martedì 5 dicembre 2000

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIII LEGISLATURA 

968ª SEDUTA PUBBLICA 

MARTEDÌ 5 Dicembre 2000 

Presidenza del vice presidente FISICHELLA,
indi del presidente MANCINO

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente FISICHELLA


 

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 20,31).

Si dia lettura del processo verbale. 

SERENA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta notturna del 15 novembre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. 
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Agnelli, Agostini, Angius, Barbieri, Bernasconi, Besso Cordero, Bo, Bobbio, Borroni, Brutti, Camo, Capaldi, Carella, D'Alessandro Prisco, De Luca Athos, De Martino Francesco, D'Urso, Duva, Fumagalli Carulli, Giovanelli, Lauria Michele, Leone, Loreto, Manconi, Ossicini, Passigli, Piloni, Rocchi, Smuraglia, Taviani, Zilio. 

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cioni, Contestabile, De Carolis, Diana Lino, Dolazza, Lauricella, Martelli, Migone, Pinggera, Provera, Rigo, Rizzi, Robol, Squarcialupi e Turini, per attività dell'Assemblea dell'Unione dell'Europa Occidentale; Bedin, Lo Curzio, Magnalbò, Manzella, Mignone e Mungari, per visita ufficiale nella Repubblica federale jugoslava; Besostri, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Castellani Carla, De Anna, Di Orio e Monteleone, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema sanitario; Maritati, per partecipare al IV Seminario sulle politiche dell'immigrazione dell'Unione europea; Bortolotto, per partecipare al dibattito parlamentare internazionale a Kyiv, sulla chiusura della centrale nucleare di Chernobyl; Tomassini, per partecipare al Forum interparlamentare europeo sulla popolazione e sullo sviluppo. 
Disegni di legge, richiesta di nuova deliberazione
da parte del Presidente della Repubblica
PRESIDENTE. Colleghi, il Presidente della Repubblica ha inviato la seguente lettera, che reca la data del 2 dicembre 2000: «Signori parlamentari, mi è stata sottoposta per la promulgazione la legge recante: "Norme in materia di organizzazione e di personale del settore sanitario". 

L'articolo 6, comma 2, della legge, nel testo risultante dalle modifiche apportate nel corso dell'iter parlamentare, prevede che gli accordi collettivi nazionali relativi al personale del comparto della sanità ed al personale sanitario a rapporto convenzionale, siano resi esecutivi con decreto del Presidente della Repubblica, entro il termine di trenta giorni dalla sottoscrizione, previo espletamento delle procedure di cui all'articolo 51 del decreto legislativo n. 29 del 1993 e successive modificazioni.
La disposizione in questione sembra porsi in contrasto con il processo di privatizzazione del rapporto di pubblico impiego, portato avanti dal legislatore nel corso degli ultimi anni.
Il percorso ebbe inizio con la legge 29 marzo 1983, n. 93 (legge quadro sul pubblico impiego), con la quale fu stabilito che l'organizzazione del lavoro e il rapporto di lavoro pubblico dovessero essere disciplinati in base ad accordi stipulati, per ciascun comparto di contrattazione collettiva, dalle delegazioni di parte pubblica con le organizzazioni sindacali.
Gli accordi erano quindi recepiti e resi esecutivi, entro sessanta giorni dalla loro sottoscrizione, con decreto del Presidente della Repubblica.
La predetta normativa, che aveva costituito la prima cesura nei confronti del vecchio ordinamento di natura pubblicistica, regolato in toto dalla legge, è stata poi superata dalla riforma strutturale della pubblica amministrazione, avvenuta con il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, che, tra gli elementi fondamentali del nuovo modulo organizzativo, ha previsto l'applicazione delle norme del diritto civile al comparto del pubblico impiego. Seguì, per logica conseguenza, l'attribuzione alla competenza del giudice ordinario del relativo contenzioso.
Pertanto, il procedimento di contrattazione collettiva, in applicazione dell'articolo 51 del decreto legislativo n. 29, si svolge tutto, fino alla sua conclusione con la firma delle parti contraenti, in una cornice completamente privatistica, che esclude interventi di organi dello Stato.
L'articolo 6, comma 2, della legge inviatami per la promulgazione, viceversa, vincolando l'esecutività dei contratti collettivi del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale all'emanazione di un decreto del Presidente della Repubblica, produce, da un lato, un arresto del processo di privatizzazione – assurto ormai quasi al rango di principio generale dell'ordinamento – e, dall'altro, si presta ad un rilievo di legittimità costituzionale, poiché crea una situazione di disparità nei confronti dei dipendenti pubblici inseriti negli altri comparti di contrattazione, che continuano ad essere soggetti alla disciplina di diritto privato.
Aggiungo che la norma in esame tiene completamente celata la sua propria ratio, in quanto è stata introdotta nel testo della legge per via di un emendamento di iniziativa parlamentare, messo ai voti ed approvato senza alcuna illustrazione, in assenza di dichiarazioni di voto e in mancanza di prese di posizione del Governo.
Ritengo che sia necessario fare chiarezza sul punto rilevato e procedere ad una più approfondita riflessione sulla portata della disposizione del secondo comma dell'articolo 6 della legge, anche sotto il profilo della sua compatibilità con il principio di uguaglianza stabilito dalla Costituzione.
Per i motivi esposti, ritengo necessario richiedere alle Camere, in base all'articolo 74, primo comma, della Costituzione, una nuova deliberazione sulla legge in materia di organizzazione e di personale del settore sanitario». 
f.to Carlo Azeglio CIAMPI 

controfirmato Giuliano AMATO
Detto messaggio (Doc. I, n. 4) sarà stampato, distribuito e trasmesso alle Commissioni competenti. 

Il predetto disegno di legge (già atto Senato n. 4732), ai sensi dell'articolo 136, comma 1, del Regolamento, dovrà iniziare il proprio iter alla Camera dei Deputati. 
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
e assegnazione
PRESIDENTE. Il Presidente della Camera dei deputati ha trasmesso il seguente disegno di legge: 

C.7431. – «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, recante interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonchè a favore delle zone della regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche di settembre ed ottobre 2000» (4835-B) (Approvato dal Senato della Repubblica e modificato dalla Camera dei deputati).
Detto disegno di legge è stato deferito, in sede referente, alla 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), previ pareri della 1ª, della 5ª e della 6ª Commissione. 

Le Commissioni sono autorizzate fin d'ora a convocarsi, onde consentire all'Assemblea di esaminare il decreto nella giornata di domani, salvo le diverse determinazioni che saranno assunte dalla Conferenza dei Capigruppo convocata domani stesso alle ore 9,30.
L'ordine del giorno delle sedute di domani è pertanto integrato con l'esame del predetto decreto.
Ulteriori comunicazioni della Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna 
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico. 

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 20,42).

Discussione congiunta e approvazione dei documenti:
( Doc. VIII, n. 9) Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 1998
( Doc. VIII, n. 10) Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei Documenti VIII, n. 9, e VIII, n. 10. 

La relazione è stata già stampata e distribuita.
Il relatore, senatore Coviello, ha chiesto di parlare per integrare la relazione scritta. Ne ha facoltà. 

COVIELLO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, senatori Questori, il bilancio in discussione riguarda l'ultimo esercizio finanziario della legislatura in corso. Il dibattito, dunque, ci da l'occasione, al di là delle analisi sulle poste finanziarie, per dare uno sguardo ai risultati del lavoro svolto nella gestione e nella modernizzazione dell'amministrazione del Senato. Essa è stata voluta e legata alla più complessa azione di riforma delle strutture finanziarie e burocratiche dello Stato intrapresa dai Governi di centro-sinistra. 

Orbene, onorevoli senatori, è a tutti ben noto che negli ultimi anni si è prodotto un profondo mutamento dello scenario economico con il completamento del difficile percorso di risanamento finanziario e con l'adesione del nostro Paese all'Unione monetaria europea. In questo periodo sono state fatte significative riforme, e quelle che ci hanno impegnato di più sono la definizione del nuovo assetto della pubblica amministrazione, la semplificazione del decentramento di funzioni amministrative e la nuova disciplina sulla regolamentazione dei mercati. Queste stesse norme hanno sollecitato il Senato a darsi un nuovo ruolo, maggiormente centrato sulle funzioni di indirizzo e di controllo, da associare anche al mutamento dello scenario politico-istituzionale che va sempre più in senso maggioritario e bipolare.
In quest'ultima fase stiamo completando importanti riforme: il federalismo, il progetto di revisione delle istituzioni dell'Unione europea e la nuova disciplina dell'organizzazione del Governo. Questi assetti saranno tutti attivi all'inizio della prossima legislatura e potranno determinare – come ben hanno evidenziato i Presidenti delle Commissioni nell'apposita riunione convocata per l'esame preventivo del bilancio del Senato – l'esistenza di un'ulteriore riflessione sulle caratteristiche del sistema istituzionale del Paese.
Il quadro normativo in evoluzione porta il collegamento sulle prospettive dell'amministrazione del Senato e l'adeguamento delle sue strutture per raccogliere le sfide poste dai mutamenti che si annunciano. È stato intrapreso nel corso della XIII legislatura – come hanno ben scritto gli onorevoli senatori questori – un cospicuo sforzo di cambiamento che ha riguardato tanto gli assetti organizzativi, quanto le procedure amministrative. L'azione di rinnovamento è stata finalizzata al miglioramento dell'Amministrazione e pertanto già si colloca su livelli di eccellenza grazie proprio all'attività e all'attenta gestione fatta in questi anni. Tra i punti più significativi del nuovo assetto, approvato dal Consiglio di Presidenza nel novembre 1999, in relazione al quale è stato poi conferito ai senatori Questori il mandato di predisporre le necessarie normative di attuazione, voglio evidenziare alcuni aspetti specifici. In primo luogo, l'individuazione delle aree funzionali, affidate ciascuna alla responsabilità di un vice segretario generale; il rafforzamento dei livelli dirigenziali e l'introduzione di elementi di moderna gerarchia basata sui rapporti di direzione; l'adozione di meccanismi di incentivazione al personale congiuntamente alla prevista separazione della progressione economico-giuridica degli incarichi. Si tratta, dunque, di un ambizioso progetto di riforma con chiare linee ispiratrici, condivisibile – questa è la mia opinione – proprio perché finalizzato alla valorizzazione delle funzioni di indirizzo e di controllo attraverso il rafforzamento delle strutture, all'attività di monitoraggio, di verifica e di valutazione dei risultati.
Consentitemi un solo riferimento più specifico, signor Presidente, onorevoli colleghi: l'organigramma approvato dal Consiglio di Presidenza ha giustamente riconosciuto l'autonomia dell'attività di documentazione, che farà capo al Servizio studi, mantenendo l'attività nell'ambito dell'area parlamentare proprio per valorizzarne il ruolo.
La mia opinione, già abbozzata lo scorso anno in occasione dell'approvazione del bilancio del Senato, è che la specificità dei servizi di documentazione meriti di essere salvaguardata e reimpostata, anche mediante il reclutamento di personale idoneo e il potenziamento delle strutture specializzate nell'analisi dei profili riguardanti i riflessi finanziari, l'impatto comunitario, la fattibilità amministrativa delle iniziative legislative, così come dovrebbero essere potenziate le sinergie e il raccordo funzionale con le strutture dell'altro ramo del Parlamento.
A titolo di esempio, quale prima sperimentazione utile, voglio solo ricordare... (Brusìo in Aula)

PRESIDENTE. Colleghi, vogliamo consentire al relatore di integrare la sua relazione scritta? 

Prosegua pure, senatore Coviello. 

COVIELLO, relatore. Voglio solo ricordare, come primo esempio positivo, l'iniziativa intrapresa per unificare la registrazione dei fondi speciali da parte delle due Commissioni bilancio che si sono avvalse, appunto, dei più moderni sistemi informatici. 

In questo senso, auspico anche il potenziamento del personale assegnato ai servizi di documentazione, soprattutto quello della carriera di concetto. In particolare, la costituzione di un nucleo di documentaristi incaricati dell'analisi degli effetti finanziari dei provvedimenti dovrebbe, quindi, consentire la formazione di specifiche professionalità capaci di un elevato livello di specializzazione nei singoli settori di spesa e di entrata.
Apprezzo poi l'idea, pure contenuta nella relazione dei senatori questori, di una maggiore apertura dell'Amministrazione al contesto internazionale: questa è necessaria per il processo di integrazione europea e per l'accresciuto ruolo politico del nostro Paese. Questa esigenza, dunque, dovrebbe essere soddisfatta prevedendo, ad esempio, forme di collaborazione con gli altri organismi, quali le istituzioni europee e le istituzioni internazionali.
Perciò valuto positivamente l'espletamento di concorsi per nuove assunzioni. Si è superato il lungo blocco del turn over che, certo, ha consentito di tenere sotto controllo la spesa complessiva per il personale (in tal senso, abbiamo apprezzato, negli anni passati, l'indicazione provenuta dall'Ufficio di Presidenza), ma ha penalizzato le prospettive di crescita qualitativa dell'Amministrazione.
Questa esperienza ci indica la necessità di garantire la continuità nell'indizione dei concorsi, per consentire all'Amministrazione di disporre di fasce di dipendenti omogenee, equilibratamente distribuite per anzianità.
Vanno anche perseguite, in parallelo, le nuove forme di utilizzo flessibile del personale, come viene precisato nella relazione dei senatori Questori, per garantire l'uso più efficiente delle risorse. Infine, ritengo che l'interscambiabilità del personale non debba compromettere un'adeguata specializzazione nel lavoro dei dipendenti.
A questo punto, mi sembra utile avanzare qualche osservazione sulla nuova articolazione organizzativa dell'Amministrazione, approvata dal Consiglio di Presidenza, per offrire, a chi ha il compito di attuarla in via sistematica, la possibilità di recuperare ciò che qui ci diciamo e di renderlo compatibile con il progetto che si sta attuando. 
Presidenza del presidente MANCINO
(Segue COVIELLO, relatore). La nuova organizzazione prevede l'istituzione, nell'ambito del Servizio qualità della legge, del nuovo Ufficio osservatorio sull'attuazione delle leggi, in risposta all'esigenza di costituire un supporto tecnico per il miglioramento qualitativo del sistema di produzione legislativa. Si è resa possibile, quindi, l'attività di monitoraggio sugli effetti e la valutazione dell'efficacia dei provvedimenti legislativi approvati dal Parlamento. 

In passato, questa esperienza è stata effettuata, in via sperimentale, con l'affidamento ad una società esterna di consulenze e di monitoraggio sugli effetti della cosiddetta legge Tremonti. L'incarico, tuttavia, è stato episodico e, pertanto, si è fermato a un lavoro che, se proseguito, avrebbe dato un'utile indicazione al legislatore del Senato. (Brusìo in Aula)

PRESIDENTE. La Commissione bilancio lavora incessantemente, consentite allora al Presidente di alleggerire la fatica!
COVIELLO, relatore. L'attenzione a tali profili rappresenta senza dubbio un elemento da valutare positivamente, ma occorre riflettere sull'opportunità in futuro di un coinvolgimento delle Commissioni conferente maggiore rilievo alla selezione dei temi ritenuti di particolare interesse e alla valutazione dei risultati degli approfondimenti svolti. 

Dovrebbe essere utile dunque tener conto dell'esperienza in tal senso del Parlamento francese, che ha istituito l'Ufficio parlamentare di valutazione delle politiche pubbliche, composto da delegazioni di entrambi i rami del Parlamento, al quale viene affidata la decisione sulla realizzazione di studi per la valutazione dell'impatto delle politiche pubbliche.
Nell'ambito dell'attuazione del progetto di riforma, è utile anche tener conto della recente normativa che ha disposto per tutta la pubblica amministrazione il riordino ed il potenziamento dei meccanismi e degli strumenti di monitoraggio e di valutazione dei costi, dei risultati e dei rendimenti delle attività svolte. L'applicazione di questo principio è estremamente importante nella nostra istituzione se si considera l'elevato grado di autonomia di cui godono le Amministrazioni parlamentari ed è pienamente condivisibile il fatto che nella nuova articolazione amministrativa del Senato si preveda l'istituzione di un nuovo Ufficio valutazione dell'azione amministrativa posto proprio alle dirette dipendenze del Segretario generale.
Un'attenzione sempre più particolare è stata data in passato al dibattito sull'organizzazione logistica degli spazi del Senato e questo è avvenuto anche nell'incontro avuto con i Presidenti delle Commissioni per esaminare in via preventiva il bilancio di previsione.
È senz'altro condivisibile la strategia portata avanti volta ad acquisire nuovi spazi e a riorganizzare le aree di lavoro dei senatori e dei Gruppi. Signor Presidente, onorevoli senatori, a questo punto devo osservare che, dato l'imminente termine della legislatura, si potrà solo razionalizzare l'utilizzo degli spazi ancora disponibili, anche per individuare la definitiva soluzione delle situazioni logistiche non ancora soddisfatte, così come è emerso nella riunione dei Presidenti delle Commissioni.
Signor Presidente, mi rivolgo a lei e ai senatori Questori,: anche su sollecitazione di alcuni colleghi Presidenti delle Commissioni, voglio richiamare l'esigenza di una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro delle Commissioni stesse, la cui centralità nel sistema di produzione legislativa mi sembra indiscutibile. Mi riferisco sia all'aspetto logistico che per alcune Commissioni presenta una indubbia inadeguatezza spaziale oltre che ambientale (come è stato riferito dal Presidente della Commissione sanità), sia al potenziamento della qualità dei servizi di ristoro durante le sedute, ulteriormente peggiorato negli ultimi tempi.
Resta ancora aperto il problema di un miglioramento generale del servizio di ristoro dei senatori, che va attentamente valutato anche a seguito dell'affidamento della gestione ad una società esterna. In particolare, è opportuno prevedere il miglioramento del servizio per consentire nei giorni di seduta la consumazione di pasti rapidi per quei senatori e per quel personale che spesso non hanno il tempo di recarsi a mensa.
A questo punto, signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo prendere atto con soddisfazione del completamento della sostituzione delle dotazioni informatiche e di altre apparecchiature che ha colmato la grave carenza che penalizzava l'operatività degli uffici e dei Gruppi.
Notiamo anche con soddisfazione l'istituzione dell'Ufficio stampa del Senato, più volte sollecitata ai fini di un migliore rapporto tra la società civile e la nostra istituzione. Apprezziamo il fatto che si è pervenuti alla fase operativa del progetto e devo sottolineare l'ulteriore sviluppo intervenuto anche per corrispondere all'esigenza di valorizzare l'attività delle Commissioni parlamentari.
Trascuro il riferimento ai conti interni del Senato e ad un'analisi più completa dei dati del progetto di bilancio per il 2000. Faccio solo un accenno al successo dell'azione di controllo della spesa, con l'impegno profuso dai senatori e dall'Ufficio di Presidenza per un uso efficiente delle risorse, che ha caratterizzato l'intera legislatura. Rinvio alla relazione scritta l'analisi dei dati, che può risultare utile ai colleghi.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, queste svelte osservazioni, frutto di una lettura molto rapida del bilancio del Senato per il concomitante impegno in Commissione bilancio dell'esame del disegno di legge finanziaria, cui si è aggiunto l'apporto qualificato, tuttavia preciso e puntuale dei Presidenti delle Commissioni nell'incontro per l'esame preventivo del bilancio, mi porta a chiedere all'Assemblea di esprimere un apprezzamento per il lavoro svolto dall'amministrazione del Senato, innanzitutto al Presidente del Senato, all'Ufficio di Presidenza, ai senatori Questori, al Segretario generale e ai suoi collaboratori, ma anche a tutto il personale che ha lavorato intensamente in questi anni.
Solo per concludere, Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere un pensiero di sintesi che esprime la mia personale opinione sull'esperienza condotta in cinque anni come relatore di questi provvedimenti. L'organizzazione del Senato, in termini sia di servizi collegiali resi ai senatori che di servizi resi ai singoli senatori e ai Presidenti delle Commissioni, è certamente più qualificata, più soddisfacente, più adeguata alle nostre esigenze di quanto fosse all'inizio della XIII legislatura. Il Senato, signor Presidente, è dunque già preparato alla riforma che si annuncia per la prossima legislatura. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, FI, AN e del senatore Gubert)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale congiunta. 

È iscritto a parlare il senatore Micele. Ne ha facoltà. 

MICELE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo dei Democratici di Sinistra esprime pieno consenso al progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000 e al rendiconto delle entrate e delle uscite per l'anno finanziario 1998, questa sera all'esame dell'Assemblea, e rivolge un vivo apprezzamento ed un sentito ringraziamento al collegio dei senatori Questori e al Consiglio di Presidenza, in primo luogo al Presidente Mancino, per l'attività, portata avanti con grande impegno, volta a realizzare un modello politico – organizzativo più adeguato alle strategie e ai compiti vecchi e nuovi imposti al Senato, da un lato, dai non sempre lineari processi di modernizzazione in atto nel nostro Paese e, dall'altro, dalla centralità delle istituzioni rappresentative. 

Non c'è dubbio, signor Presidente – lo sottolineava anche il senatore Coviello nella sua pregevole relazione – che la discussione di questa sera, anche perché avviene alla fine della legislatura, al di là dell'esame delle cifre riportate nei due documenti contabili al nostro esame sulle quali il mio Gruppo esprime una valutazione positiva, non può non rappresentare l'occasione per una riflessione più attenta e puntuale sulla vita interna del Senato, sul modo in cui questo ramo del Parlamento svolge le funzioni che gli derivano dalla Costituzione, sui tanti risultati positivi raggiunti e sui problemi ancora aperti nel funzionamento della nostra macchina amministrativa.
Il primo elemento che si rileva molto chiaramente dalla relazione dei Questori e dai documenti di bilancio alla nostra attenzione è proprio l'urgenza di mettere il Senato nelle condizioni di svolgere al meglio i propri compiti anche attraverso una politica di bilancio che sappia coniugare il perseguimento del contenimento e della qualificazione della spesa con la necessità di disporre di un'amministrazione sempre più innovativa e al tempo stesso efficiente e produttiva. Tutta l'attività di programmazione e di gestione dei senatori Questori appare ispirata a questo criterio, che noi condividiamo ed apprezziamo.
Di tutto ciò si trova conferma nelle poste di bilancio, che anche per l'anno 2000 si muovono lungo la linea di equilibrio e di rigore seguita negli anni precedenti. Anche per il 2000, infatti, si conferma la tendenza ad un aumento della spesa compatibile con le risorse disponibili, che non prevede ulteriori interventi della finanza statale, che rispetto ad essa si mantiene in termini certamente contenuti. Le spese complessive del Senato subiscono un aumento del 2,35 per cento (nella stessa misura aumentano le entrate), mantenendosi nel rapporto con il bilancio dello Stato sui livelli degli anni precedenti (0,069 nel 2000 rispetto allo 0,068 del 1999), così come abbastanza contenuto si dimostra anche l'aumento che si registra nel rapporto tra le entrate del bilancio dello Stato e la spesa per l'indennità parlamentare (15,85 per cento nel 2000, rispetto al 14,88 per cento nel 1999 e al 14,98 per cento nel 1998).
Ma certamente tra i dati più significativi dell'attività dei Questori vi è l'impegno, che noi consideriamo meritevole di una particolare sottolineatura, con cui si è perseguito l'obiettivo della riforma dell'amministrazione; una riforma alla quale si è lavorato molto e bene nel corso degli ultimi tre anni e che ora, con il via libera del Consiglio di Presidenza, può finalmente entrare nella fase attuativa. Quello che emerge dall'attività del Collegio dei Questori e anche dagli atti in discussione questa sera, su cui noi concordiamo sia nell'impostazione complessiva sia nei punti strategici, è un organico progetto di riforma dell'amministrazione basato su un modello organizzativo in grado di rispondere meglio alle esigenze dei parlamentari e dei cittadini e di raccogliere e vincere la sfida di dare nuovo slancio e più forte impulso alle istituzioni rappresentative.
Il mio Gruppo dichiara il proprio appoggio a questo progetto, senza riserva di sorta; ne condivide le linee ispiratrici e gli obiettivi, ne sollecita l'attuazione attraverso una programmazione attenta, che definisca le priorità, la gradualità, le modalità e i tempi della concreta applicazione. In particolare, riteniamo che la razionalizzazione dell'articolazione e dell'organizzazione amministrativa, così come ci viene proposta, con l'individuazione di tre macroaree affidate ciascuna alla responsabilità di un vice segretario generale, costituisca l'architrave di tutto il progetto, perché attraverso di essa si potrà avere un'utilizzazione più efficiente delle risorse, un più puntuale controllo dell'attuazione delle linee di indirizzo decise a livello politico, un rafforzamento dei livelli dirigenti.
Tutto ciò avrà anche effetti positivi sul miglioramento della produzione legislativa. È stato infatti giustamente osservato che in una realtà come quella attuale, caratterizzata dalla velocità, dalla tumultuosa mobilità dei fenomeni e degli scenari, il legislatore non possa pensare di limitarsi a regole fisse, valide una volta per tutte, ma debba essere pronto a verificarle, a migliorarle, ad adattarle e se necessario ad eliminarle. Una legislazione obsoleta, incapace di seguire l'evolversi dei fenomeni che intende regolare, rischia di diventare dannosa.
Anche a questa esigenza fornisce una risposta positiva il progetto di riforma, il quale, fra i servizi dell'area parlamentare legislativa, assegna un ruolo di grande importanza al Servizio per la redazione e la revisione dei testi legislativi, significativamente destinato a divenire, con la riforma, servizio per la qualità della legge, con l'attribuzione – secondo quanto si legge nella relazione sullo stato dell'amministrazione, approvata il 13 novembre ultimo scorso – delle nuove e rilevantissime funzioni relative alla fattibilità amministrativa delle leggi e all'osservatorio sull'attuazione delle leggi stesse. Le funzioni assegnate a questo servizio sono altamente qualificanti per un'amministrazione parlamentare. Della validità di esse abbiamo avuto una concreta dimostrazione in occasione del monitoraggio, effettuato in via sperimentale da una società esterna, dell'impatto delle misure fiscali agevolative contenute nell'articolo 3 della legge n. 489 del 1994, la cosiddetta legge Tremonti. Giustamente la relazione dei Questori sottolinea come queste funzioni non possono essere gestite da soggetti, pubblici o privati, esterni all'amministrazione, che non dispongono della legittimazione istituzionale, dell'imparzialità e della peculiare tecnicità in campo legislativo di cui è complessivamente in possesso la burocrazia del Senato.
Ed è anche nel quadro del progetto di riforma che va valutato, per le connessioni che certamente vi sono, l'avvio del nuovo sistema informativo, con il completamento del rifacimento dell'intero sistema informatico e il piano di adeguamento delle apparecchiature informatiche, che ha portato ad un rinnovo totale di tutte le stazioni di lavoro installate presso gli uffici dei senatori, dei Gruppi parlamentari e dell'amministrazione.
I progressi nel campo della comunicazione istituzionale, resi possibili dalle moderne tecnologie informatiche, ci consentono di disporre su Internet dei resoconti sommari e stenografici dell'Aula e dei resoconti sommari delle Commissioni il giorno successivo alla loro pubblicazione e di consultare in diretta, on line, per ora solo su Intranet i resoconti stenografici dell'Aula.
A questo processo si affianca l'impulso che è stato dato nel corso di quest'anno allo sviluppo della comunicazione all'esterno delle attività istituzionali attraverso il sito web e la costituzione di un comitato Internet che ha il compito di coordinamento e di raccordo dei vari uffici del Senato e di una redazione cui è affidato il compito di progettare e programmare un efficace ammodernamento e arricchimento del sito e di operare ai fini di una sua corretta gestione.
È stato già evidenziato, con argomentazioni convincenti, che nel processo di riforma dell'amministrazione del Senato un ruolo essenziale lo assume la politica del personale e la piena valorizzazione delle risorse di grande professionalità ed impegno di cui il Senato della Repubblica, per consolidata tradizione, dispone, risorse che dobbiamo saper motivare sempre più adeguatamente e stimolare verso nuovi traguardi nella consapevolezza che nessuna vera riforma può realizzarsi senza il contributo attivo, senza il protagonismo intelligente di coloro che di questa riforma saranno poi nello stesso tempo gli attori e i destinatari.
L'ampio consenso che ci risulta si sia realizzato tra il personale del Senato attorno al progetto di riforma è senza dubbio un segnale molto incoraggiante in questa direzione. D'altra parte, onorevoli colleghi, il rafforzamento dei livelli dirigenziali, il superamento del blocco del turn over, lo svolgimento delle carriere, gli aspetti retributivi, l'incentivazione delle responsabilità individuali, l'aggiornamento professionale, la rotazione degli incarichi, possono essere tutti strumenti da utilizzare efficacemente per la costruzione di un modello organizzativo del Senato basato sull'ottimizzazione delle risorse nel quale la peculiarità delle funzioni assegnate al suo corpo burocratico sia innestata su alti livelli di professionalità e di produttività dello stesso.
Credo che il Senato debba poi rivolgere ai senatori Questori un plauso per l'attività tesa a migliorare le condizioni di lavoro dei senatori e dei Gruppi parlamentari e in definitiva a rendere più agevole ed efficace l'attività parlamentare, sia attraverso una razionale organizzazione logistica, sia attraverso la messa a disposizione di strumenti conoscitivi adeguati, sia attraverso l'estensione e il miglioramento dei servizi offerti.
Un'ultima considerazione, signor Presidente, prima di concludere, riguarda il modo in cui noi rispondiamo all'esigenza sempre più incalzante di migliorare i nostri lavori in Aula e nelle Commissioni e di rendere più veloci ed efficaci le nostre decisioni. La risposta a questo problema, a nostro avviso, passa necessariamente per una rivisitazione del nostro Regolamento che, nella disciplina dell'attività dei Gruppi, dell'attività dell'Assemblea e del lavoro nelle Commissioni, sappia guardare con maggiore incisività e coerenza alle innovazioni conseguenti all'adozione di un sistema bipolare, sia pure imperfetto, comunque fondato sul confronto tra le coalizioni piuttosto che tra i singoli partiti.
Noi riteniamo che il momento attuale, quando la partita che stiamo giocando volge ormai al termine e la nuova non è ancora iniziata, possa essere quello più propizio per affrontare questo tema e introdurre significative modificazioni che, a prescindere dal ruolo di maggioranza o di opposizione che ciascuna coalizione si troverà a svolgere nella XIV legislatura, possano mettere questa nostra istituzione nelle condizioni di svolgere al meglio le sue funzioni.
Le modifiche già apportate al Regolamento sulla riduzione dell'intervallo di tempo occorrente tra una verifica del numero legale e la successiva e sulla improcedibilità, se non previo appoggio di 15 richiedenti, degli emendamenti con parere contrario della 5ª Commissione, ex articolo 81 della Costituzione, hanno certamente rappresentato un significativo primo passaggio e hanno apportato sensibili accelerazioni al nostro lavoro. I dati statistici lo dimostrano chiaramente. Tuttavia, siamo tutti consapevoli che ciò non basta. Adesso è tempo, questa almeno è la nostra opinione, di verificare se esistono le condizioni per andare oltre affrontando in modo più incisivo e determinante i problemi del numero legale, della fruizione di tempi maggiori da parte delle Commissioni permanenti, di una maggiore utilizzazione della sede deliberante delle Commissioni, dello sfoltimento assolutamente indispensabile del numero eccessivo delle tante Commissioni speciali che si sovrappongono a quelle permanenti finendo per compromettere seriamente il funzionamento e la qualità del lavoro di queste ultime. Il Gruppo Democratici di Sinistra dichiara sin d'ora la sua disponibilità ad affrontare con serenità e senza preconcetti questi aspetti del nostro Regolamento.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono queste le considerazioni e le valutazioni che ci portano ad esprimere convinto consenso alle proposte contenute nei documenti al nostro esame. (Applausi dal Gruppo DS)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lubrano di Ricco. Ne ha facoltà.
LUBRANO di RICCO. Signor Presidente, senatori Questori, onorevoli colleghi, la discussione del bilancio rappresenta un momento importante nella vita delle istituzioni e di questa istituzione in particolare che rappresenta, insieme all'altro ramo del Parlamento, il cuore della democrazia. È con questo spirito che noi partecipiamo alla discussione del bilancio, consapevoli come anche questo momento debba rappresentare per i cittadini l'affermazione dell'equilibrio della spesa, della correttezza, della trasparenza e, in primo luogo, del rispetto delle leggi e delle regole. 

Pesano su questa istituzione i compiti importanti che deve svolgere ed anche la consistenza delle sue funzioni, l'articolazione dei suoi uffici, il numero rilevante di coloro che in questa sede spendono il loro lavoro, sia di coloro che hanno ricevuto un mandato di rappresentanza sia dei funzionari e di tutti coloro che ricoprono incarichi amministrativi: una sorta di città nella città. È giusto che i cittadini guardino ad essa con rispetto, ma anche con rigore e con legittima aspettativa. Se per questa istituzione non è previsto un compito di controllo della Corte dei conti, così come la Costituzione ha voluto, ciò significa soltanto che essa deve autonomamente offrire le massime garanzie sul proprio funzionamento e sulla propria vita.
Per questo valutiamo con attenzione il resoconto che i Questori portano in quest'Aula, a loro grati per tale fatica. Ringraziamo i senatori Questori, innanzi tutto per il pregevole progetto del bilancio interno che ci hanno presentato questa sera.
È giusto che il Senato abbia deciso di intraprendere iniziative di natura anche diversa da quello che è il suo ruolo strettamente inteso; mi riferisco ad eventi culturali come l'imminente mostra di dipinti a Palazzo Giustiniani, che può rappresentare un momento positivo per i cittadini, ai quali abbiamo aperto le porte del Senato e della Camera per le visite periodiche: esse possono contribuire ad accostare tanti ai massimi livelli delle istituzioni e della democrazia, un modo anche questo per combattere quel disamore alla politica, quella voglia di qualunquismo che troppo spesso affligge il nostro Paese; esperienze da vivere e da coltivare insieme.
Ma è proprio perché siamo convinti che la nostra istituzione debba essere sempre capace di lavoro collettivo e di trasparenza, riteniamo necessaria e utile una maggiore chiarezza su tutti gli aspetti dell'amministrazione; così, signor Presidente, signori Questori e onorevoli colleghi, vorrei che ci fossero forniti particolari sull'istituzione di una commissione interna da parte dell'apparato amministrativo, che, a quanto risulta, si potrebbe definire «di accertamento» sulle modalità di concessione di appalti da parte dell'Ufficio tecnico. Vorremmo essere informati sull'attività di questa Commissione e sui risultati dei suoi lavori, anche in relazione ad eventuali profili di irregolarità.
Ringrazio infine il senatore Coviello per la sua pregevole relazione, che ha redatto con la sua ben nota alta competenza. (Applausi del senatore Coviello)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Piredda. Ne ha facoltà.
PIREDDA. Signor Presidente, siamo alla fine della legislatura e anche alla fine dell'anno, per cui è difficile discutere con argomentazioni valide il bilancio preventivo che viene messo in discussione nel mese di dicembre. Tuttavia, il Centro Cristiano Democratico ritiene di esprimere il proprio voto favorevole sia al rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 1998 sia al progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000. 

Anche il Centro Cristiano Democratico si unisce al plauso che è venuto da varie parti politiche nei confronti del Presidente, della Presidenza, del Collegio dei senatori Questori ed anche nei confronti dell'alto livello dei funzionari del Senato, che consentono ai senatori di lavorare con sufficiente assistenza e, quindi, anche con una certa tranquillità.
Non faccio osservazioni particolari se non in merito ad un fatto che mi ha colpito nella lettura della relazione dei senatori Questori. In essa si sottolinea che sono stati aumentati i servizi informatici, che è migliorata la possibilità per i singoli senatori, attraverso i personal computer portatili, di collegarsi direttamente alle agenzie di informazione ed alle reti Internet ed Intranet. Devo dire che i personal computer portatili che sono stati messi a disposizione – parlo del mio caso – sono un qualcosa di antidiluviano, nel senso che sono assolutamente inefficienti e non sono assolutamente comparabili agli eguali prodotti esistenti sul mercato. Nella stessa relazione è anche scritto che è stata prevista l'installazione di linee telefoniche ISDN presso le sedi dei membri del Consiglio di Presidenza ed i Presidenti di Commissioni parlamentari. È a tutti noi noto che le linee telefoniche ISDN sono un fatto di ordinaria amministrazione. Sono molto importanti perché raddoppiano la velocità della trasmissione e, quindi, dell'acquisizione dei dati.
Tornando al discorso sui personal computer portatili, fa meraviglia che quelli che abbiamo a disposizione hanno ancora il programma Windows 95 e non hanno nemmeno il programma Windows 98. Per chi ha la minima dimestichezza con tali strumenti sa che, con il programma Windows 95, il collegamento alla rete Internet è abbastanza difficoltoso.
Ho detto questo solo per fare una annotazione su uno dei passaggi della relazione dei senatori Questori. È evidente, dato il tempo nel quale discutiamo il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000, che si tratta di una osservazione puramente accademica. In sostanza, è certamente fuori luogo ipotizzare la dotazione ai senatori di personal computer di tipo palmare – per esempio – che consentirebbero a tutti noi di utilizzare il collegamento con la rete Internet e con tutti gli altri strumenti, compresi gli archivi di Camera e Senato, anche stando fisicamente in Aula.
Devo esprimere un apprezzamento per l'Ufficio studi, per il quale ne chiedo ovviamente anche un potenziamento. Infatti, l'Ufficio studi del Senato, peraltro eccellente, dovrebbe avere una maggiore capacità operativa per consentire ai singoli senatori di sviluppare con maggiore adeguatezza il proprio compito di membri dell'Assemblea legislativa della Repubblica italiana. 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Specchia. Ne ha facoltà.
SPECCHIA. Signor Presidente, colleghi, non ruberò molto tempo, ma ritengo doveroso ringraziare, a nome del Gruppo, i senatori Questori sia per la predisposizione dei documenti al nostro esame sia per il lavoro svolto in questo anno come nei cinque anni passati. 

Colgo anche l'occasione per ringraziare, sempre a nome del Gruppo, l'intera struttura del Senato, il Segretario Generale, i Vice Segretari, i collaboratori e tutto il personale. Noi senatori a volte ci lamentiamo perché vorremmo fare tante cose e vorremmo che tutto il personale del Senato ci aiutasse nella nostra azione, anche facendo miracoli. Tuttavia dobbiamo davvero riconoscere – e lo affermavamo anche poco fa nel corso della riunione del Consiglio di Presidenza – che il Senato, fatte le debite eccezioni che esistono ovunque, nella stragrande maggioranza dei casi ha un personale altamente qualificato, preparato, disponibile e impegnato. Questo ringraziamento da parte nostra era quindi doveroso.
Come affermavo poc'anzi, quest'anno più che esaminare il bilancio relativo ad un anno – e mi riferisco al documento al nostro esame – facciamo sostanzialmente il consuntivo di ciò che si è verificato in questi cinque anni.
Ritengo di dover esprimere a nome del Gruppo una valutazione positiva sul lavoro complessivamente svolto dall'Ufficio di Presidenza, egregiamente diretto dal presidente Mancino, e dai senatori Questori.
Infatti, proprio quest'anno sono stati portati a compimento – o quantomeno si è avviato un percorso di realizzazione concreta – importanti provvedimenti, a partire dalla riforma dell'amministrazione del Senato, vexata quaestio che già nelle due legislature precedenti si è cercato di affrontare pensando, proprio per partire nel modo giusto, anche all'ausilio di società di consulenza esterne e che finalmente quest'anno è stata affrontata con un'attività di consulenza e un lavoro che sta già dando i primi risultati.
Il Consiglio di Presidenza del Senato ha approvato le linee generali della riforma dell'amministrazione e stasera – volevo comunicarlo ai colleghi – si è occupato di questioni riguardanti il personale e la diversa ristrutturazione dei servizi. Questi ultimi dovranno essere mirati ad una maggiore funzionalità dell'istituzione Senato con riferimento al lavoro dei singoli parlamentari e dei Gruppi.
Abbiamo quindi questa importante novità che nei prossimi mesi, come nei prossimi anni, porterà all'attuazione di parti fondamentali della riforma e quindi avremo occasione di fare delle verifiche e di apportare, se necessario, eventuali modifiche.
D'altronde, non possiamo non prendere positivamente atto di un'altra novità, quella del potenziamento della rete informatica. Io sono uno di quei senatori – pochi – che si accostano con difficoltà a questi strumenti, che ritengo infernali, opere del demonio; mi rendo conto tuttavia che si tratta di strumenti importantissimi, oggi indispensabili.
Credo che tutti i colleghi siano d'accordo con me nel ritenere che in questi anni si siano fatti degli importanti passi in avanti. Certo si chiede di più, anche perché, come si dice, «l'appetito vien mangiando» ed è giusto che i senatori abbiano strumenti informatici sempre più moderni, sempre più sofisticati, sia per il lavoro che svolgono a Roma sia per quello che svolgono nel proprio collegio.
Devo aggiungere, ovviamente ciò vale per il futuro, che lo sforzo da parte di tutti (del nuovo Consiglio di Presidenza, dei nuovi senatori Questori e del Senato nel suo complesso) deve essere volto ad individuare altri servizi e altri strumenti per i senatori, perché questo è l'obiettivo che bisogna sempre perseguire. Bisogna cercare di dare al singolo senatore tutto ciò che è necessario, al di là dei quattrini che pur servono, affinchè egli assolva nel modo migliore al proprio mandato.
Pur prendendo atto che passi in avanti si sono fatti, ricordo che ancora ce ne sono da compiere, partendo, per esempio, da una questione elementare, come quella degli uffici dei senatori. Rispetto a qualche anno fa la situazione è oggi certamente migliorata e la stragrande maggioranza dei senatori ha uffici degni di questo nome, ma vi sono alcuni di noi che si trovano tuttora in condizioni di disagio. Bisogna dunque lavorare di più in questa direzione, pur prendendo atto che si è perfezionato il contratto di acquisto del Palazzo delle Cinque Lune e che si sono creati e ricavati nuovi uffici e nuovi spazi. Si è così venuti incontro ad alcune esigenze, ma altre devono ancora trovare una risposta concreta.
Non dobbiamo guardare solo ai senatori, ma anche ai Gruppi. In materia, se non vado errato, è stato presentato un ordine del giorno, che verrà poi illustrato dal nostro Capogruppo o da altri senatori; ma al di là di questo, come parlamentare che ha avuto esperienza come senatore Questore e oggi come senatore Segretario, mi rendo conto che oltre a dare più servizi, strumenti, personale e collaboratori ai singoli senatori, occorre garantire maggiori servizi, strumenti e anche maggiori risorse finanziarie ai Gruppi. E ciò non per fare un regalino o per dare un contentino, ma perché ritengo questa una esigenza vera, se davvero si vuol fare funzionare complessivamente meglio il Senato.
Vi sono poi tante altre questioni delle quali potremmo parlare, alcune delle quali attengono ad un livello anche diverso, come nel caso della funzionalità dell'Aula o delle Commissioni (la parte regolamentare dei nostri lavori). Certamente anche in questa direzione si può e si deve fare meglio.
Al momento noi riteniamo di rinnovare il nostro apprezzamento per il lavoro, in particolare, dei senatori Questori e di annunciare sin d'ora il nostro voto favorevole ai due provvedimenti in esame. (Applausi dal Gruppo AN e della senatrice Scopelliti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tabladini. Ne ha facoltà.
TABLADINI. Signor Presidente, sarò breve perché credo che altri colleghi del mio Gruppo desiderino intervenire. 

Debbo dire che sono abituato ad apprezzare il lavoro degli altri, proprio perché ritengo che fare le pulci, come si suol dire, sul lavoro che viene svolto dai colleghi è facile, ingeneroso e spesso indecoroso. Per cui, mi permetterò di elencare quanto di positivo ritengo sia stato fatto, mentre sfumerò – usiamo questo termine – alcuni aspetti che non ritengo del tutto soddisfacenti.
Ciò che è positivo – e mi fa piacere che sia stato citato anche da altri colleghi – è che c'è stata un'informatizzazione obiettivamente notevole (non lo si può nascondere) di questa Istituzione. Oggi anche una persona come me, con una ridotta capacità nell'uso del computer, pure riesce a svolgere il proprio compito di informazione, e in un decimo del tempo che impiegava prima. È chiaro che il nostro lavoro si svolge, o si dovrebbe svolgere, prevalentemente sull'informazione del pregresso; oggi tale informazione avviene con una velocità indiscutibile e ciò ci permette di compiere un lavoro più proficuo, più decoroso e maggiormente utile anche nei confronti dei cittadini che rappresentiamo. Da questo punto di vista non posso che ringraziare i senatori Questori che hanno promosso questo tipo di lavoro, anche perché per farlo bisognava avere un certo coraggio.
Queste istituzioni spesso si siedono sul pregresso, sul passato, giudicandolo anche con una punta di soddisfazione, mentre la tecnologia va avanti e bisogna avere il coraggio di inseguirla, di rincorrerla e addirittura, a volte, di essere i primi. I senatori Questori hanno capito che c'era un salto generazionale da fare in questa Istituzione e lo hanno fatto, con tutti i limiti purtroppo insiti in questa situazione, ivi compreso il dover cambiare la testa di oltre 320 persone che sono abituate, per l'età che hanno (anche se non voglio offendere nessuno), a consultare la rubrichetta, a seguire l'ordine alfabetico, insomma sono abituate a lavorare con sistemi che obiettivamente sono propri di situazioni che oserei definire di ordine storico.
Quindi, rivolgo un ringraziamento ai senatori Questori e naturalmente a chi ha collaborato con loro perché si addivenisse a questa nuova situazione.
C'è stato poi un lavoro dei senatori Questori e anche di un vice Presidente non privo di difficoltà nel muoversi attraverso le varie sigle sindacali esistenti all'interno di questa Istituzione. Non sono un esperto sindacalista, però ho masticato un po' di sindacalismo e qualcosa riesco a capire e a comprendere: riconosco che ci sono tipi di attività così differenti, lavori talmente diversificati, da richiedere sindacati che rappresentino singole categorie, però obiettivamente il numero di tali rappresentanze mi sembra un po' troppo elevato.
Ovviamente, ciò fa sì che, all'atto della sottoscrizione di un contratto e dell'esame di qualsivoglia proposta che potrebbe anche andar bene a tutti o che potrebbe riscontrare un atteggiamento positivo da parte di tutti, si verifichi invece un'obiettiva difficoltà.
Ciò nonostante, pur non condividendo l'impianto dell'ultimo contratto, oggi nella sede adeguata ho volutamente taciuto, estraniandomi ma ascoltando perché si tratta comunque di lavoro e non è nelle mie intenzioni contestare il lavoro degli altri che deve essere in ogni caso rispettato.
In occasione di alcuni concorsi indetti quest'anno per l'assunzione di nuovo personale, vi sono state delle polemiche – sollevate soprattutto dal sottoscritto – circa i titoli richiesti e, in particolare, la votazione di laurea conseguita per l'accesso ad una determinata carriera.
Si tratta, comunque, di polemiche sopite e, per quanto ho prima anticipato, questa sera mi soffermerò soltanto sugli aspetti positivi sorvolando su quelli negativi, giacchè, pur restando ferma la mia opinione, non voglio riaccendere alcuna polemica.
Vi è poi il problema irrisolto del personale dei Gruppi, in parte oggetto della famosa delibera e in altra parte no; si tratta di persone che svolgono esattamente gli stessi compiti ma che presentano caratteristiche completamente diverse: alcune sono protette altre no!
Mi viene in mente un filmato che ho visto recentemente (ogni tanto anche la televisione italiana riesce a trasmettere qualche programma utile) sull'America di oggi e, in particolare, su due persone che lavoravano fianco a fianco svolgendo la medesima attività, ma di cui l'una poteva permettersi il lusso di ammalarsi mentre l'altra non poteva farlo. Sono contrario al garantismo peloso ma anche alle discriminazioni altrettanto pelose. E poiché ritengo che la salute sia uno dei nostri beni primari, sono dell'avviso che fatti del genere non dovrebbero verificarsi negli Stati Uniti.
Chiedo pertanto che in questo ambito, che è diverso, si faccia tutto il possibile per risolvere l'annosa questione del cosiddetto personale dei Gruppi, sia di quello indicato in delibera sia di quello che non lo è. Non intendo con ciò chiedere che tutti siano oggetto della delibera; a mio avviso è il concetto stesso di delibera che deve sparire.
Qualcuno potrebbe sostenere che vi è un appiattimento verso il basso anziché verso l'alto. Io invece invito a studiare un meccanismo che garantisca alla pari il personale indicato nella delibera e quello nella stessa non contemplato, individuando una soluzione utile a entrambi i gruppi, perché si tratta di una suddivisione che sinceramente non mi piace.
Vi è poi un ultimo punto che non mi vede assolutamente d'accordo. È dall'anno di cui si sta ora discutendo che si parla dell'assunzione di tre giornalisti: tasto un po' particolare perché un giornalista è un giornalista e dovrebbe esserlo fino in fondo, così come uno storico dovrebbe essere effettivamente uno storico (senza con ciò sollevare polemiche) e, in quanto tale, dovrebbe prima documentarsi su tutti gli atti pregressi e poi esprimere una valutazione, senza inventare la storia seduta stante, perché in questo caso farebbe narrativa che è cosa ben diversa.
Ciò che mi lascia perplesso è la banalità della scusa con la quale si vuole giustificare l'assunzione di tre giornalisti all'interno del Senato. Signori miei, per dare visibilità al Senato non c'è bisogno di giornalisti: è necessario che il Senato non rappresenti lo studio notarile del Parlamento italiano. Il giorno in cui in questo ramo del Parlamento non saranno più inviati provvedimenti blindati ma si potrà discutere di disegni di legge in merito ai quali i senatori, di maggioranza e di opposizione, siano in grado di far approvare alcuni dei propri emendamenti con il conseguente rinvio alla Camera dei provvedimenti stessi, allora forse si darà visibilità al Senato, senza che si renda necessario assumere dei giornalisti.
Per carità, non sono certo tre giornalisti che possono creare problemi nel bilancio interno del Senato, ma obiettivamente la ragione che voi presentate per giustificare la loro assunzione proprio non regge. Datecene un'altra, che può esistere ma non può essere quella che ci avete fornito perché è una giustificazione che lascia assolutamente perplessi.
Come avete potuto notare ho sorvolato su alcuni aspetti relativamente ai quali avrei voluto svolgere un approfondimento più incisivo che non ho fatto. In particolare, mi riserverò di intervenire in merito agli accordi sindacali nel momento in cui questi saranno stati siglati da tutti, cioè allorquando il contratto sarà effettivamente tale.
Non posso che ringraziare i senatori Questori e l'intero Ufficio di Presidenza che si è prestato per consentire un sicuro salto di qualità nel settore tecnologico di questa struttura – intendo sottolinearlo anche dall'opposizione – che se fosse rimasta indietro difficilmente sarebbe riuscita a recuperare lo svantaggio. I senatori Questori hanno, per così dire, preso per i capelli all'ultimo momento una situazione che altrimenti si sarebbe incancrenita.
Noi siamo un partito di opposizione ma non possiamo mantenere un tale atteggiamento quando vengono realizzati obiettivi di reale utilità. Sono state poste sul piatto di un'ipotetica bilancia le virtù delle persone e in particolare quelle del Servizio studi del Senato, citato anche da altri colleghi, che si avvale di soggetti veramente preparati, la cui validità anch'io ho avuto modo di sperimentare. Dovrebbe essere svolta una sorta di propaganda in favore di questo Ufficio affinché i senatori se ne servano perché rappresenta un settore di effettiva utilità.
Dopo questa «sviolinata», concludo il mio intervento ringraziando quanti all'interno dell'Ufficio di Presidenza si sono prestati per realizzare questo cambio di qualità della nostra Istituzione. (Applausi dal Gruppo LFNP e del senatore Bettamio).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Novi. Ne ha facoltà.
NOVI. Signor Presidente, non possiamo non esprimere il nostro apprezzamento per il lavoro dei colleghi Questori e non possiamo non prendere atto che comunque nell'amministrazione del Senato, nella vita interna di questa Istituzione, si è registrato nella XIII legislatura un forte passo in avanti. Si è avviato, infatti, quel processo di modernizzazione degli uffici dell'Amministrazione che sostanzialmente era richiesto un po' da tutti i Gruppi. Il nostro pertanto non può essere che un apprezzamento ed un sostegno al lavoro dei colleghi Questori e al progetto di bilancio per l'anno 2000; ci rendiamo conto dell'opportunità di un approccio bipartisan e quindi non possiamo non esprimere questo tipo di orientamento. 

C'è stato senza dubbio, come già dicevo, un processo di modernizzazione nella vita del Senato; questo processo lo abbiamo registrato, e vogliamo sottolinearlo, soprattutto per quanto riguarda le nuove forme di utilizzo flessibile del personale. La flessibilità, in questo caso, è stata coniugata con la specializzazione e l'intercambiabilità ed il risultato di questo tipo di gestione degli uffici, del personale, delle altissime competenze – come tutti noi abbiamo potuto constatare nel corso di questi anni – è positivo in quanto tale acquisita flessibilità non ha compromesso un'adeguata specializzazione nel lavoro. Questo è un dato molto importante, perché sta a significare che i processi di modernizzazione e di flessibilità in realtà hanno migliorato la qualità di produzione dei servizi dell'Amministrazione nel suo complesso, senza farle perdere nello stesso tempo quella che era una specificità di altissima professionalità e specializzazione.
Abbiamo inoltre preso atto con soddisfazione di un potenziamento delle risorse umane assegnate ai servizi di documentazione, come pure di un altro dato positivo, quello del superamento del lungo blocco del turnover, che ha contribuito senza dubbio a tenere sotto controllo la spesa complessiva ma rischiava ad un certo punto – questo va riconosciuto – di limitare la crescita della qualità nella produzione dei servizi.
Portiamo avanti anche un'esigenza: quella di far sì che l'acquisizione di nuove professionalità, di nuovo personale, sia gestita, per quanto riguarda il lavoro di documentazione, in modo da migliorare la possibilità di lavoro dei singoli senatori.
In genere, per quanto riguarda l'amministrazione interna del Senato, anche in passato si è lamentata una eccessiva gestione verticistica degli uffici, dei servizi e della gestione del personale. Anche in questo campo abbiamo avuto, nel corso di questa legislatura, un'accorta e prudente modernizzazione delle gerarchie interne del Senato. Perché accorta e prudente? Perché se è giusto che la tradizione in settori così delicati dell'amministrazione si coniughi con la mobilità e con il cambiamento, la tradizione è tuttavia garanzia di professionalità, così come lo è la selezione, necessaria, dovuta, essenziale.
Le semplificazioni sul decentramento delle funzioni sono anch'esse da apprezzare. In realtà, i mutamenti intervenuti nelle funzioni di indirizzo e di controllo, che vanno anche collegati al mutamento dello scenario complessivo del sistema politico italiano, il quale ormai si avvia a diventare un sistema comunque bipolare, sono anch'essi necessari per far sì che l'Amministrazione risponda a queste nuove esigenze.
Signor Presidente, per quanto riguarda il Senato, abbiamo un problema, quello della limitata capacità di comunicazione dei livelli di produzione legislativa di questa Camera e dell'impatto che essi hanno sulla vita economica e sociale del Paese. L'istituzione dell'Ufficio stampa probabilmente arriva con un po' di ritardo, tuttavia esso, signor Presidente (anche in questo caso mi rivolgo ai colleghi senatori Questori), deve essere concepito come una capacità nostra di promuovere comunicazione e di coinvolgere l'interesse del sistema mediatico sul nostro lavoro.
La riforma dell'Amministrazione, dopo il via libera del Consiglio di Presidenza, sta entrando nella fase attuativa. Questa riforma era attesa ed era necessaria; l'abbiamo avviata, ora dobbiamo portarla a termine. L'attuale legislatura ormai va esaurendosi e spero – questo è un augurio che faccio a tutti i presenti – che gli amici senatori Questori (coloro che verranno a sostituirli oppure gli amici senatori Questori che continueranno a svolgere questa funzione e questo lavoro) possano completare l'opera intrapresa. (Applausi dal Gruppo FI)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Masullo. Ne ha facoltà.
MASULLO. Signor Presidente, senatori Questori, colleghi, ho deciso di prendere la parola sicuro che ciò di cui mi occuperò non susciterà il sorriso in un collegio così severo e autorevole come il Senato della Repubblica, dato che credo che alla severità e all'autorevolezza dei senatori corrisponda l'elevatezza della cultura. Il mio intervento riguarda precisamente un servizio del Senato che tra altri servizi pur essi coinvolti nelle funzioni della cultura lo è in modo potremmo dire specifico. Parlo della biblioteca, della cui commissione di vigilanza sono presidente ed è per questo motivo che ritengo appropriato, in questa occasione, prendere la parola. 

Innanzitutto, vorrei sottolineare alla Presidenza, ai senatori Questori e ai colleghi come la biblioteca, della quale tutti certamente non negano l'importanza, sia tuttavia sostanzialmente poco presa in considerazione, laddove la sua è una funzione non soltanto attualmente importante, ma carica di grandi potenzialità di sviluppo; di sviluppo proprio nella direzione delle funzioni istituzionali della politica.
Debbo dire che l'attenta sollecitudine del Presidente del Senato e la sensibilità operante del Segretario generale, nonché la sensibilità dei senatori Questori, hanno spesso soccorso la vita della biblioteca in alcuni suoi momenti di particolare difficoltà.
Debbo altresì dire che la vita della biblioteca in questa legislatura ha avuto un risveglio di fervore notevole: basti pensare al numero delle presenze nella biblioteca che non sono solo quelle dei senatori, ma anche quelle dei funzionari del Senato e del pubblico esterno, che ho ritenuto dovesse essere incoraggiato nell'utilizzazione di una biblioteca così preziosa come quella del Senato.
Notevole è stato l'incremento delle acquisizioni delle opere monografiche, così come si è stimolato il deposito delle opere che secondo legge debbono essere donate alla biblioteca.
È stato riorganizzato il funzionamento attraverso l'informatizzazione; è stato movimentato l'intero processo di introduzione e sistemazione dei libri; si è giunti all'organizzazione di veri e propri piccoli testi monografici su determinati argomenti di interesse legislativo e, soprattutto, è stato potenziato un settore in cui la nostra biblioteca è particolarmente apprezzata, vale a dire il settore della storia locale e della storia del diritto italiano.
Vi sono poi alcuni momenti particolarmente rilevanti, accanto all'ordinaria amministrazione della vita quotidiana della biblioteca; ne ricordo in particolare due: l'organizzazione nel 1999 di un seminario ad altissimo livello sui progetti e dibattiti di riforme costituzionali, dallo Statuto albertino fino alla nascita della Repubblica e, recentissima, l'acquisizione del fondo Vassalli, di proprietà dell'illustre giurista Filippo Vassalli, padre di Giuliano Vassalli, e donato dalla generosità di quest'ultimo. Del dono di questo fondo è stata fatta di recente una solenne presentazione nella sala Zuccari.
Signor Presidente, senatori Questori e colleghi tutti, credo che la biblioteca del Senato si trovi in questo momento in una particolare e singolare congiuntura articolata su tre punti di forza.
In primo luogo, come si sa, è in preparazione il trasferimento della biblioteca nel nuovo grande palazzo – una volta glorioso palazzo del Ministero della pubblica istruzione – nella piazza della Minerva, oggi completamente restaurato con una spesa che incide sul bilancio dello Stato per circa 100 miliardi, palazzo che nel ricevere la biblioteca dovrà consentire una completa ristrutturazione della sua organizzazione, dei suoi servizi, del suo rapporto con la biblioteca della Camera, dell'apertura alla fruizione pubblica.
A questo proposito, se un'unica notazione mi è consentito fare sul bilancio del Senato, non si notano poste stabilite per preparare questo processo che certamente non sarà senza oneri di notevole carico sulle finanze del Senato.
Il secondo aspetto, che rappresenta uno dei vertici di questo triangolo congiunturale che sto delineando, è costituito dalla riforma dell'amministrazione del Senato di cui pure qui si è parlato e su cui non mi soffermerò.
C'è poi un terzo punto costituito dall'attuale processo di trasformazione del rapporto tra politica, amministrazione e tecnica. In fondo, sempre più si va diffondendo nei grandi Paesi del mondo occidentale la consapevolezza che non è più possibile un processo di elaborazione politica, in particolare legislativa, senza che si instauri un rapporto nuovo tra il soggetto legislativo, l'amministrazione e la tecnica dell'informazione.
Da una parte, il corpo legislativo e l'amministrazione non possono più rappresentare due elementi separati, ognuno tendente, tutto sommato, a strappare qualcosa all'altro, né, d'altronde, si possono appiattire l'uno sull'altro; debbono, viceversa, riuscire a trovare una modalità di rapporto circolare, in cui ognuno progressivamente intensifichi la produttività della propria particolare mansione nel momento stesso e attraverso il rapporto con l'altro soggetto.
Ma questo rapporto tra soggetto politico e amministrazione può andare a regime in modo innovativo e proficuo se il sistema dell'informazione diventa centrale, divenendo il punto di connessione fra il momento della soggettività politica e quello dell'organizzazione amministrativa.
In altri termini, spesso pensiamo all'informazione come ad una tecnica. Certamente credo che nessun soggetto politico possa mai illudersi di deferire alla tecnica le decisioni che esso deve avere la capacità di assumere; si deve però sottolineare che nessun soggetto politico è oggi in grado di prendere decisioni responsabili senza il supporto della tecnica.
Questo naturalmente ci porta ad individuare un nuovo tipo di rapporto tra soggetto politico-legislativo, soggetto amministrativo-burocratico e tecnica dell'informazione. Se pensiamo, signor Presidente, alla dotazione di documenti e di testi per il lavoro quotidiano delle nostre Commissioni, spesso abbastanza limitata, se pensiamo alla dispersione delle riflessioni e delle analisi tra uffici studi di Ministeri e delle varie istanze istituzionali, Gabinetti dei Ministri e così di seguito, ci rendiamo conto di una paradossale situazione: nel momento in cui sembra che si moltiplichino i centri dell'informazione vengono meno le connessioni necessarie a rendere efficace sul piano produttivo questa molteplicità di centri e, dall'altro lato, il singolo parlamentare si trova, signor Presidente, sempre allo scoperto, privo di punti di riferimento precisi. Quante volte nelle Commissioni si sta per definire una determinata norma e si pensa ad una determinata legge che non si ricorda o che non si riesce a rintracciare perché non è disponibile il testo!
La riorganizzazione del lavoro di un'assemblea legislativa di tipo veramente nuovo è la riorganizzazione di queste tre grandi funzioni: la funzione politico-legislativa, la funzione amministrativa e la funzione tecnico-informativa.
Signor Presidente, quando parliamo della tecnica informativa non dobbiamo mai dimenticare che essa non si può ridurre alla tecnica informatica; questo è un equivoco nel quale cadono molti neofiti della modernità. In sostanza, la pura e semplice tecnica informatica è uno strumento di accrescimento della velocità dell'informazione, non uno strumento di documentazione primaria, perché quest'ultimo rimane la carta stampata e scritta, rimane il libro. Ecco perché in fondo la biblioteca, concepita in modo ammodernato, rappresenta nella prospettiva il vero grande centro della propulsione politico-legislativa.
Per quanto riguarda i libri, in sostanza le parole che si leggono sui computer sono come onde fugaci sul pelo dell'acqua, mentre le parole stampate nei libri sono come semi gettati nella terra che, anche se per molto tempo non riescono a mettere fuori i propri polloni, tuttavia sono lì pronti per essere utilizzati.
Ecco allora che dobbiamo pensare alla biblioteca non come ad una appendice quasi di lusso. Chi è che va in biblioteca? Il perdigiorno, colui il quale fa poco lavoro legislativo, colui il quale non è molto attento alle votazioni e si distrae nei silenzi della biblioteca.
Questa visione romantica e antimoderna della biblioteca è profondamente sbagliata ed inattuale. In prospettiva la biblioteca – del resto questo lo vediamo nelle grandi democrazie contemporanee – diventa il centro operante.
Signor Presidente, qualche volta, parlando della riforma universitaria, suggerivo che le strutture di una facoltà umanistica non fossero costituite dalle aule con la biblioteca situata in un angolo del palazzo; suggerivo invece che le strutture anche didattiche fossero la biblioteca stessa, la stanza dove il professore e gli allievi vanno, dove ci sono i libri per la loro ricerca e dove insieme compiono lo studio del libro, insieme elaborano le tecniche della filologia e quelle della ricostruzione storica. Questo è vero anche per il Parlamento, per le istituzioni legislative.
La biblioteca non dovrà essere più quella che è oggi: sarà un'altra cosa. Tuttavia, poiché avremo il nuovo palazzo fra circa tre anni, auguro a coloro che saranno in questa Camera parlamentare nella prossima legislatura di portare dentro di sé questa carica innovativa che non divide più il corpo politico dall'amministrazione, e che non divide più il corpo politico e l'amministrazione o gli uffici studi dalla biblioteca, ma, viceversa, fa della biblioteca il foyer di questa nostra attività.
D'altra parte, signor Presidente, dobbiamo anche ricordare che la biblioteca consente di fare quel che un valoroso funzionario del Senato, attualmente direttore della biblioteca, mi ha detto: in fondo oggi il lavoro dell'attività parlamentare è come quello che Gadamer, il grande filosofo ormai più che centenario, afferma, ossia l'attività di una ragione sociale. Signori miei, non c'è bisogno di ricorrere al nostro contemporaneo, seppur centenario e venerando Gadamer. Basti pensare – per fare un esempio nostrano – a quello che diceva un personaggio che ai federalisti dovrebbe essere molto caro. Mi riferisco a Carlo Cattaneo, il quale intitolò un suo libro alle menti associate. Questi sosteneva l'idea che in fondo, soprattutto in una società, in un mondo così complesso come il nostro, nessuna mente può lavorare separatamente dalle altre, ma occorrono gli strumenti attraverso i quali le menti si possano associare.
Signor Presidente, questa non è soltanto una condizione per la produttività collettiva, per la produttività sociale, per la produttività di questa ragione sociale, ma è anche la condizione per la libertà dell'individuo. Io povero parlamentare sono, infatti, molto meno libero se lasciato alla mia solitudine di cercatore più o meno improvvisato, fortunato o sfortunato, di notizie utili.
Ma sono molto più libero se riesco ad elaborare criticamente, dal mio punto di vista e nel confronto con gli altri, il mio pensiero sulla base di informazioni che, essendo circolate e coinvolgendo molteplici centri, sono per me veramente preziose.
In conclusione, signor Presidente, poiché siamo proprio al termine della legislatura, vorrei lasciare a coloro che verranno il messaggio che la biblioteca – visto che parliamo di biblioteche, ricordo quella di Alessandria, quella di Efeso, la biblioteca del Reichstag bruciata dai nazisti – è stata sempre il centro delle grandi stagioni culturali, che sono anche grandi stagioni politiche.
Custodire i libri, tenerli sempre sott'occhio, renderli disponibili, farli circolare il più possibile è l'unica vera fatica attraverso la quale a noi uomini, signor Presidente, ai quali la natura non ha dato la continuità – nessuno di noi ricorda tutto il passato; tante cose spariscono, restano solo pezzi del passato che ancora si saldano al presente, perché quello che manca all'uomo è precisamente la continuità, la durata – è consentito di costruirla. La natura non dà la durata, ma non è vero che natura non facit saltus. Natura facit saltus, perché la durata la costruiscono gli uomini con l'intelligenza; essa è il risultato della cultura, è quella che si incarna nell'opera che è il libro. È qui la durata.
In questo momento, nel quale la politica è fatta più delle parole che increspano le onde che non dei semi gettati nella terra, in cui la politica dice parole spesso senza senso, in cui si dicono parole che negano le parole che sono state dette il giorno prima, in cui si dicono parole che pretendono di ipotecare il futuro, senza che ci si assuma la responsabilità verso quello stesso futuro che si pretende di ipotecare, in questo momento, aiutare tutti gli uomini a costruire la durata significa aiutare anche la politica a ritrovare se stessa.
È questo l'augurio, signor Presidente, che rivolgo a coloro che verranno dopo di noi. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Masullo, per la riabilitazione del libro stampato e della biblioteca che lo custodisce. 

È iscritto a parlare il senatore Albertini. Ne ha facoltà. 

ALBERTINI. Signor Presidente, svolgerò soltanto brevi annotazioni. Sulla proposta di bilancio consuntivo 1999 e preventivo 2000, che stasera ci viene sottoposta, esprimo un giudizio complessivamente positivo e quindi preannuncio il mio voto favorevole. 

In questa occasione, trovandoci anche vicini alla conclusione della legislatura, credo sia giusto esprimere un giudizio che vada al di là dell'anno di attività riflesso nel preventivo 2000 e nel consuntivo 1999, per dare una valutazione sull'insieme delle attività che le strutture del Senato, e coloro che le hanno espresse sul piano operativo, a cominciare dai senatori Questori, hanno prodotto in questi ultimi cinque anni.
Io credo, e in ciò condivido le cose che molti altri colleghi hanno già detto in precedenza, che vi sia stato un miglioramento qualitativo importante nell'insieme dei servizi per i senatori che in questo periodo di tempo sono stati approntati. E questo in molteplici direzioni: nell'informatizzazione; negli acquisti immobiliari per gli uffici dei senatori e per altre dislocazioni delle attività del Senato; nei servizi di documentazione; nella qualità della biblioteca, che il collega Masullo ha magnificamente illustrato nell'intervento precedente. Sono punti di approdo di rilievo dai quali coloro che ci succederanno nella prossima legislatura potranno partire per ulteriori miglioramenti e per dare una risposta compiuta a spazi che ancora devono essere occupati.
In questi cinque anni – parlo soprattutto per l'esperienza nel Consiglio di Presidenza – ci siamo confrontati ripetutamente, in alcuni casi anche in modo serrato. Penso che questo confronto molto aperto sia stato complessivamente utile per la struttura del Senato e che anche da esso siano derivati quei risultati che oggi, tutti quanti insieme, stiamo apprezzando.
Credo che proprio attraverso questa modalità di lavoro l'Ufficio di Presidenza abbia corrisposto al mandato che l'Assemblea gli aveva conferito. Per questo voglio manifestare un apprezzamento – lo dico senza voler calcare la mano formalisticamente – vivissimo, reale, vero, che tributo al Presidente di questa Assemblea per come ha diretto i lavori dell'Aula e anche le attività del Consiglio di Presidenza.
Proprio oggi in quella sede abbiamo approvato un progetto di grande rilievo, che comprende: la riforma complessiva del Senato; la riforma del Regolamento (nuove procedure); la riforma delle carriere, con tutta una serie di punti molto rilevanti (maggiore responsabilità e autonomia ai dirigenti, valutazioni di merito connesse con il conferimento di determinate indennità ed incentivi). Tutte queste riforme aprono una strada qualitativamente nuova rispetto al modo di essere dell'amministrazione sino ad oggi, una strada che secondo me va imboccata, così come stiamo facendo, con coraggio. Capisco che possano esservi anche alcune preoccupazioni, ma questa è una strada, se vi sarà il concorso di tutte le componenti che hanno contribuito a definirla – e mi rivolgo anche e in particolare alle rappresentanze sindacali – che darà frutti copiosi e positivi per un modo di essere più avanzato e moderno di questa sede istituzionale.
Certo, lo abbiamo detto oggi e lo ripeto qui questa sera, vi è la necessità di una fase di sperimentazione che valuti attentamente i modi e i prodotti che questa via nuova che stiamo imboccando determinerà, non tanto per pensare di tornare indietro, quanto per apportare, se sarà necessario, quegli eventuali aggiustamenti che questa fase sperimentale ci potrà suggerire.
Oggi con quest'approvazione si determina il coronamento di un insieme di attività, di scelte, di decisioni che in questi cinque anni hanno veramente consentito di mutare per larga parte il modo d'essere di questa istituzione sia verso i senatori, sia verso il personale e le sue modalità di funzionamento interno, attraverso un processo di modernizzazione e d'informatizzazione molto avanzato. Per questo associo anche il mio apprezzamento all'attività di coloro che hanno portato avanti in prima persona queste iniziative: in primo luogo, ai colleghi Questori con i quali abbiamo discusso, credo in modo costruttivo, in questi anni giungendo a conclusioni apprezzabili, così come anche alla Rappresentanza del personale, che oltre ad essere composta dai Questori, è stata diretta in modo molto positivo dalla collega Salvato.
Ecco due o tre notazioni rapidissime su alcune questioni di merito. Ho già detto in Consiglio di Presidenza, e lo ripeto qui, che dobbiamo perseguire in tempi brevi l'acquisto dell'ex Hotel Bologna. Mi risulta che il prezzo stimato dell'immobile ci spinga ad attuarne al più presto l'acquisto, così com'era previsto nei patti che avevamo fatto con l'attuale proprietario, proprio perché ciò potrà determinare l'acquisizione da parte del Senato di un immobile il cui affitto, se si protraesse nel tempo, ci consentirebbe l'uso per alcuni anni, senza però poter acquisire nel contempo la proprietà; in tal modo non si dovrebbe corrispondere più un affitto che avevamo definito entro termini che ritengo accettabili.
I senatori Questori hanno poi dato risposte esaustive ad alcune osservazioni che avevo sollevato in sede di Consiglio di Presidenza sulle spese concernenti il cerimoniale relativamente alle missioni di rappresentanza, soprattutto all'estero.
Mi associo anch'io agli altri colleghi nel cogliere questa occasione per rivolgere un ringraziamento vivissimo al personale del Senato, a tutti i livelli, per la collaborazione qualificata che nella sua generalità ha profuso nel perseguimento delle finalità proprie di questa istituzione. Credo che nel momento in cui apriamo questa fase nuova nella struttura del Senato, introducendo questi criteri di valutazione collegati alla progressione delle carriere, gli incentivi e quant'altro, avremo una ulteriore occasione per poter verificare direttamente l'alta qualità che questo personale nella sua generalità sta esprimendo sul piano professionale e sul piano della propria attività quotidiana. (Applausi dal senatore Masullo)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Moro il quale, nel corso del suo intervento, illustrerà anche gli ordini del giorno dal n. 1 al n. 8. 

Ha facoltà di parlare il senatore Moro. 

MORO. Signor Presidente, non mi dilungherò nell'analisi del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno 2000 tenuto conto che ormai siamo giunti a dicembre; mi soffermerò, più che altro, su alcuni aspetti legati all'attività dei parlamentari. 

In tal senso ho presentato alcuni ordini del giorno che invito i senatori Questori a valutare onde venire incontro ad alcune esigenze che ho raccolto confrontandomi con i colleghi, certo del fatto che questa sia finalmente l'occasione buona per esprimere e valutare, anche attraverso un dibattito, le necessità che ho evidenziato, nell'auspicio che possano trovare accoglimento soprattutto per quanto concerne le attività parlamentari.
L'ordine del giorno n. 1 riguarda un aspetto sindacale collegato al trattamento dei dipendenti che lavorano presso l'ufficio postale interno al Senato, ed essendo abbastanza dettagliato si illustra da sé. Mi pare che i fatti descritti corrispondano alla verità, per cui confido nella possibilità di individuare una soluzione opportuna al problema da me sollevato.
L'ordine del giorno n. 2 riguarda l'orario di apertura degli uffici. Troppo spesso siamo invitati dai commessi a lasciare i nostri posti di lavoro perché alle 23 i Palazzi del Senato chiudono. Protrarre almeno di un'ora l'orario di apertura ci consentirebbe di esplicare al meglio le nostre attività, soprattutto potendo utilizzare gli strumenti informatici di cui il Senato ci ha dotati, utilizzo che presuppone una maggiore disponibilità di tempo per collegarsi ad Internet, ricevere la posta elettronica e scrivere. L'apertura alle 7 del mattino e il prolungamento di un'ora dell'orario di chiusura dei Palazzi nelle sere in cui è prevista la seduta di Assemblea credo siano richieste compatibili con le esigenze del personale e di noi senatori. D'altra parte, il sabato e la domenica gli uffici potrebbero essere tranquillamente chiusi, visto che di norma in questi giorni della settimana non si svolge alcuna attività parlamentare.
L'ordine del giorno n. 3 riguarda il servizio del ristorante riservato ai senatori. Come ho già fatto l'anno scorso, rinnovo la richiesta che a ciascun senatore sia data la possibilità di usufruire del ristorante interno anche per un numero limitato di ospiti, ovviamente a pagamento e nelle giornate di minore affluenza. In questo modo si darebbe anche il segnale all'esterno che il ristorante non costituisce un tabù o un qualcosa di misterioso. Molte volte accompagniamo alcuni concittadini in visita nei Palazzi del Senato e poi, improvvisamente, dinanzi ad alcune porte dobbiamo fermarci perché è interdetto l'accesso. Consentire l'accesso al ristorante nei termini indicati nel mio ordine del giorno consentirebbe a ciascuno di noi di far usufruire dei servizi offerti dal Senato anche ad un numero limitato di persone esterne.
L'ordine del giorno n. 4 ha per oggetto una necessità che si presenta soprattutto quando il Senato è convocato in sedute notturne. Purtroppo, il tempo che ci è concesso per consumare la cena è limitatissimo e talvolta la contemporanea presenza di numerosi deputati costringe qualcuno di noi a non cenare, essendo il ristorante completamente esaurito. Pertanto chiedo che solo in caso di sedute notturne sia prevista l'interdizione ai deputati di usufruire del ristorante riservato ai senatori.
Mi fermerei a questo punto perché i rimanenti ordini del giorno o saranno illustrati da altri colleghi o si illustrano da sé. La ringrazio. 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.
CASTELLI. Signor Presidente, il collega Tabladini è già intervenuto commentando le linee generali del progetto di bilancio interno del Senato al nostro esame. 

Vorrei soffermarmi su alcune questioni particolari, una delle quali è stata richiamata parecchie volte dai colleghi e concerne l'informatizzazione dei nostri uffici e la facoltà data a ciascun senatore di usufruire di Internet e di Intranet, tutti servizi assolutamente apprezzabili sui quali devo esprimere un giudizio sicuramente positivo.
Tra l'altro, noto un grande miglioramento del server; infatti, rispetto al momento di avvio del servizio oggi tutto funziona molto meglio, soprattutto da quando siamo stati dotati di nuovi computer.
Intendo avanzare una sola richiesta che credo possa essere interessante. Mi chiedo perché in tutto il Senato non esista una stampante a colori. Modestamente nel mio ufficio ne ho cinque o sei perché oggi l'acquisto di una stampante a colori comporta una spesa assolutamente esigua. Non so se il problema si pone anche per gli altri colleghi. A me spesso capita di dover preparare del materiale illustrativo per conferenze o convegni ma i miei collaboratori sostengono che in Senato non ci sono stampanti a colori.
Approfitto della presenza del Collegio dei senatori Questori nella sua interezza per avanzare questa richiesta. Certo, non pretendo che ogni senatore disponga di una stampante a colori, anche se ormai se ne vendono di buonissime per poche centinaia di migliaia di lire, ma sarebbe opportuno che ogni Gruppo ne avesse una o che comunque ne esistesse una in Senato, almeno in formato A3.
Per quanto riguarda i computer, vorrei sollevare una questione fondamentale in merito alla quale vorrei ricevere rassicurazioni, in quanto osservando il loro funzionamento nascono delle preoccupazioni. Il problema è quello della riservatezza. È vero che per accedere al computer si digita una password che l'utente può inventare ma l'esperienza comune ci ha permesso di constatare che quando a volte ci si trova in difficoltà si telefona alla sala macchine la quale interviene direttamente sul nostro computer che vediamo quindi lavorare da solo. Questo significa senza alcuna ombra di dubbio che dalla sala macchine è possibile accedere ai singoli computer e ciò fa nascere grandi perplessità sulla riservatezza di quanto si immette nei computer stessi.
Ricordo inoltre che addirittura per l'accesso alle e-mail la password viene fornita dal Senato stesso. Essendo io molto distratto, mi è capitato di dover chiedere agli uffici quale fosse la mia parola chiave. Questo dimostra che è possibile accedere alla nostra posta elettronica dall'esterno.
Tutto ciò comporta un gravissimo limite nell'utilizzo del computer perché credo che parecchi senatori abbiano del materiale riservato sul quale lavorare. Attualmente tale problema mi impedisce di usare il computer come vorrei; certo è che spesso si rinuncia ad elaborare molti documenti sui computer del Senato e magari ci si arrangia in maniera diversa.
In merito a tale questione vorrei ricevere una parola rassicurante anche se – ripeto – osservando dall'esterno come funziona oggi il sistema ritengo di poter avere la certezza che chiunque o quantomeno gli addetti al servizio possano tranquillamente introdursi nei nostri computer.
Vorrei poi soffermarmi sull'ordine del giorno n. 5 del senatore Moro il quale, con la presentazione dei suoi ordini del giorno, è diventato famoso e protagonista delle ultime agenzie di stampa.
Tali ordini del giorno mi sembrano di buon senso perché volti a rendere più vivibile questo luogo che anche lei, signor Presidente – mi consenta – contribuisce a rendere odioso con il continuo ricorso alle sedute notturne, le quali francamente, almeno per quanto mi riguarda, sono assolutamente defatiganti. Mi perdoni, signor Presidente, se glielo dico, ma la mia è una posizione nota, esternata più volte in diverse sedi. Se così deve essere, quantomeno si renda più vivibile questo luogo. Creiamo una sorta di dopolavoro senatoriale che credo non sarebbe male.
Ricordo che i deputati, che sono molto più giovani di noi e quindi teoricamente dovrebbero avere assai più energie ed essere molto più in salute, dispongono di una sauna, di un locale dove poter andare a fare una doccia, di servizi che noi senatori invece non abbiamo. Io credo che oggi poter disporre di un locale anche piccolo, ma minimamente attrezzato, dove poter scaricare attraverso un po' di attività fisica la tensione psicologica che si accumula non sia più un optional, né un qualcosa a cui guardare in maniera ironica, ma sia invece una necessità.
D'altro canto, i vostri padri – forse non i miei – dissero: «mens sana in corpore sano»: ma qui sul corpore sano proprio non ci siamo, vuoi per gli acciacchi della vecchiaia, vuoi per l'attività che facciamo, perché l'attività politica sicuramente non è di quelle che garantiscono la salute. Se ci fosse un luogo dove poter fare un minimo di esercizio fisico ne guadagnerebbero le nostre pance, le nostre guance cascanti, ne guadagnerebbe insomma il nostro aspetto fisico.
Si tratta, quindi, di un ordine del giorno che sto cercando di sdrammatizzare, ma che ritengo assolutamente fondamentale, anche alla luce di una filosofia che ormai nel 2000 contraddistingue le donne e gli uomini, quella cioè di poter mantenere anche un certo vigore nel corpo, e l'unico modo per farlo è l'esercizio fisico.
Qui in Senato, francamente, siamo veramente ben lontani da ciò. Ripeto, c'è un precedente – che se non è la palestra, è quanto meno un locale doccia, un locale dove si può fare una sauna – che alla Camera dei deputati esiste da moltissimi anni, mentre noi qui non abbiamo proprio niente: abbiamo il salone dei barbieri, che può essere anche un luogo di ritrovo, ma oltre a quello non c'è proprio nulla. Abbiamo la Biblioteca, richiamata dal senatore Masullo: devo dire con grande rincrescimento che io la frequento poco, ma le poche volte che ci vado non trovo mai nessuno e non credo di aver incontrato, quelle poche volte, nemmeno il senatore Masullo. Questo è un peccato, perché sappiamo tutti che la Biblioteca del Senato è molto bella, sappiamo tutti che ha un grande valore.
Diamoci però anche qualcosa di più, realizzando ciò che il senatore Moro ha cercato di sintetizzare in questi ordini del giorno, che mi pare le agenzie di stampa abbiano accolto in maniera magari un po' ironica e che invece secondo me contengono indicazioni serie perché quanto meno tentano un approccio verso il nostro lavoro – che certe volte è veramente faticoso, soprattutto dal punto di vista psicologico – un po' più gioioso, un po' più sorridente verso la vita.
In conclusione, auspico che tutti gli ordini del giorno presentati, che fra l'altro non comportano un onere pesantissimo per il Senato, possano essere accolti. (Applausi dal Gruppo LFNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gubert il quale, nel corso del suo intervento, illustrerà anche l'ordine del giorno n. 10. 

Il senatore Gubert ha facoltà di parlare. 

GUBERT. Signor Presidente, molto brevemente do atto, come molti colleghi che mi hanno preceduto, dei progressi che si sono compiuti in questa legislatura e della qualità del lavoro svolto dal personale del Senato, quindi non posso che ringraziare coloro che hanno provveduto in tale direzione. 

Ho sentito il senatore Micele vantare una maggiore speditezza nelle procedure decisionali. Signor Presidente, da parte mia devo rilevare, al contrario, come i tempi regolamentari per la discussione di un provvedimento siano riservati alle leggi per cui non servono, mentre per quanto riguarda i disegni di legge importanti, per i quali sarebbero necessari, sono previsti sempre tempi ristrettissimi. Questo denuncia una malattia: quanto meno, c'è un problema da affrontare, se cioè non valga la pena di sfoltire in qualche misura il tipo di provvedimenti che arriva in Aula. In proposito concordo con qualcuno che ha suggerito il ricorso all'esame in sede deliberante. C'è stato poi un eccesso nell'uso della delega.
Non concordo sul fatto che si riconosca un eccessivo ruolo ai Gruppi parlamentari: i Gruppi sono strutture che servono a potenziare il ruolo dei parlamentari e non, viceversa, il parlamentare deve essere lo strumento per affermare la potenza o la volontà di un Gruppo. Credo che tale riferimento vada mantenuto.
Concluse queste valutazioni generali, vorrei illustrare un brevissimo ordine del giorno che ho presentato, con il quale si sollecita la dotazione di una scheda fax, che pare sia riservata a pochi. Sinceramente, credo che si possano dotare tutti i computer degli uffici, come già quelli portatili, di questa scheda fax.
Se questo ordine del giorno verrà accolto, spero abbia una sorte migliore di quello accolto lo scorso anno, nel quale chiedevo una dotazione di cancelleria con libertà di scegliere il materiale, ma continuo a trovarmi con delle cartelle inutili con stampato «Senato della Repubblica», che non servono a contenere niente.
Aggiungo la mia firma, se il senatore Moro lo consente, all'ordine del giorno n. 2, in quanto più volte ho sollevato il problema degli orari. Credo che un'ora in più a disposizione sarebbe molto utile per poter lavorare. Forse voi direte: meno lavori, meglio è per noi! Ma comunque io mi trovo in difficoltà a dover abbandonare il Senato alle ore 23, quando invece sarei produttivo.
Restano due problemi aperti. Il primo è riferito all'ordine del giorno n. 11, che ho sottoscritto. Raccomanderei di mantenere il rapporto fiduciario del personale dei Gruppi, perché se creiamo una struttura tale per cui il dipendente è autonomo e garantito stabilmente, a prescindere dal rapporto fiduciario, ci carichiamo semplicemente di personale di cui poi non sappiamo cosa fare. Invece è utile una riorganizzazione complessiva e spero che i senatori Questori accettino l'impegno indicato in quell'ordine del giorno.
Infine, vi è un problema di cui altri colleghi non hanno parlato, ma ho notato che in alcune Nazioni europee si provvede in qualche modo in tal senso. È possibile che non si possa pensare ad una struttura residenziale temporanea per i senatori e per i deputati senza dover incrementare le rendite fondiarie dei proprietari di tutti questi tuguri che ci sono nel centro storico di Roma? A mio avviso, forse un pensierino in questa direzione si dovrebbe fare. Non ho presentato un ordine del giorno in proposito perché so che il problema non si risolve in questo modo, ma lo voglio porre alla vostra attenzione.
Preannuncio il voto favorevole ai due documenti presentati. 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tirelli. Ne ha facoltà.
TIRELLI. Signor Presidente, vorrei fare due osservazioni, una delle quali è all'origine di un ordine del giorno che abbiamo presentato in questa sede. 

La prima riguarda l'informatica. Dobbiamo riconoscere che c'è stato un deciso salto di qualità nell'informatica fissa – mi riferisco ai calcolatori presenti nei nostri uffici – con la dotazione di un software che (al di là della scheda di cui si è parlato, che non credo comporti un grosso costo) appare ampiamente sufficiente per permetterci di svolgere velocemente il nostro lavoro ed essere informati in tempi molto rapidi. Ma se è vero che c'è stato questo salto di qualità, non altrettanto è stato fatto per quanto riguarda i nostri calcolatori portatili che ormai – com'è stato rilevato dal senatore Piredda – sono di sicuro antidiluviani e non ci permettono un utilizzo rapido. Vedo che di fatto vengono impiegati poco, stante la difficoltà di adoperarli anche con i nuovi mezzi e con i nuovi collegamenti veloci disponibili sulle reti.
L'altra osservazione, che riguarda l'informazione, deriva da un rilievo che è stato fatto da alcuni cittadini, i quali non si lamentano, ma fanno presente che se è facile seguire i lavori della Camera dei deputati semplicemente attraverso l'utilizzo di una parabola e di un ricevitore digitale, così non accade per i lavori del Senato. Per questo motivo, vengono seguiti con mezzi tradizionali quando ci sono dei collegamenti attraverso le radio che trasmettono i lavori dell'Aula.
Non riesco a quantificare né le difficoltà né i costi connessi all'installazione di questo sistema di trasmissione. Mi è stato fatto rilevare che forse il numero degli utenti non giustificherebbe tale spesa, però, signor Presidente, noi dobbiamo guardare un po' più avanti. Considerata la velocità dell'evoluzione di questi mezzi di comunicazione, se non nell'anno 2001 di sicuro nel 2002 o nel 2003 questi mezzi verranno utilizzati da molti cittadini e sarebbe opportuno che questi ultimi potessero seguire anche i lavori di quest'Aula che, dal punto di vista della valenza, di sicuro non è inferiore alla Camera dei deputati.
Ho fatto queste osservazioni perché l'informazione e l'informatizzazione sono ormai assolutamente necessarie. Mi ha fatto piacere ascoltare il senatore Masullo nel suo appassionato intervento in difesa di un mondo più tradizionale a cui bisogna senz'altro prestare attenzione. Mi ha fatto piacere rivivere in un certo senso l'atmosfera dei banchi del liceo con quelle citazioni da «Pian dei Giullari» che a noi anziani fanno ricordare tempi in cui eravamo più giovani.
I ritmi però ormai sono cambiati, senatore Masullo – purtroppo, o per fortuna –, per quanto riguarda la velocità dell'informazione, e le biblioteche sono diventate multimediali. Anche nelle biblioteche dei più piccoli comuni si tende ormai a mettere da parte il libro e ad utilizzare dei mezzi che mettono l'informazione più velocemente a disposizione di più utenti.
Se da un lato sono d'accordo nel mantenere una biblioteca di tipo tradizionale – il senatore Masullo ha evocato atmosfere alla Umberto Eco tipiche di un famigerato e famoso romanzo da lui scritto – e nel mantenere effettivamente una testimonianza con il passato e un filo diretto con qualcosa che ci deve essere sempre di supporto per migliorare, è anche evidente che non dobbiamo perdere il contatto con il mondo giovanile perché, lo si voglia o no, saranno loro – i giovani di oggi – quelli con cui dovremo avere un continuo contatto, saranno loro coloro ai quali lasceremo il testimone. 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Napoli Roberto, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno nn. 12 e 13. Ne ha facoltà.
NAPOLI Roberto. Signor Presidente, per una volta condivido le richieste presentate dal senatore Tirelli. Credo che poter seguire grazie all'antenna parabolica le sedute della Camera e non quelle del Senato non possa che darci un certo dispiacere. Pertanto, mi auguro che questa opportunità possa al più presto essere garantita anche per il Senato. 

Abbiamo presentato due ordini del giorno firmati non solo dai Capigruppo di maggioranza ma anche da quelli dell'opposizione.
Nell'ordine del giorno n. 12 si pone un problema, richiamato anche da altri colleghi, relativo all'adeguamento dei contributi in favore dei Gruppi parlamentari. Ovviamente presentiamo una proposta modulare nel senso di sollecitare il Consiglio di Presidenza del Senato a ragionare su quella che è stata ed è l'attività che viene richiesta ai Gruppi: un'attività di consulenza, dell'ufficio studi, dell'ufficio legislativo e dell'ufficio economico. Indubbiamente sono aumentati i compiti che ci sono propri e a cui dobbiamo far fronte. Pertanto, ci sembra una sollecitazione giusta.
Con l'ordine del giorno n. 13 si pone un problema che parte da una vicenda attinente ai rapporti tra Gruppi parlamentari e rispettivi dipendenti. Riteniamo giusto aver sottoposto all'attenzione dell'Aula l'estensione di una norma di copertura assicurativa, peraltro già esistente per tutti i rischi connessi all'attività del parlamentare, anche a favore di chi, Presidente di un Gruppo, si trovi di fronte a vertenze di natura giudiziaria sul piano interno di un rapporto di lavoro. Chiediamo che venga garantito perlomeno ciò che noi in modo chiaro richiamiamo nell'ordine del giorno.
Pertanto, chiedo che l'Aula si esprima con un voto favorevole su entrambi gli ordini del giorno. 

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta. 

Ha facoltà di parlare il relatore, che invito anche a pronunziarsi sugli ordini del giorno presentati. 

COVIELLO, relatore. Signor Presidente, rinuncio alla mia replica. 

Intervengo solo per esprimere un apprezzamento rispetto all'unitaria posizione espressa da tutti i Gruppi che hanno voluto sottolineare il salto di qualità che ha fatto l'organizzazione del Senato.
I Gruppi hanno voluto dare atto ai signori Questori, al Consiglio di Presidenza, al Segretario generale e a tutti i dipendenti che questo è un punto di convergenza importante e non solo perché si è a fine legislatura. Eliminando tutte le polemiche che si registrano sempre su tali questioni, si è potuto riscontrare un punto di convergenza, il che ci fa essere soddisfatti per l'andamento del dibattito e per l'unitaria valutazione positiva del vostro lavoro.
Circa gli ordini del giorno, mi rimetto al parere dei Questori per quanto riguarda l'ordine del giorno n. 1, anche perché mi sembra che il questore Forcieri ci dovesse dare delle informazioni al riguardo.
Ritengo poi di dover sollecitare l'accettazione dell'ordine del giorno n. 2 e pertanto esprimo parere favorevole.
Mi rimetto ai senatori Questori per quanto riguarda gli ordini del giorni nn. 3 e 4; per quest'ultimo suggerisco comunque di modificare la formulazione «interdire l'accesso al ristorante ai deputati» con la seguente: «limitare l'accesso al ristorante ai deputati».
Lo svolgimento di attività sportive, di cui all'ordine del giorno n. 5, è, signor Presidente, un'aspirazione di noi giovani senatori. Sollecito pertanto l'approvazione di quest'ordine del giorno ed esprimo parere favorevole allo stesso. Credo sia necessario mantenere valide le nostre forze. Valutiamo quindi se nell'ambito delle dotazioni di spazi si può pensare anche a questo aspetto.
Esprimo inoltre parere favorevole all'ordine del giorno n. 6.
Esprimo invece parere contrario all'ordine del giorno n. 7 del collega Moro, perché ritengo che esista ancora uno stile che dobbiamo conservare. Per quanto riguarda l'estetica di noi parlamentari mi sento un po' conservatore.
Circa l'ordine del giorno n. 8, in materia di asili nido, mi rimetto ai senatori Questori.
Esprimo poi parere favorevole all'ordine del giorno n. 9, avendo però concordato con il senatore Elia alcune correzioni allo stesso. Nell'introduzione, proponiamo di non fare riferimento ad un «messaggio» ai Presidenti dei Gruppi parlamentari, bensì ad una «comunicazione». Per quanto riguarda poi la parte dispositiva, proponiamo di fare esclusivamente riferimento all'impegno di rivedere entro la fine della legislatura il sistema dei contributi ai Gruppi, dando certezza della corresponsione degli stessi da parte del Senato, eliminando quindi tutte le altre questioni indicate che possono creare più problemi per i Gruppi di quanti ne possano risolvere.
Esprimo parere favorevole all'ordine del giorno n. 10, presentato dal senatore Gubert.
Esprimo inoltre parere favorevole all'ordine del giorno n. 11, anche perché essendo firmato da tutti i Capigruppo registra una convergenza generale.
Esprimo parere favorevole anche agli ordini del giorno n. 12 e 13, illustrati dal senatore Napoli Roberto e firmati dai Presidenti di tutti i Gruppi; in particolare c'è bisogno di questa copertura assicurativa per i Gruppi essendosi riscontrati dei problemi.
Esprimo infine parere favorevole, ma solo previa verifica da parte dei senatori Questori, all'ordine del giorno n. 14. Chiedo cioè ai senatori Questori di studiare la fattibilità della richiesta del Gruppo Lega Nord in merito alla trasmissione televisiva mediante sistema digitale delle attività del Senato. Occorre cioè approntare uno studio per valutare la realizzabilità di tale progetto, verificandone anche gli aspetti finanziari. 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Questore Forcieri.
FORCIERI, senatore Questore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al termine di questo intenso e appassionato dibattito credo di poter esprimere soddisfazione per il contenuto dello stesso, per i contributi venuti dai colleghi senatori e per le parole di apprezzamento del lavoro fatto. 

Vorrei esprimere la mia soddisfazione anche per un altro motivo: questa discussione del bilancio interno di Palazzo Madama, come hanno già ricordato nei loro interventi altri colleghi che fanno parte del Consiglio di Presidenza, coincide con il giorno nel quale il Consiglio di Presidenza stesso ha approvato la riforma dell'Amministrazione del Senato.
Vorrei sottolineare questo aspetto perché a mio giudizio si tratta di un avvenimento di grande importanza, che corona lo sforzo portato avanti in questi anni da parte del Consiglio di Presidenza, del Collegio dei senatori Questori e della rappresentanza sindacale per fare dell'Amministrazione del Senato un'amministrazione più moderna, più efficiente, più al passo con i tempi e, in alcuni casi, già predisposta ad affrontare gli impegni e le sfide del futuro.
Vorrei ribadire tale aspetto, perché questa riforma giunge dopo circa trent'anni dall'ultima che ha caratterizzato l'attuale assetto dell'Amministrazione. Ho motivo di ritenere che rappresenterà una svolta notevole nella vita dell'Amministrazione stessa.
È una riforma che investe una serie di aspetti e l'Amministrazione nel suo complesso. Entrerà in vigore il 1º gennaio 2001 e naturalmente avrà una graduale applicazione, ma già gli aspetti che sono stati finora definiti credo siano tali da delineare profondi mutamenti nell'Amministrazione.
Innanzitutto, è stata superata un'organizzazione di tipo orizzontale e ne è stata introdotta una che possiamo definire di moderna gerarchia, con un moderno rapporto gerarchico che accresce le responsabilità di coloro che sono chiamati a dirigere i vari settori dell'Amministrazione. Si va dal Segretario generale, che rimane il capo dell'Amministrazione, ai vice segretari generali che dirigeranno le tre aree in cui l'Amministrazione stessa verrà divisa (l'area del settore legislativo, l'area del settore amministrativo e l'area degli affari esterni, ossia della proiezione esterna dell'Amministrazione, cui viene dato notevole impulso), ai direttori dei servizi, che avranno compiti di direzione dei servizi stessi, per calarsi in un sistema di moderna gerarchia – come ho già detto – che responsabilizza molto chi viene chiamato a ricoprire funzioni specifiche.
È una riforma che cambia completamente anche il modo di progressione di carriera e in parte anche gli stessi assetti retributivi dell'Amministrazione. Per quest'ultimo aspetto, viene superato il meccanismo dell'adeguamento automatico, che finora ha contraddistinto la progressione economica dei dipendenti dell'Amministrazione, sostituito da un sistema che prevede il recupero dell'inflazione registratasi nel Paese e un sistema di incentivi distribuiti sulla base di valutazioni e di selezioni annuali effettuate per tutto il personale dipendente. Allo stesso modo, le progressioni di carriera non saranno più automatiche, come è avvenuto fino ad oggi, ma si baseranno anch'esse su un sistema di valutazione annuale.
Si è completato poi un aspetto della riforma che era stato introdotto con la riforma delle pensioni. Come i colleghi ricordano, quando è stato riformato il sistema pensionistico dei dipendenti dell'Amministrazione si è teso ad eliminare quelle possibilità di accesso precoce al sistema pensionistico che caratterizzavano in qualche modo la situazione prima della riforma. Si è teso cioè a favorire il prolungamento della permanenza dei dipendenti nell'Amministrazione.
Con la riforma oggi approvata si consolida tale aspetto e si rafforza questo obiettivo. Infatti, non vi saranno più soltanto due gradi nelle carriere dei dipendenti e dei funzionari dell'Amministrazione, che in sostanza si esauriscono al ventitreesimo o al ventiseiesimo anno a seconda delle carriere stesse e delle situazioni, come tuttora avviene. La carriera avrà una progressione distinta in tre fasi e raggiungerà il suo apice al trentaseiesimo anno, con un forte incentivo alla permanenza nell'Amministrazione.
Si sono anche individuate forme di progressione di carriera «pulite» da tutta una serie di fattori che finora vi hanno inciso, come gli anni figurativi con riferimento alla laurea, al servizio militare, ad esperienze lavorative precedenti, con agevolazioni ed accelerazioni di carriera. Le prossime forme di progressione di carriera saranno pulite, uguali per tutti e si svolgeranno in un arco di tempo di trentasei anni di servizio effettivo. Credo siano caratteristiche che in qualche modo cambieranno la vita, l'attività e il modo di funzionare dell'Amministrazione.
In particolare vorrei sottolineare la creazione di nuovi servizi e uffici, come l'Ufficio degli affari generali e legali, che attualmente non esiste, e l'Ufficio stampa. In relazione a quest'ultimo, capisco le osservazioni che faceva il senatore Tabladini allorché ci chiedeva di fornire giustificazioni per l'istituzione di detto ufficio, ma non credo che la questione si debba porre in questi termini. Non si tratta di dare giustificazioni, ma di un'esigenza reale per un'Amministrazione come la nostra, che si è dotata di un Ufficio stampa, di cui abbiamo già anticipato l'entrata in funzione con un'ipotesi di selezione di personale a contratto e quindi non ancora pienamente inserito nel personale dipendente dell'amministrazione.
Altre novità riguardano l'Ufficio organizzazione, attualmente inesistente, l'Ufficio strategie dell'informatica, l'Ufficio per la valutazione dell'azione amministrativa (come ricordava il senatore Coviello nella sua pregevole relazione, di cui desidero ancora ringraziarlo), l'Ufficio per l'analisi dell'impatto degli atti in itinere, l'Osservatorio sull'attuazione degli atti normativi, l'Ufficio ricerche sulle questioni regionali e delle autonomie locali, l'Ufficio ricerche sulla legislazione comparata, l'Ufficio per l'informazione e l'aggiornamento professionale, anch'esso inesistente, l'Ufficio per le relazioni sindacali e quello per le relazioni interparlamentari e per le delegazioni parlamentari, l'Ufficio per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro, l'Ufficio dei presìdi sanitari, l'Ufficio relazioni esterne e Internet. Su quest'ultimo ci saranno a breve delle novità. Esso rappresenterà uno degli elementi di punta del Senato per aumentare la sua proiezione esterna e le sue capacità di interrelazione con il mondo esterno.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno n. 14, con cui si chiede di installare un sistema di trasmissione satellitare, a seguito di valutazioni sia economiche che di risultato, abbiamo appurato che non è di alcun interesse una proiezione di lavori parlamentari così come si svolgono, senza nessun tipo di elaborazione giornalistica e di comunicazione.
Inoltre, abbiamo constatato che il costo notevole per installare tale sistema non corrisponde ai risultati che esso produce. Al riguardo, le stesse valutazioni della Camera dei deputati non sono distanti da quelle che sto svolgendo. Comunque, stiamo approfondendo la questione e stiamo studiando anche la possibilità di un collegamento diretto attraverso i siti web e i sistemi informatici, generalmente più apprezzati. È in esame l'ipotesi, attraverso convenzioni, di selezionare e rendere più interessante e attraente questo tipo di comunicazione.
È stato istituito anche l'Ufficio dell'archivio storico, di cui abbiamo già anticipato la costituzione; nell'ambito della riorganizzazione dell'Ufficio studi, di cui è previsto il potenziamento, verrà istituita un'unità operativa che diventerà lo sportello di tutti i parlamentari per l'accesso alle informazioni e documentazioni che l'Ufficio studi dovrà essere sempre più in grado di fornire.
La riforma non prevede solo nuovi compiti, funzioni e responsabilità del personale, ma anche più adeguati sistemi di indennità e maggiori oneri per l'Amministrazione oltre a riconoscimenti, anche economici, nei confronti del personale stesso.
Si tratta di una riforma che prevede che di fronte a maggiori responsabilità vi sia la possibilità di ottenere maggiori riconoscimenti. Il successo di questa riforma passa attraverso la responsabilità di tutti coloro che avranno funzioni dirigenti ed è giusto che le responsabilità siano adeguatamente compensate. Ecco perché abbiamo previsto l'introduzione di un'indennità per chi svolge particolari funzioni.
Per quanto riguarda la riforma, credo quindi di poter dire che la soddisfazione deriva dal fatto che siamo riusciti a portare a termine un lavoro iniziato nel 1997: prima con l'individuazione, la mappatura e l'analisi della situazione esistente svolta in collaborazione con una società di consulenza esterna, poi con lo sforzo di elaborazione e di confronto con le organizzazioni sindacali, fino ad arrivare all'accordo della scorsa settimana e all'approvazione odierna da parte del Consiglio di Presidenza.
Non c'è stata, comunque, solo la riforma dell'Amministrazione. Nella relazione sono contenuti gli elementi di una sorta di consuntivo dell'attività dei Questori e del Consiglio di Presidenza in questi anni. Mi fa piacere che sia stato apprezzato da molti il rifacimento ed il potenziamento del sistema informativo: infatti, non ci siamo occupati soltanto della riforma dell'Amministrazione, ma abbiamo posto grande attenzione alle condizioni di lavoro dei singoli senatori, agli strumenti a loro disposizione, agli spazi e cosi via. Non credo che siamo riusciti a rispondere a tutte le esigenze. In particolare, per quanto riguarda gli spazi, vi sono ancora situazioni non soddisfacenti; credo però che le valutazioni vadano fatte tenendo conto della situazione di partenza e di quella di arrivo. Se pensiamo al 1996, possiamo rilevare che vi è stato un ampliamento notevole degli spazi a disposizione dei senatori. Tuttavia, essi non sono ancora sufficienti. Ecco perché non credo che in Senato esista oggi la possibilità di dedicare spazi ad attività fisiche e ginniche, ad asili nido o ad altre attività. Capisco le motivazioni alla base delle richieste e anche lo spirito con cui le stesse vengono avanzate, ma non credo che in questa fase ne sia possibile l'accoglimento. Vorrei avanzare un suggerimento: visto tutto questo slancio verso l'attività fisica per abbattere la pancetta e le guance cadenti (come ha detto il senatore Castelli), cominciamo ad usare meno gli ascensori e a fare di più le scale. (Applausi della senatrice Mazzuca Poggiolini). Poi, potremo venire incontro a queste esigenze. Tuttavia, al di là delle battute, prendo atto con soddisfazione dei riconoscimenti e dei notevoli miglioramenti rispetto alle situazioni preesistenti.
Dal senatore Piredda è stata lamentata la vetustà dei computer portatili. Gli stessi sono in dotazione dei senatori da tre anni, e quel modello allora era all'avanguardia. Adesso è superato, ma era stato previsto un leasing, un noleggio di queste attrezzature per tre anni. Il prossimo anno, quindi, si dovrà pensare alla loro sostituzione. Voglio solo ricordare al collega che ha sollevato questo problema che ciò che oggi le più grandi aziende stanno facendo e pubblicizzando noi lo abbiamo già realizzato tre anni fa, quando abbiamo messo i senatori in condizioni di collegarsi tramite computer, con una semplice connessione telefonica, da qualsiasi posto d'Italia, d'Europa, o del mondo, con il Senato, con le banche dati, con le agenzie di stampa, insomma di usufruire di quegli stessi servizi di cui avrebbe goduto in ufficio.
Vorrei anticipare qui un progetto su cui stiamo lavorando e che verrà inserito probabilmente nel bilancio 2001, cioè la firma elettronica e la certificazione attraverso sistemi informatici, in modo tale da consentire al senatore non soltanto di collegarsi e acquisire elementi e documentazioni da qualsiasi posto si trovi, ma anche di agire, di presentare documenti, emendamenti, disegni di legge con una certificazione elettronica personale. Penso che il sistema potrebbe entrare in funzione a titolo sperimentale nei primi mesi del prossimo anno.
Per quanto riguarda le questioni sollevate, mi limiterò a rispondere agli aspetti critici prendendo atto con soddisfazione dei giudizi positivi che sono stati espressi. Vorrei informare il senatore Castelli che è già possibile in Senato utilizzare nel Servizio documentazione e stampa una stampante a colori in grado di rispondere alle esigenze e che proprio oggi è stato definito, per l'uso di questo strumento da parte dei senatori e dei Gruppi, un disciplinare che verrà comunicato quanto prima.
Sono d'accordo su alcune questioni trattate negli ordini del giorno presentati, ad esempio quella sollevata dal senatore Gubert con riferimento alla scheda-fax e alla cancelleria: vedremo di liberalizzare anche in questo ambito, benché, senatore Gubert (mi consenta la battuta), lei voglia la cancelleria libera e la residenza coatta. Liberalizziamo entrambe, diamo la possibilità a ciascun senatore di poter scegliere il modo e le sedi di residenza a Roma secondo le proprie caratteristiche, necessità e aspettative.
Ringrazio il Presidente del Senato per il contributo e il sostegno che ha sempre dato all'attività dei senatori Questori. Lo dico in modo non formale ma convinto: anche il processo di riforma, con tutte le difficoltà incontrate nei rapporti con le organizzazioni sindacali e le resistenze che ci sono state, poi superate positivamente dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni stesse, è potuto andare avanti proprio grazie all'appoggio convinto, serio e costante del Presidente del Senato, al quale anche a nome degli altri colleghi devo un sincero ringraziamento.
Un ringraziamento va al Segretario generale per il contributo e l'attività di sostegno che ha sempre fornito e un ringraziamento ai dipendenti dell'Amministrazione per l'impegno dimostrato. Ci sono stati momenti di tensione, anche duri, anche difficili, ma credo che alla fine ci si sia compresi, si sia capito che gli sforzi che volevamo fare per introdurre miglioramenti nell'Amministrazione non partivano da valutazioni negative, critiche, demolitrici delle capacità e delle potenzialità dell'Amministrazione, ma erano diretti proprio a poterci consentire di sfruttare al meglio le potenzialità che ci sono e che sono veramente notevoli.
In modo particolare, vorrei ringraziare i colleghi senatori per il sostegno e la fiducia che hanno sempre dimostrato per la nostra attività, fiducia e sostegno che – mi sento di poterlo dire con assoluta tranquillità d'animo – in ogni momento abbiamo cercato di meritarci. Quello che mi auguro e che voglio sperare è di esserci riusciti. (Applausi)

PRESIDENTE. Senatore Forcieri, la invito ora a pronunziarsi sugli ordini del giorno presentati.
FORCIERI, senatore Questore. Signor Presidente, riteniamo di non poter accogliere l'ordine del giorno n. 1, avendo già precisato che i redditi di cui parla il senatore Moro sono assimilati a quelli da lavoro dipendente, mentre l'indennità che noi corrispondiamo non rientra in tale tipologia; essa infatti grava esclusivamente sui redditi da lavoro dipendente di cui all'articolo 46, comma 1, del richiamato testo unico. 

L'interpretazione secondo cui non si deve assoggettare a ritenuta detta indennità è stata confermata da una risposta che la Ragioneria generale dello Stato ha dato a un quesito da noi avanzato nel febbraio 1998, nonché dalla circolare n. 29 del 27 maggio 1998, emanata dall'INPDAP. Ribadisco, pertanto, che l'ordine del giorno n. 1 non può essere accolto.
La richiesta di orario oggetto dell'ordine del giorno n. 2 è da considerarsi, in qualche modo, superata, in quanto già ora, nei giorni in cui vi è seduta, è prevista un'apertura dei Palazzi sino alle ore 23, con la disposizione che la chiusura sia procrastinata oltre tale orario anche quando un solo parlamentare sia presente in ufficio. Ne consegue che in presenza di un'esigenza reale nessuno chiude il portone e caccia i senatori che stanno lavorando.
Non mi convince invece la chiusura totale dei Palazzi il sabato. Attualmente restano aperti mezza giornata e credo sia giusto continuare a seguire questo orario. Quindi, invito il senatore Moro a ritirare l'ordine del giorno n. 2, considerando in qualche modo già attuato quanto da lui richiesto.
Non è invece assolutamente accettabile la proposta di permettere agli ospiti di accedere al ristorante riservato ai senatori, in quanto si tratterebbe di una scelta non gestibile. Esprimiamo, dunque, parere contrario sull'ordine del giorno n. 3.
Per quanto concerne l'interdizione dell'accesso al ristorante ai deputati, rilevo innanzitutto una certa contraddizione tra l'ordine del giorno n. 4 e quello precedentemente esaminato, anche se si tratta di una contraddizione concettuale... 

MORO. No!
FORCIERI, senatore Questore. ... anche se si fa riferimento ad orari diversi. Ma non dico questo. Impedire l'accesso al ristorante ai deputati creerebbe comunque un'enorme difficoltà, dal momento che esiste un principio di reciprocità con i senatori, i quali, anche se magari non ne usufruiscono, possono comunque tranquillamente accedere in qualsiasi momento al ristorante della Camera. Al momento, abbiamo invitato i deputati (devo dire, tra l'altro, che i più assidui frequentatori sono proprio tra i colleghi del Gruppo della Lega), nei momenti di punta e di maggior presenza per le sedute, a non aggravare, se possibile, la situazione con la loro presenza. Abbiamo inoltre dato disposizione che, in ogni caso, il servizio sia svolto prima nei confronti dei senatori presenti, onde privilegiarli. Ad ogni modo, impedire ai deputati di accedere al ristorante del Senato non ci sembra molto conveniente. 

Per quanto riguarda l'impegno fisico oggetto dell'ordine del giorno n. 5, mi sono già espresso. In questo momento non siamo in condizioni di accogliere la richiesta avanzata, mentre siamo favorevoli all'ordine del giorno n. 6. Al riguardo, faccio presente che negli ultimi bandi di concorso si è tenuto conto della richiesta avanzata, che ci vede, comunque, favorevoli. Una considerazione negativa vale anche per l'ordine del giorno n. 8, che riguarda gli asili nido, come ho già in precedenza precisato.
Per quanto concerne l'ordine del giorno n. 7, sull'eleganza maschile, ritengo che lo «stile Senato» debba essere mantenuto, alla luce anche dell'evoluzione della moda. Lo stile giacca e cravatta ci contraddistingue e lo manterremo! (Applausi dal Gruppo UDEUR).
Ho ascoltato le proposte di modifica avanzate dal relatore in merito all'ordine del giorno n. 9 presentato dal senatore Elia e credo che, se modificato in tal senso, sia possibile accoglierlo.
Esprimo poi parere favorevole sull'ordine del giorno n. 10, augurandogli una miglior fine rispetto ai precedenti, e spero che, insieme all'ordine del giorno n. 9, possa trovare un riscontro positivo.
Esprimo inoltre parere favorevole sull'ordine del giorno n. 11, in merito al quale aggiungo alcune considerazioni. Infatti, l'ordine del giorno «impegna i senatori Questori ad individuare entro la fine della legislatura, di concerto con i Presidenti dei Gruppi parlamentari, un pacchetto organico di proposta da sottoporre ai competenti organi che, ponendo a base la stipulazione di un contratto unico collettivo di lavoro, raggiunga l'obiettivo di garantire una base omogenea di trattamento giuridico ed economico per il personale in servizio presso i vari Gruppi parlamentari».
Vorrei però sottolineare in questa sede che, per quanto mi riguarda, condivido le osservazioni espresse da alcuni colleghi. È infatti indispensabile il rapporto di fiducia dei Gruppi che non bisogna irrigidire più di tanto. Esamineremo poi la questione di concerto con i Presidenti dei Gruppi parlamentari con i quali riusciremo a formulare questo tipo di proposta.
Mi trovo poi a dover esprimere un parere non conforme a quello del relatore sull'ordine del giorno n. 12 perché nel dispositivo si sollecita il Consiglio di Presidenza del Senato della Repubblica a deliberare un incremento del 50 per cento dei contributi ai Gruppi. 

NAPOLI Roberto. È modulato.
FORCIERI, senatore Questore. È modulato finché vuole ma per noi è insopportabile. 

Cosa diversa sarebbe accogliere l'ordine del giorno come raccomandazione che solleciti a tener conto degli aumenti valutando quindi un incremento dei contributi ai Gruppi. 

NAPOLI Roberto. Posso condividere questa sua posizione.
FORCIERI, senatore Questore. Pertanto, se l'ordine del giorno può essere accolto come raccomandazione generica a tener conto e a verificare, allora posso rendere il mio parere conforme a quello espresso dal relatore. 

Esprimo poi parere favorevole sull'ordine del giorno n. 13, nel quale colgo una singolarità. Infatti, è firmato da molti Presidenti dei Gruppi parlamentari che raccomandano a loro stessi l'attivazione di un sistema di copertura assicurativa per far fronte all'evenienza di spese legali per i casi richiamati nel testo. Mi fa piacere questa autoraccomandazione. Condividiamo particolarmente questa impostazione e vigileremo affinché quanto richiesto venga attuato.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno n. 14, relativo alla pubblicità dei lavori, mi sono già espresso. Valuteremo la questione, che accolgo in questi termini, come ho già dichiarato nel mio precedente intervento. 

PRESIDENTE. Senatore Moro, come si esprime in merito alle richieste avanzate dal senatore Forcieri?
MORO. Signor Presidente, ritiro l'ordine del giorno n. 1, mentre insisto per la votazione dell'ordine del giorno n. 2, dal momento che ha ricevuto il parere favorevole del relatore, anche se i senatori Questori si sono espressi in senso contrario.
COVIELLO, relatore. Il senatore Questore ha dichiarato che, tutto sommato, quanto chiesto nell'ordine del giorno di fatto già avviene.
PRESIDENTE. Il senatore Questore ritiene superato l'ordine del giorno n. 2 con la precisazione da lui espressa.
MORO. Allora, signor Presidente, lo ritiro. 

Insisto invece per la votazione dell'ordine del giorno n. 3, in merito al quale il relatore ha dichiarato di volersi rimettere ai Questori. 

COVIELLO, relatore. Io ho espresso parere contrario.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno n. 3, presentato dal senatore Moro. 

Non è approvato.

Anche sull'ordine del giorno n. 4 il relatore e il senatore Questore hanno espresso parere contrario. Lo ritira? 

MORO. Mi sembra di aver capito dalle parole del senatore Questore che nei casi descritti dall'ordine del giorno è già previsto un diritto di precedenza dei senatori per l'accesso al ristorante. Pertanto, lo ritiro.
PRESIDENTE. Per la verità, è una precedenza molto difficile da realizzarsi. 

L'ordine del giorno n. 4 è pertanto ritirato.
Senatore Forcieri, riguardo all'ordine del giorno n. 5, perché non lo accoglie come raccomandazione? Successivamente ci si potrà adoperare, si potrà vedere di trovare il modo di ottemperare a tale richiesta. 

FORCIERI, senatore Questore. Signor Presidente, prendo atto del suo invito. Accolgo pertanto l'ordine del giorno n. 5 come raccomandazione.
PRESIDENTE. Senatore Moro, insiste per la votazione?
MORO. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Poiché l'ordine del giorno n. 6, presentato dal senatore Moro, è stato accolto dai senatori Questori, non verrà posto in votazione. 

Senatore Moro, insiste per la votazione dell'ordine del giorno n. 7? 

MORO. Sono costretto a ritirarlo, signor Presidente, vista la contrarietà espressa su di esso.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno n. 8 sono state manifestate delle perplessità.
MANIERI, senatrice Questore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANIERI, senatrice Questore. Signor Presidente, accogliamo l'ordine del giorno come raccomandazione. La Commissione per le pari opportunità si sta già occupando della questione.
PRESIDENTE. Senatore Moro, insiste per la votazione?
MORO. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal relatore e dai senatori Questori, gli ordini del giorno n. 9 (Nuovo testo), n. 10 e n. 11 non verranno posti in votazione. 

L'ordine del giorno n. 12 (Nuovo testo), presentato dal senatore Napoli Roberto e da altri senatori, nel testo modificato, è stato accolto come raccomandazione. Poiché i presentatori non insistono, esso non verrà posto in votazione.
Essendo stato accolto dai senatori Questori, l'ordine del giorno n. 13 non verrà posto in votazione. Ricordo che l'ordine del giorno n. 14 (Nuovo testo) è stato accolto come raccomandazione e che i presentatori non insistono per la votazione.
Prima di passare alla votazione del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 1998 e del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000, desidero ringraziare il presidente Coviello e la Commissione bilancio, così come il collegio dei Questori. C'è da sottolineare un certo ritardo, dovuto essenzialmente ad una ragione: la trattativa con la Rappresentanza del personale non è stata facile, né di breve durata; c'è stato bisogno di incontri continui e di un tempo che ha superato anche le aspettative. Si voleva presentare in Aula, nel momento in cui veniva approvata la nuova pianta organica, la nuova regolamentazione del rapporto di dipendenza del personale insieme con il bilancio per l'anno 1999. Il senatore Forcieri ha dato conto delle modifiche: si tratta di un rovesciamento di impianto, di una novità fondamentale introdotta appunto con l'approvazione della nuova pianta organica e della nuova regolamentazione del rapporto di pubblico impiego, perché da una posizione di automatismo siamo passati ad un'attività di risultato, il che moltiplica l'impegno, soprattutto del vertice dell'Amministrazione, in un rapporto diverso che si riconduce a livelli professionali molto accentuati.
Desidero ringraziare il personale tutto, dal più giovane al più anziano; desidero ringraziare il Segretario generale, la Segreteria generale, così come il collegio dei Questori ed il Consiglio di Presidenza nel suo complesso. Un ringraziamento particolare, se mi consentite, rivolgo, per la difficile attività d'Aula, ai quattro vice presidenti che si assumono di volta in volta la responsabilità della direzione.
Passiamo alla votazione finale. 

CARPINELLI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARPINELLI. Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo e chiedo di poter consegnare agli Uffici il testo del mio intervento affinché venga allegato agli atti.
PRESIDENTE. Sarà fatto, senatore Carpinelli. 

Metto ai voti il rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 1998 (Doc. VIII, n. 9). 

È approvato.

Metto ai voti il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000 (Doc. VIII, n. 10). 

È approvato.

Onorevoli colleghi, comunico che, come già annunciato, vi sarà un'integrazione dell'ordine del giorno delle sedute di domani con l'esame del decreto-legge sulle aree a rischio idrogeologico, che è stato approvato con modificazioni dall'altro ramo del Parlamento. 

Ricordo inoltre che la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari – è già stata data comunicazione agli interessati – avrà luogo domani mattina alle ore 9,30. 
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a dare annunzio delle mozioni, delle interpellanze e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
SERENA, segretario, dà annunzio delle mozioni, delle interpellanze e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza, che sono pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 6 dicembre 2000
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 6 dicembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: 

I. Votazione finale, dalla sede redigente – ai sensi dell'articolo 53, comma 3, penultimo periodo, del Regolamento – dei disegni di legge: 

– – MANIERI ed altri. – Modifica della disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori (130-bis).
– – MAZZUCA POGGIOLINI ed altri. – Nuova disciplina delle adozioni (160-bis).
– – BRUNO GANERI ed altri. – Modifica della disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori; norme per la campagna informativa per la promozione dell'affidamento dei minori (445-bis).
– – BUCCIERO ed altri. – Riforma dell'articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione, con abolizione del limite massimo di età tra adottanti e adottando e definizione normativa della preferenza per l'indivisibilità dei fratelli adottandi (852).
– – SALVATO ed altri. – Nuove disposizioni in materia di adozioni (1697-bis).
– – MAZZUCA POGGIOLINI. – Modifiche alla legge n. 184 del 1983 per l'introduzione dell'adozione integrativa (1895).
– – CARUSO Antonino ed altri. – Modifica dell'articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione dei minori (3128).
– – SERENA. – Modifiche ed integrazioni alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione (3228).
– – Disposizioni in tema di età dei genitori idonei all'adozione (4648).
(Relazione orale).

II. Discussione dei disegni di legge: 

1. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, recante interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore delle zone della regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche di settembre ed ottobre 2000 (4835-B) (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati).
2. Istituzione del servizio civile nazionale (4408).
– – COVIELLO. – Istituzione del servizio civile alternativo nel settore agricolo, in sostituzione del servizio militare di leva (329).
– – BEDIN. – Istituzione del servizio civile nazionale (1015).
– – NAVA ed altri. – Norme per l'istituzione del servizio civile nazionale (1165).
– – AGOSTINI ed altri. – Istituzione del Servizio civile nazionale (1382).
– – Istituzione del servizio civile nazionale (2118).
– – RESCAGLIO e VERALDI. – Istituzione del Servizio civile volontario per donne e uomini (4244).
– – SEMENZATO. – Aumento della dotazione finanziaria del Fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza.(4286).
– – SEMENZATO ed altri. – Istituzione del servizio civile volontario di ragazze e ragazzi (4388).
(Relazione orale).
3. Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici (4273).
– – DE CAROLIS e DUVA. – Normativa nazionale in materia di prevenzione dell'inquinamento da onde elettromagnetiche generate da impianti fissi per telefonia mobile e per emittenza radiotelevisiva (2149).
– – RIPAMONTI ed altri. – Norme per la prevenzione dei danni alla salute e all'ambiente prodotti da inquinamento elettromagnetico (2687).
– – CÒ ed altri. – Legge quadro sull'inquinamento elettromagnetico (3071).
– – SPECCHIA ed altri. – Disposizioni per la progettazione, l'installazione, l'uso e la diffusione commerciale di apparecchiature elettriche e per telecomunicazioni generanti sorgenti di radiazioni non ionizzanti (4147).
– – BONATESTA. – Legge quadro sull'inquinamento elettromagnetico (4188).
– – SEMENZATO. – Obbligo di segnalazione dei rischi alla salute derivanti dai campi elettromagnetici emessi dagli apparati di telefonia cellulare (4315).
(Relazione orale).

III. Discussione di mozioni sulle biotecnologie. 

La seduta è tolta (ore 23,33)

Licenziato per la composizione e la stampa dal Servizio dei Resoconti parlamentari alle ore 2,30 del giorno 6-12-2000

Allegato A
Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato
per l'anno finanziario 1998 ( Doc. VIII, n. 9)

Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000 ( Doc. VIII, n. 10)

ORDINI DEL GIORNO
9. Doc. VIII, n. 10. 1

Moro 

Ritirato

Il Senato, 

premesso che:
l'Amministrazione del Senato provvede mensilmente ad erogare a tutti i dipendenti postelegrafonici, emolumenti a titolo di indennità, con carattere fisso e continuativo, per tutti quegli adempimenti atipici e non di istituto che per prassi costante vengono svolti dal personale delle P.T., caratterizzati da orari prolungati connessi all'attività dell'Aula e delle Commissioni; 

detta indennità è corrisposta da numerosi anni, però su di essa non vengono effettuati gli adempimenti previsti dalla legge: nello specifico sulle somme corrisposte non figurano i contributi previdenziali e assistenziali. Ciò, evidentemente, comporta notevoli danni economici, non solo per quanto attiene all'entità della futura pensione, ma anche dal punto di vista della mancata riduzione dell'imponibile IRPEF, nonché di una decurtazione del TFR;
detta inadempienza appare ingiustificabile e illegittima visto che l'indennità di cui si parla rientra tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e perciò soggetti ad imposta ex articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sottoposti per dettato della medesima legge (art. 48-bis) alle disposizioni previste dal precedente articolo 48, articolo che si applica anche al calcolo dei contributi di previdenza e assistenza, così come previsto dall'articolo 6 del decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 314 per la determinazione del reddito da lavoro dipendente ai fini contributivi, 

considerato inoltre che:
al personale postelegrafonico in servizio presso altri organi costituzionali viene erogata la stessa indennità, per i medesimi motivi e detto emolumento è assoggettato regolarmente alla trattenuta per il fondo IPOST (Istituto Postelegrafonici), 

impegna il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori, per quanto di loro competenza, ad emanare apposita normativa affinché venga applicata la trattenuta IPOST sull'indennità dei dipendenti postelegrafonici del Senato, tuttora in servizio, al fine di sanare un'illegittimità e uniformare il trattamento previdenziale dei dipendenti delle P.T. (Poste e Telegrafi) del Senato a quello dei colleghi di altri organi costituzionali. 

9. Doc. VIII, n. 10. 2

Moro 

Ritirato

Il Senato, 

premesso che:
il lavoro dei senatori si caratterizza per una particolare concentrazione dell'attività nei giorni centrali della settimana; 

soprattutto i senatori non residenti a Roma hanno una particolare necessità di trattenersi, spesso fino a tarda ora, nei loro studi, 

impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto di loro competenza, a prevedere l'apertura dei Palazzi del Senato con il seguente orario:
dal lunedì al giovedì dalle 7.00 alle 24.00, il venerdì orario ridotto, il sabato e la domenica chiusura. 

9. Doc. VIII, n. 10. 3

Moro 

Respinto

Il Senato, 

premesso che:
i tempi ristretti dei lavori parlamentari tra Aula e Commissioni spesso non consentono ai senatori di avere molto tempo a disposizione per consumare i pasti nei comuni ristoranti in compagnia dei propri ospiti, 

impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto di loro competenza, a far sì che il giovedì, giorno di minore afflusso, anche gli ospiti possano accedere nel ristorante riservato ai senatori, fino a un massimo di dieci ospiti l'anno per senatore, dietro prenotazione e a pagamento. 

9. Doc. VIII, n. 10. 4

Moro 

Ritirato

Il Senato, 

premesso che:
le sedute dell'Aula particolarmente prolungate e le notturne comportano una notevole concentrazione ed afflusso di senatori al ristorante a loro riservato,
impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto di loro competenza, ad interdire, solo in questi casi, l'accesso al ristorante ai deputati. 

9. Doc. VIII, n. 10. 5

Moro 

Non posto in votazione (*)

Il Senato, 

premesso che:
i tempi di svolgimento dell'attività parlamentare spesso non consentono di svolgere una corretta attività sportiva con la dovuta continuità; 

è di fondamentale importanza per il mantenimento del giusto equilibrio psico-fisico della persona la pratica costante di un'attività sportiva, 

impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto di loro competenza, a destinare idonei spazi, all'interno dei Palazzi del Senato, da attrezzare per la pratica sportiva e il «fitness» (palestra, sala pesi e macchine, docce, sauna, bagno turco ecc.).
In tali strutture potranno accedere in giorni, orari e turni diversificati sia i senatori che i dipendÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿÿenti del Senato e dei Gruppi parlamentari. Ovviamente il servizio è a pagamento.
————
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione. 

9. Doc. VIII, n. 10. 6

Moro 

Non posto in votazione (*)

Il Senato, 

premesso che:
nei recenti concorsi per le assunzioni al Senato, i bandi riportavano requisiti per la partecipazione eccessivamente restrittivi, soprattutto per quanto riguarda l'età, in contrasto con le normative più recenti che hanno addirittura abolito questo tipo di requisito per l'accesso agli uffici pubblici,
impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto di loro competenza, ad evitare, in futuro, di emanare bandi di concorso con limiti e requisiti eccessivamente penalizzanti, in quanto la preparazione e la competenza dei candidati non dipendono dall'età, ma vanno accertati attraverso l'espletamento delle singole prove.
————
(*) Accolto dai senatori Questori. 

9. Doc. VIII, n. 10. 7

Moro 

Ritirato

Il Senato, 

premesso che:
i canoni dell'eleganza maschile negli ultimi anni si sono notevolmente evoluti e modificati; 

la cravatta non è più vista come accessorio indispensabile di distinzione e buon gusto nel vestire;
anche l'istituzione del Senato dovrebbe, per quanto è possibile, adeguarsi al mutare delle convenzioni e delle mode, 

impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto di loro competenza, ad emanare le opportune disposizioni affinché, almeno nei giorni di assenza dei lavori d'Aula e delle Commissioni, la cravatta non sia più ritenuta indispensabile per accedere ai Palazzi del Senato.
In caso di lavori essa è obbligatoria solo per l'accesso a Palazzo Madama. Ciò sarebbe quanto mai auspicabile nella stagione estiva. 

9. Doc. VIII, n. 10. 8

Moro 

Non posto in votazione (*)

Il Senato, 

premesso che:
è nota la carenza e la difficoltà di accesso agli asili nido a Roma; 

spesso l'impossibilità di trovare persone adeguate e qualificate alle quali affidare i propri figli piccoli, è una delle maggiori cause di assenza dal lavoro delle madri; 

impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza, per quanto di loro competenza, ad istituire, all'interno del Senato, appositi ed adeguati spazi da adibire ad asilo nido, con personale specializzato.
Ovviamente il servizio è a pagamento.
————
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione.

9. Doc. VIII, n. 10. 9

Elia, Castellani Pierluigi 

V. nuovo testo

Il Senato, 

vista la deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 58 del 1993 e sue successive modifiche e integrazioni, relativa al personale dipendente dei Gruppi Parlamentari; 

rilevato che i contributi finanziari del Senato ai Gruppi, destinati a garantire la stabilità del posto di lavoro del personale suddetto non sono stati più rivalutati dal Collegio dei Senatori Questori dal 1º gennaio 1998;
che il Presidente del Senato, nel messaggio ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari del 3 luglio 2000, ha sottolineato che i predetti contributi non possono essere destinati a «perseguire finalità estranee a quelle per le quali sono stati istituiti»;
vista la deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 119 del 1999, con la quale veniva dato mandato al Collegio dei Questori di riordinare la disciplina in materia di contribuzioni ai Gruppi parlamentari, 

impegna il Collegio dei Questori:
a rivedere, entro il 31 gennaio 2001, il sistema dei contributi ai Gruppi, prevedendo il rimborso ai Gruppi medesimi del costo effettivo di ogni dipendente con la contestuale introduzione di un limite massimo di rimborso collegato al profilo professionale e all'anzianità di ciascun lavoratore. 

9. Doc. VIII, n. 10. 9 (Nuovo testo)

Elia, Castellani Pierluigi 

Non posto in votazione (*)

Il Senato, 

vista la deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 58 del 1993 e sue successive modifiche e integrazioni, relativa al personale dipendente dei Gruppi Parlamentari; 

rilevato che i contributi finanziari del Senato ai Gruppi, destinati a garantire la stabilità del posto di lavoro del personale suddetto non sono stati più rivalutati dal Collegio dei Senatori Questori dal 1º gennaio 1998;
che il Presidente del Senato, nelle comunicazioni ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari del 3 luglio 2000, ha sottolineato che i predetti contributi non possono essere destinati a «perseguire finalità estranee a quelle per le quali sono stati istituiti»;
vista la deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 119 del 1999, con la quale veniva dato mandato al Collegio dei Questori di riordinare la disciplina in materia di contribuzioni ai Gruppi parlamentari, 

impegna il Collegio dei Questori:
a rivedere, entro la fine della legislatura, il sistema dei contributi ai Gruppi, dando certezza dei contributi stessi da parte del Senato.
————
(*) Accolto dai senatori Questori. 

9. Doc. VIII, n. 10. 10

Gubert 

Non posto in votazione (*)

Il Senato, 

impegna il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza a dotare i computer degli uffici dei senatori delle schede e dei collegamenti necessari per poter inviare documenti via fax direttamente dai computer stessi, contribuendo con ciò anche all'efficienza e alla riservatezza della trasmissione di documenti.
————
(*) Accolto dai senatori Questori. 

9. Doc. VIII, n. 10. 11

La Loggia, Mantica, Bosi, Castelli, Gubert, Martelli, Elia, Micele, Marini, Pettinato, Manzi, Fiorillo, Nava 

Non posto in votazione (*)

Il Senato, 

ritenuto che il problema del personale in servizio presso i Gruppi parlamentari debba ricevere un'adeguata soluzione che, mantenendo ferma la distinzione tra l'Amministrazione e i Gruppi stessi e salvaguardando il rapporto fiduciario tra Gruppi e personale in servizio presso i Gruppi stessi, dia opportuna soddisfazione alle esigenze di trasparenza e garanzia del rapporto di lavoro di tale personale,
impegna:
i senatori Questori ad individuare entro la fine della legislatura, di concerto con i Presidenti dei Gruppi parlamentari, un pacchetto organico di proposta da sottoporre ai competenti organi che, ponendo a base la stipulazione di un contratto unico collettivo di lavoro, raggiunga l'obiettivo di garantire una base omogenea di trattamento giuridico ed economico per il personale in servizio presso i vari Gruppi parlamentari.
————
(*) Accolto dai senatori Questori. 

9. Doc. VIII, n. 10. 12

Napoli Roberto, Folloni, Elia, Iuliano, La Loggia, Micele, Tarolli 

V. nuovo testo

Il Senato, 

preso atto dell'incremento che hanno registrato gli oneri sostenuti per gli adempimenti necessari allo svolgimento di compiti di istituto da parte dei Gruppi; 

valutato il carattere essenziale che riveste il buon funzionamento dei Gruppi ai fini del buon andamento della complessiva attività istituzionale del Senato;
preso altresì atto della inadeguatezza degli attuali livelli delle contribuzioni previste dalle vigenti Deliberazioni del Consiglio di Presidenza adottate in attuazione dell'articolo 16 del Regolamento del Senato in favore dei Gruppi parlamentare. 

sollecita, il Consiglio di Presidenza del Senato a deliberare un incremento del 50 per cento dei contributi: a) «ordinario», di cui alla deliberazione Consiglio di Presidenza 18 dicembre 1958, s.n., e successive modificazioni; b) «aggiuntivo alle Presidenze dei Gruppi», di cui alla deliberazione Consiglio di Presidenza 19 luglio 1984, s.n., e successive modificazioni; c) «speciale per spese di consulenza», di cui alla deliberazione del Consiglio di Presidenza 29 marzo 1977, s.n., e successive modificazioni; d) per «attività di supporto a favore dei Senatori», di cui alla deliberazione del Consiglio di Presidenza 3 agosto 1995, n. 71, e successive modificazioni. 

9. Doc. VIII, n. 10. 12 (Nuovo testo)

Napoli Roberto, Folloni, Elia, Iuliano, La Loggia, Micele, Tarolli 

Non posto in votazione (*)

Il Senato, 

preso atto dell'incremento che hanno registrato gli oneri sostenuti per gli adempimenti necessari allo svolgimento di compiti di istituto da parte dei Gruppi; 

valutato il carattere essenziale che riveste il buon funzionamento dei Gruppi ai fini del buon andamento della complessiva attività istituzionale del Senato;
preso altresì atto della inadeguatezza degli attuali livelli delle contribuzioni previste dalle vigenti Deliberazioni del Consiglio di Presidenza adottate in attuazione dell'articolo 16 del regolamento del Senato in favore dei Gruppi parlamentare. 

sollecita, il Consiglio di Presidenza del Senato a verificare ipotesi di incremento dei contributi: a) «ordinario», di cui alla deliberazione Consiglio di Presidenza 18 dicembre 1958, s.n., e successive modificazioni; b) «aggiuntivo alle Presidenze dei Gruppi», di cui alla deliberazione Consiglio di Presidenza 19 luglio 1984, s.n., e successive modificazioni; c) «speciale per spese di consulenza», di cui alla deliberazione del Consiglio di Presidenza 29 marzo 1977, s.n., e successive modificazioni; d) per «attività di supporto a favore dei Senatori», di cui alla deliberazione del Consiglio di Presidenza 3 agosto 1995, n. 71, e successive modificazioni.
————
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione. 

9. Doc. VIII, n. 10. 13

Napoli Roberto, La Loggia, Mantica, Iuliano, Micele, Elia, Tarolli 

Non posto in votazione (*)

Il Senato, 

considerata l'eventualità della insorgenza di conflitti di lavoro tra Gruppi parlamentari e rispettivi dipendenti; 

considerato che, al verificarsi di tali circostanze, il Gruppo parlamentare può trovarsi esposto a spese legali non previste, e che potrebbero raggiungere anche livelli di notevole portata;
tenuto conto altresì che a sostenere tali spese potrebbero essere chiamati anche i legali rappresentanti di Gruppi estinti, i quali, peraltro, potrebbero anche non ricoprire più la veste di parlamentare;
considerato inoltre che i contributi ordinario, aggiuntivo alle Presidenze dei Gruppi, speciale per spese di consulenza, nonché per attività di supporto a favore dei Senatori, sono finalizzati ad obiettivi funzionali ben definiti sicché l'impiego di parte di essi per finalità non previste potrebbe compromettere il proficuo svolgimento dei compiti di istituto assolti dai Gruppi, 

raccomanda ai Presidenti dei Gruppi parlamentari l'attivazione di un sistema di copertura assicurativa per far fronte alla evenienza di spese legali per i casi sopra richiamati.
————
(*) Accolto dai senatori Questori. 

9. Doc. VIII, n. 10. 14 (Nuovo testo)

Castelli, Stiffoni, Tirelli, Peruzzotti, Moro 

Non posto in votazione (*)

Il Senato, 

considerato che le sedute della Camera dei deputati possono essere seguite in diretta dai cittadini attraverso la trasmissione con sistema digitale satellitare,
impegna i senatori Questori ad attivarsi, previa verifica della fattibilità finanziaria, affinché anche il Senato sia dotato di tali sistemi di trasmissione.
————
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione con l'integrazione evidenziata. 

Allegato B
Dichiarazione di voto finale del senatore Carpinelli
sui Docc. VIII nn. 9 e 10
Signor Presidenti, colleghi, il Gruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo voterà a favore dei documenti VIII e IX relativi al «Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 1998» ed al «Progetto di Bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2000», esprimendo, al tempo stesso, apprezzamento per il lavoro svolto dai Senatori Questori nell'Ufficio di Presidenza, da tutti i loro collaboratori e da tutti i dipendenti del Senato. L'approvazione dei bilanci consuntivi e preventivi non può connotarsi come un atto rituale, un atto dovuto che si limita a registrare una situazione contabile di fatto derivante da una serie di rigidità degli uffici e dei servizi che si sono sedimentate nel tempo. 

Dobbiamo, invece, tenere presente che il bilancio è comunque uno strumento di governo dell'istituzione Senato che, come insieme di Senatori rappresentanti del popolo ed apparato burocratico-amministrativo, rappresenta uno dei pilastri fondamentali del nostro sistema democratico e della nostra Repubblica parlamentare.
Ma un sistema democratico basato sulla centralità del Parlamento funziona solo a condizione che le regole che governano tale istituzione siano profondamente e convintamente condivise da tutti in un comune sentire. Al contrario, in questi ultimi anni, è stata forte la sensazione di un tentativo organico di delegittimare l'istituzione parlamentare con la preoccupante conseguenza che solo poco più della metà dei cittadini italiani continua ad avere una fiducia senza riserve nella funzione e nell'azione del Parlamento stesso.
Non credo sia un buon esempio di costruttività legislativa il continuo ricorso alla richiesta di numero legale, né l'uso pervicace di legittimi strumenti regolamentari per porre in atto uno strisciante ostruzionismo su ogni provvedimento. Ma tant'è: il nostro Regolamento, come del resto la nostra Costituzione, trovano la loro funzionalità in un sistema parlamentare basato su partiti che avevano una loro matrice comune nella Resistenza, nell'antifascismo, nella difesa della libertà contro l'autoritarismo.
Oggi siedono in Parlamento partiti e forze politiche che hanno un senso affievolito di quella matrice, che hanno culture diverse e che intendono l'azione politica anche in termini di «spallate istituzionali».
Per questo, paradossalmente, il Regolamento del Senato non garantisce le maggioranze, non garantisce quella «dittatura della maggioranza» che è necessaria in democrazia, se si vuol dare risposte concrete e in tempi accettabili a quelli che sono i bisogni dei cittadini.
Le modifiche al Regolamento del Senato recentemente approvate, pur positive non sono risultate risolutive proprio perché non si sono realizzate in un contesto riformatore più ampio.
C'è una ragione in questo. La legislatura che volge alla fine doveva essere la legislatura delle riforme, riforme condivise che avrebbero dovuto disegnare l'Italia del futuro. L'aver fallito in questo campo, e non per colpa della maggioranza, il non aver messo in campo regole nuove necessarie in un sistema politico-istituzionale che sta cambiando, è una delle cause delle presenti incertezze, di un impalpabile malessere che attraversa la società italiana.
Il nostro sistema istituzionale democratico è saldo, ma vedo rischi di imbarbarimento della vita politica e vedo rischi di spinte populiste ed irrazionali che si muovono all'esterno ed a volte contro le istituzioni.
Malgrado ciò il Paese sta riacquistando stima e fiducia in se stesso, abbiamo il dovere anche da qui, anche da questa Aula parlamentare, di alimentare questa tendenza. Dobbiamo essere in grado di reggere la sfida della modernizzazione, la sfida che il futuro ci obbliga ad affrontare senza per questo perdere di vista quelli che sono i principi fondanti della nostra democrazia, che nel Parlamento debbono trovare il loro momento più alto nello sviluppo di una dialettica politica che deve svolgersi nel rispetto delle regole.
Fa piacere, in proposito, notare che il primo punto affrontato dalla Relazione dei Senatori Questori riguarda la riforma degli assetti organizzativi dell'Amministrazione dei Senato finalizzata a rendere sempre più efficace ed efficiente l'azione di questo ramo del Parlamento. Voglio leggere tutta la relazione e lo spirito che la informa, con questo taglio innovativo e, con la consapevolezza che solo battendo la strada del riformismo democratico potremo appieno svolgere i compiti che il popolo italiano ci ha affidato, ribadisco il voto favorevole sui documenti di bilancio sottoposti alla nostra attenzione. 
Senatore Carpinelli Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, trasmissione di documenti
Il Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, con lettera in data 29 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della legge 1º ottobre 1996, n. 509, la Relazione – approvata nella seduta del 29 novembre 2000 – sullo stato della criminalità nella città di Catania (Doc. XXIII, n. 48).
Detto documento sarà stampato e distribuito. 
Commissione speciale in materia d'infanzia,
presentazione del testo degli articoli
La Commissione speciale in materia d'infanzia, in data 29 novembre 2000, ha presentato il testo degli articoli, approvato in sede redigente dalla Commissione stessa, per i disegni di legge: Manieri ed altri. – «Modifica della disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori» (130-bis) (Stralcio degli articoli da 1 a 13 e dell'articolo 18 del disegno di legge n. 130, deliberato dall'Assemblea nella seduta del 26 febbraio 1998); Mazzuca Poggiolini ed altri. – «Nuova disciplina delle adozioni» (160-bis) (Stralcio degli articoli da 1 a 39 e da 60 a 74 del disegno di legge n. 160, deliberato dall'Assemblea nella seduta del 26 febbraio 1998); Bruno Ganeri ed altri. – «Modifica della disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori; norme per la campagna informativa e per la promozione dell'affidamento dei minori» (445-bis) (Stralcio degli articoli da 1 a 12 e da 22 a 24 del disegno di legge n. 445, deliberato dall'Assemblea nella seduta del 26 febbraio 1998); Bucciero ed altri. – «Riforma dell'articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione, con abolizione del limite massimo di età tra adottanti e adottando e definizione normativa della preferenza per l'invisibilità di fratelli adottandi» (852); Salvato ed altri. – «Nuove disposizioni in materia di adozioni» (1697-bis) (Stralcio degli articoli da 1 a 8 e da 18 a 20, dell'articolo 21 (eccetto il capoverso 8-quater del comma 1) e degli articoli 22 e 23 del disegno di legge n. 1697, deliberato dall'Assemblea il 26 febbraio 1998); Mazzuca Poggiolini. – «Modifiche alla legge n. 184 del 1983 per l'introduzione dell'adozione integrativa» (1895); Caruso Antonino ed altri. – «Modifica dell'articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione dei minori» (3128); Serena. – «Modifiche e integrazioni alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione» (3228); «Disposizioni in tema di età dei genitori idonei all'adozione» (4648), nonché sulla petizione n. 564. 
Domande di autorizzazione a procedere in giudizio,
trasmissione e deferimento
Il procuratore militare della Repubblica presso il tribunale militare di Padova, con lettera in data 24 novembre 2000, pervenuta il successivo 30 novembre, ha trasmesso la domanda di autorizzazione a procedere nei confronti del Colonnello Pappalardo per il reato di vilipendio delle Assemblee legislative (Doc. IV, n. 6).
Tale documento è stato deferito all'esame della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. 
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Presidente del Consiglio dei Ministri 

(Governo Amato-II)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 ottobre 2000, n. 295, recante disposizioni urgenti a sostegno del processo di stabilizzazione e sviluppo della Repubblica Federale di Jugoslavia (4903)
(presentato in data 29/11/00)
C.7376 approvato dalla Camera dei Deputati;

Ministro Affari Esteri 

(Governo Prodi-I)
Concessione di un contributo all'Istituto internazionale di diritto per lo sviluppo (IDLI), con sede in Roma (3384-B)
(presentato in data 01/12/00)
S.3384 approvato da 3º Aff. esteri; C.5273 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati;

Ministro Interno 

(Governo D'Alema-I)
Modifiche al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, concernenti disposizioni sanzionatorie contro le immigrazioni clandestine in transito (4904)
(presentato in data 01/12/00)
C.5506 approvato dalla Camera dei Deputati;

Ministro Affari Esteri 

(Governo Amato-II)
Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Rotterdam sulla procedura del consenso informato a priori per alcuni prodotti chimici e pesticidi pericolosi nel commercio internazionale, con allegati, fatta a Rotterdam il 10 settembre 1998 (4905)
(presentato in data 01/12/00

Dep. RUZZANTE Piero, ALVETI Giuseppe, ATTILI Antonio, BARTOLICH Adria, BASSO Marcello, BATTAGLIA Augusto, BIANCHI Giovanni, BIRICOTTI Anna Maria, BRUNALE Giovanni, CAMOIRANO Maura, CAPITELLI Piera, CARLI Carlo, CARUANO Giovanni, CENNAMO Aldo, CESETTI Fabrizio, CHIAVACCI Francesca, CHIUSOLI Franco, CORDONI Elena Emma, DEBIASIO CALIMANI Luisa, DEDONI Antonina, DI BISCEGLIE Antonio, DUCA Eugenio, GERARDINI Franco, GIACCO Luigi, GIANNOTTI Vasco, GIARDIELLO Michele, GRIGNAFFINI Giovanna, INNOCENTI Renzo, IZZO Franca, LABATE Grazia Luciana, LORENZETTI Maria Rita, LUCIDI Marcella, LUMIA Giuseppe, MANCINA Claudia, MARIANI Paola, NOVELLI Diego, PANATTONI Giorgio, PENNA Renzo, POMPILI Massimo, RICCI Michele, ROMANO CARRATELLI Domenico, ROSSIELLO Giuseppe, RUBINO Paolo, RUFFINO Elvio, SCANTAMBURLO Dino, SCIACCA Roberto, SCRIVANI Osvaldo, SIGNORINO Elsa Giuseppina, SCHMID Sandro, SPINI Valdo, STELLUTI Carlo, VIGNALI Adriano, VIGNI Fabrizio 

Abrogazione dell'articolo 3 della legge 31 maggio 1975, n. 191, in materia di arruolamento dei minorenni (4902)
(presentato in data 29/11/00)
C.6460 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.6416, C.5998);

Sen. DE CAROLIS Stelio, RIGO Mario, DUVA Antonio, OCCHIPINTI Mario, PAPINI Andrea, MELONI Franco Costantino, CARUSO Luigi, FIORILLO Bianca Maria 

Legge quadro sul settore fieristico (1375-B)
(presentato in data 01/12/00)
S.1375 approvato in testo unificato da 10º Industria (TU con S.2204, S.2129, S.1775); C.5051 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati (assorbe C.4692, C.2786, C.2573, C.2006, C.1730, C.337);

Dep. PROCACCI Annamaria 

Divieto di impiego di animali in combattimenti (4906)
c59-792-4694-5706-6583-6591-7109-7116-bis
(presentato in data 04/12/00)
Derivante da stralcio art. 4, 6, 8, 10, 11, 12 del DDL C.1784
C.59-BIS approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.6583, C.6591, C.5706, C.4694, C.792, C.7109, C.7116);

Dep. CALDEROLI Roberto 

Disciplina della professione di odontoiatra (2653-B)
(presentato in data 05/12/00)
C.72 approvato in testo unificato da 12º Aff. sociali (TU con C.1945, C.1362, C.1111, C.427); S.2653 approvato in testo unificato da 12º Sanità (TU con S.2246, S.1145, S.252, S.123); C.72-B approvato definitivamente, non ancora pubblicato dalla Camera dei Deputati;

Sen. RECCIA Filippo, SPECCHIA Giuseppe, CUSIMANO Vito 

Sanatoria degli abusi edilizi nei territori dei Comuni sprovvisti, da sempre, di piano regolatore generale (4900)
(presentato in data 29/11/00

Sen. RECCIA Filippo, SPECCHIA Giuseppe, CUSIMANO Vito 

Soppressione dei diritti di uso civico, delle trazzere demaniali e dei commissariati per la liquidazione degli usi civici (4901)
(presentato in data 29/11/00

Sen. PASTORE Andrea 

Sospensione di termini in caso di malattia o infortunio di libero professionista (4907)
(presentato in data 04/12/00

Sen. MANCA Vincenzo Ruggero 

Inclusione delle indennità connesse con l'impiego operativo nella base di calcolo dell'indennità di buonuscita dovuta, alla fine del servizio, agli appartenenti alle Forze armate ed alle Forze di polizia (4908)
(presentato in data 04/12/00

Sen. BONATESTA Michele, PALOMBO Mario 

Norme per la liquidazione al personale delle Forze dell'ordine dell'indennità pensionsabile di cui all'articolo 43 della legge 1º aprile 1981, n. 121 (4909)
(presentato in data 04/12/00

Sen. PEDRIZZI Riccardo, BONATESTA Michele, MAGLIOCCHETTI Bruno, BATTAGLIA Antonio, RAGNO Salvatore, MEDURI Renato 

Norme sulla obiezione di coscienza dei farmacisti per la vendita della cosiddetta «pillola del giorno dopo» (4910)
(presentato in data 05/12/00
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente

3ª Commissione permanente Aff. esteri

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 ottobre 2000, n. 295, recante disposizioni urgenti a sostegno del processo di stabilizzazione e sviluppo della Repubblica Federale di Jugoslavia (4903)
previ pareri delle Commissioni 1º Aff. cost., 5º Bilancio; È stato inoltre deferito alla 1º Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.
C.7376 approvato dalla Camera dei Deputati;
(assegnato in data 30/11/00

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. CAMBER Giulio
Facoltà di dichiarazione di nascita al comune di residenza della madre in luogo di quello sede della struttura in cui avviene il parto (4882)
previ pareri delle Commissioni 1º Aff. cost., 12º Sanità
(assegnato in data 05/12/00

12ª Commissione permanente Sanità

Sen. GAMBINI Sergio ed altri
Utilizzo dei defibrillatori semiautomatici (DAE) da parte di personale non sanitario (4873)
previ pareri delle Commissioni 1º Aff. cost., 5º Bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 05/12/00

13ª Commissione permanente Ambiente

Sen. LUBRANO DI RICCO Giovanni
Istituzione dei servizi di vigilanza ambientale (4774)
previ pareri delle Commissioni 1º Aff. cost., 5º Bilancio, 6º Finanze, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 05/12/00
Disegni di legge e petizioni, presentazione di relazioni
A nome della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), in data 28 novembre 2000, il senatore Parola ha presentato una relazione unica sui seguenti disegni di legge: «Disposizioni per la repressione dell'abusivismo edilizio nelle aree soggette a vincoli di tutela e modifiche alla legge 28 febbraio 1985, n. 47» (4337); Specchia ed altri. – «Sanatoria delle opere abusive completate entro il 31 dicembre 1995» (1817); Napoli Roberto ed altri. – «Riapertura del termine per la presentazione delle domande di concessione in sanatoria limitatamente ai direttori dei lavori» (2462); Veraldi. – «Proroga del termine per il pagamento dell'oblazione al condono di violazioni edilizie» (2769); Veraldi. – «Ulteriore proroga del termine di cui all'articolo 39, comma 11, di cui alla legge 23 dicembre 1994, n. 724, in materia di condono edilizio» (3415); Specchia ed altri. – «Proroga del termine di cui all'articolo 39, comma 11, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, in materia di condono edilizio» (3472), nonché sulla petizione n. 653. 
Governo, richieste di parere su documenti
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 24 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 526, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 98/5/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa a misure dirette a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale (792). 

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 30 novembre 2000, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), che dovrà esprimere il proprio parere entro il 9 gennaio 2001. La Giunta per gli affari delle Comunità europee, ai sensi dell'articolo 144, comma 3, del Regolamento, potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato. 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 24 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della legge 30 novembre 1998, n. 419, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante «Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230, recante il riordino della medicina penitenziaria» (793). 

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 30 novembre 2000, alla 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità), che dovrà esprimere il proprio parere entro il 20 dicembre 2000. La 2ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato. 

Il Ministro dei trasporti e della navigazione, con lettera in data 17 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2 della legge 15 giugno 1984, n. 245, la richiesta di parere parlamentare sul «Piano generale dei trasporti e della logistica» (n. 794). 

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 30 novembre 2000, alla 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni), che dovrà esprimere il proprio parere entro il 20 dicembre 2000. La 13ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato. 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 28 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16 della legge 27 luglio 2000, n. 212, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di statuto dei diritti dei contribuenti (n. 795). 

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 30 novembre 2000, alla 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro), che dovrà esprimere il proprio parere entro il 20 dicembre 2000. 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 29 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di regolamento per la semplificazione dei procedimenti per la concessione di contributi per la realizzazione di progetti pilota nel settore agroalimentare in Paesi non appartenenti all'Unione europea (n. 796). 

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 1º dicembre 2000, alla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), che dovrà esprimere il proprio parere entro il 31 dicembre 2000. 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 29 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell'articolo 13, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia (n. 797). 

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 1º dicembre 2000, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), che dovrà esprimere il proprio parere entro il 31 dicembre 2000. La 5ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato. 

Il Ministro dei trasporti e della navigazione, con lettera in data 30 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 35, della legge 17 maggio 1999, n. 144, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto interministeriale concernente la trasformazione dell'Ente Nazionale per l'Assistenza al volo in società per azioni (n. 798). 

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 4 dicembre 2000, alla 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) che dovrà esprimere il proprio parere entro il 24 dicembre 2000. 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 4 dicembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di regolamento concernente la disciplina delle vendite sottocosto (n. 799). 

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 4 dicembre 2000, alla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), che dovrà esprimere il proprio parere entro il 3 gennaio 2001. 
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici
Il Ministro dei trasporti e della navigazione ha inviato, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, le richieste di parere parlamentare sulle proposte di nomina: 

del dottor Francesco Nerli a Presidente dell'Autorità portuale di Napoli (n. 161); 

dell'avvocato Fulvio Bonavitacola a Presidente dell'Autorità portuale di Salerno (n. 162). 

Ai sensi dell'articolo 139-bis del Regolamento, tali richieste sono state deferite, in data 30 novembre 2000, alla 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni). 
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, con lettere in data 29 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 30, penultimo comma, della legge 20 marzo 1975, n. 70, le relazioni – corredate del bilancio preventivo e consuntivo per l'esercizio finanziario 1998, nonché dalla pianta organica vigente – concernenti l'attività svolta dai seguenti enti pubblici nell'anno 1999: 

Ente Nazionale per il turismo (ENIT);
Istituto Nazionale per le conserve alimentari. 

Le suddette documentazioni saranno inviate alla 10ª Commissione permanente.
Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, con lettera in data 24 novembre 2000, ha trasmesso copia del Libro Bianco dal titolo «Velocità, semplicità, sviluppo. Politiche per l'innovazione e le imprese nuove», approvato dal Consiglio dei ministri nella riunione del 23 novembre 2000.
Detto documento sarà trasmesso alla 5ª e alla 10ª Commissione permanente.
Con lettere in data 28 e 30 novembre 2000, il Ministro dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Bovegno (Brescia), Martirano (Catanzaro), Lubriano (Viterbo), Castrolibero (Cosenza), Gavi (Alessandria), Maierato (Vibo Valentia), Gravere (Torino), Rocca Priora (Roma).
Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, con lettera in data 27 novembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 22, comma 10, della legge 23 dicembre 1999, n. 489, copia del decreto ministeriale n. 91338 del 22 novembre 2000, con il quale sono state apportate variazioni compensative tra capitoli di diverse unità previsionali di base inserite nello stato di previsione del Ministero della difesa, per l'anno finanziario 2000.
Tali comunicazioni saranno deferite alla 4ª e alla 5ª Commissione permanente.
Il Presidente della Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, con lettera in data 28 novembre 2000, ha inviato, in applicazione dell'articolo 13, comma 1, lettera n), della legge 12 giugno 1990, n. 146, come innovata dalla legge 11 aprile 2000, n. 83, copia del verbale n. 398 della seduta plenaria della Commissione stessa avvenuta in data 19 ottobre 2000.
Il suddetto verbale sarà trasmesso alla 11ª Commissione permanente. 

In data 29 novembre 2000, sono pervenute al Senato le relazioni sullo stato di attuazione delle leggi pluriennali di spesa presentate dalle Amministrazioni interessate ed il relativo quadro riassuntivo predisposto dal Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (Doc. XIII, n. 5-bis).
Detto documento – che, ai sensi dell'articolo 15 della legge 5 agosto 1978, n. 468, come modificato dall'articolo 9 della legge 23 agosto 1988, n. 362, costituisce un allegato alla «Relazione previsionale e programmatica per l'anno 2000» (Doc. XIII, n. 5), già annunciata all'Assemblea nelle sedute del 3 ottobre 2000 (la I sezione) e del 25 ottobre 2000 (la II sezione) – sarà trasmessa alla 5ª Commissione permanente.
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 1º dicembre 2000, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 6, lettera c), della legge 26 febbraio 1987, n. 49, la relazione sull'attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo per l'anno 1999 (Doc. LV, n. 5).
Detti documenti sono stati inviati alle Commissioni permanenti 3ª, 5ª e 6ª. 
Autorità per le garanzie nelle comunicazioni,
trasmissione di documenti
Il Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 9, della legge 31 luglio 1997, n. 249, l'integrazione al piano per una rete della società concessionaria del servizio radiotelevisivo pubblico che non può avvalersi di risorse pubblicitarie. 

Tale richiesta è deferita dal Presidente della Camera dei deputati, d'intesa con il Presidente del Senato, alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 30 gennaio 2001. 
Mozioni
MONTELEONE, MACERATINI, CUSIMANO, MANTICA, PEDRIZZI, PACE, MARRI, BATTAGLIA, BORNACIN, CURTO, DEMASI, PALOMBO, BASINI, BEVILACQUA, BONATESTA, BOSELLO, BUCCIERO, CARUSO Antonino, CASTELLANI Carla, COLLINO, COZZOLINO, DANIELI, DE CORATO, FISICHELLA, FLORINO, MAGGI, MAGLIOCCHETTI, MAGNALBÒ, MEDURI, MULAS, PASQUALI, PELLICINI, PONTONE, RAGNO, RECCIA, SERENA, SERVELLO, SILIQUINI, SPECCHIA, TURINI, VALENTINO, ZAMBRINO, SELLA DI MONTELUCE, CARUSO Luigi, FIRRARELLO, LAURO, MANFREDI, LAURIA Baldassare, TOMASSINI, PORCARI, BALDINI, GRECO, COSTA, BRUNI, VALLETTA, LAVAGNINI, ROBOL, CONTESTABILE, MINARDO, VERALDI, DIANA Lino, CIRAMI, GERMANÀ, NOVI, PIANETTA, PETTINATO. - Il Senato, 

premesso:
che in data 12 ottobre 1999 era stata presentata la mozione 1-00445, firmata da ben 85 senatori, della quale lo scrivente senatore Monteleone era primo firmatario e che a tutt'oggi non risulta sia mai stata calendarizzata in Aula;
che nella città di Imola (Bologna) la giunta comunale ha previsto ormai da anni un progetto integrato di ridefinizione urbanistica ed architettonica del centro storico, noto come «Sistema delle tre piazze», ed ha indetto un concorso ad hoc il cui bando, all'articolo 2, sotto la voce «scopo del concorso» predeterminava l'ambito di progettazione della piazza principale escludendo esplicitamente il Monumento ai caduti;
che nel suddetto progetto è invece stato previsto e deliberato lo spostamento del Monumento ai caduti dalla piazza principale della città, dove ora si trova per espresso desiderio delle famiglie dei caduti che lo hanno fortemente voluto nonché pagato, ad una zona più periferica destinata a parcheggio;
che lo spostamento del monumento è già stato preceduto dall'inopportuna quanto offensiva rimozione delle targhe commemorative dei nomi dei caduti che prima vi erano posizionate a ridosso;
che, in considerazione dello sconcerto che perdura ormai da tempo in molti cittadini nonché di notizie riportate dalla stampa, confermate poi da un comunicato stampa rilasciato a suo tempo dal segretario comunale, secondo le quali ci sarebbero state delle irregolarità nella apertura delle buste, alcuni consiglieri comunali presentavano un esposto alla procura della Repubblica presso il tribunale di Bologna;
che in data 28 novembre 1996 l'onorevole Filippo Berselli presentava alla Camera dei deputati l'interrogazione 4-05683 al competente Ministro per la funzione pubblica, dalla quale si evince che i concreti problemi che affliggono la città di Imola sono ben altri e non certo lo spostamento del Monumento ai caduti, che tra l'altro implica un notevole dispendio di denaro pubblico;
atteso che la data dello spostamento del Monumento appare ormai imminente e che gli stanziamenti per questo scopo sono previsti dalla delibera n. 335 del 3 agosto 2000 del comune di Imola e suddivisi in tre stralci di cui i primi due negli anni 2001-2002 ed il cui costo globale ammonta a circa 6 miliardi di lire,
impegna il Governo ad attivarsi affinché il comune di Imola si prenda un'adeguata pausa di riflessione e riveda la predetta delibera che impegna una così ingente cifra in una operazione assai malvista da gran parte dei cittadini imolesi, e comunque ad attivarsi per evitare che il suddetto Monumento venga smontato per poi chissà quando essere rimontato, rischiando così di rovinare un'opera ritenuta da illustri architetti e cultori d'arte, anche internazionali, di assoluto valore monumentale, non dimenticando che l'artista autore dell'opera può vantare la realizzazione dei bassorilievi dell'Altare della patria e di altre opere in campo nazionale ed internazionale. 
(1-00612)
CASTELLI, WILDE, PERUZZOTTI, MORO, STIFFONI, ANTOLINI, BRIGNONE, TIRELLI, PROVERA, LEONI. – Il Senato, 

premesso:
che presso la 10ª Commissione permanente è da tempo in calendario l'approvazione del disegno di legge n. 4280 recante «Delega al Governo per il recepimento della direttiva n. 98/44/CE sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche»;
che l'emanazione della summenzionata direttiva ha creato grande imbarazzo sia nell'opinione pubblica che nelle diverse forze politiche nazionali ed europee;
che il ricorso alla Corte di giustizia europea, sottoscritto anche dall'Italia, presentato per evitare l'applicazione della direttiva n. 98/44/CE è stato, seppur per motivi tecnico-giuridici, rigettato dalla Corte stessa; tale determinazione ha dunque concesso un sostanziale via libera a una direttiva tanto discutibile quanto eticamente inaccettabile;
che la genetica, associata alle tecnologie informatiche, rappresenta il nuovo grande business mondiale ed è quindi facile appetito dei grandi gruppi di potere che utilizzano la globalizzazione dei mercati come fonte di ricchezza e di sfruttamento;
che l'assegnazione di un valore commerciale alla vita, sia essa di origine animale che vegetale, oltre a risultare eticamente improponibile, rappresenta anche la premessa per la creazione di un nuovo tipo di sfruttamento economico rivolto in particolare ai paesi poveri ed in via di sviluppo che, ad oggi, non dispongono di adeguati strumenti di tutela delle proprie risorse genetiche;
considerato:
che le perplessità in campo etico e giuridico sopra riportate si sono amplificate a causa della concessione da parte dell'EPO (European patent office) di un brevetto su materiale genetico umano;
che l'EPO non rappresenta direttamente gli uffici della Commissione ed è quindi privo di vigilanza istituzionale; tale mancanza di collegamento fra EPO e Commissione rappresenta, di conseguenza, un gravissimo limite per tutti i paesi membri che, come è noto, sono sottoposti a fortissime pressioni internazionali miranti a smantellare il nostro sistema di garanzie sociali ed ambientali, nonché i valori etici e culturali che caratterizzano i diversi popoli europei;
che la concessione di brevetti su materiale genetico ha creato forte allarmismo nel mondo scientifico e della ricerca, che potrebbero essere fortemente limitati nella propria libera attività a causa della creazione di veri e propri «monopoli» genetici;
considerato inoltre che la tutela della vita, a partire dalla tutela del patrimonio genetico proprio, non si può esprimere solamente attraverso il rispetto della vita umana, ma garantendo eguali diritti e dignità anche agli animali e ai vegetali, i quali formano con l'uomo un patrimonio che non può e non deve in alcun modo trovare padroni o sfruttatori,
impegna il Governo:
a non recepire la direttiva comunitaria n. 98/44/CE così come formulata, promuovendo altresì una Conferenza europea che rivaluti con attenzione la delicata materia della brevettabilità di parti o di derivati di materiale genetico umano, animale e vegetale;
ad attivarsi presso i competenti organismi europei ed internazionali affinchè vengano ricercate delle alternative e meno vincolanti forme di «garanzia» per i soggetti che intendono tutelare le proprietà intellettuali inerenti materiale genetico;
a promuovere idonee iniziative in sede comunitaria affinchè gli organismi deputati alla concessione dei brevetti a livello europeo rientrino, in tutto o in parte, nella sfera delle competenze istituzionali proprie della Commissione e del Parlamento europeo;
a sostenere, presso l'Unione europea, la nascita di una iniziativa su scala mondiale che preveda la tutela assoluta del patrimonio genetico umano, animale e vegetale, rifiutando ogni tipo di proprietà esclusiva per la materia vivente. 
(1-00613)
CASTELLI, WILDE, PERUZZOTTI, MORO, STIFFONI, ANTOLINI, BRIGNONE, TIRELLI, PROVERA, LEONI. – Il Senato, 

premesso:
che l'introduzione in agricoltura degli organismi geneticamente modificati (OGM) ha sollevato grosse perplessità e notevoli dubbi nell'opinione pubblica;
che tali perplessità sono state espresse anche da molti scienziati che definiscono ancora incerte sull'organismo umano le conseguenze a lungo termine della diffusione di OGM;
che si sono già verificati casi di allergie nelle persone riconducibili all'ingresso di sostanze modificate geneticamente nel ciclo alimentare o direttamente sugli animali;
che le sperimentazioni effettuate in campo hanno dimostrato che alcune tossine derivanti da OGM possono essere estremamente dannose per l'ecosistema;
che l'Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito il principio della cautela sulle sostanze potenzialmente pericolose raccomandando, in caso di incertezza, la non adozione di tali sostanze;
che lo sviluppo di un'agricoltura con uniformità genetica nelle colture distruggerebbe gran parte della biodiversità terrestre; inoltre porterebbe ad una pericolosa dipendenza per tutte le filiere produttive nei confronti di pochi detentori di brevetti dotati di una grande forza economica;
che per rendere ancor più remunerativi i brevetti si sta procedendo alla sterilizzazione dei semi delle piante, con gravi ripercussioni sui paesi poveri dove spesso si vive grazie a sistemi agricoli di sussistenza;
considerato:
che in Europa il nostro paese è secondo solo alla Francia per quantità di concessioni di colture di OGM a titolo «sperimentale»;
che il Parlamento ha il dovere di impegnarsi a valorizzare l'economia del settore agricolo, a migliorarne la competitività e a promuovere la qualità delle sue produzioni, secondo le nuove strategie comunitarie di Agenda 2000;
che il Governo ha l'obbligo morale e giuridico di informare correttamente i cittadini sui rischi derivanti dall'introduzione di OGM nella alimentazione umana e animale;
che i nuovi regolamenti comunitari sull'etichettatura degli alimenti transgenici appaiono di difficile applicazione, nonché troppo superficiali rispetto alla necessaria tracciabilità di tutta la filiera produttiva,
impegna il Governo affinché in ossequio al «principio di precauzione»:
venga avviata una moratoria di almeno cinque anni sulle coltivazioni sperimentali di OGM e su eventuali allevamenti con sperimentazioni genetiche sugli animali;
non vengano concesse nuove autorizzazioni all'immissione in commercio di prodotti contenenti OGM per un periodo di almeno cinque anni;
si chieda all'Unione europea di impegnarsi per la valorizzazione delle produzioni biologiche e tipiche e della biodiversità alimentare, promuovendo l'obbligo di non utilizzo di OGM nei prodotti certificati DOP, IGP, DOC, DOCG, IGT e per eventuali altre denominazioni che legano un alimento alle tradizioni del proprio territorio di origine;
si adoperi nelle sedi opportune affinché siano rivisti i regolamenti comunitari sull'etichettatura dei cibi transgenici, promuovendo l'introduzione dell'obbligo della tracciabilità su tutta la filiera produttiva e distributiva;
si creino le condizioni tecniche e culturali nelle università e nei centri di sperimentazione, in collaborazione con gli enti locali, per avviare modelli di agricolture e allevamenti con metodi indenni da OGM, con il recupero di colture e razze caratteristiche;
si rafforzi adeguatamente la capacità di ricerca pubblica nel campo delle manipolazioni genetiche per esercitare funzioni di controllo e di giudizio indipendenti da interessi privati. 
(1-00614)
ELIA, MONTICONE, GIARETTA, VERALDI, CASTELLANI Pierluigi, ZILIO, MONTAGNINO, FOLLIERI, RESCAGLIO. – Il Senato, 

premesso:
che l'Italia, unitamente agli altri Stati membri del Consiglio d'Europa, ha sottoscritto la Convenzione di Oviedo del 4 aprile 1997 per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignità dell'essere umano riguardo all'applicazione della biologia e della medicina, nonché il Protocollo addizionale del 12 gennaio 1998, n. 168, sul divieto di clonazione di esseri umani;
che tali accordi internazionali rivestono fondamentale importanza in quanto stabiliscono le frontiere che la scienza non deve oltrepassare nel campo delle manipolazioni genetiche dell'uomo;
che in data 24 ottobre 2000 è stato presentato in Senato ad iniziativa del Gruppo del PPI, un disegno di legge (atto Senato n. 4852) per la ratifica e l'esecuzione della Convenzione di Oviedo e del relativo Protocollo addizionale, al fine di rendere finalmente operanti nella sfera dell'ordinamento interno italiano le norme dei predetti accordi,
impegna il Governo ad appoggiare in sede parlamentare la ratifica della Convenzione e del Protocollo suddetti e ad adottare sollecitamente i decreti legislativi occorrenti per la loro attuazione. 
(1-00615) Interpellanze
DIANA Lino. – Ai Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato, del lavoro e della previdenza sociale e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. – Premesso che: 

come più volte rilevato in precedenti interpellanze, la situazione economica della provincia di Frosinone va rapidamente peggiorando, a causa soprattutto della crisi nel settore industriale a seguito della fuoriuscita del territorio provinciale dal regime degli sgravi contributivi decretato dal Governo Berlusconi nell'agosto del 1994;
in questi giorni si profila un nuovo durissimo colpo ai livelli occupazionali nel settore industriale: la Videocolor spa di Anagni, facente parte della multinazionale francese Thomson, infatti, ha invitato le organizzazioni sindacali ad un incontro per poter discutere le prestazioni operative dello stabilimento e le misure di produttività da realizzare;
tale iniziativa prelude necessariamente ad una gravissima riduzione della forza lavoro nello stabilimento di Anagni, in una zona già reiteratamente colpita da fenomeni di riduzione occupazionale,
si chiede di conoscere:
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare per convocare i rappresentanti dell'azienda e dei lavoratori sì da tentare ogni sforzo per la salvaguardia dei livelli occupazionali;
in occasione della approvazione della legge finanziaria 2001, quale atteggiamento intendano assumere in ordine alle proposte emendative della stessa dirette a convogliare nella provincia di Frosinone risorse idonee a migliorarne il tessuto industriale attraverso la realizzazione, l'adeguamento ed il miglioramento delle infrastrutture al servizio dell'attività produttiva, in modo da rendere il territorio più competitivo e quindi più appetibile per gli investimenti. 
(2-01185)
FIGURELLI, ANGIUS, ELIA, DE LUCA Athos, MARINO, RUSSO SPENA, FALOMI, D'ALESSANDRO PRISCO, LOMBARDI SATRIANI, CALVI, BRUNO GANERI, AYALA, MELE, DIANA Lorenzo, PELELLA, BONFIETTI, PAGANO, BERTONI, VISERTA COSTANTINI, DE ZULUETA, NIEDDU, LAURICELLA, BARRILE, MONTAGNINO. – Ai Ministri della giustizia, per la solidarietà sociale e dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. – Per conoscere: 

le valutazioni del Ministri sulla udienza preliminare del processo a carico di Salvatore Tamburello, Pietro e Salvatore Grasso, Teodoro Rizzuto, Angelo Di Peri, Antonino Mercurio e Maria Caracappa, da cui ha trovato in gran parte conferma il pericolo grave denunciato nell'interpellanza 2-01183 del 28 novembre 2000: che i minori vittime di violenze sessuali nel quartiere Albergheria di Palermo potessero vedersi privati dei loro diritti di «parti offese» ad essere tutelati nei loro interessi materiali e morali, e che potesse verificarsi una obiettiva condizione di «abbandono» proprio da parte di istituzioni preposte a tutelare questi bambini di fronte alle situazioni di «abbandono» familiare (nella udienza, infatti, si sono costituiti parte civile il comune di Palermo, l'Associazione Santa Chiara, l'assessore pro-tempore del comune di Palermo alle attività per la persona, la famiglia, e la comunità, dottor Giuseppe Bruno, nominato dal Tribunale per i minorenni «tutore provvisorio» dei minori M.Z, P:LN, S:L:N, G.P, V.P, G.V, A.V, N.V, A.V, C.V, Cr.V, D.V, mentre, ad eccezione di una madre esercente la patria potestà sul minore E.T, nessun genitore si è presentato e costituito parte cvile, probabilmente a causa di quella che gli interpellanti avevano già denunciato come «la forza delle omertà e delle intimidazioni sulle famiglie» dei bambini offesi);
se oltre gli accertamenti già richiesti nella citata interpellanza 2-01183 anche su «ogni eventuale ritardo, difficoltà, o non adeguata attenzione, che all'interno degli uffici giudiziari possa compromettere i diritti dei minori alla propria difesa», i Ministri non ritengano di dover verificare anche:
1) perché per alcuni minori la costituzione di parte civile nel processo ha visto protagonista un «tutore provvisorio» nominato dal Tribunale per i minorenni quale il citato assessore comunale di Palermo, mentre gli altri minori «parti offese» non tutelati dalle loro famiglie, assenti all'udienza, non hanno trovato tutori e sono restati «bambini-senza»;
2) perché il presidente del Tribunale per i minorenni, e/o, in extremis, lo stesso Pubblico ministero, non hanno, di fronte al manifesto «abbandono» dei minori da parte delle loro famiglie, provveduto ad indicare al giudice dei «curatori speciali», e abbiano così rinunziato ad usare gli idonei strumenti loro offerti dal codice di procedura penale (articolo 77, comma 2 ed ultimo comma);
3) perché una stasi sembra essere seguita dopo il forte impulso che la Procura della Repubblica di Palermo ha saputo dare alla ricerca di verità e giustizia sulle violenze ai bambini (con i positivi risultati del processo contro Rosario Firemi più 10 – la cosiddetta «operazione solletico» – concluso anche in secondo grado con condanna di tutti gli imputati), e una carenza sembra essersi manifestata nelle indispensabili sinergie tra i soggetti istituzionali che dovrebbero concorrere a tutelare i minori, come, per esempio, quella evidente proprio nel processo in corso a proposito del «conflitto di interessi» manifesto tra i minori citati nella interpellanza 2-01183 e il loro padre (mentre il Pubblico ministero, nel rigettare l'istanza degli «affidatari» per la loro nomina a «curatori speciali» dei minori A.V e A.V, ha scritto del loro padre che egli «secondo gli accertamenti svolti da questo Ufficio non ha mai, a differenza della moglie, preso parte, nemmeno in forma omissiva, agli abusi posti in essere contro la sua prole e che anzi, una volta emersi i fatti di reato, tale genitore non ha esitato a collaborare con l'autorità giudiziaria al fine dell'accertamento dei fatti», il Tribunale per i minorenni, dopo i due decreti con cui aveva posto il divieto di incontri e di contatti telefonici tra i minori e i loro genitori, ha deciso la sospensione dalla patria potestà non solo della madre, Maria Caracappa (ancora in stato di detenzione con l'accusa di aver indotto e costretto i propri figli a compiere e a subire gli abusi sessuali da parte degli altri coimputati), ma anche del padre, motivando, tra l'altro, «che la gravità e la reiterazione nel tempo dei fatti ascritti alla madre, nonché il fatto che alcuni dei minori abbiano accusato anche il padre di aver partecipato alle violenze, costituiscono un grave sintomo dell'incapacità del padre di tutelare i figli nel proprio stesso ambito familiare»;
se non ritengano i Ministri che la condizione umana, l'organizzazione della vita civile, e la legalità, rischino nel quartiere dell'Albergheria di subire un altro colpo, qualora, per i «bambini-senza» ancora non rappresentati nel processo, o non si accolga l'istanza della parrocchia Santa Chiara ad essere ammessa quale «tutore» dei minori parti offese, o il Presidente del Tribunale e il Pubblico ministero continuino a non esercitare gli strumenti loro riconosciuti dal Codice di procedura;
quali iniziative intendano i Ministri promuovere affinchè sia fatta verità sulle ragioni della mancata partecipazione all'udienza delle famiglie dei bambini parti offese e della loro mancata costituzione di parte civile, e sia individuata e perseguita ogni intimidazione che possa essere stata loro rivolta. 
(2-01186) Interrogazioni
SARTO. – Ai Ministri della difesa e per i beni e le attività culturali. – Premesso: 

che la Consap ha pubblicato inopinatamente un avviso di vendita in cui sono inseriti Forte Sirtori a Spinea (Venezia), il cui prezzo è stato stimato in 860 milioni di lire, e Forte Alberoni, stimato 4 miliardi e 194 milioni di lire;
che il prossimo 11 dicembre scade il termine entro cui presentare offerte per l'acquisto dei due forti;
che il prezzo stimato risulta in ogni caso eccessivo, trattandosi di immobili vincolati, e non sono mai stati esplicitati i criteri di stima;
che il comune di Spinea ha chiesto di acquisire Forte Sirtori, ma ad un prezzo inferiore a quello stimato dalla Consap e che tenga conto delle finalità pubbliche, culturali e sociali dell'utilizzazione da parte dell'ente locale;
che se il Forte fosse venduto a privati se ne comprometterebbe la fruizione pubblica e ne sarebbero messe a rischio le valenze architettoniche ed ambientali;
che la messa in vendita contrasta con quanto assicurato dal Ministro della difesa il 20 ottobre 2000 nel corso della sua visita a Venezia, allorquando aveva garantito che nessun bene del Campo trincerato di Mestre sarebbe stato venduto prima di un approfondito confronto con gli enti locali interessati ad un riutilizzo sociale e culturale di queste strutture;
che tale assicurazione del Ministro è stata fatta tenendo conto del regolamento già emanato che limita e regola la vendita del patrimonio demaniale di interesse storico-artistico; di quanto approvato al Senato nel disegno di legge collegato alla finanziaria sulla valorizzazione degli immobili demaniali ove si conferma l'applicazione di detto regolamento anche all'elenco degli immobili affidati alla Consap e la possibilità di applicare ai medesimi l'attribuzione gratuita del 51 per cento agli enti locali con la formazione di società miste; di quanto ancora disposto nella legge finanziaria per il 2001, già approvata alla Camera dei deputati, che prevede l'eventuale riduzione del prezzo di stima in sede di Conferenza dei servizi, tenendo conto degli scopi pubblici, sociali e culturali degli enti locali richiedenti;
che si è saputo della possibile presenza di ordigni esplosivi nel Forte Sirtori solo in seguito all'emanazione di un bando per lo sminamento, quando invece il Forte è stato dato in gestione provvisoria al comune di Spinea senza avvertire di tali gravi rischi;
considerato che la dismissione di tali beni non può avvenire se non dietro esplicito e formale consenso del Ministero per i beni e le attività culturali trattandosi di beni vincolati,
si chiede di sapere:
come mai il prezzo di stima sia così alto e se abbia veramente tenuto conto dei vincoli di carattere storico-artistico delle fortificazioni; 
come mai non sia stato avvisato il comune di Spinea, che ha avuto in gestione temporanea Forte Sirtori, della presenza di ordigni esplosivi, rivelata solo con l'emanazione del bando per lo sminamento;
se il Ministro per i beni e le attività culturali intenda intervenire subito per impedire l'alienazione a privati del Forte Sirtori, tenendo conto dell'interesse storico-artistico dell'immobile in oggetto, della sua conservazione e del mantenimento nel tempo della pubblica fruizione;
se il Ministro della difesa intenda sospendere con urgenza la procedura della vendita, essendo in particolare stato richiesto Forte Sirtori dal comune di Spinea e avendo il Governo inserito nella legge finanziaria per il 2001 l'articolo sopracitato che in particolare rinvia alla Conferenza dei servizi con gli enti locali che richiedano l'immobile. 
(3-04162)
MORO. – Al Ministro della giustizia. – Premesso che: 

il giorno 29 novembre 2000 presso l'hotel «Ergife» di Roma doveva tenersi il concorso di cui al decreto del direttore generale in data 10 dicembre 1999 per 200 posti di notaio;
nel maggio del 2000 si tenevano le prove di preselezione e successivamente era fissata la data per le prove scritte, stabilita per la fine di settembre 2000;
nella Gazzetta Ufficiale del 5 settembre 2000 le prove scritte erano rinviate al 29-30 novembre e 1º dicembre 2000;
il rinvio della data d'effettuazione delle prove era conseguente al corposo numero di ricorsi pendenti avanti la magistratura di tutta Italia;
l'intervento della magistratura amministrativa – intervento che negli ultimi due anni ha avuto un incremento esponenziale dopo il ricorso alla medesima da parte di alcuni candidati anche figli di membri del Consiglio nazionale del notariato – ha, di fatto, condizionato il celere svolgimento del concorso;
il Consiglio di Stato nella serata del 28 novembre 2000 deliberava l'esclusione di circa 60 candidati a seguito dell'esame dei ricorsi; 
l'afflusso dei candidati nella sede predisposta avveniva a partire dalle ore 8,00 del giorno 29 novembre 2000 senza che a quell'ora si fosse a conoscenza dei provvedimenti di esclusione;
la commissione d'esame, peraltro conoscendo in via informale le decisioni del Consiglio di Stato, prima ammetteva tutti i concorrenti e poi, sulla base di carente documentazione, pretendeva l'espulsione dei ricorrenti per i quali il Consiglio di Stato si era pronunciato il giorno precedente, revocando le sospensive concesse dai TAR;
la situazione sfuggiva di mano alla commissione con problemi di ordine pubblico ed alle ore 16,45 veniva data comunicazione ai candidati del rinvio del concorso;
la decisione ha provocato, naturalmente, uno stato di tensione maggiore di quello che aveva caratterizzato tutta la giornata soprattutto per quanti fin dal giorno precedente erano convenuti regolarmente a Roma da ogni parte del territorio nazionale per sostenere le prove d'esame;
la spesa media che i candidati hanno sopportato si aggira attorno ai 2 milioni di lire tenendo conto sia del viaggi che dei pernottamenti a Roma per tutto il periodo di durata delle prove (fino a venerdì 1º dicembre) e che in pratica risultano sprecati;
a questo punto si renderà necessaria una nuova convocazione con ulteriore avviso nella Gazzetta Ufficiale;
ai disagi sopra descritti si sommano quelli già rappresentati con l'interrogazione 4-21131 in data 8 novembre 2000 a firma dello scrivente e di altri senatori,
l'interrogante chiede di sapere:
per quale motivo alla commissione esaminatrice non sia stato dato tutto il supporto necessario per deliberare compiutamente e celermente in merito all'ammissione od esclusione dei candidati ricorrenti, in considerazione che era a tutti nota l'adunanza del Consiglio di Stato del 28 novembre 2000;
se si intenda rispettare una volta per tutte il disposto delle leggi 6 agosto 1926, n. 365, e 16 febbraio 1913, n. 89, quest'ultima modificata dalla legge 26 luglio 1995, n. 328, ed effettuare almeno una volta all'anno il concorso per notaio;
quali iniziative si intenda intraprendere per punire chi di competenza per la sistematica e dolosa violazione di tale legge;
se si intenda bandire, come disposto dalle leggi citate, entro il corrente anno, un nuovo concorso;
se, alla luce di quanto accaduto, si intenda quanto meno sbloccare con effetto immediato la situazione di stallo venutasi a creare nel precedente concorso (anche lì la magistratura amministrativa è stata chiamata ad intervenire da alcuni candidati, sempre sulla base dei precedenti sopra citati), formando la graduatoria – quanto meno parziale – per candidati idonei e non ricorrenti, che hanno sostenuto le prove orali nel lontano giugno di quest'anno e che hanno diritto di iniziare a lavorare;
se quindi alla (apparente) libera professione di notaio sia data facoltà agli aspiranti di accedere effettivamente, senza invece constatare (con piacere di quelli in esercizio) il sistematico calo del numero degli iscritti a ruolo (ed il loro conseguente aumento di reddito);
se quanto esposto nelle premesse corrisponda al vero e se il Ministro in indirizzo sia stato tempestivamente informato dell'accaduto;
se non ritenga di riferire immediatamente in Aula quali provvedimenti urgenti abbia assunto affinché venga definitivamente concluso il concorso del 1999 entro il corrente anno e disposta l'assegnazione delle sedi ai vincitori;
se vi siano responsabilità in merito all'accaduto e se siano stati assunti i provvedimenti conseguenti;
se non sia il caso di provvedere al rimborso delle spese sostenute dai candidati provenienti da fuori la città di Roma al fine di evitare sin da ora l'insorgere di un contenzioso per il recupero di quanto speso;
se in tale occasione potrà essere data risposta all'interrogazione 4-21131 del giorno 8 novembre 2000. 
(3-04163)
VEDOVATO, CADDEO, MONTAGNA, PIATTI, SARACCO. – Al Ministro degli affari esteri. – Premesso che: 

lo scorso 9 ottobre il Consiglio dei ministri (affari generali) ha accolto favorevolmente la proposta della Commissione europea di modifica del regolamento 2820/98 che accorda, a partire dal prossimo anno, la franchigia doganale senza limitazioni quantitative ai prodotti originari dei Paesi meno avanzati (PAM) nell'ambito dello schema di preferenze generalizzate, incaricando il Comitato dei rappresentanti permanenti di «istruire il fascicolo inclusi i suoi aspetti più sensibili»;
il riso figura tra le 677 linee tariffarie interessate da questo provvedimento e una prima sommaria valutazione dei servizi della commissione ha stimato in circa un milione di tonnellate il possibile aumento delle importazioni per effetto di tale concessione: è evidente come l'avverarsi di tale previsione significherebbe la distruzione della risicoltura italiana con gravissime conseguenze anche per il territorio interessato;
a questo occorre aggiungere le seguenti considerazioni evidenziate con forza dai risicoltori italiani:
la potenziale pericolosità derivante dalla sproporzione esistente tra i due mercati in termini di potenziale produttivo: dai dati FAO si può stimare per i PAM una produzione di circa 60 milioni di tonnellate di risone contro i 2,6 dell'Unione europea;
i notevoli rischi di deviazione conseguenti alla scelta di utilizzare il regolamento SPG (Sistema di preferenze generalizzate) come supporto legislativo per improprie triangolazioni. Le regole del cumulo regionale di origine di questo regolamento consentono infatti ad altri paesi, e non solo ai Paesi meno avanzati, di beneficiare di tale concessione. Tra questi vi sono, ad esempio, la Thailandia, l'India, il Pakistan e le Filippine, grandi produttori ed esportatori di riso. Al contrario i PAM risultano importatori netti per circa 1,5-2 milioni di tonnellate di risone (dati FAO); l'attuale assenza di scambi commerciali (che si vorrebbe correggere con la proposta in oggetto) può quindi essere imputata, per quanto riguarda il riso, non tanto a livello di protezione comunitaria, quanto all'attuale assenza di prodotto da esportare. Risulta altrettanto evidente che a trarre vantaggio da queste agevolazioni non sarebbero i PAM ma i paesi grandi produttori che beneficerebbero del cumulo regionale di origine;
l'eliminazione dei dazi viene concessa senza richiedere ai paesi beneficiari alcun impegno per quanto riguarda le questioni connesse al rispetto di misure sanitarie e fitosanitarie, alla protezione dei consumatori e alla tutela ambientale e della salute degli operatori;
l'inserimento del riso nell'elenco di tali prodotti avviene in un momento in cui il settore è in fase di riforma e sta cercando nuove regole che possano ripristinare condizioni di equilibrio di un mercato diventato critico proprio a causa delle continue agevolazioni tariffarie concesse;
per queste ragioni i risicoltori hanno ribadito l'assoluta necessità di escludere il riso dall'elenco di cui al regolamento COM (2000) 561 e, in subordine, la necessità di sospendere con effetto immediato l'approvazione di tale atto fino a che non verrà fatta chiarezza sulle problematiche sopra esposte,
si chiede di conoscere quali urgenti provvedimenti il Governo intenda adottare per evitare le gravi conseguenze derivanti alla risicoltura italiana dalla proposta di modificazione del Regolamento CE 2820/98 di abbattimento dei dazi d'importazione. 
(3-04164)
CURTO. – Ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della protezione civile e delle finanze. – Premesso che: 

con precedenti atti ispettivi l'interrogante aveva posto il problema delle infiltrazioni della mafia cinese all'interno del circuito economico nazionale e degli effetti devastanti procurati e procurandi ad alcuni specifici settori quali il commercio e il tessile caratterizzati dall'uso strutturale del sistema delle vendite sottocosto, il primo, e dalla proliferazione di laboratori illegali il secondo;
i due aspetti sarebbero intrinsecamente collegati in quanto nei laboratori illegali sarebbero prodotti beni mediante la trasformazione di materie prime di dubbia provenienza e l'utilizzo di lavoratori e lavoratrici totalmente privi di qualsiasi tutela contrattuale;
tale stato di fatto consentirebbe l'immissione sul mercato di merce offerta ad un prezzo di vendita nettamente inferiore al costo sopportato dalle imprese operanti nella legalità, consentendo così una violenta distorsione del mercato con riflessi molto negativi sull'intero sistema;
la «sede centrale» di tale inquietante organizzazione economica graviterebbe, per quanto riguarda il commercio, presso alcuni specifici esercizi gestiti a Roma nell'area adiacente la stazione Termini da equivochi gruppi cinesi, esercizi da cui si movimenterebbero giornalmente impressionanti quantità di merci e, consequenzialmente, altrettanto impressionanti volumi d'affari; mentre, per ciò che concerne la produzione, la «sede centrale» insisterebbe soprattutto in Puglia con forti radicamenti nelle provincie di Brindisi e di Taranto,
l'interrogante chiede di conoscere:
se il Ministro del lavoro non ritenga di dover adottare le misure più idonee per contrastare efficacemente lo stato di strutturale illegalità in cui operano i gruppi cinesi nel settore tessile;
se il Ministro delle finanze abbia adottato idonei strumenti per contrastare l'enorme evasione fiscale degli esercizi commerciali gestiti dalle organizzazioni cinesi e, nel caso ciò non sia avvenuto, quali iniziative intenda assumere al riguardo;
se il Ministro dell'interno non ritenga di dover coordinare le azioni più opportune per verificare se intorno all'illegalità che contraddistingue quanto denunciato col presente atto ispettivo non vi sia un progetto facente capo alla pericolosissima triade cinese;
se il Ministro dell'interno non ritenga infine di dover sciogliere l'inquietante nodo della discordanza tra l'esiguo numero dei cinesi regolarmente registrati nel nostro paese e quello, ben più alto, effettivamente presente sul territorio nazionale. 
(3-04165)
CAPALDI. – Al Ministro della sanità. – Premesso che: 

con delibera del 1º agosto 2000 la giunta regionale del Lazio prendeva atto dell'intesa per l'acquisto del complesso ospedaliero del San Raffaele e impegnava la regione Lazio per 75 miliardi di lire a valere sulla quota assegnata con delibera del CIPE n. 52/98, e prendeva altresì atto dell'accordo di programma per il settore di investimenti, ex articolo 20 della legge n. 67 del 1988 – seconda fase che prevedeva una disponibilità per gli ospedali viterbesi (Viterbo, Civita Castellana, Tarquinia, Montefiascone, Acquapendente e Ronciglione) di circa 70 miliardi di lire e rinviava altresì le modifiche ed integrazioni al programma degli investimenti in funzione di garantire le risorse necessarie all'acquisto del complesso ospedaliero del San Raffaele e «a quelle che derivano dalle nuove scelte strategiche della nuova giunta regionale»;
la direzione del dipartimento sanità della regione Lazio soltanto con nota pervenuta alla ASL di Viterbo il 13 novembre 2000 comunicava il recepimento dell'accordo di programma da parte della giunta regionale del Lazio evidenziando una possibile rimodulazione dei finanziamenti e chiedendo la progettazione esecutiva per due giorni dopo;
la direzione generale dell'ASL di Viterbo aveva più volte sollecitato tale formale comunicazione;
la direzione generale della ASL di Viterbo in data 20 novembre 2000 ha risposto alla regione Lazio che le 48 ore concesse per elaborare la progettazione esecutiva, che senza l'autorizzazione regionale non poteva essere affidata perché priva di copertura finanziaria, non erano sufficienti e comunicava la disponibilità ad arrivare alla progettazione esecutiva entro il 20 dicembre 2000, avendo la stessa direzione generale attivato tutte le procedure possibili in carenza della copertura finanziaria;
con lettera del 29 novembre 2000 la direzione del dipartimento sanità della regione Lazio sottolinea che «appare evidente che il ritardo nella comunicazione dell'avvenuto recepimento dell'accordo di programma non può essere posto a motivo della rimodulazione degli interventi previsti dalla ASL di Viterbo che comunque sarà effettuata»;
tenuto conto che:
appare evidente la volontà della giunta regionale del Lazio di penalizzare l'intero sistema ospedaliero della provincia di Viterbo che oltre il danno intende aggiungere la beffa cercando di accreditare un'omissione della direzione generale dell'ASL di Viterbo rea di non aver affidato e consegnato i progetti esecutivi delle opere da realizzare in 48 ore;
l'intendimento della giunta regionale impedirebbe il definitivo decollo dell'ospedale provinciale di Belcolle, la messa a norma degli ospedali di Montefiascone e Ronciglione, la ristrutturazione necessaria degli ospedali di Tarquinia, Civita Castellana e Acquapendente, creando nel Viterbese un vero e proprio «buco» per la sanità ospedaliera, in evidente contrasto con la dotazione base prevista dalla normativa vigente;
gli interventi previsti sono stati approvati dalla Conferenza dei sindaci della provincia di Viterbo in attività di programmazione;
i sindaci della provincia di Viterbo, inaugurando da parte della nuova giunta regionale del Lazio una singola procedura antidemocratica, non sono stati minimamente coinvolti nelle ulteriori e dissennate decisioni della giunta regionale del Lazio;
il federalismo non può e non deve significare un nuovo centralismo regionale che esautora e svuota il ruolo istituzionale dei comuni e delle province;
l'articolo 5 dell'accordo di programma prevede la possibilità di apportare variazioni al programma degli investimenti ma tali variazioni non possono entrare in contrasto con la nota del Ministero della sanità n. 5065 del 20 ottobre 1999 che specifica obiettivi, modalità e termini per la realizzazione degli investimenti sanitari,
l'interrogante chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente attivarsi per verificare la rimodulazione in atto negli investimenti sanitari della regione Lazio onde garantire il mantenimento di una complessiva rete ospedaliera nella provincia di Viterbo che secondo i principi enunciati dalla giunta regionale del Lazio rischia di essere smantellata. 
(3-04166)
CURTO. – Al Ministro della sanità. – Premesso che: 

gli organi di informazione hanno dato notizia della «scomparsa» di ben 500 cani da un canile privato, ubicato sulla strada statale n. 7 lungo la direttrice Brindisi-Mesagne;
secondo alcune dichiarazioni attribuite al proprietario del canile non sarebbe questa la prima volta in cui sarebbero accaduti fatti simili;
il medesimo proprietario avrebbe avanzato alcune ipotesi circa le finalità legate all'episodio e, fra queste, quelle di una sottrazione dei cani utilizzati poi per sfamare altri animali di proprietà di alcuni circhi e, infine, quelle legate al settore della vivisezione;
se queste ipotesi sono giustamente da considerare inquietanti, non lo sono di meno quelle legate ad alcune «coincidenze» quali la scomparsa di un numero assolutamente eccezionale di cani all'indomani di una polemica sorta per ultima all'interno del consiglio comunale di Brindisi (ma di cui si è discusso a margine di molti altri consigli comunali della provincia) relativa alle modalità e alle procedure di controllo del numero di cani effettivamente presenti in quel canile ai fini del pagamento delle rette da parte dei comuni utilizzatori del predetto canile,
l'interrogante chiede di conoscere:
se non si ritenga di fare luce sull'episodio quanto più tempestivamente possibile, in quanto molti altri ingiustificabili ritardi sarebbero stati riscontrati tra il momento in cui è avvenuto il fatto e quello in cui lo stesso sarebbe stato portato alla pubblica attenzione;
se non si ritenga di dover approfondire i risvolti poco chiari che avrebbero determinato nel passato altri simili episodi;
se non si ritenga di dover verificare la conformità della struttura in questione sotto i diversi profili imposti dalla normativa vigente, ivi compresa la diversa attenzione prestata alla tutela dei cani rispetto a quella ben più incisiva prestata agli animali di allevamento. 
(3-04167)
SCOPELLITI, CARUSO Antonino, GRECO, SENESE, SALVATO, VIGEVANI, PETTINATO, LUBRANO di RICCO. – Al Presidente del Consiglio. – Premesso che: 

il signor Bita Panajot, un immigrato albanese, responsabile della morte del piccolo Alessandro Conti, è stato condannato, in appello, alla pena di due anni di reclusione;
relativamente all'iter investigativo e giudiziario della vicenda appare evidente che:
a) le forze dell'ordine hanno in tempi brevissimi individuato e arrestato il signor Panajot;
b) la magistratura ha svolto il processo in tempi rapidi, nel pieno rispetto dei diritti delle parti, e nel giro di un solo anno è pervenuta alla sentenza (in Corte d'Appello!);
c) non risultano anomalie nello svolgimento del procedimento, nessuno ha mai denunciato irregolarità o violazioni nel corso del processo;
d) la sentenza è stata eseguita e il condannato ha espiato la sua pena;
il signor Panajot è attualmente libero, dopo avere scontato otto mesi di reclusione, a norma di legge, così come, a norma di legge, è ritornato in possesso della sua patente, dopo una sospensione di un anno, senza che nessuno avanzasse proposta di espulsione;
tale notizia è stata presentata dalla stampa e dagli organi di informazione con un clamore e con una enfasi assolutamente sproporzionate, provocando ovviamente la reazione della madre del piccolo Alessandro, la vittima dell'incidente, che ha espresso con forza il suo comprensibile dolore e indignazione nel vedere il responsabile della morte di suo figlio in stato di libertà;
fra le altre reazioni alle comprensibili e amare espressioni della signora Conti vanno segnalate quella del Ministro dell'interno che ha immediatamente richiesto l'espulsione di Panajot (trascurando che tale provvedimento è ineseguibile per il fatto che nei confronti di Panajot è aperto un procedimento per sfruttamento della prostituzione), e quella del Ministro della giustizia;
suscitano in particolare perplessità il comportamento e la reazione del ministro Fassino: se, infatti, le richieste e le proposte avanzate dalla mamma di Alessandro sono umanamente comprensibili e giustificate, non può dirsi altrettanto quando un Ministro della Repubblica le accoglie e le fa proprie, prescindendo dal suo ruolo istituzionale e politico, e in aperta violazione di principi costituzionali,
si chiede di sapere:
come giudica la decisione del Ministro della giustizia di richiedere gli atti del processo alla Corte di appello di Roma;
se non ritenga che tale decisione possa essere letta come violazione dell'autonomia della magistratura e del principio della divisione dei poteri;
quali siano comunque le specifiche ragioni di fatto e di diritto per le quali il Ministro abbia ritenuto opportuno richiedere gli atti di un processo la cui regolarità formale non è mai stata messa in dubbio; ed anzi è stata implicitamente riconosciuta in una equilibrata dichiarazione pubblica dalla dottoressa Elisabetta Cesqui, vicecapo di gabinetto del Guardasigilli;
se non ritenga invece che tale decisione rischi di apparire motivata dalla necessità di soddisfare e rabbonire le esigenze di coloro che speculano sul dolore e sulla legittima disperazione di persone così duramente colpite, e che il comportamento del Ministro, in questa occasione, rischi di avallare l'aberrante principio – enfaticamente enunciato dall'autorevole conduttore della trasmissione televisiva «Porta a Porta», che ha probabilmente inanellato un ennesimo record di consensi a buon mercato – secondo il quale i magistrati, nell'emettere le sentenze, devono tener conto della sensibilità dell'opinione pubblica;
se non ritenga che questa vicenda vada ad intaccare il già precario sistema penale italiano, gettando il seme di un nuovo e drammatico percorso di giustizia di piazza. 
(3-04168) Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PETTINATO, CORTIANA. – Al Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato. – Premesso che: 

il professor Carlo Bastiani di Reggello (Firenze) ha acquistato ad un'asta dell'Enel, nel 1992, una ex cabina elettrica situata nel comune di Prato in via Ferrucci, per l'importo di lire 20 milioni di lire, che è stata a sua volta ristrutturata a civile abitazione con regolare concessione edilizia;
a lavori di ristrutturazione quasi ultimati un ex vicino, il signor Andrea Bigini, rivendicava un pezzo di proprietà di quella ex cabina elettrica e intentava una causa per riaverne il possesso avvalendosi di un documento nel quale si affermava che un piccolo stanzino, al di là dell'ex cabina, era di sua proprietà;
il pretore di Prato dava ragione al signor Biagini in quanto ritenuto coproprietario della ex cabina elettrica cosicché il Bastiani veniva costretto a risarcirgli i danni,
si chiede di sapere:
come mai l'Enel abbia venduto all'asta un immobile di cui non era completamente proprietario;
se l'Enel abbia provveduto a risarcire il professor Bastiani e quali iniziative intenda assumere nel futuro affinché episodi del genere non si ripetano. 
(4-21449)
SERENA. – Ai Ministri delle finanze e della sanità. – Premesso che il comune di Vittorio Veneto (Treviso) ha approvato in data 29 settembre 2000, con delibera n. 78, la seguente mozione: 

«Considerato che:
nonostante sia certamente necessaria una corretta prassi sanitaria durante l'organizzazione di tutte le manifestazioni enogastronomiche che si svolgono nel nostro territorio, le associazioni senza fini di lucro e le pro loco non possono per questo essere equiparate alla ristorazione privata, poiché a fronte delle normative del settore risulta di fatto impraticabile ogni e qualsiasi attività di ristorazione se non condotta in forma professionale e con grande dispendio di risorse ed energie;
dal 1º aprile dell'anno 2000 sono in vigore le pesanti sanzioni (pena fino a 4 anni e multa fino a 40 milioni di lire) di cui al decreto legislativo n. 155 del 1997 in materia di "Igiene dei prodotti alimentari" e valutato che tale norma risulta di fatto limitativa per lo svolgimento delle normali attività organizzative da associazioni che operano a favore della cittadinanza senza fini di lucro e nel più completo spirito di servizio, determinando pertanto la scomparsa delle manifestazioni legate alla valorizzazione delle produzioni tipiche e causando già da subito una drastica limitazione delle iniziative solidaristiche e del volontariato, penalizzando così tutte le attività collaterali per la promozione del territorio;
inoltre l'attività di formazione dei dirigenti di pro loco e di associazioni senza fini di lucro, comunque svolta con la massima puntualità, non potrà dare applicazione a quanto previsto dalle nuove normative a motivo della loro stessa complessità oltre che determinare ulteriori costi aggiuntivi;
accertato, inoltre, che in materia fiscale l'articolo 25 della legge 13 maggio 1999, "Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale", e la successiva circolare del Ministero delle finanze n. 43/E dell'8 marzo 2000, hanno, di fatto, confermato la limitata attenzione del legislatore in materia di associazioni senza scopo di lucro e di pro loco, limitando la piena applicazione del comma 1 del suddetto articolo unicamente alle sole società sportive;
rilevato quanto disposto del comma 1 del citato articolo 25 che recita: "non concorrono a formare il reddito imponibile se percepiti in via occasionale e saltuaria, e comunque per un numero non superiore a due eventi per anno e per un importo non superiore al limite annuo fissato con decreto del Ministro delle finanze (lire 100 milioni):
proventi realizzati dalle società nello svolgimento delle attività commerciali connesse agli scopi istituzionali;
proventi realizzati per il tramite di raccolte fondi effettuate con qualsiasi modalità";
ritenuto, pertanto, che quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 25 della suddetta legge n. 133 del 1999, possa trovare specifica applicazione anche a favore delle pro loco come già disposto dalla legge n. 62 del 1992 che disponeva: "alle associazioni senza fine di lucro e alle associazioni pro loco si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, a favore delle società sportive";
ribadito che l'applicazione di tali attuali normative (per finalità igienico-sanitaria e fiscale) rischia di frenare l'attività di volontariato che con grande spirito di dedizione, sacrificio ed altruismo, spesso in sinergia e collaborazione con Istituzioni ed enti pubblici quali i comuni e le comunità montane, nel più disinteressato servizio, ha dato e può ancora dare molto con notevoli risultati a favore della cittadinanza nel settore della promozione della cultura locale, delle tradizioni, delle produzioni tipiche e del turismo del territorio in cui operano,
si invitano le Signorie loro a voler valutare, secondo le proprie competenze, l'attivazione di opportune iniziative atte a disporre nuove normative, in termini igienico-sanitari e fiscali, al fine di consentire reali e concreti snellimenti a favore delle pro loco e delle associazioni di volontariato in genere, nel pieno rispetto del diritto costituzionale della libertà di associazione»,
l'interrogante chiede di sapere quali provvedimenti si intenda assumere in merito a quanto sopra esposto. 
(4-21450)
COZZOLINO. – Al Ministro delle comunicazioni. – Premesso: 

che le Poste spa, con una decisione unilaterale e senza alcuna concertazione con le forze sindacali, avrebbe soppresso il servizio notturno telegrafico di Napoli e che i telegrammi dal 20 novembre 2000 sarebbero stati accettati a mezzo del 186 da Roma o da Milano facendo slittare il recapito di questi ultimi di cinque giorni;
che tale decisione determinerebbe la perdita di posti di lavoro con conseguente aggravamento della disoccupazione sul territorio;
che il servizio telefonico di Napoli come quello di Roma e di Milano è comunque sotto organico pur considerando la diminuita mole di lavoro delle ore notturne,
si chiede di sapere per quale motivo si sia voluto portare il servizio notturno da Napoli a Roma o a Milano e non viceversa, atteso che, in un recente passato, sempre a Napoli, sono stati soppressi già centinaia di posti di lavoro nel settore finanziario con lo smembramento del comparto CCSB (lavorazione conti correnti) e di altri settori; lo scrivente rappresenta che simili trasferimenti di servizi necessari, da Napoli al Nord, incidono particolarmente in un momento in cui, da ogni parte, si rileva la necessità di dare maggiore sostegno all'imprenditoria meridionale, per promuovere un necessario sviluppo del settore economico ed un conseguente aumento di addetti al lavoro. 
(4-21451)
ROBOL. – Ai Ministri della sanità e delle politiche agricole e forestali. – Premesso: 

che le crisi recenti sulla «mucca pazza» in Gran Bretagna, in Francia e in altri paesi d'Europa pongono la questione della sicurezza sanitaria dell'alimentazione;
che in questo contesto, va rilevato come, secondo quanto la scienza ha potuto accertare:
i mezzi per testare gli animali viventi ancora non esistono;
sul mercato ci sono solo test post mortem sugli animali;
questi test non sono efficaci se non su animali con malattia conclamata;
il periodo d'incubazione può variare dai 5 ai 10 anni sia nell'animale che nell'uomo:
nessun paese può pretendere seriamente di essere indenne da questa malattia, fintanto che i test non saranno ampiamente diffusi,
si chiede di sapere.
quale sia la posizione del Governo sulla questione della diffusione dei test;
quali disposizioni siano state adottate per assicurare la sicurezza sanitaria della carne destinata al consumo;
quali mezzi finanziari siano messi al servizio degli scienziati e della ricerca;
inoltre, se prima che l'Agenzia europea per la sicurezza sanitaria degli alimenti divenga realtà non sia opportuno che équipe italiane collaborino con équipe francesi e tedesche al fine di contribuire più efficacemente alla sconfitta di questa malattia. 
(4-21452)
SELLA DI MONTELUCE. – Al Ministro delle finanze. – Premesso: 

che l'articolo 9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, attribuisce al Ministero delle finanze, sentito il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, il potere di sospendere o differire, con proprio decreto, il termine per l'adempimento degli obblighi tributari a favore dei contribuenti interessati da eventi eccezionali ed imprevedibili;
che sulla base di tale legge, nonché dell'articolo 1 del decreto del 16 novembre 2000 del Ministero delle finanze e dell'ordinanza n. 3095 del 23 novembre 2000 del Ministero dell'interno sono stati sospesi fino al 16 dicembre 2000 i termini relativi agli adempimenti ed ai versamenti tributari a favore dei soggetti colpiti dagli eventi alluvionali nei territori danneggiati dagli eventi alluvionali e dai dissesti idrogeologici del mese di novembre 2000, inclusa la regione Piemonte;
che tale dizione è equivoca, in quanto non si comprende se la sospensione interessi tutti coloro che hanno subito danni durante le calamità di novembre o, indifferentemente, i cittadini residenti in Piemonte;
che il 30 novembre 2000, ultimo giorno disponibile per il pagamento delle tasse suddette, tale decreto non è stato accessibile né tramite la stampa, in sciopero, né sul sito del Ministero delle finanze, sulla home page o alla pagina www.finanze.it/xcomunicnotiz.htm dei comunicati stampa,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra descritto;
se il Ministro in indirizzo intenda chiarire con urgenza se il decreto si applichi ai soggetti che abbiano subìto danni o all'intero territorio delle regioni danneggiate;
se, nel ripetersi di circostanze analoghe, il Ministro non ritenga di divulgare con maggiore anticipo notizie più precise attraverso il sito Internet delle Finanze. 
(4-21453)
MARRI, BEVILACQUA. – Al Ministro per i beni e le attività culturali. – Premesso: 

che in data 22 luglio 2000, la Federazione pugilistica italiana, in ottemperanza a quanto disposto dal decreto legislativo n. 242 del 1999, celebrava l'assemblea per l'approvazione dello statuto federale che, secondo il disposto di cui all'articolo 7 dello statuto del CONI, doveva ottenere il visto di conformità della giunta esecutiva del CONI;
che, prevedendo la possibilità di richiesta di emendamenti da parte dell'ente di controllo, l'assemblea della Federazione pugilistica, nell'approvare lo statuto, dava delega al presidente, avvocato Gianni Grisolla, perché provvedesse ad apportarvi le eventuali modifiche richieste senza la necessità di riconvocare l'assemblea;
che in data 1º agosto 2000 la Federazione pugilistica trasmetteva al CONI lo statuto federale e questi, in data 8 settembre, lo restituiva con il riconoscimento di conformità condizionato ad alcune integrazioni ed emendamenti chiaramente espressi ed enunciati;
che in data 31 agosto 2000, il presidente indiceva l'assemblea elettiva per il rinnovo delle cariche per il 16 dicembre 2000, ordinando nel contempo la convocazione dalle assemblee regionali il cui svolgimento, come da statuto, deve precedere quella nazionale;
che allorché le assemblee erano state indette ed era ormai scaduto il termine per la presentazione delle candidature, in data 14 ottobre 2000, con circolare n. 43, veniva inoltrata una comunicazione a tutte le società d'Italia da parte del presidente federale con cui si annunciava il rinvio a data da destinarsi di tutte le assemblee, con le seguenti, testuali motivazioni: «Lo statuto della nostra federazione, approvato dall'assemblea del 22 luglio scorso ed inviato al CONI, è stato oggetto di integrazioni ed emendamenti. Il nuovo testo, nella stesura adeguata agli emendamenti da parte dello scrivente che era stato all'uopo delegato dall'assemblea con apposito atto deliberativo, è stato inviato al CONI per l'iter procedurale previsto ai fini dell'ottenimento della «dichiarazione di conformità» che equivale ad approvazione. Poiché l'iter procedurale non si è ancora esaurito, non è possibile tecnicamente rispettare i termini statutari per lo svolgimento delle assemblee regionali. Conseguentemente, anche l'assemblea nazionale, già indetta per il 16 dicembre 2000, non potrà aver luogo e sarà indetta in altra data»;
che in realtà il testo delle modifiche statutarie è stato inviato al CONI solo il 16 ottobre 2000, cioè due giorni dopo il rinvio delle assemblee,
gli interroganti chiedono di sapere se si ritenga che la prassi seguita sia conforme alle disposizioni di legge e quali iniziative conseguenti abbia adottato il CONI per salvaguardare i diritti degli associati alla Federazione pugilistica italiana. 
(4-21454)
GERMANÀ, ASCIUTTI. – Al Ministro della pubblica istruzione. – Premesso che: 

la legge 16 giugno 1998, n. 191, (Modifiche ed integrazioni alle leggi 15 marzo 1997, n. 59, e 15 maggio 1997, n. 127, nonché norme in materia di formazione del personale dipendente e di lavoro a distanza nelle pubbliche amministrazioni. Disposizioni in materia scolastica) e la legge 8 marzo 1999, n. 50, (Delegificazione e testi unici di norme concernenti procedimenti amministrativi – Legge di semplificazione 1998) riflettono un esplicito intento del legislatore di riformare l'organizzazione e il funzionamento della pubblica amministrazione, particolarmente attraverso la razionalizzazione e la valorizzazione del complesso di professionalità e di competenze differenziate del proprio personale dipendente;
la legge 30 dicembre 1971, n. 1204 (Tutela delle lavoratrici madri) in particolare all'articolo 7, la legge 5 febbraio 1992, n. 104, (legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) in particolare agli articoli 17 e 33 e la legge 12 marzo 1999, n. 68, (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) – assicurando anche a soggetti disagiati le condizioni idonee ad esplicare pure in ambito lavorativo e formativo le proprie attitudini personali – costituiscono un significativo esempio di civiltà giuridica da difendere e promuovere;
considerato inoltre che i diritti dei lavoratori della pubblica amministrazione sono già garantiti costituzionalmente attraverso una serie di disposizioni (articoli 1, 2, 3, 4, 37, 38, 97, 98 della Costituzione),
si chiede di conoscere:
per quale ragione – mentre nel nostro paese è in atto un periodo di transizione per la riforma della pubblica amministrazione che deve passare ineludibilmente attraverso un processo di qualificazione del personale dipendente – il Ministro della pubblica istruzione non mostri adeguata responsabilità politica mancando di favorire una piena ed efficace partecipazione ai corsi di formazione destinati al personale dell'Amministrazione centrale del Ministero; è assolutamente evidente, infatti, come non soltanto non si sia provveduto a razionalizzare – con il coinvolgimento del «City Manager» – gli orari dei mezzi messi a disposizione dall'amministrazione allo scopo di facilitare il raggiungimento della sede dei corsi, ma – cosa più importante – non sono state tenute in alcuna considerazione quelle situazioni di disagio – che per legge dovrebbero essere alleviate – che colpiscono taluni dipendenti interessati alla partecipazione a tali corsi di formazione; al fine di garantire la parità di trattamento per queste particolari categorie di personale, dall'Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero è stato opportunamente proposto – in data 23 novembre 2000 – che venga attivato un corso straordinario – eventualmente residenziale – articolato su 7-8 giorni con orario massimo di 5 ore giornaliere;
affinché la pubblica amministrazione possa con adeguata professionalità rispondere agli interessi, motivazioni e aspettative della società, se il Ministro della pubblica istruzione sia disposto ad accogliere le legittime richieste del personale oppure in che modo intenda provvedere affinché coloro che usufruiscono dei benefici previsti nelle leggi nn. 1204 del 1971 o 104 del 1992 e coloro che svolgono orario part time o ancora hanno una prole di età bassa e senza alcuna assistenza, nonché i dipendenti a cui l'amministrazione ha concesso per particolari motivazioni di articolare la settimana lavorativa su sei giorni anziché regolarmente su cinque, possano effettivamente partecipare con profitto ai suindicati corsi di formazione. 
(4-21455)
BOCO. – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali e della giustizia. – Premesso che: 

il «Circolo di Cultura Musicale e Arti Multimediali Sing Sing» di Siena è stato fondato nel 1994, sulle ceneri di una ditta omonima che svolgeva un servizio fortemente diffuso fino a quei tempi, cioè il noleggio di CD. Questa ditta chiudeva per una ripetuta azione giudiziaria dettata da una crescente pressione in riferimento ad una legislazione appunto che andava a dare una norma su un campo fino ad allora non descritto dalle leggi perché sostanzialmente nuovo;
il prestito di un supporto musicale da parte di una ditta, fino ad allora non era di fatto contemplato dalle norme civili (licenze comunali eccetera) e neppure in quelle penali dato che la legge sul diritto d'autore del 1941 non contemplava queste ipotesi rese possibili dalla invenzione del compact disc. Pertanto le numerose ditte che operavano in quel senso in Italia lo facevano anche e soprattutto con la formula «quello che non è vietato è consentito»;
il Circolo Sing Sing nacque dalla volontà di un gruppo di persone che credevano nella possibilità di dare un servizio configurato nella suddivisione dei costi di gestione per la compera di supporti musicali e multimediali destinati ad un uso comune fra i soci iscritti. Le attività del Circolo in questione sono promosse e organizzate da un consiglio direttivo che segue un incarico abbastanza preciso e dei risultati di merito deve dar spiegazione nelle assemblee;
i risultati sui servizi sono sotto gli occhi di tutti e vengono comunicati capillarmente ai soci grazie alla spedizione presso la residenza di ogni iscritto della pubblicazione periodica denominata «Singolari Significati» oltre che del sito web che contiene tutte le informazioni in tempo reale (htpp://www.singsing.org);
attraverso questi strumenti di comunicazione, vengono da sempre convocate le assemblee nei tempi previsti e con grande evidenza (anche di copertina) vengono annunciate le adunanze esponendo con altrettanta chiarezza i temi delle impellenti decisioni da prendere. Grazie a ciò vengono impartite le direttive generali sulla conduzione didattica ed economica che il Circolo deve tenere durante quell'esercizio sociale;
la carica principale di responsabilità è occupata dal presidente che ha la firma per disporre su tutti i contratti e pagamenti che il Circolo opera con fornitori di beni e servizi oltre che con gli uffici della pubblica amministrazione comunale/statale;
i servizi ai soci (ad oggi nel numero progressivo di 7.400 circa), sono stati sempre malvisti dai commercianti del disco e dalle stesse case discografiche e questo ha causato una continua pressione su quasi tutti gli organi giudiziari affinché potessero in qualche modo interrompere l'operare dell'associazione;
nel 1996 un intervento della Guardia di finanza di Siena diede luogo ad un sequestro nelle due sedi del Circolo ma in seguito il tribunale della libertà di Siena restituì tutti i CD al Circolo. Per questi fatti vi sarà un'udienza in tribunale a Siena il prossimo 16 novembre;
nel 1999 un'azione della Guardia di finanza di Arezzo ebbe a fare un sequestro nuovo causando ancora una volta il sigillo delle due sedi. Con un'importante sentenza il tribunale di Arezzo riconobbe illegittimo quel sequestro e a tale brillante sentenza ebbe a reagire opponendosi il pubblico ministero che propose la questione alla Suprema Corte di cassazione con un ricorso;
la Corte di Roma interpellata, il 9 dicembre 1999, nulla mutò nella decisione di Arezzo che indicava a chiare lettere la riscontrata fedeltà al proprio statuto che questa associazione dimostrava di rispettare nelle proprie attività istituzionali e a nulla valse la lunga requisitoria che l'avvocato della SIAE fece per convincere la Corte di cassazione che il Circolo Sing Sing andava fermato;
ciò nonostante, di li a pochi mesi, nello scorso 3 aprile un nuovo pesante atto di accusa, questa volta però non sotto un profilo penale come fino ad allora accaduto ma sotto il profilo civile, cioè insistendo sull'ipotesi del danno che l'associazione causerebbe agli interessi delle principali multinazionali e di una decina di artisti multimiliardari (Madonna, Eric Clapton, Springsteen, Morisette ed altri di quel calibro);
le accuse sono paragonabili per certi aspetti a quelle rivolte al famoso caso Napster a causa di questo sono stati sequestrati 10.000 CD circa, dalla sede di Siena assimilandoli ad un valore di 100.000.000 che preventivamente, il tribunale di Siena accordava di consegnare alla parte terza che conservasse in attesa della causa in tribunale: l'Istituto vendite giudiziarie dove tuttora si trovano i CD. Tutto questo avveniva comunque nella evidente discutibilità della procedura di attuazione in cui i beni sequestrati venivano trasferiti senza il rilascio di una doverosa descrizione di quello che viene sequestrato e senza un rispetto delle norme di «confezionamento» e «conservazione» dei beni sequestrati oltre ad una eclatante ignoranza sul numero preciso dei beni sequestrati (oltre che della loro mancante descrizione prevista per legge);
in seguito poi si sono svolte le schermaglie giuridiche in tribunale che hanno comunque potuto aggiungere un grosso strato di informazioni sulle attività e modalità di servizi che il Circolo offre agli associati grazie alla abbondante documentazione fornita dalla difesa. La stessa medesima cosa: quello di consegnare all'ascolto CD in sede o a casa, è stata descritta come la massima nefandezza da un lato (accusa) e la cosa più normale che un «vasto gruppo di acquisto» può fare dall'altro (difesa);
per meglio capire nella pratica come avviene l'utilizzo delle risorse che il Circolo offre ai soci si pensi sostanzialmente ad una biblioteca musicale alla quale i soci possono attingere chiedendo di poter ascoltare, in sede oppure a casa i dischi,
si chiede sapere:
se non si intenda attivare iniziative volte a verificare i fatti sopra esposti;
quale sia il giudizio in merito dei Ministri in indirizzo;
se non si ritenga di attivare interventi volti ad agevolare le iniziative dell'associazione. 
(4-21456)
MILIO. – Al Ministro degli affari esteri. – Premesso che: 

il Ministro della giustizia giapponese ha dichiarato, come risulta da notizie di stampa, che il 30 novembre 2000 il Giappone ha giustiziato tre persone;
il Ministro della giustizia ha annunciato solo l'avvenuta esecuzione, non i nomi dei tre giustiziati resi noti da gruppi umanitari; le tre persone sono Kiyotaka Fujiwara, 52 anni, un serial killer, Tasakhi Miyawaki, 57 anni, condannato per omicidio, così come Kunikalso Oishi, 66 anni;
il Giappone praticava una moratoria di fatto delle esecuzioni dal 1989 che è stata interrotta nel 1993; da allora sono state giustiziate 39 persone;
quelle avvenute il 30 novembre sono le prime esecuzioni di quest'anno e le prime sotto la nuova presidenza di Yashiro Mori, eletto in aprile;
il Giappone è l'unico paese industrializzato dopo gli USA a praticare ancora la pena di morte;
vi sono attualmente 55 persone nel braccio della morte secondo i dati forniti dal rapporto di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte nel mondo;
è urgente che l'Unione europea rilanci la campagna per la moratoria delle esecuzioni e per l'abolizione della pena di morte presso l'ONU,
si chiede di sapere quali azioni il Governo italiano intenda intraprendere per sostenere l'adozione in Giappone di una moratoria delle esecuzioni capitali in vista dell'abolizione della pena di morte e come intenda operare affinché l'Unione europea rilanci all'ONU la campagna per la moratoria delle esecuzioni capitali. 
(4-21457)
CAMBER. – Al Ministro degli affari esteri. – Premesso che: 

l'Unione italiana (UI), organismo della minoranza etnica di lingua italiana residente in Istria (Slovenia e Croazia) é un'associazione privata di cittadini, senza personalità giuridica, non ancora riconosciuta né dalla Croazia né dalla Slovenia. 
l'UI, a seguito delle varie convenzioni stipulate tra il Ministero degli affari esteri, l'Università popolare di Trieste (UPT) e l'UI stessa, nonché in ottemperanza alla legge n. 19 del 1991 e successive proroghe, modifiche ed integrazioni, ha registrato a proprio nome in questi anni la proprietà di vari immobili sia in Slovenia che Croazia, destinati all'uso della comunità o delle istituzioni culturali di lingua italiana;
tali immobili sono stati acquistati utilizzando fondi statali italiani corrisposti all'UI attraverso l'UPT;
di fatto tali immobili sono patrimonio dell'UI, che ne fanno, in Croazia, un soggetto economico rilevante;
addirittura, in Slovenia, stante la normativa colà vigente, la proprietà degli immobili suddetti spetta «solo a undici persone», cioè i soci fondatori dell'UI nell'Istria slovena;
l'articolo 8 dello statuto della UI permette alla stessa anche l'esercizio di attività commerciali, con tutti i rischi connessi: in una malaugurata ipotesi di fallimento di tale attività «commerciale», semmai avviata, verrebbe messo a repentaglio il patrimonio immobiliare acquistato con i soldi pubblici italiani per essere destinato alle attività della comunità nazionale italiana colà residente;
tali ipotesi potrebbero essere scongiurate accatastando i beni immobili in capo a un soggetto giuridico che risponda alle norme italiane e che non possa in futuro né distrarre la destinazione di tali beni né rischiare le procedure concorsuali. Verrebbe altresì sanata l'irrituale situazione che vede, grazie alla legge slovena, i beni immobili dell'UI dell'Istria slovena quali proprietà dei soli soci fondatori,
si chiede di sapere:
quali iniziative si intenda adottare per salvaguardare e tutelare gli investimenti realizzati con fondi pubblici italiani a favore dell'UI in Slovenia e Croazia;
attraverso quali strumenti sia in atto la vigilanza da parte italiana sulla conduzione di questi beni e sul rispetto delle finalità cui essi sono destinati;
quali provvedimenti possano essere adottati in sede di rifinanziamento della legge n. 19 del 1991 (ora n. 89 del 1998), apportando le opportune modifiche quanto a modalità di utilizzazione dei fondi stanziati. 
(4-21458)
CAMBER. – Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. – Premesso che: 

già con precedenti interrogazioni lo scrivente ha evidenziato il grave problema, ben noto, dell'immigrazione clandestina attraverso il confine tra Italia e Slovenia, che ha assunto proporzioni preoccupanti anche in relazione alle diverse nazionalità dei clandestini, che evidentemente vengono portati in Italia da un'organizzazione malavitosa operante su scala mondiale;
nelle medesime interrogazioni si segnalava la cronica mancanza di risorse umane e di mezzi a disposizione delle forze di polizia, che quindi riescono a contrastare, con notevole spirito di sacrificio, solo in parte l'immigrazione clandestina;
un utile supporto all'attività di vigilanza e repressione dell'immigrazione clandestina verrebbe dalla disponibilità di un elicottero attrezzato anche per il volo notturno dotato di visori a raggi infrarossi e tecnologie avanzate tali da consentire l'individuazione dei clandestini in qualsiasi situazione;
consterebbe che tale mezzo sia stato già richiesto dalle forze di polizia (polizia di Stato, carabinieri, Guardia di finanza) che allo scopo avrebbero indetto una riunione dei vertici locali per predisporre il miglior coordinamento dei reparti volo per l'utilizzo di un elicottero,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che la riunione suddetta non ha avuto alcun esito in quanto sono emerse divergenze legate ai periodi di controllo da assegnare a ciascuna forza di polizia;
quali provvedimenti urgenti si intenda assumere affinché alla volontà verbale di contrastare l'immigrazione clandestina, espressa in tutte le occasioni, facciano seguito azioni concrete di adeguamento delle risorse umane e dei mezzi necessari e con il contributo di tutte le forze impiegate. 
(4-21459)
CAMBER. – Al Ministro delle politiche agricole e forestali. – Premesso che: 

nel comune di Ceggia (Venezia) è insediato ed opera un importante stabilimento per la produzione dello zucchero che sino all'8 novembre scorso era di proprietà dell'Eridania;
in quella data infatti l'Eridania ha ceduto lo stabilimento alla cooperativa CoProB (Consorzio produttori bieticoli) di Minerbio unitamente a una quota di 20.000 tonnellate di zucchero;
la notizia del passaggio di proprietà ha destato molta preoccupazione in tutto il bacino di riferimento (Veneto orientale e Friuli-Venezia Giulia) circa le prospettive dell'impianto;
infatti la quota-zucchero in capo allo zuccherificio di Ceggia non consente allo stesso di procedere nella sua attività produttiva in quanto questa risulterebbe antieconomica; 
il bacino bieticolo saccarifero a cavallo fra Veneto e Friuli-Venezia Giulia che ruota sul polo di Ceggia è uno dei più vasti d'Italia, con 17.000 ettari estesi in cinque province delle due regioni;
nello stabilimento di Ceggia confluisce la quasi totalità delle bietole coltivate nel Friuli-Venezia Giulia da 900 aziende su una superficie di circa 5.000 ettari;
la produzione della bietola è una delle poche che riescono a dare reddito alle aziende agricole del Friuli-Venezia Giulia;
la preoccupazione degli agricoltori e bieticoltori dei territori suddetti è che la nuova proprietà, la cooperativa CoProB, dirotti sullo stabilimento di Ceggia raccolti di altre zone agricole, costringendo i produttori del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto a inviare la loro produzione in altri lontani zuccherifici con notevoli aggravi di costi legati al trasporto e alla grave situazione di traffico che deriverebbe dal transito di centinaia di camion attraverso la tangenziale di Mestre in pieno periodo estivo,
si chiede di sapere quali urgenti iniziative si intenda adottare, anche in collaborazione con le regioni interessate, affinché lo stabilimento di Ceggia possa continuare la propria attività recuperando le quote bieticole necessarie all'economicità di gestione, così da continuare ad assorbire la produzione delle aziende agricole del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto e salvaguardando i posti di lavoro in capo allo zuccherificio stesso. 
(4-21460)
RONCHI. – Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. – Premesso: 

che un gruppo di cittadini di Puegnago del Garda segnalano presunte irregolarità nel loro comune riguardanti in particolare:
a) piani di recupero e rilascio di concessioni edilizie e varianti al Piano regolatore generale in violazione della normativa vigente;
b) l'irregolare funzionamento della commissione edilizia;
c) la mancata approvazione del regolamento per la consultazione e la partecipazione dei cittadini di cui alla legge n. 142 del 1990;
che, per tali violazioni, Legambiente Lombardia ed i cittadini del Comitato di Puegnago del Garda hanno presentato alla procura della Repubblica di Brescia 15 esposti e proposto avanti al TAR numerosi ricorsi amministrativi,
l'interrogante chiede di sapere:
se tali denunce rispondano al vero;
se il Ministro in indirizzo non intenda disporre una verifica, per quanto di propria competenza, sulle eventuali rilevanti anomalie e irregolarità nella gestione dell'amministrazione comunale di Puegnago del Garda. 
(4-21461)
RUSSO SPENA. – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della difesa. – Premesso che: 

il signor Dionisio Spoliti, nominato sei mesi fa governatore di Gnijlane, uno dei cinque distretti militari ed amministrativi in cui è diviso il Kosovo, si è dimesso;
in una precedente interrogazione, rimasta senza risposta, lo scrivente aveva chiesto quali fossero il ruolo e i compiti assegnati al signor Spoliti che, negli ultimi cinque anni, è stato in servizio al Sisde in qualità di vice capo-servizio;
in Kosovo l'Italia non ha fatto che dimettersi: nel 1998, in Kosovo, il dottor Perugini (vice questore di Arezzo), componente della missione Osce, si dimise dopo 48 ore; Giovanni Koessler (magistrato di Bolzano) nel 1999 restò in carica due mesi; Mario Morcone (prefetto di Arezzo), inviato a Mitrovica, si dimise dopo cinque mesi;
l'Italia, che pure ha un ruolo internazionale «di punta» in Kosovo, non ha svolto, attraverso i propri rappresentanti, alcuna significativa iniziativa politica e diplomatica in una realtà tra le più difficili dei Balcani per la presenza delle bande dei separatisti albanesi dell'Ucpmb,
si chiede di conoscere:
quale ruolo diplomatico intenda svolgere il nostro paese in un'area che la stessa NATO definisce «tra le più pericolose al mondo»;
se non si ritenga, vista l'inefficienza dei rappresentanti del nostro Governo che hanno abbandonato l'incarico, che si debba prevedere la presenza di funzionari civili di esperienza e livello, che sappiano avviare un ineludibile ed urgente processo di socializzazione e di prevenzione dei conflitti intessendo una rete di rapporti diplomatici. 
(4-21462)
RUSSO SPENA. – Ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della protezione civile e dell'ambiente. – Premesso che: 

il 21 novembre 2000 il Comitato cittadino per la difesa degli alberi, il circolo Legambiente di Chieti ed il Movimento di cooperazione educativa per celebrare la Festa dell'albero hanno promosso una passeggiata ecologica rivolta agli scolari delle scuole materne ed elementari di Chieti;
al fine di tutelare l'incolumità degli alunni era stata chiesta all'amministrazione comunale la temporanea chiusura al traffico veicolare della via dove avrebbe dovuto svolgersi l'iniziativa;
la passeggiata non ha potuto avere luogo perché numerosi vigili urbani hanno transennato l'accesso alla via Pianell, non soltanto al traffico veicolare, ma anche a quello pedonale, fatta eccezione per i pedoni residenti;
solo dopo reiterate richieste è stato possibile prendere visione del provvedimento adottato dal sindaco Nicola Cucullo che prevedeva di «chiudere al traffico con sbarramenti (transenne) tutto il transito della via Pianell da porta Napoli al bar del borgo Marfisi agli automezzi ed ai pedoni (eccezion fatta per i pedoni residenti)»,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo ritengano che il provvedimento adottato dal sindaco di Chieti abbia carattere di legittimità;
se non ritengano che tale provvedimento fosse finalizzato ad impedire la manifestazione;
se sia stata legittima l'esecuzione, da parte della polizia municipale, di un ordine informale, privo di motivazione, senza alcun carattere di urgenza, annotato a mano a margine della richiesta di autorizzazione della manifestazione, a cui non ha mai fatto seguito alcuna ordinanza. 
(4-21463)
CASTELLI. – Al Ministro delle comunicazioni. – Premesso che: 

il signor Giuseppe Calella, nato ad Agrigento il 7 dicembre 1967 ed ivi residente in via R. Candida 23 (ex via Siracusa 41, contrada Amaggione), è portatore di handicap fin dalla nascita a causa di una agenesia agli arti inferiori al III medio coscia destra e gamba sinistra corretta con protesi-deambulante;
nel novembre 1991 la direzione provinciale delle Poste di Agrigento comunicava al signor Calella la possibilità di un'assunzione presso i propri uffici, in quanto appartenente alle categorie protette. In seguito la stessa amministrazione disattendeva la precedente decisione, sulla base del fatto che il signor Calella, in base al certificato di sana e robusta costituzione, non apparteneva alla categoria VII o VIII della tabella A allegata al Decreto del Presidente della Repubblica n. 834 del 1981, bensì alla III. Si evidenzia, altresì, che nel certificato di sana e robusta costituzione viene espresso parere favorevole all'idoneità fisica al lavoro;
considerato che:
al ricorso straordinario al Capo dello Stato, intentato dal signor Calella avverso la decisione delle Poste, il Consiglio di Stato, precisamente la I sezione, nell'adunanza del 12 aprile 2000, ha espresso parere negativo, malgrado lo stesso Consiglio, nella fattispecie la VI sezione, con la sentenza n. 1231 del 27 agosto 1997, avesse dato parere positivo in un caso analogo. Il caso riguardava una ragazza epilettica, patologia ascrivibile o alla III categoria punto 10 oppure alla IV categoria punto 11, in seguito assunta presso le Poste di Ancona;
la mancata assunzione del signor Calella è stata notificata il 26 luglio 1992; già allora era in vigore la legge-quadro sui portatori di handicap (legge n. 104 del 1992), quindi sarebbe stata applicabile come ius superveniens
inoltre va stigmatizzato che il signor Calella aveva già avuto dalle stesse Poste un'anticipazione dell'esito negativo del suo ricorso e che questo comportamento, oltre ad essere del tutto irrituale, lascerebbe quasi intendere una decisione premeditata, indipendentemente dalla valutazione degli elementi del caso particolare;
il signor Calella, con l'istanza del 14 giugno 2000, ha avanzato richiesta al Ministro per la procedura prevista dall'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, ma fino ad oggi non ha più avuto nessun riscontro, malgrado il Ministro, in data 4 agosto 2000, tramite telefonata al signor Calella, si fosse assunto personalmente l'impegno di informarlo, in ogni caso, sull'esito definitivo della sua vicenda,
l'interrogante chiede di sapere:
quali iniziative concrete intenda assumere il Ministro in indirizzo al fine di dare certezza alle legittime aspettative di lavoro del signor Calella;
se intenda sanare l'ingiustizia prodotta da un semplice parere non vincolante, assumendo un'iniziativa, nell'ambito della propria competenza, che consenta al signor Calella di poter prestare lavoro presso l'ufficio postale di Agrigento;
se intenda vigilare affinchè, in questo ambito, vengano adottate decisioni uniformi per casi simili, al fine di evitare discriminazioni che, in vicende come questa, sono particolarmente mortificanti e offendono oltremodo la dignità umana. 
(4-21464)
CAMBER. – Ai Ministri degli affari esteri e della difesa. – Premesso che: 

in questi giorni le massime autorità italiane hanno reso ufficialmente omaggio al cimitero del campo di concentramento di Rada, uno dei più grandi dell'ex URSS, dove furono raccolti, alla fine del 1942, almeno 80.000 soldati prigionieri, catturati dai russi sul fronte del Don, di cui almeno 10.000 italiani; di essi, ben 8.197 trovarono la morte a Rada e presumibilmente riposano nelle fosse comuni che costituiscono quel cimitero;
il tragico bilancio delle nostre armate in Russia, come è noto, è impressionante: su 230.000 soldati italiani partiti, solo la metà sono tornati a casa, 43.000 sono stati feriti, 26.000 sono morti, 64.000 sono i cosiddetti «dispersi»;
sulla sorte di questi 64.000 soldati italiani non è mai stata fatta luce, e nemmeno con la fine dell'URSS il nostro Commissariato per le onoranze ai caduti in guerra ha potuto svolgere ricerche approfondite sugli italiani scomparsi durante e dopo la Seconda guerra mondiale in Russia;
infatti tutto il materiale documentale sui soldati italiani imprigionati (nel campo di Rada, come riporta «Il Corriere della Sera») in tutti i lager sovietici è in mano agli organi di sicurezza russi, eredi della Nkvd (la polizia politica sovietica); quindi ancora oggi non è possibile conoscere i nomi e le liste dei prigionieri, dei deceduti, degli eventuali sopravvissuti;
come è noto, per decenni l'URSS ha dichiarato che i prigionieri non rimpatriati erano tutti morti. Successivamente si è appreso che, in realtà, molti sono stati successivamente smistati in altri lager dell'arcipelago Gulag, rimanendovi per anni; eclatante il caso di due soldati francesi ritrovati due anni fa, dopo approfondite ricerche negli ospedali militari (uno residente a San Pietroburgo e uno in Ucraina);
sorge spontanea la domanda su quanti soldati italiani «dispersi» possano essere in realtà sopravvissuti ma costretti, loro malgrado, a vivere nell'ex URSS e colà deceduti in tempi e luoghi sconosciuti, oppure hanno subìto altra sorte;
appare quindi improcrastinabile ottenere dalle autorità russe l'apertura totale degli archivi di guerra con riferimento ai prigionieri italiani e alla loro sorte durante e dopo la guerra, dando così finalmente una risposta certa a quelle famiglie italiane che, dopo più di cinquant'anni, ancora si interrogano sulla sorte dei propri congiunti,
si chiede di sapere quali iniziative si intenda assumere per acquisire tutta la documentazione disponibile sui prigionieri italiani in Russa «durante e dopo» la Seconda guerra mondiale, al fine di poter stabilire con certezza la sorte di migliaia di soldati italiani genericamente definiti come «dispersi in Russa», ed eventualmente rintracciare quelli ancora in vita (come nel caso dei due soldati francesi ritrovati a San Pietroburgo ed in Ucraina, di cui dà notizia il maggior quotidiano italiano in data 29 novembre 2000). 
(4-21465)
CAMBER. – Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. – Premesso che: 

lo scrivente ha già segnalato, con precedenti interrogazioni rimaste prive di riscontro, la drammatica situazione in essere alla frontiera italo-slovena, che corre da Trieste a Gorizia, per quanto riguarda i transiti di clandestini diretti sia verso il nostro paese che verso i paesi dell'Unione europea;
in questi giorni sono stati resi noti ufficialmente, e per la prima volta, da parte dell'Autorità giudiziaria di Trieste, i dati relativi al traffico di clandestini attraverso i confini terrestri e marittimi che delimitano il territorio del capoluogo regionale: ben 12.000 clandestini entrati in un anno sia attraverso i valichi terrestri italo-sloveni, sia attraverso il porto di Trieste (giuntivi sulle navi), sia con sbarchi di scafisti lungo la riviera triestina, e dal 1991 a oggi si stima che siano addirittura 200.000 i clandestini entrati in territorio italiano attraverso questa frontiera-colabrodo;
a Trieste opera con successo un pool anti-passeur, ideato e coordinato da magistrati specializzati, formato da agenti della polizia di frontiera, che svolge attivamente indagini volte a smantellare le organizzazioni criminali dedite al traffico di clandestini, di prostitute, di minori e forse anche di organi. Tra i tantissimi successi colti grazie all'azione del pool, ultimo in ordine di tempo l'arresto di 43 criminali tra passeur, scafisti e gestori del traffico clandestino;
nonostante l'impegno e l'abnegazione delle autorità tutte preposte alla delicatissima e complessa materia dell'immigrazione clandestina, peraltro, la piaga del traffico di clandestini è ben lungi dall'essere debellata, e la causa principale è da individuarsi nella cronica carenza di personale in forza a polizia di Stato, carabinieri, Guardia di finanza, Guardia costiera;
una maggiore disponibilità di uomini e mezzi consentirebbe infatti da un lato controlli più capillari lungo la fascia di confine, dall'altro la possibilità di giungere in tempi rapidi all'individuazione e all'arresto dei vertici delle organizzazioni malavitose che gestiscono il traffico di clandestini;
da questo traffico illegale di clandestini deriva quale prima conseguenza il problema della sicurezza per la popolazione residente nelle province di confine di Trieste e Gorizia: pochi giorni fa a Trieste vi è stato l'ennesimo grave episodio di violenza nelle strade, protagonisti gruppi di extracomunitari. Anche in questo caso la carenza di uomini e mezzi delle forze dell'ordine mette a repentaglio la sicurezza e l'incolumità dei cittadini che si trovano costretti, loro malgrado, a convivere con situazioni di grave rischio per sé e per i propri beni, posto che nella città giuliana trovano temporaneo ricovero centinaia di clandestini, in appartamenti siti nei rioni più popolosi della città;
il sindaco di Trieste non ha trovato di meglio che disporre la chiusura di un pubblico esercizio nei pressi del quale usavano ritrovarsi gruppi di clandestini extracomunitari, locale il cui titolare non è mai stato indagato, per quanto consta, con riferimento a reati di sorta e in ispecie a reati connessi con l'immigrazione clandestina,
si chiede di sapere:
posto che l'esperienza del «pool anticlandestini» ideato e coordinato da magistrati triestini col determinante apporto delle autorità tutte preposte all'ordine pubblico rappresenta un caso unico in Italia di ideazione, coordinamento ed azione, che ha consentito il raggiungimento di grandi risultati (nonostante la penuria di risorse materiali a disposizione), quali iniziative si intenda attuare per diffondere su tutto il territorio nazionale la positiva esperienza del pool triestino;
se in particolare, con riferimento al confine tra Italia e Slovenia, dove di mese in mese aumenta in misura esponenziale il flusso dell'immigrazione clandestina, si intenda rafforzare con nuove risorse di professionalità umane nonché di disponibilità di risorse materiali adeguate le misure già attuate con successo dal pool di magistrati triestini;
se provvedimenti immotivati di chiusura di pubblici locali, alla stregua della chiusura di una pizzeria quale disposta dal sindaco di Trieste, debbano considerarsi congrui a colpire il fenomeno dell'immigrazione clandestina e della correlate forme criminali, ovvero se, come nel caso di specie, provvedimenti del genere, che colpiscono pubblici esercenti incensurati e nei confronti dei quali non pendono giudizi penali per reati connessi all'immigrazione clandestina, rappresentino soltanto un ulteriore elemento di turbativa dell'ordine pubblico in quanto rivolti a cittadini che vivono del proprio lavoro e non colpiscono certo gangli delle organizzazioni criminali che sottendono l'immigrazione clandestina, aumentando il malcontento dei semplici cittadini che vedono colpiti dalle autorità cittadine non i criminali bensì semplici cittadini e normali contribuenti, così aggiungendosi al danno derivante alla cittadinanza (nel caso di specie di Trieste) dal fenomeno dell'immigrazione clandestina le beffe derivanti da un'immotivata ed impropria applicazione di sanzioni amministrative volute ed emanate dal sindaco di Trieste per ragioni senz'altro, allo stato, non chiare. 
(4-21466)
ALBERTINI. – Ai Ministri delle comunicazioni e del lavoro e della previdenza sociale. – Premesso che: 

il funzionamento delle Poste di Modena sembra presentare numerosi problemi relativi alla qualità del servizio offerto ai cittadini ed ai rapporti tra il personale dipendente e la locale dirigenza;
da notizie di stampa si è appresa l'esistenza di una circolare, diramata dalla direzione della filiale modenese delle Poste spa, che vieta ai dipendenti di parlare a giornali e mezzi di informazione su questioni attinenti al servizio postale;
se questa notizia venisse confermata saremmo di fronte ad un atto grave ed inaudito, lesivo dei più elementari principi democratici e costituzionali dei lavoratori e degli stessi cittadini;
i problemi connessi alla gestione del servizio e del personale non possono essere risolti in via autoritaria attraverso l'imposizione di divieti di tale natura, che violano lo stesso diritto dei cittadini ad essere informati sulle cause dei disservizi e ritardi;
secondo notizie di stampa il divieto di fornire informazioni sul funzionamento del servizio offerto ai cittadini e sui problemi organizzativi non sarebbe che l'ultimo di una serie di atti che contrappongono l'attuale dirigenza della filiale delle Poste di Modena al personale dipendente;
tale situazione di disagio del personale e di malfunzionamento del servizio postale è stata più volte denunciata dalle associazioni sindacali,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano avviare gli atti necessari per fare piena chiarezza sulla vicenda, a tutela dell'interesse dei cittadini, dei lavoratori delle Poste di Modena e delle stesse Poste spa. 
(4-21467)
MANFROI, LAGO, CECCATO, BIANCO. – Ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della protezione civile, della giustizia e degli affari esteri. – Premesso: 

che Bita Panajot, l'albanese che uccise il bambino di nove anni Alessandro Conti, travolgendolo a folle velocità in una strada di Roma con la propria BMW 525, é stato fermato per un controllo dalla polizia a Civitavecchia, due giorni dopo essere stato fermato a un posto di controllo dai carabinieri a Roma con immagini mostrate dai TG di quasi tutte le reti televisive;
che l'uomo é stato fermato alle 17,30 ed era a bordo di un'auto, una Alfa 33 rossa intestata a suo nome, in compagnia di una donna ucraina di 19 anni, senza documenti, né permesso di soggiorno;
che i due sono stati controllati sul posto e l'auto è stata perquisita; in seguito Panajot è stato portato all'ufficio stranieri della questura di Roma;
che in seguito alla disposizione del prefetto di Roma, Giuseppe Romano, gli sono state ritirate le due patenti in suo possesso: un'albanese, valida solo in Albania, e l'altra sempre albanese ma con validità internazionale;
che il prefetto di Roma ha disposto la revoca della patente di Bita Panajot in base all'articolo 120 del nuovo codice della strada. La norma stabilisce che il permesso di guida non può essere rilasciato e non può essere tenuto da «delinquenti abituali, professionali o per tendenza»;
che, infatti, nel periodo in cui Panajot era in carcere gli fu notificato un ordine di custodia cautelare per sfruttamento della prostituzione, fatto che quindi giustifica la decisione del ritiro della patente;
che la circostanza che Panajot si trovasse in compagnia di una giovane clandestina sembra dimostrare che il cittadino albanese non abbia mai smesso con la sua vecchia professione; 
che Bita Panajot è uscito verso le 20,30 dalla questura di Roma senza problemi;
che Panajot è coniugato con una cittadina italiana e che la legislazione vigente prevede che il cittadino straniero possa richiedere la cittadinanza italiana dopo sei mesi di matrimonio con un cittadino italiano, avendo risieduto in Italia in tale periodo;
che Panajot rappresenta la punta dell'iceberg di un fenomeno ormai assai diffuso in Italia, quello della presenza di cittadini extracomunitari che contraggono matrimoni di comodo che gli assicurano la cittadinanza italiana, qualora non ritengano più conveniente darsi alla clandestinità o mostrare documenti falsi, dedicandosi ad attività illecite quali appunto lo sfruttamento della prostituzione, ma anche l'importazione e lo spaccio di stupefacenti;
che Panajot rappresenta quindi il cittadino straniero astuto che non intende lavorare ma vivere di espedienti e di reati sfruttando la «impotenza» della giustizia italiana, secondo le leggi vigenti,
gli interroganti chiedono di sapere:
se sia stato aperto un procedimento nei confronti del Panajot per avere favorito l'ingresso e il soggiorno in Italia di un'immigrata clandestina;
quale sia l'iter del procedimento penale a suo carico per sfruttamento della prostituzione;
in che tempi si intenda raccogliere prove sufficienti a richiedere il Panajot in galera per i reati che continua a commettere, onde dare un chiaro segnale che lo Stato non è impotente;
quale sia lo stato delle indagini nei confronti dei tanti «colleghi» di Panajot che risiedono in Italia e quindi quanti siano i cittadini stranieri denunciati e quanti quelli condannati per sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù, a fronte di una prostituzione sulle strade che non accenna a diminuire;
se non si intenda escludere l'espulsione per cittadini condannati per reati quali la riduzione in schiavitù e lo sfruttamento della prostituzione, essendo più consono che lo Stato li assicuri alle patrie galere, onde prevenire eventuali reingressi clandestini degli stessi;
se all'interno degli accordi bilaterali siglati tra il Governo italiano e quello albanese sia previsto che le autorità albanesi possano mortificare le leggi italiane assegnando una nuova patente a un condannato per omicidio colposo in Italia;
se, considerato che l'Albania risulta ancora essere il principale paese esportatore di criminali, droga, armi e clandestini, non si intenda dare un segnale chiaro al governo di Tirana che in assenza di una seria e fattiva collaborazione l'Italia potrebbe revocare ogni forma di aiuto verso quel paese;
se non si intenda al più presto riformulare in modo più chiaro e restrittivo le disposizioni relative alla acquisizione della cittadinanza italiana, considerati i tanti matrimoni di comodo tra cittadine straniere e cittadini italiani e tra cittadini stranieri e cittadine italiane, e se non si intenda quindi introdurre il principio che il cittadino straniero condannato per reati ritenuti gravi non possa diventare cittadino italiano;
se non si intenda seriamente porre mano alle norme e alle procedure che regolano il processo penale considerando come una vera e propria emergenza il fenomeno della criminalità di importazione. 
(4-21468)
MANFROI. – Al Ministro delle politiche agricole e forestali. - Premesso: 

che il 2 agosto 2000 il Ministero delle politiche agricole e forestali ha presentato, nel corso di una conferenza stampa, l'elenco dei 2.171 prodotti agroalimentari tradizionali delle diverse regioni italiane, tra questi i 73 della regione Emilia-Romagna, previsti a suo tempo dal regolamento recante norme per l'individuazione di tali prodotti di cui all'articolo 8 del decreto legislativo n. 173 del 1998;
che nel diffondere la notizia diversi organi di stampa hanno rilevato che questo era il primo passo per le richieste di riconoscimento e tutela a livello europeo per questi prodotti;
che l'8 settembre 2000 l'eurodeputato Bart Staes ha presentato un'interrogazione (E-2848) alla Commissione europea sul riconoscimento come DOP e IGP di 73 diversi prodotti tipici emilianoromagnoli, tra i quali la spongata tradizionale, l'erbazzone, eccetera;
che già un anno e mezzo fa i produttori di spongata e la camera di commercio di Reggio Emilia hanno richiesto al Ministero delle politiche agricole e forestali di intraprendere azioni per la tutela di questo prodotto tipico delle province di Reggio Emilia e Parma;
che nella risposta alla interrogazione succitata il commissario europeo all'agricoltura Fischler il 17 ottobre 2000 ha dichiarato: «che dal ministero delle politiche agricole italiano non sono giunte alla Commissione richieste per il riconoscimento dei 73 prodotti tipici dell'Emilia-Romagna indicati» e «non c'è alcuna richiesta per prodotto denominato spongata»,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda inviare alla Commissione europea, o abbia già inviato in data successiva al 17 ottobre, richiesta per il riconoscimento DOP o IGP per i 73 prodotti indicati nella regione Emilia-Romagna in data 2 agosto 2000, tra i quali la spongata e l'erbazzone;
se non si ritenga di tutelare a livello europeo con i marchi DOP o IGP prodotti tipici emilianoromagnoli come la spongata, l'erbazzone, il nocino, la pancetta e salame di Canossa, il salame di Castelnovo nè Monti, il suino pesante emiliano, il formaggio pecorino dell'Appennino reggiano, i sughi d'uva, il Biscione di Reggio, i cappelletti, la ciambella, la torta di riso, la porchetta, saba, pattona, tortelli d'erbetta, miele del crinale appenninico e altri tipi di miele già oggetto del provvedimento presentato il 2 agosto 2000. 
(4-21469)
MINARDO. – Al Ministro della pubblica istruzione. – Premesso che: 

il sindaco di Scicli con una decisione unilaterale, compulsando il dirigente scolastico, ha deciso di sopprimere il corso scolastico dell'istituto magistrale per sostituirlo con il corso del liceo sociale a partire dal prossimo anno scolastico;
che la scelta operata rappresenta un grave danno per l'intera collettività, per il personale docente ed operante nella scuola soprattutto per gli studenti che si vedono privati di un'istituzione scolastica che permette l'accesso a tutte le facoltà universitarie con una preparazione completa e finalizzata ad opportuni sbocchi occupazionali,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare allo scopo di scongiurare la soppressine dell'istituto magistrale di Scicli con corso quinquennale ad indirizzo socio-psico-pedagogico, che necessita invece, di una proficua valorizzazione;
se non ritenga opportuno ed urgente intervenire su una vicenda nella quale il sindaco della città di Scicli sta operando in modo ostinato e contro le direttive di codesto Ministero orientate all'autonomia scolastica. 
(4-21470)
MINARDO. – Al Ministro della pubblica istruzione. – Premesso: 

che il Ministro della pubblica istruzione in una dichiarazione rilasciata al quotidiano «Il Sole 24 ore» ha affermato che nel settore della scuola saranno avviate circa 40.000 nuove assunzioni, ricordando che le 10.000 previste per lo scorso anno non sono state esitate e che quindi il totale delle nuove assunzioni a tempo indeterminato è previsto in 50.000 unità;
che tale affermazione è stata clamorosamente smentita dall'emanazione del decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 2000, n. 262, ove si assegna al Ministero della pubblica istruzione un contingente non superiore a 40.000 unità comprensivo delle unità rimaste inutilizzate per lo scorso anno scolastico;
ritenuto:
che le 40.000 assunzioni previste sono quasi il doppio di quelle dello scorso anno e sulla base di ciò non si comprende il motivo per cui il provveditorato agli studi di Ragusa, nel settore scuola elementare, sono state assegnate per lo scorso anno 34 unità, mentre per quest'anno su una previsione di quasi 60 unità il numero definitivo delle assunzioni previste è di 17 unità;
che la previsione di sole 17 unità per la provincia di Ragusa, rappresenta una vera e propria mortificazione per le centinaia di insegnanti elementari che attendono l'inserimento in un ruolo e soprattutto crea ancora gravi disagi agli alunni che non possono usufruire di una proficua continuità didattica;
che il provveditore degli studi di Ragusa, inoltre, prevede di congelare il 50 per cento della graduatoria di merito, tuttora vigente, in attesa della pubblicazione definitiva della graduatoria regionale a conclusione delle procedure concorsuali svolte nell'anno 1999-2000;
che la superiore procedura è palesemente in violazione dell'articolo 400, comma 17, del decreto-legge 16 aprile 1994, n. 297, come modificato dall'articolo 1, n. 4, della legge 3 maggio 1999, n. 124, che testualmente prevede: «Le graduatorie relative ai concorsi per titoli ed esami restano valide fino all'entrata in vigore della graduatoria relativa al concorso successivo corrispondente»,
si chiede di sapere:
se le dichiarazioni rilasciate dal Ministro in ordine al contingente di unità complessive da assumere nella scuola risultino vere o improntate a proclami elettoralistici:
quali siano stati i criteri adottati per assegnare alla scuola elementare nella provincia di Ragusa un numero così esiguo di insegnanti, addirittura inferiore agli anni passati, dato il fabbisogno;
quali provvedimenti immediati si intenda adottare allo scopo di evitare un'ulteriore mortificazione per gli insegnanti elementari della provincia di Ragusa e per gli alunni che subiscono continuamente penalizzazioni in ordine alla continuità didattica. 
(4-21471)
MINARDO. – Al Ministro della pubblica istruzione. – Premesso: 

che il Ministro della pubblica istruzione in una dichiarazione rilasciata al quotidiano «Il Sole 24 ore» ha affermato che nel settore della scuola saranno avviate circa 40.000 nuove assunzioni, ricordando che le 10.000 previste per lo scorso anno non sono state esitate e che quindi il totale delle nuove assunzioni a tempo indeterminato è previsto in 50.000 unità;
che tale affermazione è stata clamorosamente smentita dall'emanazione del decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 2000, n. 262, ove si assegna al Ministero della pubblica istruzione un contingente non superiore a 40.000 unità comprensivo delle unità rimaste inutilizzate per lo scorso anno scolastico;
ritenuto:
che le 40.000 assunzioni previste sono quasi il doppio di quelle dello scorso anno e sulla base di ciò non si comprende il motivo per cui il provveditorato agli studi di Ragusa, nel settore scuola elementare, sono state assegnate per lo scorso anno 34 unità, mentre per quest'anno su una previsione di quasi 60 unità il numero definitivo delle assunzioni previste è di 17 unità;
che la previsione di sole 17 unità per la provincia di Ragusa, rappresenta una vera e propria mortificazione per le centinaia di insegnanti elementari che attendono l'inserimento in un ruolo e soprattutto crea ancora gravi disagi agli alunni che non possono usufruire di una proficua continuità didattica;
che il provveditore degli studi di Ragusa, inoltre, prevede di congelare il 50 per cento della graduatoria di merito, tuttora vigente, in attesa della pubblicazione definitiva della graduatoria regionale a conclusione delle procedure concorsuali svolte nell'anno 1999-2000;
che la superiore procedura è palesemente in violazione dell'articolo 400, comma 17, del decreto-legge 16 aprile 1994, n. 297, come modificato dall'articolo 1, n. 4, della legge 3 maggio 1999, n. 124, che testualmente prevede: «Le graduatorie relative ai concorsi per titoli ed esami restano valide fino all'entrata in vigore della graduatoria relativa al concorso successivo corrispondente»,
si chiede di sapere:
se le dichiarazioni rilasciate dal Ministro in ordine al contingente di unità complessive da assumere nella scuola risultino vere o improntate a proclami elettoralistici:
quali siano stati i criteri adottati per assegnare alla scuola elementare nella provincia di Ragusa un numero così esiguo di insegnanti, addirittura inferiore agli anni passati, dato il fabbisogno;
quali provvedimenti immediati si intenda adottare allo scopo di evitare un'ulteriore mortificazione per gli insegnanti elementari della provincia di Ragusa e per gli alunni che subiscono continuamente penalizzazioni in ordine alla continuità didattica. 
(4-21471)
DANIELI, MAGGIORE, SERENA. – Al Ministro per i beni e le attività culturali. – Premesso: 

che recentemente, con una decisione fatta oggetto di precedente interpellanza, la Commissione consultiva per la prosa ha deciso l'attribuzione della qualifica di Teatro Stabile a favore del Teatro di Crotone, in alternativa alla quale era rimasta in ballottaggio la candidatura del Teatro Nuovo di Verona;
che tale deliberazione è stata assunta dalla Commissione consultiva per la prosa in data 16 ottobre 2000;
che nelle scorse settimane il comune di Milano, ripartizione cultura e musei, settore spettacolo ha diffuso un opuscolo, intitolato «Milanoteatro», che costituisce una sorta di guida-calendario della stagione teatrale nei vari teatri milanesi;
che a pagina 32 di tale opuscolo, si informa che al Teatro Franco Parenti, dal 20 febbraio al 4 marzo, sarà in cartellone la commedia «L'importanza di chiamarsi Ernesto» di Oscar Wilde, realizzata dal Teatro Stabile di Calabria, con la partecipazione di Geppy Gleijeses ed altri;
che l'opuscolo in questione reca la notazione «finito di stampare nel mese di settembre 2000» e quindi presumibilmente è stato redatto con ulteriore anticipo;
che comunque il mese di settembre precede la data della deliberazione della Commissione consultiva per la prosa,
si chiede di conoscere:
se il Governo ritenga che il comune di Milano ovvero un ente prestigioso come il Teatro Franco Parenti possano essersi inventati spontaneamente la definizione «Teatro Stabile di Calabria»;
se al contrario il Teatro di Crotone avesse avuto qualche affidamento preventivo in ordine alla decisione della Commissione, così da sapere in anticipo che avrebbe potuto successivamente fregiarsi della qualifica di Teatro Stabile;
nell'eventualità da chi e per quale ragione tali affidamenti siano stati dati al Teatro di Crotone;
nel caso opposto invece, ove tali affidamenti non fossero stati dati, e quindi si trattasse di un'iniziativa autonoma del Teatro di Crotone, se il Ministro non ritenga che tale atteggiamento sia profondamente scorretto, e sostanzialmente millantatorio;
quale valutazione dia il Ministro dell'accaduto;
quali provvedimenti nelle diverse ipotesi intenda assumere per chiarire le dinamiche dell'accaduto, e per perseguire chi si è reso responsabile di comportamenti tanto gravemente scorretti. 
(4-21473)
ANGIUS. – Ai Ministri delle comunicazioni e dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. – Premesso: 

che il prefetto di Rieti ha convocato i 13 sindaci dei comuni del Reatino per esaminare la situazione di disagio che si verrebbe a creare a seguito della minacciata decisione delle Poste italiane per la chiusura dei 16 uffici postali periferici, in un territorio già penalizzato anche demograficamente senza che ci sia stato alcun preventivo confronto con le realtà amministrative locali;
che all'uopo presso la prefettura si è istituito un tavolo tecnico con lo scopo di predisporre un piano di ristrutturazione delle agenzie postali che tenesse conto quanto più possibile delle esigenze degli utenti, verificata la disponibilità degli enti locali a farsi carico dei costi relativi, data l'elevata valenza sociale del servizio delle zone montane;
considerato che la decisione delle Poste italiane spa risulta essere immotivata, intempestiva e socialmente dannosa; dalla riunione tenutasi in prefettura è scaturita l'unanime decisione di diffidare le Poste italiane spa perché annullino l'attuazione del programma di chiusura dei 16 uffici postali;
considerato altresì che gli eventuali provvedimenti di chiusura annunciati sono in netta contraddizione con i contenuti del contratto di programma sottoscritto dal Ministro delle comunicazioni e dal presidente delle Poste italiane spa,
l'interrogante, anche al fine di scongiurare preventivamente manifestazioni di protesta, per motivi di ordine pubblico, chiede di sapere se il Ministro delle comunicazioni non ritenga di intervenire urgentemente sulle Poste italiane spa, perché annullino l'attuazione del programma di chiusura, dandone immediata comunicazione agli enti locai interessati, nel rispetto degli impegni presi durante i lavori del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, tenutosi in prefettura il 30 ottobre 2000. 
(4-21474)
SELLA DI MONTELUCE. – Al Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. – Premesso: 

che negli ultimi mesi la stampa di Biella ha segnalato numerose cancellazioni di benefici conseguenti ad invalidità già accertate e suffragate da dati e referti medici, dopo visite effettuate dalla commissione medica di verifica per le invalidità civili di Biella, con sede a Vercelli e competenza per due province;
che è stato segnalato come tali visite di verifica siano state svolte in modo affrettato e superficiale, senza esami approfonditi delle cartelle cliniche e delle condizioni dei pazienti e degli invalidi;
che ciò ha determinato forti disagi per numerosi anziani e per le loro famiglie, costretti a recarsi a Vercelli per le visite di verifica, per via della mancanza di una apposita commissione competente per Biella;
che la comunicazione ufficiale della perdita dei benefici da parte del Ministero del tesoro avviene abitualmente dopo vari mesi dalla comunicazione di sospensione preliminare dei benefici medesimi, con l'impossibilità pratica per gli invalidi di presentare ricorso al TAR avverso la cancellazione dei benefici in quanto un eventuale ricorso può essere presentato solo dopo la comunicazione ufficiale del Ministero del tesoro;
che la commissione di Vercelli risulta soggetta ad un notevole sovraccarico di lavoro in quanto opera su due province;
che risulta inoltre esistere un preconcetto molto forte nella commissione di Vercelli riguardo ai biellesi, in quanto uno dei medici della commissione ha dichiarato al giornale «Il Biellese» che: «Tra la provincia di Biella e quella di Vercelli è sicuramente la prima a detenere il primato. E quel che è peggio è che lo detiene anche per quel che concerne le dubbie o false invalidità»;
che simili gravi affermazioni non sono suffragate dai fatti;
che tutto ciò legittima la costituzione, e operatività, di una commissione medica di verifica per le invalidità civili con sede a Biella, competente per provincia di Biella;
che risulta come nel maggio 1998 il Ministero del tesoro avesse deliberato l'istituzione di una commissione competente per Biella e provincia;
che da allora tale commissione esiste solo sulla carta e non è mai stata resa operativa per un incredibile groviglio di inefficienze ed errori;
che nel giugno 1998 è stato pubblicato il bando per il concorso che avrebbe dovuto portare all'assunzione di 13 impiegati amministrativi, da destinare alla direzione provinciale servizi vari del Tesoro, di Biella;
che nel luglio 1999 sono stati nominati 3 medici componenti la commissione;
che nel luglio 1999 sono stati aperti ed arredati gli uffici della commissione, sita in Biella, corso Europa, 300 metri quadrati di uffici completamente arredati, con scrivanie, poltroncine, sale d'attesa, lettini medici, fotocopiatrici, servizi medici, fotocopiatrici, servizi igienici;
che al 1º dicembre 2000 il Ministero non aveva ancora autorizzato l'assunzione dei 9 vincitori del concorso, in quanto nella legge finanziaria dello scorso anno non erano stati «inseriti» gli stipendi;
che solo dal 1º dicembre 2000 il personale è stato preso in carico e destinato alla sede del Tesoro di Vercelli per il necessario apprendistato;
che è dal luglio 1999 che l'Erario corrisponde un canone di locazione per uffici vuoti, disabitati e non operativi;
che ciò sembrerebbe configurare gli estremi per un danno erariale;
che tali circostanze hanno danneggiato professionalmente anche i medici della commissione che hanno dovuto ottemperare a numerose incompatibilità con l'incarico avuto nella commissione, senza poter svolgere altre attività;
che su tali gravi questioni lo scrivente ha già presentato tre interrogazioni a risposta scritta, la 4-20921 in data 25 ottobre 2000, la 4-21028 in data 2 novembre 2000 e la 4-21252 in data 15 novembre 2000, ed ha informato gli uffici del Ministero del tesoro, direzione centrale uffici locali, divisione X;
che il Ministro e il Ministero non hanno ancora fornito i chiarimenti richiesti;
che lo scrivente, in una verifica effettuata in data 4 dicembre 2000 presso gli uffici del Tesoro di Biella, ha verificato di persona i ritardi e le inefficienze nell'attivazione della Commissione medica di verifica per le invalidità civili di Biella,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra descritto;
se intenda rispondere alle interrogazioni 4-20921, 4-21028 e 4-21252 e dare seguito a quanto ivi esposto;
se intenda attivarsi per porre fine a questa grottesca situazione;
se abbia inserito nella legge finanziaria 2000-2001 gli stipendi per il personale amministrativo della commissione;
se intenda accertare d'ufficio e con urgenza i fatti sopra esposti, individuando le connesse responsabilità mediche e amministrative;
se intenda promuovere il riesame dei possibili «errori» di valutazione compiuti dalla commissione medica di verifica per le invalidità civili di Vercelli,
se intenda infine assumere provvedimenti urgenti in relazione ai fatti segnalati. 
(4-21475)
DE MARTINO Guido. – Al Ministro delle comunicazioni. – Premesso che: 

di frequente pervengono notizie su disservizi che si verificano negli uffici postali dei comuni della provincia di Napoli;
come è successo nel comune di Afragola sono interessati anziani e pensionati che sono costretti a subire interminabili attese, anche di ore, per ritirare la loro pensione;
ciò avviene perché gli uffici sono privi delle risorse sufficienti a provvedere al fabbisogno giornaliero nonostante siano programmati turni e numero di destinatari;
ciò crea malcontento e disagi nella popolazione bisognosa ed anche episodi incresciosi contro incolpevoli impiegati,
si chiede di sapere perché non si adottino procedure in grado di rendere efficiente il suddetto servizio. 
(4-21476)
MANZI, MARINO, MARCHETTI. – Al Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. – Premesso che: 

i provvedimenti concernenti le pensioni di reversibilità alle vedove e agli orfani dei cittadini italiani perseguitati politici e razziali durante il fascismo e titolari di assegno vitalizio vengono discussi dalla «Commissione per le provvidenze a favore dei perseguitati politici antifascisti e razziali e dei loro familiari superstiti» presso il Ministero del tesoro, prevista all'articolo 4 della legge 22 dicembre 1980, n. 932;
la Commissione stessa per innumerevoli pastoie burocratiche non si è più riunita addirittura dal luglio 1998;
ne è derivato che oltre un centinaio di vedove di perseguitati antifascisti, nella quasi totalità anziane e disagiate, non ha potuto ancora, con evidente e oltretutto insensata iniquità, conseguire le proprie spettanze,
si chiede di sapere se non si ritenga doveroso adottare un'iniziativa che, ricalcando quella già felicemente effettuata per le pensioni di guerra, decentri presso gli uffici provinciali del Tesoro almeno il pagamento delle reversibilità spettanti alle vedove dei perseguitati politici antifascisti e razziali titolari di assegni vitalizi di benemerenza. 
(4-21477)
BORNACIN. – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. – Premesso che: 

martedì 28 novembre 2000, a Genova, in occasione della Terza conferenza nazionale sulla droga, si è svolta una manifestazione di protesta promossa dai centri sociali e da movimenti antiproibizionisti;
la stessa ha alimentato tensione e disordine in città, talvolta sfociati in scontri con le forze dell'ordine, causando non poca apprensione tra i cittadini;
dopo una prima fase di contestazione avvenuta dinanzi alla casa circondariale di Genova i manifestanti si sono trasferiti in prossimità dello stabile ove si svolgeva la conferenza;
nonostante fosse facilmente presumibile e prevedibile che gli stessi, una volta all'interno della sala conferenza dei Magazzini del Cotone, avrebbero creato disordini e non pochi problemi per l'incolumità dei partecipanti, soprattutto se contrari alle tesi antiproibizioniste del Governo, sono stati lasciati entrare in congruo numero;
l'intervento della segreteria del ministro Livia Turco sembrerebbe essere stato decisivo e responsabile dell'ingresso dei manifestanti all'interno dell'area congressi;
a seguito dell'accreditamento di detti personaggi si sono succeduti atti di intolleranza politica e mera inciviltà nei confronti delle forze dell'ordine e di alcuni esponenti politici della Casa delle Libertà, compreso lo scrivente, impegnati in conferenza stampa;
la contestazione, di fatto, non fu soltanto verbale ma venne tentata una vera e propria aggressione con il ferimento di alcuni agenti di pubblica sicurezza, seminando paura e sconcerto tra i presenti tutti;
successivamente, oltre a non essere stati allontanati, a questi incivili contestatori è stato accordato l'utilizzo di una sala riunioni per indire, a loro volta e indisturbati, una conferenza stampa,
l'interrogante chiede di sapere:
se non si reputi inqualificabile e scandalosa la condotta tenuta dagli organizzatori e dagli esponenti dei centri sociali;
in che modo si intenda intervenire affinché simili atti di violenza e inciviltà non abbiano a verificarsi in futuro nei confronti di nessuno;
se corrisponda al vero che la segreteria del ministro Turco si è fatta interprete delle richieste di quei contestatori attivandosi affinché partecipassero ai lavori del congresso;
in caso affermativo come si intenda giustificare una simile sconsiderata leggerezza che oltre ai disordini ed al ferimento dell'agente poteva avere ben più gravi conseguenze;
se non si reputi altresì riprovevole il comportamento dei rappresentanti istituzionali del Governo presenti al congresso che, anziché condannare la violenza dei manifestanti, ne hanno legittimato le azioni dando prova di non avere alcun senso dello Stato. 
(4-21478)
COZZOLINO. – Al Presidente Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. – Premesso: 

che il prefetto della provincia di Salerno, con decreto n. 454 del 31 maggio 1999, ha autorizzato l'ATI Passavani Impianti spa, SIBA srl, SLED spa, che opera in nome e per conto della prefettura di Napoli – prefetto delegato ex ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 aprile 1995, ad occupare per motivi di indifferibilità ed urgenza ed a procedere ad espropriazioni per pubblica utilità di beni immobili per la realizzazione dell'impianto di depurazione di Angri, San Marzano sul Sarno e Sant'Egidio del Monte Albino;
che gli espropri hanno riguardato anche beni del comune di Sant'Egidio del Monte Albino, consistenti in decine di migliaia di metri quadrati di fertilissimo terreno agricolo di proprietà dei signori Ferraioli, Buonincanti e Pastore ed un immobile di recente costruzione di 360 metri quadrati;
che, malgrado tutti gli impegni assunti dalle imprese e dagli organi istituzionali nel corso di un incontro presso la prefettura di Napoli nell'agosto del 1999 per il pagamento di quanto dovuto in modo contestuale all'esproprio, nulla è avvenuto fino ad oggi;
che, inoltre, i signori Buonincanti e Pastore nel febbraio 2000 hanno sottoscritto dichiarazioni di accettazione delle indennità di esproprio ed accessorie con l'impegno di un pagamento dell'acconto dell'80 per cento delle somme concordate entro pochi giorni e del 20 per cento alla stipula del rogito notarile;
che il pagamento dopo otto mesi non è stato effettuato per divergenze successivamente verificatesi tra l'ATI e la direzione dei lavori;
che le richieste di sollecito da parte del sindaco del comune di Sant'Egidio del Monte Albino sono completamente rimaste inevase, producendo al contrario un ulteriore ingarbugliamento con la dilatoria richiesta di documentazione già prodotta o di difficoltosa esibizione;
che il signor Salvatore Ferraioli, già in credito di alcuni miliardi perché proprietario di un vastissimo appezzamento di terreno e di un fabbricato abitativo oltreché di un capannone con vasca per lavaggio degli ortaggi, è stato costretto ad alloggiare con 14 persone presso «l'Hotel degli Amici» maturando un debito di 30 milioni di lire ed allo stato attuale trova ospitalità presso alcuni parenti e che allo stesso Ferraioli sono state offerte in maniera informale solo 886 milioni di lire a fronte di un credito assolutamente maggiore, come già quantificato dai rappresentanti della società espropriante in presenza del sindaco;
che, indipendentemente dagli eventuali contenziosi in corso con la società espropriante, si assiste alla completa elusione degli impegni assunti a livello politico-istituzionale nei confronti dei cittadini espropriati e dell'amministrazione locale,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano, secondo compiti e competenze, invitare il prefetto di Napoli quale delegato ex ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 aprile 1995 per l'emergenza del fiume Sarno ad intraprendere le necessarie iniziative per il rispetto dei diritti dei cittadini, mortificati nei loro interessi e nella loro vivibilità, affinché si realizzi un'opera di pubblica utilità. 
(4-21479)
TOMASSINI. – Al Ministro della sanità. – Premesso che, 

a quindici anni dalle prime drammatiche morti la tragica vicenda degli emofiliaci italiani risulta ancora irrisolta;
il 9 novembre 1999 è stata nominata una commissione paritetica il cui elaborato, inviato all'approvazione della Presidenza del Consiglio, non ha avuto a tutt'oggi una risposta;
in data 12 dicembre 2000 si terrà l'udienza preliminare in camera di consiglio davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trento, relativa al procedimento penale n. 358/94-21, ma nel frattempo nessun risarcimento hanno ancora ricevuto i familiari degli emofiliaci deceduti;
la Corte di giustizia di Strasburgo ha condannato l'Italia all'immediato risarcimento della somma di oltre 600 milioni di lire per ciascun indennizzo,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso, anche alla luce della pronuncia della Corte di Strasburgo, adottare tutte le iniziative necessarie per consentire l'immediato risarcimento degli aventi diritto, in attesa dal lontano 1985. 
(4-21480)
SPECCHIA, MAGGI, BUCCIERO, CURTO, MONTELEONE. – Ai Ministri dei lavori pubblici e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. – Premesso: 

che gli scriventi, a partire dal 24 marzo 2000, hanno presentato cinque interrogazioni sul grave problema dell'emergenza siccità e sulla mancanza di acqua ad uso potabile, ad uso irriguo e ad uso industriale nella regione Puglia;
che nei mesi scorsi l'amministratore unico dell'Acquedotto pugliese, avvocato Lorenzo Pallesi, e altri responsabili della società in questione hanno sostenuto che non vi sarebbero stati comunque problemi per l'acqua ad uso civile;
che invece la scarsità di piogge ha determinato una situazione di vera emergenza tanto che se non vi saranno adeguate piogge nei prossimi due mesi alcune zone della Puglia rimarranno senz'acqua, o con acqua assolutamente insufficiente, a cominciare dalla provincia di Foggia;
che le particolari condizioni climatiche di quest'anno non devono allontanare l'attenzione dalle altre cause che determinano la scarsità di acqua per i diversi usi;
che infatti, oltre agli sprechi di vario tipo, le reti dell'Acquedotto pugliese hanno dispersioni del 35-40 per cento;
che inoltre è urgente reperire altre risorse idriche per sostituire circa 100 milioni di metri cubi di acqua prelevata dai pozzi soprattutto in provincia di Lecce;
che altra acqua viene prelevata da innumerevoli pozzi abusivi e tutto ciò con il rischio di una non lontana desertificazione dei territori interessati;
che già da alcuni anni diverse zone della Puglia non vengono adeguatamente servite dall'Acquedotto pugliese;
che finalmente nelle scorse settimane l'Acquedotto pugliese e il suo amministratore unico hanno preso atto della grave situazione annunciando intanto la riduzione della irrigazione, e ciò con conseguenze ovviamente negative sull'agricoltura pugliese, già in difficoltà per altri motivi;
che è urgente l'istituzione di un tavolo operativo tra le regioni Puglia, Basilicata e Molise e l'Acquedotto pugliese e il Ministero dei lavori pubblici per individuare soluzioni radicali;
che ad esempio è necessario:
realizzare un altro acquedotto previe intese con le regioni Basilicata e/o Molise e verificare concretamente la fattibilità, anche dal punto di vista finanziario, dell'uso delle risorse idriche albanesi (sull'acqua proveniente dall'Albania il Senato nel 1998 approvò un ordine del giorno presentato dagli interroganti);
rendere operativo un piano organico per l'utilizzo ad uso irriguo delle acque depurate;
completare alcune opere;
porre in atto un intervento finalmente efficace per ridurre quantomeno sensibilmente le dispersioni di acqua dalle reti;
che per l'attuale emergenza è necessaria la dichiarazione di stato di calamità naturale per i danni subiti dagli agricoltori,
gli interroganti chiedono di conoscere quali urgenti provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano adottare. 
(4-21481)
RUSSO SPENA, CÒ, CRIPPA. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Premesso che: 

sabato 2 dicembre 2000 presso il Filaforum di Assago si è tenuto un meeting di Comunione e Liberazione, dal titolo «Tre Regioni per il buono scuola», con la presenza del presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni;
la giornata è stata organizzata contro la decisione del commissario di Governo di sospendere l'efficacia della delibera della giunta lombarda sui «buoni scuola»;
tra cori da stadio antigovernativi, dichiarazioni che dubitavano sull'imparzialità della Consulta e diffide di Formigoni all'indirizzo della stessa, la manifestazione, tra l'altro, evidenziava critiche rispetto gli organismi costituzionali del nostro paese;
all'iniziativa erano presenti una quarantina di studenti del coordinamento dei collettivi studenteschi di Milano e provincia, tra i quali solo tre erano maggiorenni, che pacificamente volevano esprimere il loro dissenso sia ai «buoni» sia all'iniziativa dal carattere reazionario ed al limite del sovversivismo repubblicano;
un centinaio di persone con cartellino «accoglienza» all'entrata delle studentesse e degli studenti nel Filaforum si sono trasformati in un corpo paramilitare che prontamente ha assalito in modo folle e feroce le ragazze ed i ragazzi del coordinamento, dando agli studenti caduti per i loro colpi calci in testa e calpestandone i corpi;
immediatamente dopo la selvaggia aggressione del servizio d'ordine di Comunione e Liberazione sono intervenuti i carabinieri, che hanno accompagnato con spintoni, calci e moschettate gli studenti verso una saletta bar della struttura;
in tale sede i carabinieri invitavano gli studenti, che per tutta la durata della manifestazione hanno mantenuto un atteggiamento pacifico, a desistere dal volere sporgere denuncia previo riconoscimento degli aggressori ed ad allontanarsi il prima possibile da tale manifestazione pubblica;
subito dopo gli studenti hanno raccontato ai giornalisti accorsi nella saletta i fatti appena accaduti e subito dopo le forze dell'ordine hanno allontanato i giornalisti, isolando gli studenti;
nel momento in cui gli studenti hanno manifestato l'intenzione di uscire spontaneamente e pacificamente dalla struttura hanno scoperto di essere stati senza motivo e senza spiegazione alcuna rinchiusi nella stessa;
i carabinieri presenti hanno creato un clima di tensione inspiegabile, lasciando gli studenti disorientati dai continui movimenti e dal continuo sopraggiungere altri carabinieri, sia nel salone bar, sia nel corridoio d'uscita antistante; subito dopo i carabinieri si sono decisi a portare fuori gli studenti, malmenandoli a tal punto che uno studente è rimesto a terra svenuto;
l'aggressione è continuata mentre gli studenti chiedevano un mezzo di soccorso, mai sopraggiunto per il ragazzo svenuto, e mentre, raccolto lo stesso, si dirigevano precipitosamente verso le scalinate esterne della struttura;
i primi studenti giunti al termine delle scalinate esterne sono stati aggrediti da altre forze dei carabinieri con pugni al volto e calci e buttati a terra, presi a calci e poi trascinati verso le camionette;
uno studente di 15 anni è stato buttato su una camionetta e lasciato poco dopo e gli ultimi studenti, per lo più ragazze, sono stati presi minacciati, insultati e colpiti a moschettate nello stomaco;
poco dopo su invito stesso di due agenti della DIGOS gli studenti sono stati invitati ad allontanarsi con un mezzo pubblico dal posto e sono stati invitati a denunciare i fatti accaduti;
considerato che:
per tutto lo svolgersi della vicenda non è stato possibile parlare con alcun responsabile parlare delle forze dell'ordine presenti;
nessun pubblico ufficiale ha voluto accompagnare gli studenti aggrediti all'interno del Filaforum per procedere al riconoscimento degli aggressori del «servizio accoglienza» di Comunione e Liberazione;
l'ambulanza per il ragazzo svenuto non è mai sopraggiunta in loco;
la reazione delle forze dell'ordine è stata violenta ed ingiustificata verso gli studenti e nel contempo si era davanti al fatto che alcuni pubblici ufficiali riconoscevano l'assenza di qualsiasi reato commesso dagli stessi,
si chiede di sapere:
se risulti che in Lombardia sia stato sospeso il diritto democratico di manifestare le proprie opinioni politiche;
se risulti che l'Arma dei carabinieri dipenda ancora dal Ministro della difesa o se invece si debba ritenere che in Lombardia sia al servizio della giunta regionale;
se risulti che le forze dell'ordine presenti al Filaforum abbiano avviato un'indagine per identificare gli aggressori degli studenti dei collettivi che manifestavano pacificamente contro i contenuti della manifestazione «Tre regioni per il buono scuola»;
se non si ritenga che l'atteggiamento dei carabinieri sia stato ingiustificato e fortemente lesivo delle libertà individuali e collettive garantite dalla Costituzione;
se non si ritenga grave che nel corso della manifestazione sopracitata sia stato impedito ai giornalisti di assistere agli avvenimenti svoltisi nel corso della stessa e sia stato violato, in questo modo, il diritto-dovere di informare l'opinione pubblica di tutto quello che stava accadendo al Filaforum;
se non si ritenga che i contenuti della manifestazione sopracitata siano in contrasto con quanto il Dettato costituzionale prevede per il diritto allo studio e all'istruzione;
se non si intenda intraprendere provvedimenti urgenti per salvaguardare e sviluppare la presenza della scuola pubblica in Lombardia;
se non si ritenga di dover riferire urgentemente sullo svolgimento dei fatti in Parlamento. 
(4-21482)
–BORNACIN. – Al Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato. – Premesso che: 

secondo un'attendibile e scrupolosa ricostruzione sull'attività dell'azienda genovese di impiantistica per l'energia alternativa, ANIT srl, sarebbero ipotizzabili commistioni politico-affaristiche da parte dei vertici dell'azienda stessa, avvicendatesi nel corso degli anni 1992-1999 ed alcune delle quali ancora oggi esistenti;
tali commistioni sarebbero state realizzate, in generale, attraverso:
mandati di agenzia e/o promozione alle vendite e/o analisi di mercato e/o studi ed analisi di settore merceologico-applicativo dei sistemi fotovoltaici;
incarichi di carattere professionale e/o similari;
incarichi e/o ordini di natura quanto più varia possibile;
rapporti di lavoro continuativi con personale esterno che si configurava e si rapportava verso terzi come vera e propria struttura ANIT e godeva di trattamenti economici spropositati rispetto a quelli del personale regolarmente inserito nell'organico della società;
tali commistioni avrebbero generato, nel tempo, ricadute negative per la società, per alcune delle quali sarebbe ipotizzabile il falso in atto pubblico ed il falso in bilancio;
detto comportamento avrebbe gravemente depauperato le risorse finanziarie della società stessa, fino a portarla ad uno stato ormai prossimo alla liquidazione e/o al fallimento con conseguente «cessione di ramo d'azienda», avvenuta formalmente soltanto alla fine del mese di dicembre 1999;
nell'operazione di cessione, certamente singolare sotto l'aspetto procedurale, non sarebbe stato inserito il magazzino di ANIT srl (valore di libro di oltre 10 miliardi di lire);
al contrario, sarebbe stata inserita soltanto la minima parte delle commesse attive (una delle quali praticamente «chiusa») per un valore globale inferiore agli 800 milioni di lire, tralasciando una serie di commesse ed attivati in itinere alla fine del 1999, di competenza e titolarità di ANIT srl, con ricadute interessanti nel corso del corrente anno 2000;
la condotta dei vertici aziendali di ANIT srl avrebbe, inoltre, nuociuto gravemente al regolare svolgimento delle attività dell'azienda, almeno a far data dal gennaio del 1998, periodo nel quale il capitale sociale, sceso nella primavera del 1997 da 20 a circa 7 miliardi di lire, raggiunse quota 20 miliardi di lire per poi ritornare, in pochi mesi, a 200 miliardi di lire (valore mantenuto fino al 31 dicembre 1999);
l'immagine che il mercato nazionale ed internazionale del settore fotovoltaico ha acquisito della società ANIT srl, tra la seconda metà del 1997 e tutto il 1999, sarebbe stata, pertanto, assolutamente negativa ovvero di un'azienda sull'orlo del fallimento non solvibile;
sarebbe stato, inoltre, ostacolato il graduale riconoscimento della professionalità acquisita, nonostante tutto, nel corso degli anni;
le aspettative dei dipendenti, a seguito dell'atmosfera che si era creata, sarebbero state quasi interamente disattese nonostante l'impegno profuso di molti di loro;
le commistioni ipotizzate sembrerebbero, altresì, essere state avallate sia dai componenti succedutisi nei vari consigli di amministrazione di ANIT srl sia da quelli dei collegi sindacali e delle società di revisione,
l'interrogante chiede di sapere:
se non si reputi doveroso, oltreché necessario ed indispensabile per garantire un futuro meno incerto e soprattutto più dignitoso per l'azienda genovese ANIT srl, verificare se corrisponda al vero quanto esposto in premessa;
in caso affermativo come si intenda procedere al fine di fare chiarezza sull'intera vicenda nonché determinare eventuali gradi di responsabilità del personale interno e non all'azienda coinvolto ai diversi livelli;
come si intenda, inoltre, procedere al fine di garantire i livelli occupazionali all'interno dell'ANIT srl, già fortemente messi in discussione da una simile politica aziendale perpetratasi nel corso degli anni. 
(4-21483)
CAMBER. – Ai Ministri dell'ambiente, dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica e degli affari esteri. – Premesso che: 

a Fianona, nell'Istria orientale croata, è attiva una centrale termoelettrica a carbone;
due anni fa sono stati effettuati lavori di dragaggio dell'adiacente canale di Fianona e la melma asportata è stata riversata nel mare Adriatico, nelle acque del golfo del Quarnero;
ambientalisti ed esperti hanno sempre sostenuto che le migliaia di tonnellate di fango asportato dal canale di Fianona e riversate in mare sono radioattive per la presenza di residui prodotti dalla vicina termocentrale a carbone;
il mare Adriatico non ha mai avuto situazioni significative di inquinamento, pur essendo un «sistema chiuso», ove quindi una qualsiasi forma di inquinamento produce effetti molto più profondi di quanto accade in un mare cosiddetto «aperto», e un inquinamento radioattivo del mare Adriatico potrebbe avere quindi conseguenze pesantissime;
in passato i fanghi del canale di Fianona erano stati oggetto di analisi da parte dell'istituto oceanografico di Spalato, dell'istituto di biologia marina «R. Boskovic» di Rovigno e da parte dell'Agenzia croata per i rifiuti speciali: dai risultati emersi constava inequivocabilmente la forte presenza di radioattività nella melma e di gravi rischi per l'ecosistema del golfo;
ora il Ministro dell'ambiente croato ha commissionato uno studio sul dragaggio del canale istriano a un'équipe di studiosi super partes;
da tali risultati e iniziative si desume che il rischio di un disastro ecologico da inquinamento radioattivo é concreto e il problema ovviamente non riguarda la sola Croazia ma anche Italia e Slovenia,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano stati informati dalle autorità croate dell'accaduto o ne siano comunque venuti a conoscenza;
in caso affermativo, quali provvedimenti siano stati adottati per la salvaguardia delle acque che bagnano le coste italiane che si affacciano sul mare Adriatico;
se non si ritenga di affidare ad un'équipe scientifica formata da ricercatori del Laboratorio di biologia marina di Trieste e dell'Università di Trieste uno studio sui fanghi del Golfo del Quarnero, coinvolgendo nella ricerca anche gli esperti di «Goletta verde» di Italia Nostra;
posta la valenza internazionale del problema, quali iniziative si intenda assumere per coinvolgere l'Unione europea nello studio e nella risoluzione del problema, con particolare riferimento a Germania e Austria che storicamente hanno un particolare interesse per il mare Adriatico, tenuto conto anche dell'altro grave problema che insiste sui territori di Italia e Austria in particolare, e cioè la centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, da sempre oggetto di periodici guasti tecnici non meglio definiti e quindi potenzialmente a rischio di diventare una nuova Chernobyl, a soli 100 chilometri dal territorio italiano;
oltre a quanto sopra cennato, se e in quali tempi possa formarsi un commissione mista italo-croata di studio sui fanghi presenti a Fianona e dove altro, commissione formata col determinante apporto degli esperti dell'istituto oceanografico di Spalato e dell'istituto di biologia marina «R. Boskovic» di Rovigno. 
(4-21484)
IULIANO, DIANA Lino, CARCARINO, CONTE. – Ai Ministri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e dei lavori pubblici. – Premesso che: 

la deliberazione n. 163 CIPE del 6 agosto 1999 ripartiva la somma di lire 700 miliardi per la prosecuzione dell'opera di ricostruzione in favore dei comuni terremotati della Campania (490 miliardi di lire) e della Basilicata (210 miliardi di lire);
la stessa deliberazione CIPE prevedeva che dai mutui ventennali che le due regioni erano state autorizzate a contrarre, tenendo conto dei limiti di impegno pari a 50 miliardi di lire che erano stati autorizzati dall'articolo 50, comma 1, della legge n. 448 del 1998 e dall'articolo 1 della legge n. 483 del 1998, è stata ricavata la somma di lire 412.808.350.390 per il mutuo contratto dalla regione Campania e lire 176.917.867.027 per il mutuo contratto dalla regione Basilicata per un totale complessivo pari a lire 589.726.217.417;
ritenuto inoltre che la deliberazione CIPE prevedeva che nel caso le condizioni offerte dal mercato all'atto della contrazione dei mutui dovessero risultare meno favorevoli, e cioè di ricavare meno di 700 miliardi di lire preventivati, il CIPE avrebbe dovuto valutare «l'opportunità» di integrare i minori importi con quota parte della citata somma accantonata,
si chiede di sapere:
perché l'ufficio del consigliere ministeriale del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica abbia trasmesso nota n. DV/686 del 4 ottobre 2000 e poi successiva nota n. DV/748 del 6 novembre 2000 al Ministro dei lavori pubblici – CER – ufficio terremoto, alla Banca d'Italia, alla giunta regionale della Campania inducendo quest'ultima a comunicare ai comuni terremotati della stessa regione Campania i nuovi importi a ciascuno spettanti con la delibera della giunta regionale della Campania n. 5161 del 2 novembre 2000, ossia una riduzione pari al 15 per cento circa dei fondi assegnati con la precitata delibera CIPE e con un'operazione che ha rideterminato in diminuzione gli importi assegnati con la medesima delibera del 6 agosto 1999, operazione che, invece, è di stretta competenza del CIPE. 
(4-21485)
MANCA. – Al Ministro della difesa. – Premesso: 

che l'articolo 43 della legge n. 224 del 1986 prevede la possibilità del collocamento in ausiliaria degli ufficiali cessati dal servizio a domanda e che si trovino a non meno di quattro anni dal limite d'età previsto per il grado rivestito al momento della domanda di collocamento a riposo;
che la stessa legge n. 224 del 1986 precisa che le cessazioni volontarie dal servizio richieste a non più di quattro anni dal limite di età «sono equiparate a tutti gli effetti a quelle per raggiungimento del limite di età»;
che il decreto-legge 28 settembre 1996, n. 505, «Disposizioni per disincentivare l'esodo del personale militare» prevede che il collocamento in ausiliaria può avvenire solo «per raggiungimento dei limiti di età nel grado rivestito»;
che nessun provvedimento di legge ha modificato la legge n. 224 del 1986 per cui, nell'applicazione del disposto dal suddetto decreto-legge n. 505 del 1996, deve tenersi conto di quanto disposto dalla legge n. 224 del 1986, articolo 43, comma 5, che equipara a tutti gli effetti la cessazione dal servizio a domanda a quella per raggiungimento del limite di età, qualora richiesta non prima di quattro anni dal limite di età per il grado rivestito;
che il Consiglio di Stato, III sezione, nell'adunanza del 9 maggio 2000 ha espresso il parere, su richiesta del Ministero delle finanze, che gli ufficiali cessati dal servizio a domanda a non più di quattro anni dal limite di età previsto per il grado rivestito, possono essere collocati in congedo nella posizione di ausiliaria;
che la stessa sezione del Consiglio di Stato ha ritenuto che il quesito posto dal Ministero delle finanze fosse di interesse anche del Ministero della difesa ed ha disposto, con la propria ordinanza, la trasmissione del suddetto parere al Ministero della difesa;
che il Ministero della difesa, ha, invece, confermato il proprio orientamento secondo il quale è lecito il «blocco» dei collocamenti in ausiliaria del personale militare che non abbia raggiunto i limiti di età, anche nei casi previsti dalla legge n. 224 del 1986, argomentando che «l'ammissione di questa ultima ipotesi di collocamento in ausiliaria contrasterebbe con la ratio della riduzione di spesa, che ha inspirato la riforma del sistema pensionistico militare»,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo sia informato della posizione assunta dalla Direzione generale del personale militare a danno degli ufficiali delle Forze armate, non tenendo conto del preciso orientamento del Consiglio di Stato in materia;
se la suddetta Direzione generale abbia agitato su disposizioni impartite dal Ministro;
quali azioni e provvedimenti s'intenda adottare urgentemente al fine di eliminare l'attuale situazione di danno, contraria anche al parere del Consiglio di Stato, nella quale si trovano gli ufficiali delle Forze armate. 
(4-21486)
LORENZI. – Al Ministro delle comunicazioni. – Premesso: 

che la Telecom Italia intende procedere alla eliminazione di numerosi impianti di telefonia pubblica (quasi 300 nella sola provincia di Cuneo) perché poco redditizi;
che la presenza del telefono pubblico nei comuni montani costituisce un servizio indispensabile per la popolazione residente, nonché per i proprietari delle abitazioni adibite a seconda casa, essendo raramente dotate di impianto telefonico;
che in alcune parti del territorio montano non è possibile usufruire della telefonia mobile, in quanto trattasi di zone prive di segnali;
che, per le abitazioni più isolate, l'allacciamento telefonico risulta assai costoso, soprattutto per le persone anziane e meno agiate;
che la Telecom Italia intende procedere alla soppressione di 22 impianti di telefonia pubblica, attualmente a servizio della popolazione della Valle Stura,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire al fine di evitare il completo isolamento di realtà già marginali e garantire un impianto per ogni centro abitato e per quelle borgate più isolate in cui vi è popolazione residente o stagionale, assicurando comunque il mantenimento di almeno 12 cabine telefoniche – tra quelle poco redditizie – a servizio della Valle. 
(4-21487)
LORENZI, AVOGADRO, BIANCO, GNUTTI. – Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. – Premesso: 

che in data 4 ottobre 1999 venne votato, su segnalazioni e richieste da parte della popolazione, un ordine del giorno nel consiglio comunale di Beinette (Cuneo) in merito alle problematiche derivanti dal fenomeno della prostituzione in alcune località del territorio comunale, con appello al prefetto e al questore di Cuneo affinché disponessero con urgenza nuovi incisivi interventi delle forze dell'ordine volti a contrastare il fenomeno stesso con tutti i mezzi consentiti e potenziati dalle leggi;
che a seguito di tali richieste vennero effettuati significativi interventi da parte delle forze dell'ordine, unitamente ai due addetti della polizia municipale di Beinette, coordinati dalla questura di Cuneo, che diedero immediati risultati positivi;
che da alcuni mesi tale fenomeno si è enormemente accentuato, registrando un elevato numero di prostitute lungo tutto il tratto della strada statale Cuneo-Mondovì a partire dalla Frazione Colombero sino al concentrico del Comune di Beinette;
che nelle predette località e a ridosso delle abitazioni laterali alla strada nonché nei pressi di quelle di campagna il fenomeno sta ormai dilagando con episodi contrari al normale pudore che si verificano ormai quotidianamente, quali soste prolungate di persone sia a piedi che in auto, traffico continuo di veicoli, abbandono di rifiuti vari, anche pericolosi, sino a giungere a fatti di particolare gravità quali minacce, insulti e molestie verso le persone residenti ed invasione delle pertinenze delle abitazioni in modo assolutamente inaccettabile;
che vi sono state numerose lamentele espresse dai cittadini residenti in quelle località;
che c'è stato un documento di protesta sottoscritto da 211 cittadini di Beinette i quali segnalano che a causa di brusche frenate, urla e schiamazzi di ogni genere, e talvolta anche di risse, durante la notte, non è più consentito loro di dormire tranquillamente, né di poter uscire dai loro cortili in quanto le macchine talora bloccano i passaggi alle proprietà;
che con tale documento viene richiesta esplicita protezione da parte delle forze dell'ordine;
che i cittadini hanno ormai gli animi esasperati sia per la lecita preoccupazione sanitaria, sia per l'impossibilità di accedere tranquillamente alle abitazioni (anche per i figli studenti che utilizzano lo scuolabus alle fermate lungo la strada statale), sia per il disturbo al sonno, ed in generale per l'insorgere di un sentimento di insicurezza nonché di mancanza di protezione;
che i due addetti alla polizia municipale non sono sufficienti da soli a garantire il ripristino della normalità,
gli interroganti chiedono di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario ed urgente intervenire sollecitando a livello locale il rinnovo di incisivi interventi delle forze dell'ordine in territorio di Beinette volti a contrastare il fenomeno della prostituzione e della sua protezione;
se a livello nazionale non ritenga possibile e indilazionabile una decisa azione legislativa del Governo capace di dare finalmente adeguato controllo, regolamentazione ed un minimo di civile decoro al mestiere, fenomeno e spettacolo della prostituzione. 
(4-21488)
DI PIETRO. – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per gli affari regionali, per i rapporti con il Parlamento, dell'interno e per il coordinamento della protezione civile e della giustizia. – Premesso che: 

la violazione sistematica della legalità costituzionale produce in assoluto le condizioni più favorevoli per il radicamento della sfiducia nello Stato e nelle sue istituzioni democratiche, nonché il terreno ottimale per lo sviluppo delle organizzazioni criminali, di cui oggi la 'ndrangheta è individuata come la più pericolosa;
si deve prendere atto che il presidente della regione Calabria, dottor Giuseppe Chiaravalloti, ha compiuto atti contrari alla Costituzione e gravi violazioni di legge, avendo emanato il decreto n. 52 del 18 maggio 2000, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della regione Calabria n. 39 del 1º giugno 2000, in ritardo rispetto agli obblighi di legge e senza la designazione, contestuale a quella degli assessori, del vice presidente della giunta, in aperta violazione dell'articolo 5, punto 2, della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1;
tale incredibile violazione è tuttora sussistente ed ha già prodotto gravissimo nocumento agli interessi legittimi dei cittadini calabresi e al buon andamento della pubblica amministrazione, come esemplificativamente ha dimostrato, durante il verificarsi dei tragici eventi di Soverato, l'assenza del presidente Chiaravalloti in viaggio di rappresentanza per la lontana Australia, a tutt'oggi esclusivo rappresentante legale della regione Calabria;
ulteriore gravissima e plateale violazione della Costituzione è stata consumata con il medesimo decreto, che nomina assessore alla Sanità un incompatibile parlamentare in carica, in consapevole violazione dell'articolo 122, comma 2, della Costituzione;
il commissario di Governo e presidente della Commissione per il controllo sugli atti della regione Calabria, il prefetto di Catanzaro, dottor Vincenzo Gallitto, è stato immediatamente, anche se pleonasticamente, sensibilizzato per la rimozione delle superiori gravissime violazioni costituzionali con un puntuale telegramma del 9 giugno 2000 da un cittadino italiano elettore della regione Calabria;
le suddette denunzie sono state reiterate allo stesso prefetto Gallitto con circostanziata nota del 24 giugno 2000 e, contestualmente, portate a conoscenza del Presidente della Repubblica, nella sua qualità di Supremo Garante della Costituzione, del Presidente della Camera dei deputati, del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro per gli affari regionali;
di contro, la giunta della regione Calabria, nella seduta del 28 agosto 2000, procedendo alla nomina di dodici su quindici commissari delle ASL calabresi, pur nel contesto dei superiori tollerati presupposti illeciti, sulla base delle illegittime istruttorie e proposta deliberativa dell'assessore-deputato, già menzionato, ha designato alla guida della ASL di Lametia Terme proprio il vice commissario di Governo per la regione Calabria, dottor Franco De Rose;
il presidente, dottor Chiaravalloti, e tutti i singoli componenti della giunta della regione Calabria sono stati ulteriormente diffidati, in data 13 luglio 2000, ad assumere tutte le doverose iniziative politiche-amministrative-giudiziarie idonee a ripristinare la agibilità democratica e costituzionale nella gestione politico-amministrativa della regione Calabria;
tuttora si constata la consapevole e pervicace volontà del presidente Chiaravalloti di volere perpetuare la perpetrazione delle superiori violazioni e dei connessi effetti, pure in presenza dello strumento normativo offerto dall'articolo 122, comma 5, della Costituzione, secondo cui «il presidente della giunta regionale... nomina e revoca i componenti della giunta»,
si chiede di sapere quali immediate urgenti iniziative si intenda assumere, stanti la gravità palese e gli effetti devastanti degli atti contrari alla Costituzione e delle gravi violazioni di legge posti in essere da parte degli amministratori della regione Calabria, per avviare le procedure rivolte a rimuovere il presidente della giunta regionale calabrese, dottor Giuseppe Chiaravalloti, in forza e nel rispetto dell'articolo 126 della Costituzione, e, quindi, l'intero consiglio della regione Calabria, onde ridare ai cittadini fiducia nelle istituzioni democratiche, recuperando la sovranità popolare a scegliere rappresentanti rispettosi delle leggi e della Costituzione del proprio stato di diritto. 
(4-21489)
RECCIA. – Ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della protezione civile e per la solidarietà sociale. – Premesso: 

che l'esplosione del palazzo di cemento di Aversa, per una presunta fuga di gas, costituisce un evento drammatico e di eccezionale gravità poiché oltre ai due morti essa ha provocato 12 feriti, di cui uno gravissimo, e più di un centinaio di sfollati, dal momento che sono rimaste coinvolte anche le strutture degli immobili circostanti per un raggio di diverse decine di metri;
che, infatti, il boato è stato avvertito nel resto della città e nei comuni vicini, tale è stata l'entità dell'esplosione;
che il disagio sofferto da circa 26 nuclei familiari appartenenti all'unico complesso della cooperativa «Armony», oltre alle 14 famiglie degli immobili circostanti, per oltre un centinaio di sfollati che si trovano senza tetto (e molti di loro senza più nulla), è grave e la sistemazione provvisoria che è stata apprestata presso lo studentato di Via del Seggio ad Aversa non può costituire una soluzione sufficiente a questo dramma;
che i cittadini, riunitisi in un comitato permanente presso la sala parrochiale di S. Michele alla Ferrovia di Aversa, hano prodotto un documento sottoscritto da tutti gli interessati, indirizzato al sindaco ed a tutte le Istituzioni, manifestando il loro grave disagio, a dimostrazione che le probabili soluzioni proposte dall'amministrazione risultano inidonee e, per loro natura, precarie e provvisorie;
che viene avanzata dalle vittime dell'esplosione la richiesta di un aiuto concreto che permetta loro, nelle more degli accertamenti delle responsabilità e della ricostruzione degli stabili, di ottenre una sistemazione duratura presso alloggi sfitti, disponibili anche nella stessa zona dell'accaduto, per almeno un anno e mezzo, con contributi e agevolazioni da parte dello Stato per il pagamento dei canoni;
che queste famiglie hanno perso tutto, la casa, i mobili e suppellettili e sono costrette a ricominciare da capo con scarsità di mezzi;
che, dai rilievi effettuati dai tecnici, si vorrebbero ipotizzare il riutilizzo di parte del corpo di fabbrica meno danneggiato per riammettere parte delle famiglie sfollate;
che ciò comporterebbe per loro vivere in un continuo cantiere aperto, atteso che la restante parte dell'isolato (che è la maggiore) sarebbe interessata da lavori di recupero, per i quali si prevedono tempi lunghissimi e che la natura degli stessi metterebbe a continua sollecitazione la restante parte del fabbricato,
si chiede di sapere se non sia opportuno provvedere ad un intervento immediato, efficace e duraturo per dare assistenza e certezza di un alloggio a quanti sono rimasti coinvolti da questa tragedia, valutando con positività le proposte avanzate dagli stessi sfortunati, e attivando ogni forma di solidarietà che il caso richieda. 
(4-21490)
–BORNACIN. – Al Ministro delle comunicazioni. – Premesso che: 

in occasione della Terza conferenza nazionale sulle droghe che si svolge a Genova, durante il telegiornale delle 13,30 del 30 novembre 2000, la prima rete RAI ha mandato in onda un servizio del dibattito odierno, quasi esclusivamente mirato ad enfatizzare la contestazione dei centri sociali nei confronti delle comunità di recupero;
in quest'occasione si è teso anche a screditare l'operato delle forze dell'ordine che in quell'occasione hanno provveduto a rimuovere striscioni e cartelli esposti dagli antiproibizionisti;
detto servizio, inoltre, ha posto in evidenza il comportamento dei contestatori mentre inveivano con insulti e fischi contro i rappresentanti delle comunità che non avevano partecipato alla Conferenza, in segno di protesta per la linea tenuta dal Governo in materia di tossicodipendenza e somministrazione di sostanze stupefacenti,
l'interrogante chiede di sapere:
se il servizio del TG1 in oggetto non si reputi estremamente poco oggettivo ed imparziale quasi a voler ulteriormente screditare ed offendere la legittima e civile protesta delle comunità di recupero nei confronti delle tesi del Governo in materia di tossicodipendenze;
se si ritenga che il contenuto di detto servizio non risponda a quei canoni di oggettività e imparzialità che dovrebbero essere alla base dell'informazione pubblica tutta;
se non si reputi, infine, scandaloso che la RAI Radio Televisione Italiana enfatizzi in maniera così evidente la contestazione degli antiproibizionisti screditando le posizioni ed il pensiero di quanti si adoperano quotidianamente per salvare centinaia di vite umane dalla dipendenza prodotta dalle droghe. 
(4-21491) Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 

3-04164, dei senatori Vedovato ed altri, sulle conseguenze derivanti alla risicoltura italiana dalla proposta di modificazione del Regolamento C.E. 2820/98; 

12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 

3-04166, del senatore Capaldi, sul mantenimento delle strutture ospedaliere della provincia di Viterbo. 
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-21427, del senatore Sarto. 
 
 

Rettifiche
Nel Resoconto sommario e stenografico della 955ª seduta pubblica, del 14 novembre 2000, a pagina 57, nell'intervento del senatore Villone, alla terza riga, le parole «nella riforma costituzionale il modello parlamentare» devono leggersi: «nella riforma costituzionale elementi del modello parlamentare».
Nel Resoconto sommario e stenografico della 967ª seduta pubblica, del 29 novembre 2000, alle pagine 17 e 18, i commi 7 e seguenti dell'articolo 3 del disegno di legge n. 4720 devono leggersi come segue:
«7. Gli istituti di diritto privato, ai fini dell'adeguamento di cui all'articolo 15-undecies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, richiedono per l'assunzione del personale sanitario gli stessi requisiti previsti dal medesimo decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modificazioni, per le corrispondenti qualifiche.
8. Alla copertura degli oneri inerenti all'attività di ricerca degli istituti sono destinate:
a) la quota di cui all'articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, fermo restando quanto disposto dall'articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59, con riferimento al n. 38 dell'allegato 1 annesso alla stessa legge;
b) le entrate derivanti da erogazioni liberali disposte a favore degli istituti di diritto pubblico.
9. Sino alla data di entrata in vigore delle disposizioni regolamentari di cui all'articolo 2 sono sospesi i procedimenti concernenti nuovi riconoscimenti di istituti.
10. Salvo quanto disposto dall'articolo 4, comma 9, della presente legge, a decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui all'articolo 2, il decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 269, è abrogato.».