Venezia) è insediato ed opera un importante
stabilimento per la produzione dello zucchero che sino all'8 novembre
scorso era di proprietà dell'Eridania;
in quella data infatti l'Eridania ha ceduto lo stabilimento alla cooperativa
CoProB (Consorzio produttori bieticoli) di Minerbio unitamente a una quota
di 20.000 tonnellate di zucchero;
la notizia del passaggio di proprietà ha destato molta preoccupazione
in tutto il bacino di riferimento (Veneto orientale e Friuli-Venezia Giulia)
circa le prospettive dell'impianto;
infatti la quota-zucchero in capo allo zuccherificio di Ceggia non
consente allo stesso di procedere nella sua attività produttiva
in quanto questa risulterebbe antieconomica;
il bacino bieticolo saccarifero a cavallo fra Veneto e Friuli-Venezia
Giulia che ruota sul polo di Ceggia è uno dei più vasti d'Italia,
con 17.000 ettari estesi in cinque province delle due regioni;
nello stabilimento di Ceggia confluisce la quasi totalità delle
bietole coltivate nel Friuli-Venezia Giulia da 900 aziende su una superficie
di circa 5.000 ettari;
la produzione della bietola è una delle poche che riescono a
dare reddito alle aziende agricole del Friuli-Venezia Giulia;
la preoccupazione degli agricoltori e bieticoltori dei territori suddetti
è che la nuova proprietà, la cooperativa CoProB, dirotti
sullo stabilimento di Ceggia raccolti di altre zone agricole, costringendo
i produttori del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto a inviare la loro produzione
in altri lontani zuccherifici con notevoli aggravi di costi legati al trasporto
e alla grave situazione di traffico che deriverebbe dal transito di centinaia
di camion attraverso la tangenziale di Mestre in pieno periodo estivo,
si chiede di sapere quali urgenti iniziative si intenda adottare, anche
in collaborazione con le regioni interessate, affinché lo stabilimento
di Ceggia possa continuare la propria attività recuperando le quote
bieticole necessarie all'economicità di gestione, così da
continuare ad assorbire la produzione delle aziende agricole del Friuli-Venezia
Giulia e del Veneto e salvaguardando i posti di lavoro in capo allo zuccherificio
stesso.
(4-21460)
RONCHI. Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della
protezione civile. Premesso:
che un gruppo di cittadini di Puegnago del Garda segnalano presunte
irregolarità nel loro comune riguardanti in particolare:
a) piani di recupero e rilascio di concessioni edilizie e varianti
al Piano regolatore generale in violazione della normativa vigente;
b) l'irregolare funzionamento della commissione edilizia;
c) la mancata approvazione del regolamento per la consultazione e la
partecipazione dei cittadini di cui alla legge n. 142 del 1990;
che, per tali violazioni, Legambiente Lombardia ed i cittadini del
Comitato di Puegnago del Garda hanno presentato alla procura della Repubblica
di Brescia 15 esposti e proposto avanti al TAR numerosi ricorsi amministrativi,
l'interrogante chiede di sapere:
se tali denunce rispondano al vero;
se il Ministro in indirizzo non intenda disporre una verifica, per
quanto di propria competenza, sulle eventuali rilevanti anomalie e irregolarità
nella gestione dell'amministrazione comunale di Puegnago del Garda.
(4-21461)
RUSSO SPENA. Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri
degli affari esteri e della difesa. Premesso che:
il signor Dionisio Spoliti, nominato sei mesi fa governatore di Gnijlane,
uno dei cinque distretti militari ed amministrativi in cui è diviso
il Kosovo, si è dimesso;
in una precedente interrogazione, rimasta senza risposta, lo scrivente
aveva chiesto quali fossero il ruolo e i compiti assegnati al signor Spoliti
che, negli ultimi cinque anni, è stato in servizio al Sisde in qualità
di vice capo-servizio;
in Kosovo l'Italia non ha fatto che dimettersi: nel 1998, in Kosovo,
il dottor Perugini (vice questore di Arezzo), componente della missione
Osce, si dimise dopo 48 ore; Giovanni Koessler (magistrato di Bolzano)
nel 1999 restò in carica due mesi; Mario Morcone (prefetto di Arezzo),
inviato a Mitrovica, si dimise dopo cinque mesi;
l'Italia, che pure ha un ruolo internazionale «di punta»
in Kosovo, non ha svolto, attraverso i propri rappresentanti, alcuna significativa
iniziativa politica e diplomatica in una realtà tra le più
difficili dei Balcani per la presenza delle bande dei separatisti albanesi
dell'Ucpmb,
si chiede di conoscere:
quale ruolo diplomatico intenda svolgere il nostro paese in un'area
che la stessa NATO definisce «tra le più pericolose al mondo»;
se non si ritenga, vista l'inefficienza dei rappresentanti del nostro
Governo che hanno abbandonato l'incarico, che si debba prevedere la presenza
di funzionari civili di esperienza e livello, che sappiano avviare un ineludibile
ed urgente processo di socializzazione e di prevenzione dei conflitti intessendo
una rete di rapporti diplomatici.
(4-21462)
RUSSO SPENA. Ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della
protezione civile e dell'ambiente. Premesso che:
il 21 novembre 2000 il Comitato cittadino per la difesa degli alberi,
il circolo Legambiente di Chieti ed il Movimento di cooperazione educativa
per celebrare la Festa dell'albero hanno promosso una passeggiata ecologica
rivolta agli scolari delle scuole materne ed elementari di Chieti;
al fine di tutelare l'incolumità degli alunni era stata chiesta
all'amministrazione comunale la temporanea chiusura al traffico veicolare
della via dove avrebbe dovuto svolgersi l'iniziativa;
la passeggiata non ha potuto avere luogo perché numerosi vigili
urbani hanno transennato l'accesso alla via Pianell, non soltanto al traffico
veicolare, ma anche a quello pedonale, fatta eccezione per i pedoni residenti;
solo dopo reiterate richieste è stato possibile prendere visione
del provvedimento adottato dal sindaco Nicola Cucullo che prevedeva di
«chiudere al traffico con sbarramenti (transenne) tutto il transito
della via Pianell da porta Napoli al bar del borgo Marfisi agli automezzi
ed ai pedoni (eccezion fatta per i pedoni residenti)»,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo ritengano che il provvedimento adottato
dal sindaco di Chieti abbia carattere di legittimità;
se non ritengano che tale provvedimento fosse finalizzato ad impedire
la manifestazione;
se sia stata legittima l'esecuzione, da parte della polizia municipale,
di un ordine informale, privo di motivazione, senza alcun carattere di
urgenza, annotato a mano a margine della richiesta di autorizzazione della
manifestazione, a cui non ha mai fatto seguito alcuna ordinanza.
(4-21463)
CASTELLI. Al Ministro delle comunicazioni. Premesso che:
il signor Giuseppe Calella, nato ad Agrigento il 7 dicembre 1967 ed
ivi residente in via R. Candida 23 (ex via Siracusa 41, contrada Amaggione),
è portatore di handicap fin dalla nascita a causa di una
agenesia agli arti inferiori al III medio coscia destra e gamba sinistra
corretta con protesi-deambulante;
nel novembre 1991 la direzione provinciale delle Poste di Agrigento
comunicava al signor Calella la possibilità di un'assunzione presso
i propri uffici, in quanto appartenente alle categorie protette. In seguito
la stessa amministrazione disattendeva la precedente decisione, sulla base
del fatto che il signor Calella, in base al certificato di sana e robusta
costituzione, non apparteneva alla categoria VII o VIII della tabella A
allegata al Decreto del Presidente della Repubblica n. 834 del 1981, bensì
alla III. Si evidenzia, altresì, che nel certificato di sana e robusta
costituzione viene espresso parere favorevole all'idoneità fisica
al lavoro;
considerato che:
al ricorso straordinario al Capo dello Stato, intentato dal signor
Calella avverso la decisione delle Poste, il Consiglio di Stato, precisamente
la I sezione, nell'adunanza del 12 aprile 2000, ha espresso parere negativo,
malgrado lo stesso Consiglio, nella fattispecie la VI sezione, con la sentenza
n. 1231 del 27 agosto 1997, avesse dato parere positivo in un caso analogo.
Il caso riguardava una ragazza epilettica, patologia ascrivibile o alla
III categoria punto 10 oppure alla IV categoria punto 11, in seguito assunta
presso le Poste di Ancona;
la mancata assunzione del signor Calella è stata notificata
il 26 luglio 1992; già allora era in vigore la legge-quadro sui
portatori di handicap (legge n. 104 del 1992), quindi sarebbe stata
applicabile come ius superveniens;
inoltre va stigmatizzato che il signor Calella aveva già avuto
dalle stesse Poste un'anticipazione dell'esito negativo del suo ricorso
e che questo comportamento, oltre ad essere del tutto irrituale, lascerebbe
quasi intendere una decisione premeditata, indipendentemente dalla valutazione
degli elementi del caso particolare;
il signor Calella, con l'istanza del 14 giugno 2000, ha avanzato richiesta
al Ministro per la procedura prevista dall'articolo 14 del decreto del
Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, ma fino ad oggi
non ha più avuto nessun riscontro, malgrado il Ministro, in data
4 agosto 2000, tramite telefonata al signor Calella, si fosse assunto personalmente
l'impegno di informarlo, in ogni caso, sull'esito definitivo della sua
vicenda,
l'interrogante chiede di sapere:
quali iniziative concrete intenda assumere il Ministro in indirizzo
al fine di dare certezza alle legittime aspettative di lavoro del signor
Calella;
se intenda sanare l'ingiustizia prodotta da un semplice parere non
vincolante, assumendo un'iniziativa, nell'ambito della propria competenza,
che consenta al signor Calella di poter prestare lavoro presso l'ufficio
postale di Agrigento;
se intenda vigilare affinchè, in questo ambito, vengano adottate
decisioni uniformi per casi simili, al fine di evitare discriminazioni
che, in vicende come questa, sono particolarmente mortificanti e offendono
oltremodo la dignità umana.
(4-21464)
CAMBER. Ai Ministri degli affari esteri e della difesa.
Premesso che:
in questi giorni le massime autorità italiane hanno reso ufficialmente
omaggio al cimitero del campo di concentramento di Rada, uno dei più
grandi dell'ex URSS, dove furono raccolti, alla fine del 1942, almeno 80.000
soldati prigionieri, catturati dai russi sul fronte del Don, di cui almeno
10.000 italiani; di essi, ben 8.197 trovarono la morte a Rada e presumibilmente
riposano nelle fosse comuni che costituiscono quel cimitero;
il tragico bilancio delle nostre armate in Russia, come è noto,
è impressionante: su 230.000 soldati italiani partiti, solo la metà
sono tornati a casa, 43.000 sono stati feriti, 26.000 sono morti, 64.000
sono i cosiddetti «dispersi»;
sulla sorte di questi 64.000 soldati italiani non è mai stata
fatta luce, e nemmeno con la fine dell'URSS il nostro Commissariato per
le onoranze ai caduti in guerra ha potuto svolgere ricerche approfondite
sugli italiani scomparsi durante e dopo la Seconda guerra mondiale in Russia;
infatti tutto il materiale documentale sui soldati italiani imprigionati
(nel campo di Rada, come riporta «Il Corriere della Sera»)
in tutti i lager sovietici è in mano agli organi di sicurezza
russi, eredi della Nkvd (la polizia politica sovietica); quindi ancora
oggi non è possibile conoscere i nomi e le liste dei prigionieri,
dei deceduti, degli eventuali sopravvissuti;
come è noto, per decenni l'URSS ha dichiarato che i prigionieri
non rimpatriati erano tutti morti. Successivamente si è appreso
che, in realtà, molti sono stati successivamente smistati in altri
lager dell'arcipelago Gulag, rimanendovi per anni; eclatante il
caso di due soldati francesi ritrovati due anni fa, dopo approfondite ricerche
negli ospedali militari (uno residente a San Pietroburgo e uno in Ucraina);
sorge spontanea la domanda su quanti soldati italiani «dispersi»
possano essere in realtà sopravvissuti ma costretti, loro malgrado,
a vivere nell'ex URSS e colà deceduti in tempi e luoghi sconosciuti,
oppure hanno subìto altra sorte;
appare quindi improcrastinabile ottenere dalle autorità russe
l'apertura totale degli archivi di guerra con riferimento ai prigionieri
italiani e alla loro sorte durante e dopo la guerra, dando così
finalmente una risposta certa a quelle famiglie italiane che, dopo più
di cinquant'anni, ancora si interrogano sulla sorte dei propri congiunti,
si chiede di sapere quali iniziative si intenda assumere per acquisire
tutta la documentazione disponibile sui prigionieri italiani in Russa «durante
e dopo» la Seconda guerra mondiale, al fine di poter stabilire con
certezza la sorte di migliaia di soldati italiani genericamente definiti
come «dispersi in Russa», ed eventualmente rintracciare quelli
ancora in vita (come nel caso dei due soldati francesi ritrovati a San
Pietroburgo ed in Ucraina, di cui dà notizia il maggior quotidiano
italiano in data 29 novembre 2000).
(4-21465)
CAMBER. Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della
protezione civile. Premesso che:
lo scrivente ha già segnalato, con precedenti interrogazioni
rimaste prive di riscontro, la drammatica situazione in essere alla frontiera
italo-slovena, che corre da Trieste a Gorizia, per quanto riguarda i transiti
di clandestini diretti sia verso il nostro paese che verso i paesi dell'Unione
europea;
in questi giorni sono stati resi noti ufficialmente, e per la prima
volta, da parte dell'Autorità giudiziaria di Trieste, i dati relativi
al traffico di clandestini attraverso i confini terrestri e marittimi che
delimitano il territorio del capoluogo regionale: ben 12.000 clandestini
entrati in un anno sia attraverso i valichi terrestri italo-sloveni, sia
attraverso il porto di Trieste (giuntivi sulle navi), sia con sbarchi di
scafisti lungo la riviera triestina, e dal 1991 a oggi si stima che siano
addirittura 200.000 i clandestini entrati in territorio italiano attraverso
questa frontiera-colabrodo;
a Trieste opera con successo un pool anti-passeur, ideato e
coordinato da magistrati specializzati, formato da agenti della polizia
di frontiera, che svolge attivamente indagini volte a smantellare le organizzazioni
criminali dedite al traffico di clandestini, di prostitute, di minori e
forse anche di organi. Tra i tantissimi successi colti grazie all'azione
del pool, ultimo in ordine di tempo l'arresto di 43 criminali tra
passeur, scafisti e gestori del traffico clandestino;
nonostante l'impegno e l'abnegazione delle autorità tutte preposte
alla delicatissima e complessa materia dell'immigrazione clandestina, peraltro,
la piaga del traffico di clandestini è ben lungi dall'essere debellata,
e la causa principale è da individuarsi nella cronica carenza di
personale in forza a polizia di Stato, carabinieri, Guardia di finanza,
Guardia costiera;
una maggiore disponibilità di uomini e mezzi consentirebbe infatti
da un lato controlli più capillari lungo la fascia di confine, dall'altro
la possibilità di giungere in tempi rapidi all'individuazione e
all'arresto dei vertici delle organizzazioni malavitose che gestiscono
il traffico di clandestini;
da questo traffico illegale di clandestini deriva quale prima conseguenza
il problema della sicurezza per la popolazione residente nelle province
di confine di Trieste e Gorizia: pochi giorni fa a Trieste vi è
stato l'ennesimo grave episodio di violenza nelle strade, protagonisti
gruppi di extracomunitari. Anche in questo caso la carenza di uomini e
mezzi delle forze dell'ordine mette a repentaglio la sicurezza e l'incolumità
dei cittadini che si trovano costretti, loro malgrado, a convivere con
situazioni di grave rischio per sé e per i propri beni, posto che
nella città giuliana trovano temporaneo ricovero centinaia di clandestini,
in appartamenti siti nei rioni più popolosi della città;
il sindaco di Trieste non ha trovato di meglio che disporre la chiusura
di un pubblico esercizio nei pressi del quale usavano ritrovarsi gruppi
di clandestini extracomunitari, locale il cui titolare non è mai
stato indagato, per quanto consta, con riferimento a reati di sorta e in
ispecie a reati connessi con l'immigrazione clandestina,
si chiede di sapere:
posto che l'esperienza del «pool anticlandestini»
ideato e coordinato da magistrati triestini col determinante apporto delle
autorità tutte preposte all'ordine pubblico rappresenta un caso
unico in Italia di ideazione, coordinamento ed azione, che ha consentito
il raggiungimento di grandi risultati (nonostante la penuria di risorse
materiali a disposizione), quali iniziative si intenda attuare per diffondere
su tutto il territorio nazionale la positiva esperienza del pool
triestino;
se in particolare, con riferimento al confine tra Italia e Slovenia,
dove di mese in mese aumenta in misura esponenziale il flusso dell'immigrazione
clandestina, si intenda rafforzare con nuove risorse di professionalità
umane nonché di disponibilità di risorse materiali adeguate
le misure già attuate con successo dal pool di magistrati
triestini;
se provvedimenti immotivati di chiusura di pubblici locali, alla stregua
della chiusura di una pizzeria quale disposta dal sindaco di Trieste, debbano
considerarsi congrui a colpire il fenomeno dell'immigrazione clandestina
e della correlate forme criminali, ovvero se, come nel caso di specie,
provvedimenti del genere, che colpiscono pubblici esercenti incensurati
e nei confronti dei quali non pendono giudizi penali per reati connessi
all'immigrazione clandestina, rappresentino soltanto un ulteriore elemento
di turbativa dell'ordine pubblico in quanto rivolti a cittadini che vivono
del proprio lavoro e non colpiscono certo gangli delle organizzazioni criminali
che sottendono l'immigrazione clandestina, aumentando il malcontento dei
semplici cittadini che vedono colpiti dalle autorità cittadine non
i criminali bensì semplici cittadini e normali contribuenti, così
aggiungendosi al danno derivante alla cittadinanza (nel caso di specie
di Trieste) dal fenomeno dell'immigrazione clandestina le beffe derivanti
da un'immotivata ed impropria applicazione di sanzioni amministrative volute
ed emanate dal sindaco di Trieste per ragioni senz'altro, allo stato, non
chiare.
(4-21466)
ALBERTINI. Ai Ministri delle comunicazioni e del lavoro e della
previdenza sociale. Premesso che:
il funzionamento delle Poste di Modena sembra presentare numerosi problemi
relativi alla qualità del servizio offerto ai cittadini ed ai rapporti
tra il personale dipendente e la locale dirigenza;
da notizie di stampa si è appresa l'esistenza di una circolare,
diramata dalla direzione della filiale modenese delle Poste spa, che vieta
ai dipendenti di parlare a giornali e mezzi di informazione su questioni
attinenti al servizio postale;
se questa notizia venisse confermata saremmo di fronte ad un atto grave
ed inaudito, lesivo dei più elementari principi democratici e costituzionali
dei lavoratori e degli stessi cittadini;
i problemi connessi alla gestione del servizio e del personale non
possono essere risolti in via autoritaria attraverso l'imposizione di divieti
di tale natura, che violano lo stesso diritto dei cittadini ad essere informati
sulle cause dei disservizi e ritardi;
secondo notizie di stampa il divieto di fornire informazioni sul funzionamento
del servizio offerto ai cittadini e sui problemi organizzativi non sarebbe
che l'ultimo di una serie di atti che contrappongono l'attuale dirigenza
della filiale delle Poste di Modena al personale dipendente;
tale situazione di disagio del personale e di malfunzionamento del
servizio postale è stata più volte denunciata dalle associazioni
sindacali,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano avviare gli
atti necessari per fare piena chiarezza sulla vicenda, a tutela dell'interesse
dei cittadini, dei lavoratori delle Poste di Modena e delle stesse Poste
spa.
(4-21467)
MANFROI, LAGO, CECCATO, BIANCO. Ai Ministri dell'interno e per
il coordinamento della protezione civile, della giustizia e degli affari
esteri. Premesso:
che Bita Panajot, l'albanese che uccise il bambino di nove anni Alessandro
Conti, travolgendolo a folle velocità in una strada di Roma con
la propria BMW 525, é stato fermato per un controllo dalla polizia
a Civitavecchia, due giorni dopo essere stato fermato a un posto di controllo
dai carabinieri a Roma con immagini mostrate dai TG di quasi tutte le reti
televisive;
che l'uomo é stato fermato alle 17,30 ed era a bordo di un'auto,
una Alfa 33 rossa intestata a suo nome, in compagnia di una donna ucraina
di 19 anni, senza documenti, né permesso di soggiorno;
che i due sono stati controllati sul posto e l'auto è stata
perquisita; in seguito Panajot è stato portato all'ufficio stranieri
della questura di Roma;
che in seguito alla disposizione del prefetto di Roma, Giuseppe Romano,
gli sono state ritirate le due patenti in suo possesso: un'albanese, valida
solo in Albania, e l'altra sempre albanese ma con validità internazionale;
che il prefetto di Roma ha disposto la revoca della patente di Bita
Panajot in base all'articolo 120 del nuovo codice della strada. La norma
stabilisce che il permesso di guida non può essere rilasciato e
non può essere tenuto da «delinquenti abituali, professionali
o per tendenza»;
che, infatti, nel periodo in cui Panajot era in carcere gli fu notificato
un ordine di custodia cautelare per sfruttamento della prostituzione, fatto
che quindi giustifica la decisione del ritiro della patente;
che la circostanza che Panajot si trovasse in compagnia di una giovane
clandestina sembra dimostrare che il cittadino albanese non abbia mai smesso
con la sua vecchia professione;
che Bita Panajot è uscito verso le 20,30 dalla questura di Roma
senza problemi;
che Panajot è coniugato con una cittadina italiana e che la
legislazione vigente prevede che il cittadino straniero possa richiedere
la cittadinanza italiana dopo sei mesi di matrimonio con un cittadino italiano,
avendo risieduto in Italia in tale periodo;
che Panajot rappresenta la punta dell'iceberg di un fenomeno
ormai assai diffuso in Italia, quello della presenza di cittadini extracomunitari
che contraggono matrimoni di comodo che gli assicurano la cittadinanza
italiana, qualora non ritengano più conveniente darsi alla clandestinità
o mostrare documenti falsi, dedicandosi ad attività illecite quali
appunto lo sfruttamento della prostituzione, ma anche l'importazione e
lo spaccio di stupefacenti;
che Panajot rappresenta quindi il cittadino straniero astuto che non
intende lavorare ma vivere di espedienti e di reati sfruttando la «impotenza»
della giustizia italiana, secondo le leggi vigenti,
gli interroganti chiedono di sapere:
se sia stato aperto un procedimento nei confronti del Panajot per avere
favorito l'ingresso e il soggiorno in Italia di un'immigrata clandestina;
quale sia l'iter del procedimento penale a suo carico per sfruttamento
della prostituzione;
in che tempi si intenda raccogliere prove sufficienti a richiedere
il Panajot in galera per i reati che continua a commettere, onde dare un
chiaro segnale che lo Stato non è impotente;
quale sia lo stato delle indagini nei confronti dei tanti «colleghi»
di Panajot che risiedono in Italia e quindi quanti siano i cittadini stranieri
denunciati e quanti quelli condannati per sfruttamento della prostituzione
e riduzione in schiavitù, a fronte di una prostituzione sulle strade
che non accenna a diminuire;
se non si intenda escludere l'espulsione per cittadini condannati per
reati quali la riduzione in schiavitù e lo sfruttamento della prostituzione,
essendo più consono che lo Stato li assicuri alle patrie galere,
onde prevenire eventuali reingressi clandestini degli stessi;
se all'interno degli accordi bilaterali siglati tra il Governo italiano
e quello albanese sia previsto che le autorità albanesi possano
mortificare le leggi italiane assegnando una nuova patente a un condannato
per omicidio colposo in Italia;
se, considerato che l'Albania risulta ancora essere il principale paese
esportatore di criminali, droga, armi e clandestini, non si intenda dare
un segnale chiaro al governo di Tirana che in assenza di una seria e fattiva
collaborazione l'Italia potrebbe revocare ogni forma di aiuto verso quel
paese;
se non si intenda al più presto riformulare in modo più
chiaro e restrittivo le disposizioni relative alla acquisizione della cittadinanza
italiana, considerati i tanti matrimoni di comodo tra cittadine straniere
e cittadini italiani e tra cittadini stranieri e cittadine italiane, e
se non si intenda quindi introdurre il principio che il cittadino straniero
condannato per reati ritenuti gravi non possa diventare cittadino italiano;
se non si intenda seriamente porre mano alle norme e alle procedure
che regolano il processo penale considerando come una vera e propria emergenza
il fenomeno della criminalità di importazione.
(4-21468)
MANFROI. Al Ministro delle politiche agricole e forestali. -
Premesso:
che il 2 agosto 2000 il Ministero delle politiche agricole e forestali
ha presentato, nel corso di una conferenza stampa, l'elenco dei 2.171 prodotti
agroalimentari tradizionali delle diverse regioni italiane, tra questi
i 73 della regione Emilia-Romagna, previsti a suo tempo dal regolamento
recante norme per l'individuazione di tali prodotti di cui all'articolo
8 del decreto legislativo n. 173 del 1998;
che nel diffondere la notizia diversi organi di stampa hanno rilevato
che questo era il primo passo per le richieste di riconoscimento e tutela
a livello europeo per questi prodotti;
che l'8 settembre 2000 l'eurodeputato Bart Staes ha presentato un'interrogazione
(E-2848) alla Commissione europea sul riconoscimento come DOP e IGP di
73 diversi prodotti tipici emilianoromagnoli, tra i quali la spongata tradizionale,
l'erbazzone, eccetera;
che già un anno e mezzo fa i produttori di spongata e la camera
di commercio di Reggio Emilia hanno richiesto al Ministero delle politiche
agricole e forestali di intraprendere azioni per la tutela di questo prodotto
tipico delle province di Reggio Emilia e Parma;
che nella risposta alla interrogazione succitata il commissario europeo
all'agricoltura Fischler il 17 ottobre 2000 ha dichiarato: «che dal
ministero delle politiche agricole italiano non sono giunte alla Commissione
richieste per il riconoscimento dei 73 prodotti tipici dell'Emilia-Romagna
indicati» e «non c'è alcuna richiesta per prodotto denominato
spongata»,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda inviare alla Commissione europea,
o abbia già inviato in data successiva al 17 ottobre, richiesta
per il riconoscimento DOP o IGP per i 73 prodotti indicati nella regione
Emilia-Romagna in data 2 agosto 2000, tra i quali la spongata e l'erbazzone;
se non si ritenga di tutelare a livello europeo con i marchi DOP o
IGP prodotti tipici emilianoromagnoli come la spongata, l'erbazzone, il
nocino, la pancetta e salame di Canossa, il salame di Castelnovo nè
Monti, il suino pesante emiliano, il formaggio pecorino dell'Appennino
reggiano, i sughi d'uva, il Biscione di Reggio, i cappelletti, la ciambella,
la torta di riso, la porchetta, saba, pattona, tortelli d'erbetta, miele
del crinale appenninico e altri tipi di miele già oggetto del provvedimento
presentato il 2 agosto 2000.
(4-21469)
MINARDO. Al Ministro della pubblica istruzione. Premesso
che:
il sindaco di Scicli con una decisione unilaterale, compulsando il dirigente
scolastico, ha deciso di sopprimere il corso scolastico dell'istituto magistrale
per sostituirlo con il corso del liceo sociale a partire dal prossimo anno
scolastico;
che la scelta operata rappresenta un grave danno per l'intera collettività,
per il personale docente ed operante nella scuola soprattutto per gli studenti
che si vedono privati di un'istituzione scolastica che permette l'accesso
a tutte le facoltà universitarie con una preparazione completa e
finalizzata ad opportuni sbocchi occupazionali,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare allo
scopo di scongiurare la soppressine dell'istituto magistrale di Scicli
con corso quinquennale ad indirizzo socio-psico-pedagogico, che necessita
invece, di una proficua valorizzazione;
se non ritenga opportuno ed urgente intervenire su una vicenda nella
quale il sindaco della città di Scicli sta operando in modo ostinato
e contro le direttive di codesto Ministero orientate all'autonomia scolastica.
(4-21470)
MINARDO. Al Ministro della pubblica istruzione. Premesso:
che il Ministro della pubblica istruzione in una dichiarazione rilasciata
al quotidiano «Il Sole 24 ore» ha affermato che nel settore
della scuola saranno avviate circa 40.000 nuove assunzioni, ricordando
che le 10.000 previste per lo scorso anno non sono state esitate e che
quindi il totale delle nuove assunzioni a tempo indeterminato è
previsto in 50.000 unità;
che tale affermazione è stata clamorosamente smentita dall'emanazione
del decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 2000, n. 262, ove
si assegna al Ministero della pubblica istruzione un contingente non superiore
a 40.000 unità comprensivo delle unità rimaste inutilizzate
per lo scorso anno scolastico;
ritenuto:
che le 40.000 assunzioni previste sono quasi il doppio di quelle dello
scorso anno e sulla base di ciò non si comprende il motivo per cui
il provveditorato agli studi di Ragusa, nel settore scuola elementare,
sono state assegnate per lo scorso anno 34 unità, mentre per quest'anno
su una previsione di quasi 60 unità il numero definitivo delle assunzioni
previste è di 17 unità;
che la previsione di sole 17 unità per la provincia di Ragusa,
rappresenta una vera e propria mortificazione per le centinaia di insegnanti
elementari che attendono l'inserimento in un ruolo e soprattutto crea ancora
gravi disagi agli alunni che non possono usufruire di una proficua continuità
didattica;
che il provveditore degli studi di Ragusa, inoltre, prevede di congelare
il 50 per cento della graduatoria di merito, tuttora vigente, in attesa
della pubblicazione definitiva della graduatoria regionale a conclusione
delle procedure concorsuali svolte nell'anno 1999-2000;
che la superiore procedura è palesemente in violazione dell'articolo
400, comma 17, del decreto-legge 16 aprile 1994, n. 297, come modificato
dall'articolo 1, n. 4, della legge 3 maggio 1999, n. 124, che testualmente
prevede: «Le graduatorie relative ai concorsi per titoli ed esami
restano valide fino all'entrata in vigore della graduatoria relativa al
concorso successivo corrispondente»,
si chiede di sapere:
se le dichiarazioni rilasciate dal Ministro in ordine al contingente
di unità complessive da assumere nella scuola risultino vere o improntate
a proclami elettoralistici:
quali siano stati i criteri adottati per assegnare alla scuola elementare
nella provincia di Ragusa un numero così esiguo di insegnanti, addirittura
inferiore agli anni passati, dato il fabbisogno;
quali provvedimenti immediati si intenda adottare allo scopo di evitare
un'ulteriore mortificazione per gli insegnanti elementari della provincia
di Ragusa e per gli alunni che subiscono continuamente penalizzazioni in
ordine alla continuità didattica.
(4-21471)
MINARDO. Al Ministro della pubblica istruzione. Premesso:
che il Ministro della pubblica istruzione in una dichiarazione rilasciata
al quotidiano «Il Sole 24 ore» ha affermato che nel settore
della scuola saranno avviate circa 40.000 nuove assunzioni, ricordando
che le 10.000 previste per lo scorso anno non sono state esitate e che
quindi il totale delle nuove assunzioni a tempo indeterminato è
previsto in 50.000 unità;
che tale affermazione è stata clamorosamente smentita dall'emanazione
del decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 2000, n. 262, ove
si assegna al Ministero della pubblica istruzione un contingente non superiore
a 40.000 unità comprensivo delle unità rimaste inutilizzate
per lo scorso anno scolastico;
ritenuto:
che le 40.000 assunzioni previste sono quasi il doppio di quelle dello
scorso anno e sulla base di ciò non si comprende il motivo per cui
il provveditorato agli studi di Ragusa, nel settore scuola elementare,
sono state assegnate per lo scorso anno 34 unità, mentre per quest'anno
su una previsione di quasi 60 unità il numero definitivo delle assunzioni
previste è di 17 unità;
che la previsione di sole 17 unità per la provincia di Ragusa,
rappresenta una vera e propria mortificazione per le centinaia di insegnanti
elementari che attendono l'inserimento in un ruolo e soprattutto crea ancora
gravi disagi agli alunni che non possono usufruire di una proficua continuità
didattica;
che il provveditore degli studi di Ragusa, inoltre, prevede di congelare
il 50 per cento della graduatoria di merito, tuttora vigente, in attesa
della pubblicazione definitiva della graduatoria regionale a conclusione
delle procedure concorsuali svolte nell'anno 1999-2000;
che la superiore procedura è palesemente in violazione dell'articolo
400, comma 17, del decreto-legge 16 aprile 1994, n. 297, come modificato
dall'articolo 1, n. 4, della legge 3 maggio 1999, n. 124, che testualmente
prevede: «Le graduatorie relative ai concorsi per titoli ed esami
restano valide fino all'entrata in vigore della graduatoria relativa al
concorso successivo corrispondente»,
si chiede di sapere:
se le dichiarazioni rilasciate dal Ministro in ordine al contingente
di unità complessive da assumere nella scuola risultino vere o improntate
a proclami elettoralistici:
quali siano stati i criteri adottati per assegnare alla scuola elementare
nella provincia di Ragusa un numero così esiguo di insegnanti, addirittura
inferiore agli anni passati, dato il fabbisogno;
quali provvedimenti immediati si intenda adottare allo scopo di evitare
un'ulteriore mortificazione per gli insegnanti elementari della provincia
di Ragusa e per gli alunni che subiscono continuamente penalizzazioni in
ordine alla continuità didattica.
(4-21471)
DANIELI, MAGGIORE, SERENA. Al Ministro per i beni e le attività
culturali. Premesso:
che recentemente, con una decisione fatta oggetto di precedente interpellanza,
la Commissione consultiva per la prosa ha deciso l'attribuzione della qualifica
di Teatro Stabile a favore del Teatro di Crotone, in alternativa alla quale
era rimasta in ballottaggio la candidatura del Teatro Nuovo di Verona;
che tale deliberazione è stata assunta dalla Commissione consultiva
per la prosa in data 16 ottobre 2000;
che nelle scorse settimane il comune di Milano, ripartizione cultura
e musei, settore spettacolo ha diffuso un opuscolo, intitolato «Milanoteatro»,
che costituisce una sorta di guida-calendario della stagione teatrale nei
vari teatri milanesi;
che a pagina 32 di tale opuscolo, si informa che al Teatro Franco Parenti,
dal 20 febbraio al 4 marzo, sarà in cartellone la commedia «L'importanza
di chiamarsi Ernesto» di Oscar Wilde, realizzata dal Teatro Stabile
di Calabria, con la partecipazione di Geppy Gleijeses ed altri;
che l'opuscolo in questione reca la notazione «finito di stampare
nel mese di settembre 2000» e quindi presumibilmente è stato
redatto con ulteriore anticipo;
che comunque il mese di settembre precede la data della deliberazione
della Commissione consultiva per la prosa,
si chiede di conoscere:
se il Governo ritenga che il comune di Milano ovvero un ente prestigioso
come il Teatro Franco Parenti possano essersi inventati spontaneamente
la definizione «Teatro Stabile di Calabria»;
se al contrario il Teatro di Crotone avesse avuto qualche affidamento
preventivo in ordine alla decisione della Commissione, così da sapere
in anticipo che avrebbe potuto successivamente fregiarsi della qualifica
di Teatro Stabile;
nell'eventualità da chi e per quale ragione tali affidamenti
siano stati dati al Teatro di Crotone;
nel caso opposto invece, ove tali affidamenti non fossero stati dati,
e quindi si trattasse di un'iniziativa autonoma del Teatro di Crotone,
se il Ministro non ritenga che tale atteggiamento sia profondamente scorretto,
e sostanzialmente millantatorio;
quale valutazione dia il Ministro dell'accaduto;
quali provvedimenti nelle diverse ipotesi intenda assumere per chiarire
le dinamiche dell'accaduto, e per perseguire chi si è reso responsabile
di comportamenti tanto gravemente scorretti.
(4-21473)
ANGIUS. Ai Ministri delle comunicazioni e dell'interno e per il
coordinamento della protezione civile. Premesso:
che il prefetto di Rieti ha convocato i 13 sindaci dei comuni del Reatino
per esaminare la situazione di disagio che si verrebbe a creare a seguito
della minacciata decisione delle Poste italiane per la chiusura dei 16
uffici postali periferici, in un territorio già penalizzato anche
demograficamente senza che ci sia stato alcun preventivo confronto con
le realtà amministrative locali;
che all'uopo presso la prefettura si è istituito un tavolo tecnico
con lo scopo di predisporre un piano di ristrutturazione delle agenzie
postali che tenesse conto quanto più possibile delle esigenze degli
utenti, verificata la disponibilità degli enti locali a farsi carico
dei costi relativi, data l'elevata valenza sociale del servizio delle zone
montane;
considerato che la decisione delle Poste italiane spa risulta essere
immotivata, intempestiva e socialmente dannosa; dalla riunione tenutasi
in prefettura è scaturita l'unanime decisione di diffidare le Poste
italiane spa perché annullino l'attuazione del programma di chiusura
dei 16 uffici postali;
considerato altresì che gli eventuali provvedimenti di chiusura
annunciati sono in netta contraddizione con i contenuti del contratto di
programma sottoscritto dal Ministro delle comunicazioni e dal presidente
delle Poste italiane spa,
l'interrogante, anche al fine di scongiurare preventivamente manifestazioni
di protesta, per motivi di ordine pubblico, chiede di sapere se il Ministro
delle comunicazioni non ritenga di intervenire urgentemente sulle Poste
italiane spa, perché annullino l'attuazione del programma di chiusura,
dandone immediata comunicazione agli enti locai interessati, nel rispetto
degli impegni presi durante i lavori del comitato provinciale per l'ordine
e la sicurezza pubblica, tenutosi in prefettura il 30 ottobre 2000.
(4-21474)
SELLA DI MONTELUCE. Al Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica. Premesso:
che negli ultimi mesi la stampa di Biella ha segnalato numerose cancellazioni
di benefici conseguenti ad invalidità già accertate e suffragate
da dati e referti medici, dopo visite effettuate dalla commissione medica
di verifica per le invalidità civili di Biella, con sede a Vercelli
e competenza per due province;
che è stato segnalato come tali visite di verifica siano state
svolte in modo affrettato e superficiale, senza esami approfonditi delle
cartelle cliniche e delle condizioni dei pazienti e degli invalidi;
che ciò ha determinato forti disagi per numerosi anziani e per
le loro famiglie, costretti a recarsi a Vercelli per le visite di verifica,
per via della mancanza di una apposita commissione competente per Biella;
che la comunicazione ufficiale della perdita dei benefici da parte
del Ministero del tesoro avviene abitualmente dopo vari mesi dalla comunicazione
di sospensione preliminare dei benefici medesimi, con l'impossibilità
pratica per gli invalidi di presentare ricorso al TAR avverso la cancellazione
dei benefici in quanto un eventuale ricorso può essere presentato
solo dopo la comunicazione ufficiale del Ministero del tesoro;
che la commissione di Vercelli risulta soggetta ad un notevole sovraccarico
di lavoro in quanto opera su due province;
che risulta inoltre esistere un preconcetto molto forte nella commissione
di Vercelli riguardo ai biellesi, in quanto uno dei medici della commissione
ha dichiarato al giornale «Il Biellese» che: «Tra la
provincia di Biella e quella di Vercelli è sicuramente la prima
a detenere il primato. E quel che è peggio è che lo detiene
anche per quel che concerne le dubbie o false invalidità»;
che simili gravi affermazioni non sono suffragate dai fatti;
che tutto ciò legittima la costituzione, e operatività,
di una commissione medica di verifica per le invalidità civili con
sede a Biella, competente per provincia di Biella;
che risulta come nel maggio 1998 il Ministero del tesoro avesse deliberato
l'istituzione di una commissione competente per Biella e provincia;
che da allora tale commissione esiste solo sulla carta e non è
mai stata resa operativa per un incredibile groviglio di inefficienze ed
errori;
che nel giugno 1998 è stato pubblicato il bando per il concorso
che avrebbe dovuto portare all'assunzione di 13 impiegati amministrativi,
da destinare alla direzione provinciale servizi vari del Tesoro, di Biella;
che nel luglio 1999 sono stati nominati 3 medici componenti la commissione;
che nel luglio 1999 sono stati aperti ed arredati gli uffici della
commissione, sita in Biella, corso Europa, 300 metri quadrati di uffici
completamente arredati, con scrivanie, poltroncine, sale d'attesa, lettini
medici, fotocopiatrici, servizi medici, fotocopiatrici, servizi igienici;
che al 1º dicembre 2000 il Ministero non aveva ancora autorizzato
l'assunzione dei 9 vincitori del concorso, in quanto nella legge finanziaria
dello scorso anno non erano stati «inseriti» gli stipendi;
che solo dal 1º dicembre 2000 il personale è stato preso
in carico e destinato alla sede del Tesoro di Vercelli per il necessario
apprendistato;
che è dal luglio 1999 che l'Erario corrisponde un canone di
locazione per uffici vuoti, disabitati e non operativi;
che ciò sembrerebbe configurare gli estremi per un danno erariale;
che tali circostanze hanno danneggiato professionalmente anche i medici
della commissione che hanno dovuto ottemperare a numerose incompatibilità
con l'incarico avuto nella commissione, senza poter svolgere altre attività;
che su tali gravi questioni lo scrivente ha già presentato tre
interrogazioni a risposta scritta, la 4-20921 in data 25 ottobre 2000,
la 4-21028 in data 2 novembre 2000 e la 4-21252 in data 15 novembre 2000,
ed ha informato gli uffici del Ministero del tesoro, direzione centrale
uffici locali, divisione X;
che il Ministro e il Ministero non hanno ancora fornito i chiarimenti
richiesti;
che lo scrivente, in una verifica effettuata in data 4 dicembre 2000
presso gli uffici del Tesoro di Biella, ha verificato di persona i ritardi
e le inefficienze nell'attivazione della Commissione medica di verifica
per le invalidità civili di Biella,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra descritto;
se intenda rispondere alle interrogazioni 4-20921, 4-21028 e 4-21252
e dare seguito a quanto ivi esposto;
se intenda attivarsi per porre fine a questa grottesca situazione;
se abbia inserito nella legge finanziaria 2000-2001 gli stipendi per
il personale amministrativo della commissione;
se intenda accertare d'ufficio e con urgenza i fatti sopra esposti,
individuando le connesse responsabilità mediche e amministrative;
se intenda promuovere il riesame dei possibili «errori»
di valutazione compiuti dalla commissione medica di verifica per le invalidità
civili di Vercelli,
se intenda infine assumere provvedimenti urgenti in relazione ai fatti
segnalati.
(4-21475)
DE MARTINO Guido. Al Ministro delle comunicazioni. Premesso
che:
di frequente pervengono notizie su disservizi che si verificano negli
uffici postali dei comuni della provincia di Napoli;
come è successo nel comune di Afragola sono interessati anziani
e pensionati che sono costretti a subire interminabili attese, anche di
ore, per ritirare la loro pensione;
ciò avviene perché gli uffici sono privi delle risorse
sufficienti a provvedere al fabbisogno giornaliero nonostante siano programmati
turni e numero di destinatari;
ciò crea malcontento e disagi nella popolazione bisognosa ed
anche episodi incresciosi contro incolpevoli impiegati,
si chiede di sapere perché non si adottino procedure in grado
di rendere efficiente il suddetto servizio.
(4-21476)
MANZI, MARINO, MARCHETTI. Al Ministro del tesoro, del bilancio
e della programmazione economica. Premesso che:
i provvedimenti concernenti le pensioni di reversibilità alle
vedove e agli orfani dei cittadini italiani perseguitati politici e razziali
durante il fascismo e titolari di assegno vitalizio vengono discussi dalla
«Commissione per le provvidenze a favore dei perseguitati politici
antifascisti e razziali e dei loro familiari superstiti» presso il
Ministero del tesoro, prevista all'articolo 4 della legge 22 dicembre 1980,
n. 932;
la Commissione stessa per innumerevoli pastoie burocratiche non si
è più riunita addirittura dal luglio 1998;
ne è derivato che oltre un centinaio di vedove di perseguitati
antifascisti, nella quasi totalità anziane e disagiate, non ha potuto
ancora, con evidente e oltretutto insensata iniquità, conseguire
le proprie spettanze,
si chiede di sapere se non si ritenga doveroso adottare un'iniziativa
che, ricalcando quella già felicemente effettuata per le pensioni
di guerra, decentri presso gli uffici provinciali del Tesoro almeno il
pagamento delle reversibilità spettanti alle vedove dei perseguitati
politici antifascisti e razziali titolari di assegni vitalizi di benemerenza.
(4-21477)
BORNACIN. Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro
dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. Premesso
che:
martedì 28 novembre 2000, a Genova, in occasione della Terza
conferenza nazionale sulla droga, si è svolta una manifestazione
di protesta promossa dai centri sociali e da movimenti antiproibizionisti;
la stessa ha alimentato tensione e disordine in città, talvolta
sfociati in scontri con le forze dell'ordine, causando non poca apprensione
tra i cittadini;
dopo una prima fase di contestazione avvenuta dinanzi alla casa circondariale
di Genova i manifestanti si sono trasferiti in prossimità dello
stabile ove si svolgeva la conferenza;
nonostante fosse facilmente presumibile e prevedibile che gli stessi,
una volta all'interno della sala conferenza dei Magazzini del Cotone, avrebbero
creato disordini e non pochi problemi per l'incolumità dei partecipanti,
soprattutto se contrari alle tesi antiproibizioniste del Governo, sono
stati lasciati entrare in congruo numero;
l'intervento della segreteria del ministro Livia Turco sembrerebbe
essere stato decisivo e responsabile dell'ingresso dei manifestanti all'interno
dell'area congressi;
a seguito dell'accreditamento di detti personaggi si sono succeduti
atti di intolleranza politica e mera inciviltà nei confronti delle
forze dell'ordine e di alcuni esponenti politici della Casa delle Libertà,
compreso lo scrivente, impegnati in conferenza stampa;
la contestazione, di fatto, non fu soltanto verbale ma venne tentata
una vera e propria aggressione con il ferimento di alcuni agenti di pubblica
sicurezza, seminando paura e sconcerto tra i presenti tutti;
successivamente, oltre a non essere stati allontanati, a questi incivili
contestatori è stato accordato l'utilizzo di una sala riunioni per
indire, a loro volta e indisturbati, una conferenza stampa,
l'interrogante chiede di sapere:
se non si reputi inqualificabile e scandalosa la condotta tenuta dagli
organizzatori e dagli esponenti dei centri sociali;
in che modo si intenda intervenire affinché simili atti di violenza
e inciviltà non abbiano a verificarsi in futuro nei confronti di
nessuno;
se corrisponda al vero che la segreteria del ministro Turco si è
fatta interprete delle richieste di quei contestatori attivandosi affinché
partecipassero ai lavori del congresso;
in caso affermativo come si intenda giustificare una simile sconsiderata
leggerezza che oltre ai disordini ed al ferimento dell'agente poteva avere
ben più gravi conseguenze;
se non si reputi altresì riprovevole il comportamento dei rappresentanti
istituzionali del Governo presenti al congresso che, anziché condannare
la violenza dei manifestanti, ne hanno legittimato le azioni dando prova
di non avere alcun senso dello Stato.
(4-21478)
COZZOLINO. Al Presidente Consiglio dei ministri e ai Ministri
dell'ambiente e dell'interno e per il coordinamento della protezione civile.
Premesso:
che il prefetto della provincia di Salerno, con decreto n. 454 del 31
maggio 1999, ha autorizzato l'ATI Passavani Impianti spa, SIBA srl, SLED
spa, che opera in nome e per conto della prefettura di Napoli prefetto
delegato ex ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri
del 14 aprile 1995, ad occupare per motivi di indifferibilità ed
urgenza ed a procedere ad espropriazioni per pubblica utilità di
beni immobili per la realizzazione dell'impianto di depurazione di Angri,
San Marzano sul Sarno e Sant'Egidio del Monte Albino;
che gli espropri hanno riguardato anche beni del comune di Sant'Egidio
del Monte Albino, consistenti in decine di migliaia di metri quadrati di
fertilissimo terreno agricolo di proprietà dei signori Ferraioli,
Buonincanti e Pastore ed un immobile di recente costruzione di 360 metri
quadrati;
che, malgrado tutti gli impegni assunti dalle imprese e dagli organi
istituzionali nel corso di un incontro presso la prefettura di Napoli nell'agosto
del 1999 per il pagamento di quanto dovuto in modo contestuale all'esproprio,
nulla è avvenuto fino ad oggi;
che, inoltre, i signori Buonincanti e Pastore nel febbraio 2000 hanno
sottoscritto dichiarazioni di accettazione delle indennità di esproprio
ed accessorie con l'impegno di un pagamento dell'acconto dell'80 per cento
delle somme concordate entro pochi giorni e del 20 per cento alla stipula
del rogito notarile;
che il pagamento dopo otto mesi non è stato effettuato per divergenze
successivamente verificatesi tra l'ATI e la direzione dei lavori;
che le richieste di sollecito da parte del sindaco del comune di Sant'Egidio
del Monte Albino sono completamente rimaste inevase, producendo al contrario
un ulteriore ingarbugliamento con la dilatoria richiesta di documentazione
già prodotta o di difficoltosa esibizione;
che il signor Salvatore Ferraioli, già in credito di alcuni
miliardi perché proprietario di un vastissimo appezzamento di terreno
e di un fabbricato abitativo oltreché di un capannone con vasca
per lavaggio degli ortaggi, è stato costretto ad alloggiare con
14 persone presso «l'Hotel degli Amici» maturando un debito
di 30 milioni di lire ed allo stato attuale trova ospitalità presso
alcuni parenti e che allo stesso Ferraioli sono state offerte in maniera
informale solo 886 milioni di lire a fronte di un credito assolutamente
maggiore, come già quantificato dai rappresentanti della società
espropriante in presenza del sindaco;
che, indipendentemente dagli eventuali contenziosi in corso con la
società espropriante, si assiste alla completa elusione degli impegni
assunti a livello politico-istituzionale nei confronti dei cittadini espropriati
e dell'amministrazione locale,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano, secondo
compiti e competenze, invitare il prefetto di Napoli quale delegato ex
ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 aprile 1995
per l'emergenza del fiume Sarno ad intraprendere le necessarie iniziative
per il rispetto dei diritti dei cittadini, mortificati nei loro interessi
e nella loro vivibilità, affinché si realizzi un'opera di
pubblica utilità.
(4-21479)
TOMASSINI. Al Ministro della sanità. Premesso che,
a quindici anni dalle prime drammatiche morti la tragica vicenda degli
emofiliaci italiani risulta ancora irrisolta;
il 9 novembre 1999 è stata nominata una commissione paritetica
il cui elaborato, inviato all'approvazione della Presidenza del Consiglio,
non ha avuto a tutt'oggi una risposta;
in data 12 dicembre 2000 si terrà l'udienza preliminare in camera
di consiglio davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale
di Trento, relativa al procedimento penale n. 358/94-21, ma nel frattempo
nessun risarcimento hanno ancora ricevuto i familiari degli emofiliaci
deceduti;
la Corte di giustizia di Strasburgo ha condannato l'Italia all'immediato
risarcimento della somma di oltre 600 milioni di lire per ciascun indennizzo,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso,
anche alla luce della pronuncia della Corte di Strasburgo, adottare tutte
le iniziative necessarie per consentire l'immediato risarcimento degli
aventi diritto, in attesa dal lontano 1985.
(4-21480)
SPECCHIA, MAGGI, BUCCIERO, CURTO, MONTELEONE. Ai Ministri dei
lavori pubblici e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
Premesso:
che gli scriventi, a partire dal 24 marzo 2000, hanno presentato cinque
interrogazioni sul grave problema dell'emergenza siccità e sulla
mancanza di acqua ad uso potabile, ad uso irriguo e ad uso industriale
nella regione Puglia;
che nei mesi scorsi l'amministratore unico dell'Acquedotto pugliese,
avvocato Lorenzo Pallesi, e altri responsabili della società in
questione hanno sostenuto che non vi sarebbero stati comunque problemi
per l'acqua ad uso civile;
che invece la scarsità di piogge ha determinato una situazione
di vera emergenza tanto che se non vi saranno adeguate piogge nei prossimi
due mesi alcune zone della Puglia rimarranno senz'acqua, o con acqua assolutamente
insufficiente, a cominciare dalla provincia di Foggia;
che le particolari condizioni climatiche di quest'anno non devono allontanare
l'attenzione dalle altre cause che determinano la scarsità di acqua
per i diversi usi;
che infatti, oltre agli sprechi di vario tipo, le reti dell'Acquedotto
pugliese hanno dispersioni del 35-40 per cento;
che inoltre è urgente reperire altre risorse idriche per sostituire
circa 100 milioni di metri cubi di acqua prelevata dai pozzi soprattutto
in provincia di Lecce;
che altra acqua viene prelevata da innumerevoli pozzi abusivi e tutto
ciò con il rischio di una non lontana desertificazione dei territori
interessati;
che già da alcuni anni diverse zone della Puglia non vengono
adeguatamente servite dall'Acquedotto pugliese;
che finalmente nelle scorse settimane l'Acquedotto pugliese e il suo
amministratore unico hanno preso atto della grave situazione annunciando
intanto la riduzione della irrigazione, e ciò con conseguenze ovviamente
negative sull'agricoltura pugliese, già in difficoltà per
altri motivi;
che è urgente l'istituzione di un tavolo operativo tra le regioni
Puglia, Basilicata e Molise e l'Acquedotto pugliese e il Ministero dei
lavori pubblici per individuare soluzioni radicali;
che ad esempio è necessario:
realizzare un altro acquedotto previe intese con le regioni Basilicata
e/o Molise e verificare concretamente la fattibilità, anche dal
punto di vista finanziario, dell'uso delle risorse idriche albanesi (sull'acqua
proveniente dall'Albania il Senato nel 1998 approvò un ordine del
giorno presentato dagli interroganti);
rendere operativo un piano organico per l'utilizzo ad uso irriguo delle
acque depurate;
completare alcune opere;
porre in atto un intervento finalmente efficace per ridurre quantomeno
sensibilmente le dispersioni di acqua dalle reti;
che per l'attuale emergenza è necessaria la dichiarazione di
stato di calamità naturale per i danni subiti dagli agricoltori,
gli interroganti chiedono di conoscere quali urgenti provvedimenti
i Ministri in indirizzo intendano adottare.
(4-21481)
RUSSO SPENA, CÒ, CRIPPA. Al Presidente del Consiglio dei
ministri. Premesso che:
sabato 2 dicembre 2000 presso il Filaforum di Assago si è tenuto
un meeting di Comunione e Liberazione, dal titolo «Tre Regioni
per il buono scuola», con la presenza del presidente della regione
Lombardia, Roberto Formigoni;
la giornata è stata organizzata contro la decisione del commissario
di Governo di sospendere l'efficacia della delibera della giunta lombarda
sui «buoni scuola»;
tra cori da stadio antigovernativi, dichiarazioni che dubitavano sull'imparzialità
della Consulta e diffide di Formigoni all'indirizzo della stessa, la manifestazione,
tra l'altro, evidenziava critiche rispetto gli organismi costituzionali
del nostro paese;
all'iniziativa erano presenti una quarantina di studenti del coordinamento
dei collettivi studenteschi di Milano e provincia, tra i quali solo tre
erano maggiorenni, che pacificamente volevano esprimere il loro dissenso
sia ai «buoni» sia all'iniziativa dal carattere reazionario
ed al limite del sovversivismo repubblicano;
un centinaio di persone con cartellino «accoglienza» all'entrata
delle studentesse e degli studenti nel Filaforum si sono trasformati in
un corpo paramilitare che prontamente ha assalito in modo folle e feroce
le ragazze ed i ragazzi del coordinamento, dando agli studenti caduti per
i loro colpi calci in testa e calpestandone i corpi;
immediatamente dopo la selvaggia aggressione del servizio d'ordine
di Comunione e Liberazione sono intervenuti i carabinieri, che hanno accompagnato
con spintoni, calci e moschettate gli studenti verso una saletta bar della
struttura;
in tale sede i carabinieri invitavano gli studenti, che per tutta la
durata della manifestazione hanno mantenuto un atteggiamento pacifico,
a desistere dal volere sporgere denuncia previo riconoscimento degli aggressori
ed ad allontanarsi il prima possibile da tale manifestazione pubblica;
subito dopo gli studenti hanno raccontato ai giornalisti accorsi nella
saletta i fatti appena accaduti e subito dopo le forze dell'ordine hanno
allontanato i giornalisti, isolando gli studenti;
nel momento in cui gli studenti hanno manifestato l'intenzione di uscire
spontaneamente e pacificamente dalla struttura hanno scoperto di essere
stati senza motivo e senza spiegazione alcuna rinchiusi nella stessa;
i carabinieri presenti hanno creato un clima di tensione inspiegabile,
lasciando gli studenti disorientati dai continui movimenti e dal continuo
sopraggiungere altri carabinieri, sia nel salone bar, sia nel corridoio
d'uscita antistante; subito dopo i carabinieri si sono decisi a portare
fuori gli studenti, malmenandoli a tal punto che uno studente è
rimesto a terra svenuto;
l'aggressione è continuata mentre gli studenti chiedevano un
mezzo di soccorso, mai sopraggiunto per il ragazzo svenuto, e mentre, raccolto
lo stesso, si dirigevano precipitosamente verso le scalinate esterne della
struttura;
i primi studenti giunti al termine delle scalinate esterne sono stati
aggrediti da altre forze dei carabinieri con pugni al volto e calci e buttati
a terra, presi a calci e poi trascinati verso le camionette;
uno studente di 15 anni è stato buttato su una camionetta e
lasciato poco dopo e gli ultimi studenti, per lo più ragazze, sono
stati presi minacciati, insultati e colpiti a moschettate nello stomaco;
poco dopo su invito stesso di due agenti della DIGOS gli studenti sono
stati invitati ad allontanarsi con un mezzo pubblico dal posto e sono stati
invitati a denunciare i fatti accaduti;
considerato che:
per tutto lo svolgersi della vicenda non è stato possibile parlare
con alcun responsabile parlare delle forze dell'ordine presenti;
nessun pubblico ufficiale ha voluto accompagnare gli studenti aggrediti
all'interno del Filaforum per procedere al riconoscimento degli aggressori
del «servizio accoglienza» di Comunione e Liberazione;
l'ambulanza per il ragazzo svenuto non è mai sopraggiunta in
loco;
la reazione delle forze dell'ordine è stata violenta ed ingiustificata
verso gli studenti e nel contempo si era davanti al fatto che alcuni pubblici
ufficiali riconoscevano l'assenza di qualsiasi reato commesso dagli stessi,
si chiede di sapere:
se risulti che in Lombardia sia stato sospeso il diritto democratico
di manifestare le proprie opinioni politiche;
se risulti che l'Arma dei carabinieri dipenda ancora dal Ministro della
difesa o se invece si debba ritenere che in Lombardia sia al servizio della
giunta regionale;
se risulti che le forze dell'ordine presenti al Filaforum abbiano avviato
un'indagine per identificare gli aggressori degli studenti dei collettivi
che manifestavano pacificamente contro i contenuti della manifestazione
«Tre regioni per il buono scuola»;
se non si ritenga che l'atteggiamento dei carabinieri sia stato ingiustificato
e fortemente lesivo delle libertà individuali e collettive garantite
dalla Costituzione;
se non si ritenga grave che nel corso della manifestazione sopracitata
sia stato impedito ai giornalisti di assistere agli avvenimenti svoltisi
nel corso della stessa e sia stato violato, in questo modo, il diritto-dovere
di informare l'opinione pubblica di tutto quello che stava accadendo al
Filaforum;
se non si ritenga che i contenuti della manifestazione sopracitata
siano in contrasto con quanto il Dettato costituzionale prevede per il
diritto allo studio e all'istruzione;
se non si intenda intraprendere provvedimenti urgenti per salvaguardare
e sviluppare la presenza della scuola pubblica in Lombardia;
se non si ritenga di dover riferire urgentemente sullo svolgimento
dei fatti in Parlamento.
(4-21482)
BORNACIN. Al Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
Premesso che:
secondo un'attendibile e scrupolosa ricostruzione sull'attività
dell'azienda genovese di impiantistica per l'energia alternativa, ANIT
srl, sarebbero ipotizzabili commistioni politico-affaristiche da parte
dei vertici dell'azienda stessa, avvicendatesi nel corso degli anni 1992-1999
ed alcune delle quali ancora oggi esistenti;
tali commistioni sarebbero state realizzate, in generale, attraverso:
mandati di agenzia e/o promozione alle vendite e/o analisi di mercato
e/o studi ed analisi di settore merceologico-applicativo dei sistemi fotovoltaici;
incarichi di carattere professionale e/o similari;
incarichi e/o ordini di natura quanto più varia possibile;
rapporti di lavoro continuativi con personale esterno che si configurava
e si rapportava verso terzi come vera e propria struttura ANIT e godeva
di trattamenti economici spropositati rispetto a quelli del personale regolarmente
inserito nell'organico della società;
tali commistioni avrebbero generato, nel tempo, ricadute negative per
la società, per alcune delle quali sarebbe ipotizzabile il falso
in atto pubblico ed il falso in bilancio;
detto comportamento avrebbe gravemente depauperato le risorse finanziarie
della società stessa, fino a portarla ad uno stato ormai prossimo
alla liquidazione e/o al fallimento con conseguente «cessione di
ramo d'azienda», avvenuta formalmente soltanto alla fine del mese
di dicembre 1999;
nell'operazione di cessione, certamente singolare sotto l'aspetto procedurale,
non sarebbe stato inserito il magazzino di ANIT srl (valore di libro
di oltre 10 miliardi di lire);
al contrario, sarebbe stata inserita soltanto la minima parte delle
commesse attive (una delle quali praticamente «chiusa») per
un valore globale inferiore agli 800 milioni di lire, tralasciando una
serie di commesse ed attivati in itinere alla fine del 1999, di
competenza e titolarità di ANIT srl, con ricadute interessanti nel
corso del corrente anno 2000;
la condotta dei vertici aziendali di ANIT srl avrebbe, inoltre, nuociuto
gravemente al regolare svolgimento delle attività dell'azienda,
almeno a far data dal gennaio del 1998, periodo nel quale il capitale sociale,
sceso nella primavera del 1997 da 20 a circa 7 miliardi di lire, raggiunse
quota 20 miliardi di lire per poi ritornare, in pochi mesi, a 200 miliardi
di lire (valore mantenuto fino al 31 dicembre 1999);
l'immagine che il mercato nazionale ed internazionale del settore fotovoltaico
ha acquisito della società ANIT srl, tra la seconda metà
del 1997 e tutto il 1999, sarebbe stata, pertanto, assolutamente negativa
ovvero di un'azienda sull'orlo del fallimento non solvibile;
sarebbe stato, inoltre, ostacolato il graduale riconoscimento della
professionalità acquisita, nonostante tutto, nel corso degli anni;
le aspettative dei dipendenti, a seguito dell'atmosfera che si era
creata, sarebbero state quasi interamente disattese nonostante l'impegno
profuso di molti di loro;
le commistioni ipotizzate sembrerebbero, altresì, essere state
avallate sia dai componenti succedutisi nei vari consigli di amministrazione
di ANIT srl sia da quelli dei collegi sindacali e delle società
di revisione,
l'interrogante chiede di sapere:
se non si reputi doveroso, oltreché necessario ed indispensabile
per garantire un futuro meno incerto e soprattutto più dignitoso
per l'azienda genovese ANIT srl, verificare se corrisponda al vero quanto
esposto in premessa;
in caso affermativo come si intenda procedere al fine di fare chiarezza
sull'intera vicenda nonché determinare eventuali gradi di responsabilità
del personale interno e non all'azienda coinvolto ai diversi livelli;
come si intenda, inoltre, procedere al fine di garantire i livelli
occupazionali all'interno dell'ANIT srl, già fortemente messi in
discussione da una simile politica aziendale perpetratasi nel corso degli
anni.
(4-21483)
CAMBER. Ai Ministri dell'ambiente, dell'università e della
ricerca scientifica e tecnologica e degli affari esteri. Premesso
che:
a Fianona, nell'Istria orientale croata, è attiva una centrale
termoelettrica a carbone;
due anni fa sono stati effettuati lavori di dragaggio dell'adiacente
canale di Fianona e la melma asportata è stata riversata nel mare
Adriatico, nelle acque del golfo del Quarnero;
ambientalisti ed esperti hanno sempre sostenuto che le migliaia di
tonnellate di fango asportato dal canale di Fianona e riversate in mare
sono radioattive per la presenza di residui prodotti dalla vicina termocentrale
a carbone;
il mare Adriatico non ha mai avuto situazioni significative di inquinamento,
pur essendo un «sistema chiuso», ove quindi una qualsiasi forma
di inquinamento produce effetti molto più profondi di quanto accade
in un mare cosiddetto «aperto», e un inquinamento radioattivo
del mare Adriatico potrebbe avere quindi conseguenze pesantissime;
in passato i fanghi del canale di Fianona erano stati oggetto di analisi
da parte dell'istituto oceanografico di Spalato, dell'istituto di biologia
marina «R. Boskovic» di Rovigno e da parte dell'Agenzia croata
per i rifiuti speciali: dai risultati emersi constava inequivocabilmente
la forte presenza di radioattività nella melma e di gravi rischi
per l'ecosistema del golfo;
ora il Ministro dell'ambiente croato ha commissionato uno studio sul
dragaggio del canale istriano a un'équipe di studiosi super
partes;
da tali risultati e iniziative si desume che il rischio di un disastro
ecologico da inquinamento radioattivo é concreto e il problema ovviamente
non riguarda la sola Croazia ma anche Italia e Slovenia,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano stati informati dalle autorità
croate dell'accaduto o ne siano comunque venuti a conoscenza;
in caso affermativo, quali provvedimenti siano stati adottati per la
salvaguardia delle acque che bagnano le coste italiane che si affacciano
sul mare Adriatico;
se non si ritenga di affidare ad un'équipe scientifica
formata da ricercatori del Laboratorio di biologia marina di Trieste e
dell'Università di Trieste uno studio sui fanghi del Golfo del Quarnero,
coinvolgendo nella ricerca anche gli esperti di «Goletta verde»
di Italia Nostra;
posta la valenza internazionale del problema, quali iniziative si intenda
assumere per coinvolgere l'Unione europea nello studio e nella risoluzione
del problema, con particolare riferimento a Germania e Austria che storicamente
hanno un particolare interesse per il mare Adriatico, tenuto conto anche
dell'altro grave problema che insiste sui territori di Italia e Austria
in particolare, e cioè la centrale nucleare di Krsko, in Slovenia,
da sempre oggetto di periodici guasti tecnici non meglio definiti e quindi
potenzialmente a rischio di diventare una nuova Chernobyl, a soli 100 chilometri
dal territorio italiano;
oltre a quanto sopra cennato, se e in quali tempi possa formarsi un
commissione mista italo-croata di studio sui fanghi presenti a Fianona
e dove altro, commissione formata col determinante apporto degli esperti
dell'istituto oceanografico di Spalato e dell'istituto di biologia marina
«R. Boskovic» di Rovigno.
(4-21484)
IULIANO, DIANA Lino, CARCARINO, CONTE. Ai Ministri del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica e dei lavori pubblici.
Premesso che:
la deliberazione n. 163 CIPE del 6 agosto 1999 ripartiva la somma di
lire 700 miliardi per la prosecuzione dell'opera di ricostruzione in favore
dei comuni terremotati della Campania (490 miliardi di lire) e della Basilicata
(210 miliardi di lire);
la stessa deliberazione CIPE prevedeva che dai mutui ventennali che
le due regioni erano state autorizzate a contrarre, tenendo conto dei limiti
di impegno pari a 50 miliardi di lire che erano stati autorizzati dall'articolo
50, comma 1, della legge n. 448 del 1998 e dall'articolo 1 della legge
n. 483 del 1998, è stata ricavata la somma di lire 412.808.350.390
per il mutuo contratto dalla regione Campania e lire 176.917.867.027 per
il mutuo contratto dalla regione Basilicata per un totale complessivo pari
a lire 589.726.217.417;
ritenuto inoltre che la deliberazione CIPE prevedeva che nel caso le
condizioni offerte dal mercato all'atto della contrazione dei mutui dovessero
risultare meno favorevoli, e cioè di ricavare meno di 700 miliardi
di lire preventivati, il CIPE avrebbe dovuto valutare «l'opportunità»
di integrare i minori importi con quota parte della citata somma accantonata,
si chiede di sapere:
perché l'ufficio del consigliere ministeriale del Ministero
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica abbia trasmesso
nota n. DV/686 del 4 ottobre 2000 e poi successiva nota n. DV/748 del 6
novembre 2000 al Ministro dei lavori pubblici CER ufficio terremoto,
alla Banca d'Italia, alla giunta regionale della Campania inducendo quest'ultima
a comunicare ai comuni terremotati della stessa regione Campania i nuovi
importi a ciascuno spettanti con la delibera della giunta regionale della
Campania n. 5161 del 2 novembre 2000, ossia una riduzione pari al 15 per
cento circa dei fondi assegnati con la precitata delibera CIPE e con un'operazione
che ha rideterminato in diminuzione gli importi assegnati con la medesima
delibera del 6 agosto 1999, operazione che, invece, è di stretta
competenza del CIPE.
(4-21485)
MANCA. Al Ministro della difesa. Premesso:
che l'articolo 43 della legge n. 224 del 1986 prevede la possibilità
del collocamento in ausiliaria degli ufficiali cessati dal servizio a domanda
e che si trovino a non meno di quattro anni dal limite d'età previsto
per il grado rivestito al momento della domanda di collocamento a riposo;
che la stessa legge n. 224 del 1986 precisa che le cessazioni volontarie
dal servizio richieste a non più di quattro anni dal limite di età
«sono equiparate a tutti gli effetti a quelle per raggiungimento
del limite di età»;
che il decreto-legge 28 settembre 1996, n. 505, «Disposizioni
per disincentivare l'esodo del personale militare» prevede che il
collocamento in ausiliaria può avvenire solo «per raggiungimento
dei limiti di età nel grado rivestito»;
che nessun provvedimento di legge ha modificato la legge n. 224 del
1986 per cui, nell'applicazione del disposto dal suddetto decreto-legge
n. 505 del 1996, deve tenersi conto di quanto disposto dalla legge n. 224
del 1986, articolo 43, comma 5, che equipara a tutti gli effetti la cessazione
dal servizio a domanda a quella per raggiungimento del limite di età,
qualora richiesta non prima di quattro anni dal limite di età per
il grado rivestito;
che il Consiglio di Stato, III sezione, nell'adunanza del 9 maggio
2000 ha espresso il parere, su richiesta del Ministero delle finanze, che
gli ufficiali cessati dal servizio a domanda a non più di quattro
anni dal limite di età previsto per il grado rivestito, possono
essere collocati in congedo nella posizione di ausiliaria;
che la stessa sezione del Consiglio di Stato ha ritenuto che il quesito
posto dal Ministero delle finanze fosse di interesse anche del Ministero
della difesa ed ha disposto, con la propria ordinanza, la trasmissione
del suddetto parere al Ministero della difesa;
che il Ministero della difesa, ha, invece, confermato il proprio orientamento
secondo il quale è lecito il «blocco» dei collocamenti
in ausiliaria del personale militare che non abbia raggiunto i limiti di
età, anche nei casi previsti dalla legge n. 224 del 1986, argomentando
che «l'ammissione di questa ultima ipotesi di collocamento in ausiliaria
contrasterebbe con la ratio della riduzione di spesa, che ha inspirato
la riforma del sistema pensionistico militare»,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo sia informato della posizione assunta dalla
Direzione generale del personale militare a danno degli ufficiali delle
Forze armate, non tenendo conto del preciso orientamento del Consiglio
di Stato in materia;
se la suddetta Direzione generale abbia agitato su disposizioni impartite
dal Ministro;
quali azioni e provvedimenti s'intenda adottare urgentemente al fine
di eliminare l'attuale situazione di danno, contraria anche al parere del
Consiglio di Stato, nella quale si trovano gli ufficiali delle Forze armate.
(4-21486)
LORENZI. Al Ministro delle comunicazioni. Premesso:
che la Telecom Italia intende procedere alla eliminazione di numerosi
impianti di telefonia pubblica (quasi 300 nella sola provincia di Cuneo)
perché poco redditizi;
che la presenza del telefono pubblico nei comuni montani costituisce
un servizio indispensabile per la popolazione residente, nonché
per i proprietari delle abitazioni adibite a seconda casa, essendo raramente
dotate di impianto telefonico;
che in alcune parti del territorio montano non è possibile usufruire
della telefonia mobile, in quanto trattasi di zone prive di segnali;
che, per le abitazioni più isolate, l'allacciamento telefonico
risulta assai costoso, soprattutto per le persone anziane e meno agiate;
che la Telecom Italia intende procedere alla soppressione di 22 impianti
di telefonia pubblica, attualmente a servizio della popolazione della Valle
Stura,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga
opportuno intervenire al fine di evitare il completo isolamento di realtà
già marginali e garantire un impianto per ogni centro abitato e
per quelle borgate più isolate in cui vi è popolazione residente
o stagionale, assicurando comunque il mantenimento di almeno 12 cabine
telefoniche tra quelle poco redditizie a servizio della Valle.
(4-21487)
LORENZI, AVOGADRO, BIANCO, GNUTTI. Al Ministro dell'interno e
per il coordinamento della protezione civile. Premesso:
che in data 4 ottobre 1999 venne votato, su segnalazioni e richieste
da parte della popolazione, un ordine del giorno nel consiglio comunale
di Beinette (Cuneo) in merito alle problematiche derivanti dal fenomeno
della prostituzione in alcune località del territorio comunale,
con appello al prefetto e al questore di Cuneo affinché disponessero
con urgenza nuovi incisivi interventi delle forze dell'ordine volti a contrastare
il fenomeno stesso con tutti i mezzi consentiti e potenziati dalle leggi;
che a seguito di tali richieste vennero effettuati significativi interventi
da parte delle forze dell'ordine, unitamente ai due addetti della polizia
municipale di Beinette, coordinati dalla questura di Cuneo, che diedero
immediati risultati positivi;
che da alcuni mesi tale fenomeno si è enormemente accentuato,
registrando un elevato numero di prostitute lungo tutto il tratto della
strada statale Cuneo-Mondovì a partire dalla Frazione Colombero
sino al concentrico del Comune di Beinette;
che nelle predette località e a ridosso delle abitazioni laterali
alla strada nonché nei pressi di quelle di campagna il fenomeno
sta ormai dilagando con episodi contrari al normale pudore che si verificano
ormai quotidianamente, quali soste prolungate di persone sia a piedi che
in auto, traffico continuo di veicoli, abbandono di rifiuti vari, anche
pericolosi, sino a giungere a fatti di particolare gravità quali
minacce, insulti e molestie verso le persone residenti ed invasione delle
pertinenze delle abitazioni in modo assolutamente inaccettabile;
che vi sono state numerose lamentele espresse dai cittadini residenti
in quelle località;
che c'è stato un documento di protesta sottoscritto da 211 cittadini
di Beinette i quali segnalano che a causa di brusche frenate, urla e schiamazzi
di ogni genere, e talvolta anche di risse, durante la notte, non è
più consentito loro di dormire tranquillamente, né di poter
uscire dai loro cortili in quanto le macchine talora bloccano i passaggi
alle proprietà;
che con tale documento viene richiesta esplicita protezione da parte
delle forze dell'ordine;
che i cittadini hanno ormai gli animi esasperati sia per la lecita
preoccupazione sanitaria, sia per l'impossibilità di accedere tranquillamente
alle abitazioni (anche per i figli studenti che utilizzano lo scuolabus
alle fermate lungo la strada statale), sia per il disturbo al sonno, ed
in generale per l'insorgere di un sentimento di insicurezza nonché
di mancanza di protezione;
che i due addetti alla polizia municipale non sono sufficienti da soli
a garantire il ripristino della normalità,
gli interroganti chiedono di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario ed urgente intervenire
sollecitando a livello locale il rinnovo di incisivi interventi delle forze
dell'ordine in territorio di Beinette volti a contrastare il fenomeno della
prostituzione e della sua protezione;
se a livello nazionale non ritenga possibile e indilazionabile una
decisa azione legislativa del Governo capace di dare finalmente adeguato
controllo, regolamentazione ed un minimo di civile decoro al mestiere,
fenomeno e spettacolo della prostituzione.
(4-21488)
DI PIETRO. Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri
per gli affari regionali, per i rapporti con il Parlamento, dell'interno
e per il coordinamento della protezione civile e della giustizia.
Premesso che:
la violazione sistematica della legalità costituzionale produce
in assoluto le condizioni più favorevoli per il radicamento della
sfiducia nello Stato e nelle sue istituzioni democratiche, nonché
il terreno ottimale per lo sviluppo delle organizzazioni criminali, di
cui oggi la 'ndrangheta è individuata come la più pericolosa;
si deve prendere atto che il presidente della regione Calabria, dottor
Giuseppe Chiaravalloti, ha compiuto atti contrari alla Costituzione e gravi
violazioni di legge, avendo emanato il decreto n. 52 del 18 maggio 2000,
pubblicato sul Bollettino Ufficiale della regione Calabria n. 39 del 1º
giugno 2000, in ritardo rispetto agli obblighi di legge e senza la designazione,
contestuale a quella degli assessori, del vice presidente della giunta,
in aperta violazione dell'articolo 5, punto 2, della legge costituzionale
22 novembre 1999, n. 1;
tale incredibile violazione è tuttora sussistente ed ha già
prodotto gravissimo nocumento agli interessi legittimi dei cittadini calabresi
e al buon andamento della pubblica amministrazione, come esemplificativamente
ha dimostrato, durante il verificarsi dei tragici eventi di Soverato, l'assenza
del presidente Chiaravalloti in viaggio di rappresentanza per la lontana
Australia, a tutt'oggi esclusivo rappresentante legale della regione Calabria;
ulteriore gravissima e plateale violazione della Costituzione è
stata consumata con il medesimo decreto, che nomina assessore alla Sanità
un incompatibile parlamentare in carica, in consapevole violazione dell'articolo
122, comma 2, della Costituzione;
il commissario di Governo e presidente della Commissione per il controllo
sugli atti della regione Calabria, il prefetto di Catanzaro, dottor Vincenzo
Gallitto, è stato immediatamente, anche se pleonasticamente, sensibilizzato
per la rimozione delle superiori gravissime violazioni costituzionali con
un puntuale telegramma del 9 giugno 2000 da un cittadino italiano elettore
della regione Calabria;
le suddette denunzie sono state reiterate allo stesso prefetto Gallitto
con circostanziata nota del 24 giugno 2000 e, contestualmente, portate
a conoscenza del Presidente della Repubblica, nella sua qualità
di Supremo Garante della Costituzione, del Presidente della Camera dei
deputati, del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro per
gli affari regionali;
di contro, la giunta della regione Calabria, nella seduta del 28 agosto
2000, procedendo alla nomina di dodici su quindici commissari delle ASL
calabresi, pur nel contesto dei superiori tollerati presupposti illeciti,
sulla base delle illegittime istruttorie e proposta deliberativa dell'assessore-deputato,
già menzionato, ha designato alla guida della ASL di Lametia Terme
proprio il vice commissario di Governo per la regione Calabria, dottor
Franco De Rose;
il presidente, dottor Chiaravalloti, e tutti i singoli componenti della
giunta della regione Calabria sono stati ulteriormente diffidati, in data
13 luglio 2000, ad assumere tutte le doverose iniziative politiche-amministrative-giudiziarie
idonee a ripristinare la agibilità democratica e costituzionale
nella gestione politico-amministrativa della regione Calabria;
tuttora si constata la consapevole e pervicace volontà del presidente
Chiaravalloti di volere perpetuare la perpetrazione delle superiori violazioni
e dei connessi effetti, pure in presenza dello strumento normativo offerto
dall'articolo 122, comma 5, della Costituzione, secondo cui «il presidente
della giunta regionale... nomina e revoca i componenti della giunta»,
si chiede di sapere quali immediate urgenti iniziative si intenda assumere,
stanti la gravità palese e gli effetti devastanti degli atti contrari
alla Costituzione e delle gravi violazioni di legge posti in essere da
parte degli amministratori della regione Calabria, per avviare le procedure
rivolte a rimuovere il presidente della giunta regionale calabrese, dottor
Giuseppe Chiaravalloti, in forza e nel rispetto dell'articolo 126 della
Costituzione, e, quindi, l'intero consiglio della regione Calabria, onde
ridare ai cittadini fiducia nelle istituzioni democratiche, recuperando
la sovranità popolare a scegliere rappresentanti rispettosi delle
leggi e della Costituzione del proprio stato di diritto.
(4-21489)
RECCIA. Ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della
protezione civile e per la solidarietà sociale. Premesso:
che l'esplosione del palazzo di cemento di Aversa, per una presunta
fuga di gas, costituisce un evento drammatico e di eccezionale gravità
poiché oltre ai due morti essa ha provocato 12 feriti, di cui uno
gravissimo, e più di un centinaio di sfollati, dal momento che sono
rimaste coinvolte anche le strutture degli immobili circostanti per un
raggio di diverse decine di metri;
che, infatti, il boato è stato avvertito nel resto della città
e nei comuni vicini, tale è stata l'entità dell'esplosione;
che il disagio sofferto da circa 26 nuclei familiari appartenenti all'unico
complesso della cooperativa «Armony», oltre alle 14 famiglie
degli immobili circostanti, per oltre un centinaio di sfollati che si trovano
senza tetto (e molti di loro senza più nulla), è grave e
la sistemazione provvisoria che è stata apprestata presso lo studentato
di Via del Seggio ad Aversa non può costituire una soluzione sufficiente
a questo dramma;
che i cittadini, riunitisi in un comitato permanente presso la sala
parrochiale di S. Michele alla Ferrovia di Aversa, hano prodotto un documento
sottoscritto da tutti gli interessati, indirizzato al sindaco ed a tutte
le Istituzioni, manifestando il loro grave disagio, a dimostrazione che
le probabili soluzioni proposte dall'amministrazione risultano inidonee
e, per loro natura, precarie e provvisorie;
che viene avanzata dalle vittime dell'esplosione la richiesta di un
aiuto concreto che permetta loro, nelle more degli accertamenti delle responsabilità
e della ricostruzione degli stabili, di ottenre una sistemazione duratura
presso alloggi sfitti, disponibili anche nella stessa zona dell'accaduto,
per almeno un anno e mezzo, con contributi e agevolazioni da parte dello
Stato per il pagamento dei canoni;
che queste famiglie hanno perso tutto, la casa, i mobili e suppellettili
e sono costrette a ricominciare da capo con scarsità di mezzi;
che, dai rilievi effettuati dai tecnici, si vorrebbero ipotizzare il
riutilizzo di parte del corpo di fabbrica meno danneggiato per riammettere
parte delle famiglie sfollate;
che ciò comporterebbe per loro vivere in un continuo cantiere
aperto, atteso che la restante parte dell'isolato (che è la maggiore)
sarebbe interessata da lavori di recupero, per i quali si prevedono tempi
lunghissimi e che la natura degli stessi metterebbe a continua sollecitazione
la restante parte del fabbricato,
si chiede di sapere se non sia opportuno provvedere ad un intervento
immediato, efficace e duraturo per dare assistenza e certezza di un alloggio
a quanti sono rimasti coinvolti da questa tragedia, valutando con positività
le proposte avanzate dagli stessi sfortunati, e attivando ogni forma di
solidarietà che il caso richieda.
(4-21490)
BORNACIN. Al Ministro delle comunicazioni. Premesso che:
in occasione della Terza conferenza nazionale sulle droghe che si svolge
a Genova, durante il telegiornale delle 13,30 del 30 novembre 2000, la
prima rete RAI ha mandato in onda un servizio del dibattito odierno, quasi
esclusivamente mirato ad enfatizzare la contestazione dei centri sociali
nei confronti delle comunità di recupero;
in quest'occasione si è teso anche a screditare l'operato delle
forze dell'ordine che in quell'occasione hanno provveduto a rimuovere striscioni
e cartelli esposti dagli antiproibizionisti;
detto servizio, inoltre, ha posto in evidenza il comportamento dei
contestatori mentre inveivano con insulti e fischi contro i rappresentanti
delle comunità che non avevano partecipato alla Conferenza, in segno
di protesta per la linea tenuta dal Governo in materia di tossicodipendenza
e somministrazione di sostanze stupefacenti,
l'interrogante chiede di sapere:
se il servizio del TG1 in oggetto non si reputi estremamente poco oggettivo
ed imparziale quasi a voler ulteriormente screditare ed offendere la legittima
e civile protesta delle comunità di recupero nei confronti delle
tesi del Governo in materia di tossicodipendenze;
se si ritenga che il contenuto di detto servizio non risponda a quei
canoni di oggettività e imparzialità che dovrebbero essere
alla base dell'informazione pubblica tutta;
se non si reputi, infine, scandaloso che la RAI Radio Televisione Italiana
enfatizzi in maniera così evidente la contestazione degli antiproibizionisti
screditando le posizioni ed il pensiero di quanti si adoperano quotidianamente
per salvare centinaia di vite umane dalla dipendenza prodotta dalle droghe.
(4-21491) Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni
saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):
3-04164, dei senatori Vedovato ed altri, sulle conseguenze derivanti
alla risicoltura italiana dalla proposta di modificazione del Regolamento
C.E. 2820/98;
12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):
3-04166, del senatore Capaldi, sul mantenimento delle strutture ospedaliere
della provincia di Viterbo.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-21427, del senatore Sarto.
Rettifiche
Nel Resoconto sommario e stenografico della 955ª seduta pubblica,
del 14 novembre 2000, a pagina 57, nell'intervento del senatore Villone,
alla terza riga, le parole «nella riforma costituzionale il modello
parlamentare» devono leggersi: «nella riforma costituzionale
elementi del modello parlamentare».
Nel Resoconto sommario e stenografico della 967ª seduta pubblica,
del 29 novembre 2000, alle pagine 17 e 18, i commi 7 e seguenti dell'articolo
3 del disegno di legge n. 4720 devono leggersi come segue:
«7. Gli istituti di diritto privato, ai fini dell'adeguamento
di cui all'articolo 15-undecies del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni, richiedono per l'assunzione del
personale sanitario gli stessi requisiti previsti dal medesimo decreto
legislativo n. 502 del 1992, e successive modificazioni, per le corrispondenti
qualifiche.
8. Alla copertura degli oneri inerenti all'attività di ricerca
degli istituti sono destinate:
a) la quota di cui all'articolo 12, comma 2, del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, fermo restando quanto
disposto dall'articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59, con
riferimento al n. 38 dell'allegato 1 annesso alla stessa legge;
b) le entrate derivanti da erogazioni liberali disposte a favore
degli istituti di diritto pubblico.
9. Sino alla data di entrata in vigore delle disposizioni regolamentari
di cui all'articolo 2 sono sospesi i procedimenti concernenti nuovi riconoscimenti
di istituti.
10. Salvo quanto disposto dall'articolo 4, comma 9, della presente
legge, a decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui
all'articolo 2, il decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 269, è
abrogato.».